White Winston
PLAY 2022: IL REPORT DELLA FIERA
Dopo ben 3 anni dall’ultima fiera alla quale ho partecipato (Lucca 2021 la escludo, tanto è stata deludente sotto il profilo dei giochi da tavolo e non solo…), torno finalmente a Modena (di venerdì, giornata solitamente ideale), alla fiera che ambisce ad essere (e forse lo è già) il vero e unico punto di riferimento fieristico italiano per pubblico, editori, content creator, stampa, etc., che ruotano attorno al nostro magico hobby: Play 2022.
Ebbene, quest’anno devo dire che è stata una davvero soddisfacente al 110%!!! Dopo anni di lockdown, mascherine, eventi annullati, restrizioni,… poter tornare (in presenza!) liberamente a girare per i padiglioni di una fiera, senza patemi d’animo e con l’unico pensiero di cercare, vedere, toccare, assaggiare, giocare e comprare giochi da tavolo, è stato magnifico!!! Tantissimi tavoli, tantissimi giochi, il roster degli editori italiani al gran completo e presenti tutti con spazi adeguati non solo alla vendita ma anche alla dimostrazione, svariate anteprime con prototipi in demo, tanti autori e content creator, tanti negozi (con le solite “offertine”… ma a Play si va per giocare, altrimenti si sarebbe chiamata Buy!!!) e soprattutto tanta gente accomunata da un’unica grande passione. Praticamente tutto quello che si può ragionevolmente chiedere ad una fiera di settore.
“Come dite? Faceva tanto caldo? C’erano code ad alcuni stand? C’era troppa gente?”
Cari i miei disadattati, alle fiere (come ai concerti) c’è sempre caos, caldo e qualche coda. L’importante è non esagerare. Forse il caldo quest’anno è stato particolarmente presente, ve lo concedo. Ma concedo anche di chiudere un occhio, visto l’entusiasmo che ho vissuto per la prima volta dopo anni di mancanza, e sull’ipotetica bilancia del gradimento, personalmente ha influito molto poco e non me la sento di gettare negatività sulla prima vera grande fiera dedicata ai giochi da tavolo, che torna più in forma che mai! Avanti così!!!
Fatta la doverosa premessa, passiamo ai titoli provati.

La giornata si è aperta con Messina 1347, gestionale di Vladimir Suchy (secondo me il suo titolo migliore ad oggi) tematizzato sulla celebre epidemia di peste, che colpì l’Europa in quel periodo. Piazzamento e spostamento lavoratori, in coppia con una plancia personale molto particolare: mi ha talmente conquistato che è stata l’unica scatola che ho infilato nello zaino (pagandola eh!) da lì a fine fiera.E poi… ci sono i topi-meeple!

Non ha avuto la stessa fortuna Oath: Chronicles of Empire and Exile di Cole Wehrle, gioco asimmetrico che segue le sorti di un fantastico regno, nato dalle matite del sempre magico Kyle Ferrin. A colpo d’occhio non ho individuato grandi elementi di genialità od originalità… ma direi che è il classico titolo da NON provare mai in fiera, a causa del disorientamento che suscita al primo approccio. Rimandato a nuova occasione.

La mattinata è andata avanti con Small Railroad Empires, gioco che tenta di riproporre in salsa compatta un classico gestionale pick up and deliver ferroviario. Operazione riuscita a metà: il gioco c’è e funziona benino, ma l’unica cosa di compatto rimane la scatola, perché il tempo di gioco si assesta intorno ai 60 minuti, troppi a mio avviso per l’esperienza che offre. E comunque a me questi liofilizzati di eurogame, con componenti minuscole e regolamenti comunque corposi, hanno abbastanza stancato…

Sull’ora di pranzo sono finalmente riuscito a provare il tanto atteso e chiacchierato Anunnaki: Dawn of the Gods, gioco anteprima di Cranio Creations della coppia Sabia-Luciani, attualmente su Kickstarter. Il gioco mi è piaciuto tantissimo e, se siete curiosi di approfondire, vi rimando all’articolo dedicato già uscito sul blog.

Infine, One Small Step, gioco a tema spaziale sulla corsa tra Stati Uniti e Russia all’allunaggio, governato da carte e gestione risorse. Da giocare esclusivamente in 2 (in 4 non ha senso visto che si gioca a squadre), un po’ troppo presente la fortuna per essere un eurogame (lancio dadi, pesca carte, tessere interattive coperte che rompono la strategia avversaria) e nessun elemento di originalità, che lo faccia emergere dalla massa delle nuove uscite. Salvo solo l’ambientazione molto affascinante (e così attuale purtroppo), anche se non del tutto centrale nel gioco.
A questo punto lascio la parola ai miei cari colleghi di redazione che, insieme a me, hanno coperto tutti e tre i giorni della fiera, contribuendo a tenervi compagnia, con la consueta e ormai celebre diretta Telegram (non siete ancora iscritti al nostro gruppo principale e a quello del podcast?!?).
ANDREA – COGO71
Finalmente siamo tornati in fiera, e che fiera! Andare a Play è stato un po’ come fare un tuffo nel passato e tornare alle condizioni precedenti alla pandemia. Purtroppo ho potuto partecipare solo al pomeriggio del sabato, e domenica ero in compagnia di mia figlia, quindi questo mi ha un po’ condizionato nella scelta dei giochi da provare, ma non ha impedito di divertirmi.
Sabato c’era veramente tantissima gente, un caldo opprimente, ed è stato un po’ più difficile godersi a pieno l’evento. Domenica invece la fiera era decisamente più vivibile, con stand meno affollati e davvero tanti tavoli a disposizione per provare giochi. Rispetto al passato, ho trovato gli editori molto più organizzati, con dimostratori finalmente all’altezza della situazione. Forse qualche “offerta” in meno rispetto al passato, ma credo che questa situazione sia figlia dei tempi che stiamo vivendo. In generale, comunque ho visto molta partecipazione, sia dal punto di vista numerico che dell’entusiasmo, quindi grande afflusso, e una Play 2022 che ha dimostrato quanto sia in crescita il mercato dei giochi da tavolo in Italia e quanto sia forte il desiderio dei giocatori italiani di ritrovarsi in occasioni come questa. Speriamo che sia semplicemente un nuovo inizio.
Per quanto riguarda i giochi che ho provato in questa giornata e mezza passata tra gli stand di Modena, devo dire che ho riscontrato un buon livello medio senza grandi vette, ma al contempo non ho nemmeno trovato titoli terribili, ma basta con le chiacchiere e passiamo “alla ciccia”.

Comincio con mio vecchio pallino: Shards of Infinity un deck building duro e puro portato in Italia da Mancalamaro con curioso ritardo, visto che è uscito per StoneBlade Entertainment nel 2018. Gioco di carte a tema fantascientifico per 2-4 giocatori e partite che, una volta familiarizzato con le meccaniche, non dovrebbero andare oltre i 30 minuti. Come detto siamo di fronte all’archetipo di questo genere di giochi e mantiene alla grande quello che promette. Scatola piccola e prezzo contenuto, se vi piace il genere è un acquisto caldamente consigliato.

Un altro gioco che mi ha stupito è senz’altro Bomber Edizione Insuperabili di Paolo Mori: un progetto particolare a scopo benefico che Mancalamaro ha sviluppato insieme alla Onlus Insuperabili. Si tratta di un gioco di carte per due giocatori in cui simuleremo un incontro di calcio con tanto di primo e secondo tempo, sostituzioni ed eventualmente supplementari e calci di rigore. Mi sono seduto al tavolo senza nessuna aspettativa e mi sono dovuto ricredere: l’autore è riuscito a rendere in maniera eccellente una vera e propria partita di calcio con poche e semplice regole e un dado. Da segnalare che il ricavato della vendita andrà a sostenere proprio le attività della onlus Insuperabili.
Altro gioco da tenere sott’occhio è One Small Step di Fever Games di cui vi hanno già parlato i miei colleghi e per cui non mi dilungherò molto se non per dirvi che secondo me è esclusivamente per due giocatori e ben tematizzato con materiali di buon livello, in particolare mi ha colpito la qualità del tabellone centrale.

Molto divertente e scanzonato è Procioni Puzzoni di Studio Supernova di cui avrete sicuramente già letto la nostra recensione. Si può giocare in modo molto leggero oppure cercando di mettere i bastoni fra le ruote ai nostri avversari, attenzione perché potreste mandare in frantumi qualche amicizia di vecchia data: sicuramente promosso.
Sempre in casa Studio Supernova mi ha bene impressionato anche Universal Rule che condensa la classica esperienza 4 X in un gioco di carte della durata estremamente contenuta, ma tutt’altro che banale: ve ne parlerò presto in una recensione più approfondita.

Sempre allo stand dell’editore bresciano, grazie a Marcello Bertocchi ho potuto mettere mano ed occhi su altri tre titoli che saranno presto disponibili sugli scaffali: Level 10 un fillerino di carte sullo stile di The Game, ma con una grafica stile Nintendo molto accattivante; No Pasaran solitario davvero tosto che sono sicuro intrigherà il nostro White Winston; Exceed Street Fighters, la trasposizione da tavolo del celebre coin-op della Capcom: sarà l’effetto nostalgia, ma sono davvero impaziente di averlo in collezione.
Domenica ho avuto la fortuna di partecipare a un meeting con Ignacy Trzewiczekil CEO di Portal Games un personaggio davvero incredibile, che ha presentato tre nuovi titoli che arriveranno in Italia grazie alla collaborazione con Pendragon Game Studio.
Tra questi c’è Eleven che è stato finanziato su Game Found. Metto subito in guardia i giocatori appassionati di calcio: questo è il gioco manageriale definitivo sul vostro sport preferito. Cominciate a fare spazio sulla vostra libreria.
Gli altri due titoli presentati dall’istrionico Ignacy sono due giochi basati sul sistema di Detective: l’attesissimo Batman: Everybody Lies e Dune House Secrets.

Tra gli stand del padiglione B voglio segnalarvi quello di Dem.loc un gioco la cui campagna su KS partirà il prossimo 28 giugno. Un progetto 100% italiano di cui vi parlerò presto in maniera più dettagliata; nel frattempo però segnatevi la data, perché c’è tanto potenziale.
Evergreen è invece il prossimo titolo di HorribleGuild. Il successore spirituale di Photosyntesis, semplice immediato, ma molto sfidante, un astratto ben vestito che potrebbe insidiare il primo posto di Azul nella mia personale classifica di gradimento.
Durante la due giorni modenese come non sottolineare la bellissima partita a Heroquest insieme a ragazzi di Al4oPiù? È stato uno dei momenti più divertenti di tutta l’esperienza di quest’anno da rifare assolutamente alla prima occasione.
DAVIDE – SIMARILLON
Per me Play è un appuntamento irrinunciabile e questo credo sia almeno il sesto anno consecutivo che in un modo o nell’altro riesco ad organizzare per essere presente in fiera; quest’anno con la maglietta di ordinanza del nostro BLOG, con tanto di nickname e avatar. Mi è piaciuta l’edizione che si è appena conclusa? La risposta è, ovviamente, sì! Finalmente un senso di normalità, che si percepiva nel clima generale e più in dettaglio sia tra gli editori sia tra noi giocatori (lasciatemi scrivere noi giocatori pur essendo in qualche modo un content creator).
Ma passiamo alla parte interessante ovvero a raccontare la mia fiera e i giochi che hanno fatto da protagonisti.

Non posso che partire da Evergreen, di HorribleGuilds, gioco che richiama alla memoria Photosynthesis, con cui condivide l’autore Hjalmar Hach; ammetto di aver sempre avuto un debole per il gioco degli alberi e mi è piaciuto anche Evergreen, dove la plancia con la luce è personale e dove viene premiata non solo la crescita, ma anche la miglior disposizione ed organizzazione degli alberi sulla propria plancia, forse pecca leggermente di interazione, ma è un gioco che, certamente, entrerà nella mia collezione, purtroppo a Play avevano solo le copie di pre-produzione e non me l’hanno voluto vendere :P.

L’altro gioco che mi ha stupito è stato Age of Comics: The Golden Years, gioco dalla grafica particolarmente riuscita, che approderà su Kickstarter a settembre (a questo deve servire KS!), piazzamento lavoratori di peso medio, con una coerenza assoluta nelle azioni rispetto al tema del gioco, raramente ho giocato ad un piazzamento lavoratori così ben ambientato e coerente nelle azioni; forse ancora qualcosina da limare, ma sicuramente super promosso.

Voglio citare l’esperienza dungeon crawler che si è divisa nel sabato e nella domenica tra Heroquest, nel magnifico stand della Hasbro (sicuramente il più riuscito ed attraente della fiera, solo Clementoni poteva avvicinarglisi, con la versione gigante e arcade da bar di Invaders) e Gloomhaven: Jaws of the Lion nell’immancabile stand Asmodee al centro del padiglione A. Riusciamo tutte e due le volte a fuggire dal dungeon e alla fine mi diverto in tutti e due i contesti, possiedo la mia storica copia di Heroquest e devo dire che devo fare i complimenti all’editore per avermi fatto fare un viaggio nel tempo con materiali davvero impeccabili; devo anche fare i complimenti a MasterOfMasters71 e ai ragazzi di Al4oPiù perché hanno reso la partita un’esperienza. Gloomheaven è bello, penso che Jaws of the Lion sia più nelle mie corde del fratello maggiore e non escludo, a breve, di comprare la mia copia del gioco, avventura nel dungeon più che soddisfacente con piccoli accorgimenti che limano i difetti storici dei suoi precursori.
Ho provato anche un ruolo nuovo, quello del dimostratore, con Creature Comforts; per fortuna il gioco mi piace e le quasi due ore allo stand Little Rocket Games passano, per me davvero in fretta, pur cancellando gran parte della mia voce. Non credo sia un ruolo nelle mie corde quello del dimostratore, ma i ragazzi a cui l’ho spiegato, entrambe le volte, sono stati contenti e sarebbero anche usciti con la versione deluxe se non fosse andata esaurita in fiera.
Cosa mi è piaciuto un po’ di meno Ark Nova di Cranio Creations (sì lo so vado controcorrente) perché con un piccolissimo accorgimento poteva essere un gran gioco, ma c’è un grosso problema nella distribuzione delle carte (amici germanofili, come fate ad accettare di avere una mano di carte ingiocabile ed essere bloccato per uno o più turni?!?); il problema sarebbe stato facilmente risolvibile e questo mi fa ancora più arrabbiare. Inoltre, il gioco richiede un impegno di tempo che (almeno personalmente e per quello provato in fiera) non è ripagato dall’esperienza di gioco.

Altro gioco da cui mi aspettavo di più è Il Regno delle Catapulte di manCalamaro, carino eh, ma la stessa cosa io la facevo con i miei Playmobil quarant’anni fa (precursore dei tempi?) anche a livello di giochi che richiedono abilità manuale ne preferisco sicuramente molti altri.
Una citazione finale per tutti i giochi provati in fiera parto da: One Small Step di Fever Games, gestione risorse di peso, con ambientazione super intrigante, che mi ha interessato e che vorrei approfondire al netto che è solamente un gioco per due giocatoti prima di giudicarlo definitivamente.

Rimanendo nello stand Fever cito Kodachi, gioco di push-your-luck con alcune peculiarità che mi hanno lasciato la voglia di riprovarlo.
Eccoci a Shards of Infinity di manCalamaro, gioco didascalico per la meccanica del deck-building (compratevi le bustine!) se vi piace il genere è da provare. Volete un paio di suggerimenti di giochi da portare sotto l’ombrellone?
Il cattivello Ramba Zamba di CreativaMente e l‘intrigante 5Alive di Hasbro.
Ambientazione affascinante e gameplay da mettere alla prova con un maggior numero di partite per Harry Potter: Quidditch Clash di Clementoni.
Tanti giochi, tante meccaniche in una scatola piccola, eccovi serviti 21 Giochi Minuti di Gate On Games, con autore TeOoh!
Finisco la panoramica sui giochi con un titolo nonsolograndi di Red Glove: Jurassic Valley che, purtroppo, in fiera era presente con pochissime copie, ma di cui potrete sicuramente leggere nella nostra rubrica del venerdì, con la spiegazione che è stata convincente per provarlo e … recensirlo.
Chiudo con la più grossa delusione della fiera: i prezzi dei giochi. Niente, ma proprio niente, nemmeno giochi datati, che si potesse comprare a prezzi convenienti; è il primo anno che torno da Play senza giochi acquistati… sarà significativo di qualche cosa?
LUCA CIGLIONE
Torno dal Play festival del Gioco 2022 davvero molto contento. Sì c’era caldo, sì c’era gente ma sono aspetti pratici del tutto secondari rispetto al divertimento e alla soddisfazione. Prima di tutto è stato bellissimo incontrare dopo tanto tempo gli editori, gli amici, i compagni di blog e gli altri content creators e poi provare tanti titoli e giocare, giocare, giocare.

Prima di partire con la carrellata dei giochi provati, che sarà lunghetta, voglio parlarvi della sfida fatta ad Heroquest presso il bellissimo stand di Hasbro che era a mani basse il più bello della fiera, contro i ragazzi di Al4oPiù. Heroquest avrà anche i suoi difetti di età, ma ragazzi, giocare con quell’atmosfera, con il master super esperto che voleva ammazzarci di brutto mi ha riportato ad essere bambino e forse è stata la cosa più bella della mia tre giorni di Play 2022 e mi ha fatto davvero divertire.
Ma ora il momento di raccontarvi a cosa ho giocato, parto con i giochi che mi sono piaciuti di più.
Al terzo posto metto Get On Board di manCalamaro gioco nel quale dovremo creare la migliore tratta di autobus in modo da interessare maggiormente vecchiette, turisti, studenti e uomini d’affari. Regole semplici, ma bisogna ottimizzare le mosse studiando bene la cartina per soddisfare i vari obiettivi. Ansioso di riprovarlo.
Proseguiamo il podio con Foxy una nuova uscita di GateOnGames che uscirà a breve e che si poteva provare in anteprima. Un gioco di memoria avanzato, con un artwork spettacolare grazie al tratto di Stefano Tartarotti. Il gioco é semplice quanto geniale. Vengono girate 20 carte in sequenza. Su ogni carta ci sono degli animali. Ogni turno dobbiamo scrivere sulla nostra lavagnetta personale quanti animali del tipo o tipi sulla carta sono usciti fino a quel momento. ovviamente mano a mano che si va avanti diventa sempre più difficile. Le partite durano pochi minuti e al tavolo si crea una bella tensione.

E per me la palma di migliore della fiera tra quelli da me provati se lo aggiudica Escape From New York che arriverà su Kickstarter in autunno grazie a Pendragon. Un American semi-collaborativo a mio parere con un’ambientazione che si fa sentire, calibrato ottimamente a livello di difficoltà e che ha due grandi peculiarità. La prima è il tempo contenuto, in due ore si gioca senza problemi. Secondo non si può morire. Il gioco infatti si basa sullo scorrere del tempo. Ogni giocatore ha 8 carte in mano con le azioni possibili, quando viene colpito scarta carte e quando rimane senza, per recuperarle, deve far trascorrere il tempo, ma il tempo è poco… Meccanica davvero interessante.
Micro City di GOG giochino in scatola piccolissima, rapido che nasconde dietro un’apparente semplicità una certa complessità e profondità e soprattutto si può avere una discreta interazione sulla mappa dando fastidio agli avversari. Non avevo grandi aspettative invece mi è piaciuto e se volete un piccolo piazzamento lavoratori da tenere in tasca dateci un occhio.
Allo stand di Playagame abbiamo giocato a Zefiria il loro primo gioco edito, una specie di gioco del 15 dove dobbiamo rimettere in ordine 25 carte. Il gioco è carino grazie anche alla presenza di poteri asimmetrici per i personaggi ma onestamente giocando in due ho proprio avuto la sensazione che mi mancassero i poteri dei giocatori mancanti per riuscire nell’impresa. Da valutare quindi con altre configurazioni di giocatori.
Monki gioco di pushyourluck dedicato ai bambini, ha nella componentistica il proprio forte, il gameplay poi è semplice, diciamo che come tutta la serie di giochi Flying Games fa la sua figura.
Jeckill and Hyde è il nuovo the Crew, basato su prese simil briscola si presenta come asimmetrico in quanto Jekill per vincere deve pareggiare le prese, mentre Hyde deve cercare di farle divergere. L’idea carina, ma in due partite fatte ho trovato l’impresa di Hyde troppo difficile e molto dipendente dalla fortuna. Dovrei giocarci altre partite ma la sensazione di sbilanciamento mi è rimasta.

A game of Cat&Mouth di Asmodee è un gioco di pura destrezza e frenesia, adatto a riposare il cervello. Super bello alla prima partita ma che onestamente credo possa stancare presto. Più un giocattolo che un gdt.
Tea, scones and Arsenic è stato un po’ una delusione, ho faticato a capire il senso del gioco, pesca biscotti, guarda se c’è veleno, se vuoi puoi scartarne tre, chi arriva a 15 perde…mah…materiali top però.
Un gioco davvero interessante è stato Great Split di HorribleGames, un gioco di carte nel quale dobbiamo dividere quelle che abbiamo in mano in due mazzetti e passarli all’avversario a sinistra che ne sceglierà uno e restituirà l’altro. Lo stesso farà il nostro vicino di destra con noi. A questo punto le carte che ci son rimaste ci faranno muovere su tracciati delle risorse e dovremmo così ottimizzarli per fare punti. Interessante e fluido.
Parliamo ora di 21 Giochi Minuti di cui vi avevamo parlato in anteprima del nostro amico TeOoh! di recensioni Minute, edito da GOG e che ha fatto Sold Out già al sabato. Ho provato 6 dei 21 giochi presenti e la mia impressione è stata che sia un prodotto ideale per portare gente nuova al tavolo. Lo potrei definire come lo strumento ideale del divulgatore. Hai moltissime meccaniche, spiegazioni rapide e si comincia subito a giocare. Non è un titolo che giocherei io nelle mie serate, ma che ho comunque comprato per l’ufficio.

Creature Conforts di Little Rocket games è un gioco davvero molto bello da vedere e interessante come piazzamento lavoratori in quanto bisogna piazzare i propri omini, prima di sapere quali spazi azione saranno attivati. Nonostante mi sia piaciuto ha però un grandissimo difetto che è il downtime tra i vari turni. Un gioco che potrebbe durare 60 minuti e lo fa se al tavolo ci sono dei giocatori, fatto giocare a gente nuova (che è il suo target) raddoppia come minimo il tempo di gioco. E allora in due ore si può giocare ad altro. Speriamo che trovino una soluzione, magari con dadi aggiuntivi, o qualcos’altro.
Cakes è un puro gioco di destrezza, papà di Rhino Hero, dovremo fare la pila di torte più alta e suonare il fighissimo campanello.
Altro gioco di destrezza con materiali spettacolari è Il regno delle catapulte di manCalamaro che farà sbavare letteralmente i vostri bambini per averlo. Le catapulte sono davvero potenti, attenzione! =)
Un filler divertente da giocare è stato Procioni Puzzoni, cattivo il giusto sempre basato sul pushyourluck e raccolta set. Ma abbiamo la recensione di Mari e Diego per approfondimenti.

Termino con una bomba che farà esplodere i commenti immagino: Ark Nova, non mi è piaciuto. Spiego meglio, il gioco ha un insieme di meccaniche fluide che sono semplici da capire, che innovano, grazie alle azioni che aumentano di potenza se fatte dopo diversi turni, e sicuramente ci sono tante cose da fare e tanti modi per farle. I turni con una sola azione sono rapidi e il flow è ottimo. E fin qui solo cose belle. Ma…
Nella mia ora e mezza di partita ho avuto due spiacevoli sensazioni. La prima, il gioco stenta a partire. Avete presente Terraforming Mars quando all’inizio mancano i soldi? Ok moltiplicate per 5 quella sensazione ed avrete cosa si prova in Ark Nova.
Secondo, le carte. Ok, c’è il draft iniziale, ma se ti arrivano carte avanzate da subito, passi turni e turni e altri turni ad aspettare quelle da giocare nelle prime fasi. Questo dilata la durata ben oltre le due ore indicate sulla scatola.
Mi son chiesto, ma dividere le carte in due mazzi, uno per il primo anno di zoo e l’altro per il secondo avrebbe rovinato il gioco? Rendere la prima parte leggermente più veloce avrebbe rovinato il gioco? Vedremo se saranno le espansioni a risolvere questi problemi, in quello che comunque è un bel gioco ed aspetto il parere di White Winston che lo giocherà a fondo con curiosità.
E con questo direi che ho finito, per chi se lo chiedesse ho comprato pochissimo e soprattutto solo nel mondo librogame e gdr, perché voglio iniziare. Mi sono portato a casa Scorribande di Dreamlords per i bambini, Makhtum il risveglio di Gog e Alla Ricerca di Crisopea un gdr in cui ci si mandano lettere (avevo tante buste a casa e voglio usarle).
Grazie a chi mi ha fermato in fiera e fatto sentire importante. Alla prossima! =)
SIGFAPOS
È mattino presto e fa già caldo, finalmente arrivo alla play, tiro fuori la cartina e mi dico “ok, ho il giro programmato, sarà un gioco da ragazzi”. Appena entrato però il piano fallisce miseramente….. Novità ovunque, scatole sui tavoli che fissano con occhi languidi e prototipi che ti sussurrano manco fossero sirene.
Fu così che iniziai a vagare senza meta alla ricerca di tutto quello che potevo provare. Ingordo e avaro di qualsiasi novità avessi davanti.
Monki: gioco carino per giovani giocatori. Il pushyourluck è la meccanica alla base della raccolta della frutta ma non è punitiva. La frutta che perdiamo la possiamo raccogliere agilmente in un secondo momento. Rapido e facile, tiene i giocatori concentrati. Utile per i genitori.

A game of Cat&Mouth: vince chi ha più mira. Io ho perso 5-0. La cosa bella è che ti permette di colpire l’avversario facendo finta di aver sbagliato mira. Perfetto per vendicarsi. Non ditelo a Luca Ciglione….
Jekyll Vs Hyde: gioco di prese dove ho impersonato Jekyll. La partita è girata bene fin dal primo turno dove sono riuscito a contrastare tutte le mosse di Hyde. Da quel momento in poi è stata tutta in discesa. Le carte pozione scombinano i programmi e creano incertezza, esattamente come i cambiamenti di personalità tra i due protagonisti. Se sei Hyde è difficile vincere.
Get on Board: gioco family che mi ha divertito. Si gioca tutti contemporaneamente e dobbiamo creare la nostra linea di autobus facendo salire passeggeri e portandoli a destinazione. Anche barando ho perso malamente ma a fine partita mi ha lasciato la voglia di riprovarci.
Creature Comforts: gioco piacevole e più difficile di quello che pensavo. Vedendo 8+ sulla scatola sono rimasto spiazzato, mi aspettavo qualcosa di più intuitivo e meno profondo. All’inizio era tutto molto lento, quelli seduti con me impiegavano anni a fare un turno poi, turno dopo turno, tutto diventava più facile e bello. Alla fine ci siamo divertiti tutti e la versione deluxe è una delizia per il tatto.
Savannah Park: gioco di spostamento tessere dove devi spostare le tessere che decidono gli altri. All’inizio ci siamo trovati tutti in balia delle scelte degli altri, era impossibile avere una strategia da seguire. Arrivati a metà partita abbiamo iniziato a giocare in maniera più scacchistica, guardando le plance degli avversari ma avere 4 plance da guardare non è facile. Al conteggio dei punti eravamo tutti incollati e questa è la cosa che ci ha fatto divertire di più.

Menzione d’onore per Messina 1347: ho fatto solo due turni e il cervello ha iniziato a fumare appena è iniziata la spiegazione delle regole. Volevo andarmene ma poi ho iniziato il primo turno e si è accesa una lampadina. Spostare i lavoratori è la vera chiave di volta per giocare in modo fluido e appagante. Mi sono alzato dicendo “voglio giocarci”.
SIMONE M.
Anche per me un ritorno a Play 2022 dopo lo stop causato dalla Pandemia e la paura del contagio (la seconda paternità).
Un solo giorno, il venerdì, il primo sufficiente però a recuperare un po’ di tempo perduto.
Una boccata d’aria fresca se non fosse stato per il caldo immane che ha attanagliato visitatori ed espositori barricati dentro i padiglioni di Modena Fiere. Mi ritengo nel complesso soddisfatto, ho giocato davvero tanto rispetto alle mie esperienze precedenti da visitatore (quindi escludo quelle da dimostratore) e soprattutto ai titoli che “volevo” provare. Cominciamo dunque la mia carrellata.
Presso Ludus Magnus Studio ho provato ben 3 titoli:

1) The Breach: il chiacchieratissimo “net-crawler” in stile cyberpunk (approdato su Kickstarter il 24 Maggio) in cui i giocatori muovono il proprio Breacher (Hacker) all’interno di un server (costituito da una mappa modulare configurata ad inizio partita) per sottrarre frammenti di “informazioni” specifica (carta obiettivo assegnata all’inizio) ad una megacorporazione che controlla ogni cosa. Ogni Breacher dovrà confrontarsi e scontrarsi sia con gli altri Breacher che con l’AI del Server che sotto forma di creature mostruose proverà ad impedire la violazione del Server. Poteri variabili, Punti Azione, Schermaglia un mix ben imbastito e ben presentato con una buona giocabilità che ha già raccolto e superato la cifra prevista per la realizzazione del prodotto. Miniature e materiali…TOP! Approvato.

2) D.E.I. (Dividi et Impera) progetto già finanziato con fortunata campagna KS ed in arrivo nelle case dei backers. Gioco di Maggioranze, asimmetrico, e controllo del territorio che proietta i giocatori in un futuro post apocalittico in cui 4 fazioni di sopravvissuti cercano di accaparrarsi le ultime risorse tecnologiche rimaste per potenziare la propria civiltà e fare Punti Vittoria completando Missioni di varia natura (set collection, controllo, maggioranza…). Ogni giocatore ha a disposizione un pool di miniature da generare sulla plancia (modulare) per controllare le aree e un mazzo di carte azione (8) che può essere potenziato in una fase mercato apposita con altre carte più performanti. Il comparto miniature potrebbe far pensare ad un succoso american ma in realtà siamo davanti a un eurogame caratterizzato da materiali ultra accattivanti. L’ambientazione si sente poco.

3) Nova Aetas: Renaissance: reimplementazione dello skirmish tridimensionale, ambientato in un Rinascimento Italiano alternativo, che ha lanciato Ludus Magnus nell’editoria dei giochi da tavolo moderni. Oggetto anch’esso di una campagna KS e a breve (si spera) sui nostri tavoli. Titolo che per immediatezza, flusso di gioco e meccaniche ha catturato tutti al tavolo. I punti di forza sono il sistema di combattimento intuitivo, l’orologium (una plancia che registra il tempo impiegato per compiere le azioni e che scandisce l’ordine e la priorità di eventi, eroi e nemici) e la struttura dell’avventura in stile “libro game”. Bello, bello!

Presso lo Stand di Fantàsia Edizioni ho provato il prototipo di Luxastra, gioco di carte e di avventura a tema fantasy, in cui i giocatori muovono il party (dotato di scheda personale e mazzo di carte personalizzato) all’interno dei vicoli della città (simulata con delle carte quadrate che vengono pescate ad ogni turno ed assemblate a formare un reticolato) sconfiggendo mostri, raccogliendo oggetti e sfidando il fato prima di giungere al confronto finale con il boss scelto all’inizio della partita e prima che diventi troppo forte per essere sconfitto. Una grafica fresca e qualche idea interessante caratterizzano questo titolo che però sembra possedere tanto potenziale inespresso. Colpa, secondo me, di un flusso di gioco non ancora ben definito che purtroppo crea un downtime destinato a spezzare il ritmo partita. Coraggiosa la scelta dell’autore (Gianluca Horton, che ha presidiato la nostra demo) di non utilizzare il deck building. I mazzi infatti sono precostituiti e non sono modificabili. Ciò rende il deck poco manipolabile mentre il level up è semplicemente demandato alle carte oggetto/equipaggiamento che i personaggi possono raccogliere dai nemici abbattuti o cercando nei luoghi appena esplorati. Confido nel continuo sviluppo del gioco.
VALE
L’inseparabile trio varca i cancelli della fiera alle 9:22 di domenica 22. La mia ottava volta al Play. La prima del Riccio e della Bionda, che ormai mi seguono ovunque in questo mio folle delirio ludico. Sono emozionata, lo ammetto. È un grande ritorno per me. Non ci penso più di tanto e provo a godermela così come viene. Le aspettative non sono molto alte, anzi. Ho letto di tutto in rete, ma decido di fregarmene beatamente. Appena entrati cerco subito un paio di facce amiche che non vedevo l’ora di salutare. Già qui appaiono chiare le mie priorità. Tiro fuori il megalistone con qualche gioco segnato. Dico ai miei compagni di avventura che mi piacerebbe provare Boonlake per un probabile futuro acquisto e Brew, su consiglio di un amico. La Bionda esprime un paio di preferenze per altrettanti titoli, mentre il Riccio si adegua a noi. Ottimo, direi.

Cerchiamo di ambientarci per capire come funziona il tutto e ci rendiamo conto del crudele sistema delle prenotazioni, per cui accettiamo subito l’amara verità: molti titoli in wishlist non li proveremo affatto. Passo a salutare Vincenzo, caro amico e bravissimo dimostratore per Ghenos Games. Camminando tra i tavoli, ne vediamo uno libero. È quello di Beez. Ci sediamo al volo. Il dimostratore Davide ci spiega tutto in tempo zero e giochiamo tranquilli. Titolo di movimento su griglia e creazione di un pattern che ci vede nelle vesti di api che devono ottimizzare il volo per raccogliere miele. Partita rapida. Vinco sulla Bionda di due punti. Carino, appagante alla vista, ma niente di eccezionale. È stato un buon riscaldamento.

Proseguiamo verso l’aerea occupata dalla Little Rocket Games. Mi ricordo che devo ringraziare Giampaolo, che mi ha aiutato a risolvere un problema con un gioco. Quando ci vuole, ci vuole. Non possiamo mica passare la vita a criticare e basta. Ci sediamo al tavolo della super gentile PerdonamiMaNonRicordoIlTuoNome, dimostratrice che porta un velo rosa. Se stai leggendo, sai di essere tu. Ci spiega due giochi: Swordcrafters e Cakes! Nel primo siamo fabbri che devono costruire spade – reali, in 3D – scegliendo le varie sezioni da una griglia che dovremo dividere ogni volta in due: molto rapido e senza pretese, ma ci ha convinti tutti, almeno in fatto di originalità. La Bionda mi restituisce il favore e vince di due punti su di me. Il secondo è un titolo di destrezza in cui vince chi riesce a impilare le torte di cartone secondo la richiesta delle carte. Anche questo gioco vede la vittoria della Bionda. Almeno trascorriamo 20 minuti ridendo, con buona pace del Riccio che non riesce ad andare oltre il secondo piano di pan di spagna.

Pausa con caffè e cornetto per riprendere le energie. Zero coda al bar, zero coda al bagno. Zero coda perfino agli outlet. Quasi non ci credo. Cominciamo a vedere gente stremata accasciata sulle sedie, ma per noi non fa poi così caldo. Magari sono sfatti perché sono al loro terzo giorno, penso. Altrimenti non si spiega.

Passiamo davanti allo stand di Giochix e mi viene in mente che sul listone avevo segnato il gioco Block and Key. Lo vedo, è pronto su un tavolo… libero! Il ragazzo della casa editrice ci dice che non ci sono dimostratori disponibili per spiegarcelo, ma possiamo giocare se ci leggiamo il regolamento da soli. Detto, fatto. Mica sarà il primo regolamento che leggo al volo. Titolo simil-tetris che ricorda in tutto e per tutto La Boca, solo con materiali di maggiore pregio. Costruiamo i nostri pezzi di resina – bellissimi al tatto e alla vista – su una sorta di baldacchino e ogni giocatore deve risolvere i propri obiettivi di costruzione secondo la sua personale visuale, anche se i pezzi sono poi condivisi. Veramente difficile. E forse tre non è neanche il suo numero ideale, perché i miei compari, seduti uno di fronte all’altra, si aiutano nella costruzione, mentre io devo fare tutto da sola. Vinco comunque dando al secondo dieci punti di distacco.
La fame comincia a farsi sentire. Continuiamo il giro fra gli stand in cerca di un posto dove mangiare. Intanto continuo a salutare amici e a provare a capire se c’è qualcosa che valga la pena acquistare e che io non possa trovare altrove. Spoiler: non lo troverò.

Dopo pranzo la Bionda mi dice di voler provare Luxastra di Fantàsia Edizioni. Il gioco è ancora in evoluzione, ma ci sono ben 10 tavoli che lo dimostrano, con tanto di autore che risponde alle mille domande dei giocatori. Cooperativo basato sulla gestione di una mano di carte e la massimizzazione dei poteri variabili dei personaggi per arrivare tutti insieme a sconfiggere il boss finale. Un grazie alle dimostratrici Serena e Lisa che ci hanno aiutato nell’impresa. Ce la facciamo, anche se la Bionda “esaurisce” il suo personaggio qualcosa come sei volte in un’unica partita: che bella la mia amica che si sacrifica per il bene comune. Solo tanto love per lei. Il gioco piace a tutti e tre: speriamo solo che in questi mesi che precedono l’uscita – prevista per Lucca, se non sbaglio – sistemino un po’ l’ergonomia e bilancino meglio qualche carta un po’ eccessiva.

Decidiamo di tornare in area Ghenos Games. Nel tragitto io e la Bionda non riusciamo a rinunciare agli ennesimi orecchini a forma di meeple, che aggiungiamo alla nostra collezione.
Mi fiondo dal mio amico Vincenzo per giocare a Brew, me l’aveva promesso. Tuttavia, il tavolo è riservato, quindi mi dice che se vogliamo ci spiega Beyond the Sun, cinghialone di quelli che lui sa mi piacciono tanto. Accettiamo la proposta. Io e la Bionda esaltate, il Riccio non super entusiasta di affrontare un gioco così alle tre del pomeriggio, con la stanchezza che comincia a farsi sentire. Si siede al tavolo con noi un quarto giocatore. Non ricordo il suo nome, ma spero si sia divertito in nostra compagnia. La spiegazione non è immediata, ma basta cominciare a giocare che il flusso di gioco si mostra nella sua meravigliosa linearità: esplorazione spaziale, albero delle tecnologie, produzione a ogni turno e tutto va estremamente veloce. Quando ormai ci stiamo prendendo gusto, il nostro quarto giocatore dice che è soddisfatto, ha capito come si gioca e si alza per andare via. Noi ci rimaniamo malissimo, avremmo fatto volentieri un altro paio di giri. Pazienza. Promuoviamo tutti il gioco a pieni voti, anche se la Bionda non ne apprezza molto la grafica, il Riccio continua a preferirgli Terraforming Mars e io invece maledico solo il suo prezzo esorbitante, se no la scatola sarebbe tornata a casa con me.

Sono ormai le cinque, abbiamo due ore prima che la fiera chiuda. Ci sediamo al tavolo di Libertalia – Sui Venti di Galecrest, sempre di Ghenos Games. Era nella mia lista: in passato ho provato la prima edizione di questo titolo ed ero curiosa di vedere le differenze. Bravissima la dimostratrice Francesca: ci spiega tutto nei dettagli senza essere noiosa e alla fine si esalta insieme a noi per il conteggio dei punti. Solitamente fa fare solo uno dei tre viaggi previsti, ma visto che non c’è nessuno a quell’ora ci fa fare una partita intera. Gestione mano di carte e poteri variabili dei giocatori animano questo titolo piratesco. Il tema di corsari, bucanieri e affini mi ha sempre attirato, ma non ho mai trovato il titolo che facesse per me. La partita sembra lenta, la Bionda ci mette un po’ a capire come usare i personaggi, mentre il Riccio è in vena di cattiverie: uccide un mio pirata e mi sottrae bottini. Gli restituirò pan per focaccia, totalizzando oltre 40 punti in un solo viaggio. Stravinco con più di 90 punti. Adoro questo gioco. Secondo me ci divertiremmo un sacco a intavolarlo anche in cinque o sei giocatori. Di nuovo, il prezzo mi dissuade dal portarlo a casa. Sarà per la prossima.
E così si chiude il sipario su Play 2022. Mettiamo in moto la macchina alle 19:22. Salutiamo Modena e torniamo verso Milano un po’ stanchi, ma soddisfatti per l’esperienza vissuta da noi tre, che siamo un po’ come una piccola ciurma di pirati pronti a salpare per nuove avventure. E il nostro bottino è un’altra giornata di felicità condivisa.
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