scritto da Fabio (Pinco11)
Esce nel 2020, questo Beyond the Sun, un cinghialetto a tema civilizzazione nello spazio, ideato dallo sconosciuto Dennis K. Chan (che ha solo questo titolo nel suo curriculum) ed edito dalla americana Rio Grande. Ci mettiamo dentro che il 2020 è l’anno del Covid, che l’editore è di quelli che nemmeno puntano troppo sul mercato europeo, che la grafica (pur astrattamente affidata a Vohwinkel) è di quelle non lasciano il segno, fatto sta che il gioco finisce fuori dal radar, mio e di molti altri.
Siamo però di fronte ad un prodotto destinato ai core gamers duri e puri e quelli iniziano a scambiarsi opinioni nel tam tam di internet e Beyond the Sun si conquista su BGG un bel 8.0 di voto medio e sgomita ai bordi della top 100 di sempre (è mentre scrivo il 125°).
Si muove anche la Ghenos (oggi entrata nella famiglia dVGiochi) ed ecco a noi uscito proprio in questo periodo l’edizione italiana (ecco il link alla pagina della casa), per altro utile, in considerazione della presenza sulle carte di testo scritto. 2-4 giocatori, 60-120 (sulla scatola c’è un ottimistico 100′), 14+, 3.1/5 livello di difficoltà i numeri.

IL GIOCO IN POCO
Beyond the Sun è un gestione azioni, nel quale la struttura di base del gioco è piuttosto lineare, in quanto al tuo turno scegli una azione, ci piazzi il tuo unico pippolino, la esegui e ti togli di mezzo (c’è poi una fase di produzione di omini o metallo o scambio e la possibilità di rivendicare un obiettivo, ma sono cose puoi fare da solo, senza intralciare il turno altrui). L’idea è quella che ad inizio partita siano disponibili solo poche opzioni di base e che, scoprendo le carte tecnologia di vari livelli si ottenga la possibilità di svolgere azioni immediate (alla scoperta) e/o rendere fruibili ulteriori spazi azione (utilizzabili solo dai giocatori che acquisiscono quella tecnologia).
Al centro del tavolo c’è un tabellone, sul quale si sviluppa appunto un albero tecnologico, percorrendo il quale si rendono disponibili altre azioni sempre più varie e potenti. Nel contempo i giocatori si danno virtualmente battaglia in una seconda plancia, più piccola, nella quale trovano sempre posto 4 carte pianeta e dove si muovo le navicelle spaziali. Non ci sono vere e proprie battaglie, in quanto chi ha la maggioranza nella potenza delle navi “controlla” il sistema e quando si decide di colonizzare (a determinate condizoni) le navi utilizzate vanno in larga parte perdute, riequilibrando quindi le forze in campo. Al centro del tavolo ci sono poi alcune carte obiettivo ed il gioco procede sino a quando non siano stati rivendicati dai giocatori un tot di essi. Si procede quindi al calcolo dei punti di fine partita, che considerano il progresso tecnologico (punti per le tecnologie scoperte), quello nella colonizzazione (punti dalle colonie), gli obiettivi raggiunti e poco altro.
COME SI PRESENTA
Siamo di fronte ad una delle scatole più anonime di sempre e ad un prodotto che grida a gran voce “siamo gamers duri e puri e puntiamo solo al gioco ed i colori e disegnini li lasciamo ai bimbi piccoli“. L’illustrazione di copertina riproduce un paesaggio grosso modo spaziale ed il colore di fondo dominante della grafica (poca) presente è il nero (del resto siamo nello spazio) ed ammetto di aver appreso con un certo stupore che le matite erano affidate a Vohwinkel. Le schede giocatore sono integralmente bianche con scritte nere e le fazioni sono identificate grazie ad un logo e niente di più. Il manuale sembra scritto a macchina con caratteri piccoli su fondo bianco ed il tabellone, una volta preparato, propone solo una ventina di spazi dedicati alle carte azioni. Queste ultime sono a loro volta del tutto prive di illustrazioni e riportano scritte su fondo bianco.
Diciamo che la prima parola che viene in mente per definire il tutto è ‘spartano’. I più deboli di vista o lontani da certi punti chiave dovranno alzarsi nel corso della partita per leggere, per cui i presupposti sono quelli di giocare a qualcosa che può ricordare un prototipo.
Poi ci giochi e ti rendi conto che in effetti tutto quello che serve c’è, perchè le plance bianche ti aiutano a capire bene cosa hai e quali spazi sono occupati ed esse sono anche di buon spessore e contengono degli incavi che evitano che i vari segnalini siano spazzati via da qualche manata o tremolio del tavolo. Nel contempo ogni giocatore riceve in dotazione una manata di dadi colorati (salvo uno dei presenti, che si prende il bianco …), che però non servono per essere rollati, bensì per fungere, a seconda del lato, da segnalini per omini, navi spaziali di valore da 1 a 4 e ‘bauli’ risorsa generici e che un poco di colore lo fanno.
Quello che voglio dire è che, al netto delle scritte piuttosto piccole e del senso di smarrimento che tutto questa freddezza ti trasmette, alla fine i materiali sono effettivamente funzionali allo scopo. Ribadisco che, immaginando che non volessero “stupirci con effetti speciali”, l’obiettivo è stato raggiunto pienamente, ma alla fine vi lamenterete meno di quanto a prima vista si poteva pensare.

COME GIRA
Beyond the Sun ha rappresentato per me una sorpresa, perchè ammetto che non mi attendevo (sviato anche dallo scarso appeal dei materiali) un titolo così solido e nello stesso tempo relativamente agile e fruibile in meno di un paio d’ore (non nella prima partita …).
Il gioco si sviluppa in due diversi ambiti e la strategia da elaborare è quella di capire come mescolare le due strade.
Da una parte abbiamo infatti l‘albero tecnologico, che occupa il tabellone grande e che attira subito l’attenzione dei giocatori, mostrando 4 tecnologie di primo livello che possono essere scoperte immediatamente. Quelle successive, invece, sono pescate da un apposito mazzo ed in aggiunta chi le scopre per primo pesca una carta che fa tanto ‘imprevisti e probabilità’ del Monopoli. A prima vista la cosa ti spiazza, ma poi sei attratto dall’effetto ‘busta sopresa’ come un orso dal miele e la prima cosa fanno tutti o quasi i giocatori alla prima partita è buttarsi a scoprire le nuove tecnologie, ottenendo l’effetto di aprire il ventaglio di opzioni, che inizialmente è limitatissimo.
Già questa sezione avrebbe potuto, in un certo modo, “fare gioco” da sola, in quanto l’autore avrebbe potuto limitarsi a cercare di chiudere il tutto qui, sfruttando magari forme di interazione tra le carte tecnologia. Alcuni giocatori, infatti, si buttano sull’albero tecnologico dal primo turno e quasi non staccano mai l’attenzione da qui, puntando secchi ad una strategia di sviluppo tecnologico ed ai punti che essa restituisce. Altri, invece, rimangono più indietro nella ricerca, lasciando agli altri il ruolo di pioniere, prendendo meno bonus, ma potendo selezionare su QUALI tecnologie investire, giocando solo su quelle che gli tornano utili per obiettivi, colonizzazione o altre strade.
Al fianco del tabellone primario, come accennavo, troviamo quello ‘secondario’, il quale, ancora in modo molto basico, propone una sorta di griglia 3×3 con 4 dei nove spazi occupati da 4 carte sistema (o pianeta) che i giocatori si disputeranno nel corso della partita. Le battaglie sono sempre ‘virtuali’, perchè nessuno uccide mai nessuno e la logica è quella di acquisire la maggioranza sulle varie locations per poter collocare dei dischetti “risorsa”, aumentando così il proprio potenziale produttivo e di poter poi colonizzare i pianeti, per ottenere punti ed effetti speciali.
Il gioco parte, quindi, proponendo poche scelte, ma nel corso dei turni di ‘apre’ progressivamente, proponendo dopo una mezz’ora di partita un ventaglio di opzioni che ai primi turni non ci si attendeva neppure. Tutto ciò aiuta molto i giocatori nelle prime esperienze e durante la partita le sensazioni cambiano, esattamente come può accadere a chi abbia pensato di essersi seduto solo per mangiare un hamburgher scelto in un menù di 4 portate, capiscono che invece la serata è di quelle ‘all you can eat‘ ed il primo ordine era solo quello degli ‘appetizer‘. Altra cosa decisamente positiva è che le partite, in ultima analisi, saranno sempre una diversa dall’altra, perchè l’uscita delle tecnologie è abbastanza casuale (anche se la pesca è guidata dal colore delle tecnologie di partenza) da costringere i giocatori a scegliere, di partita in partita, su cosa puntare e a dover di conseguenza adattare il proprio gioco.
Il gameplay non è poi mai troppo penalizzante (il fatto che le navi non siano distrutte ne è riprova), per cui di occasioni di recupero in corso di partita ce ne sono, anche se è possibile indirizzarsi ad un certo punto sulle tecnologie di quarto livello, sperando magari nel jackpot di qualche loro bonus di fine partita. Sono quindi riusciti a ricreare l’idea e l’interazione tipica della parte militare dei giochi di civilizzazione, ma senza introdurre meccaniche di guerra ad eliminazione.
Interessante è anche la logica della plancia, che rappresenta idealmente una rivisitazione della struttura a cubetti che avevamo visto nel masterpiece Through the Ages (qui la recensione) e che impone di ragionare su come meglio costruire il proprio motore produttivo, dedicando la giusta attenzione anche a questo sottogioco.
La interazione è presente, sotto forma di occupazione degli spazi azione e nella ‘lotta’, pur semipacifica, per la colonizzazione dei pianeti, ma non sfociando in quella diretta, il gioco è ben fruibile anche da chi ama poco le dinamiche confrontazionali tipiche normalmente dei giochi di civilizzazione.
La scalabilità è adeguata, anche se la competizione per i pianeti diventa inevitabilmente più frizzante nella versione a 3 e 4 giocatori.
CONCLUSIONI
Beyond the Sun è un gioco di civilizzazione ben studiato e dotato di una sua identità ben precisa, proponendo le logiche tipiche di questa categoria di titoli, con dentro anche lo sviluppo di un albero tecnologico ed un minigioco per la gestione della propria plancia, pur mantenendo una struttura sufficientemente agile, tale da poter essere giocato anche in meno di un paio d’ore (da utenti non troppo riflessivi). Spartano nei materiali, risulta, una volta esplorato, il classico piatto che a prima vista potresti erroneamente scartare, potendo invece divenire, una volta assaggiato, uno dei tuoi favoriti (come conferma il suo 125° posto nella classifica di sempre di BGG).
Si ringrazia l’editore per la copia di review concessa e si ricorda che il gioco è reperibile anche nel Se ti va di sostenerci, puoi fare i tuoi acquisti su DungeonDice.it
TITOLI SIMILARI?
Se vi è interessato Beyond the Sun, potreste pensare di esplorare anche l’opzione Nations (qui un articolo a lui dedicato) o, se siete davvero pronti ad un passo epico e volete mangiare cinghiale al sangue, anche Through the Ages (qui la recensione).
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