scritto da Fabio (Pinco11)
Bene, si parte oggi con Nations, uno dei titoli che ha suscitato maggior scalpore e riscontro tra i gamers in questa stagione ludica. La provenienza è il nord, ovvero la Finlandia, e l’originario editore è la Lautapelit, così come nordici sono i due Hakansson ed i due Rosen che ne sono autori. Sin da prima della sua uscita è stato pubblicizzato in giro per internet come la versione più fruibile di Through the Ages, titolo con il quale condivide l’ambientazione (è un gioco di civilizzazione, ovvero un titolo che vi propone di sviluppare una popolazione attraverso i secoli) e la meccanica di base (è un gioco incentrato sull’acquisto ed utilizzo di carte, le quali hanno diversi effetti, produttivi, militari e diversi).Eccellente la rigiocabilità, per l’elevato numero di carte e per il fatto che ne entra in gioco ogni volta solo una minima frazione, rendendo ogni partita sempre diversa, anche grazie alla differenziazione tra civiltà. Sufficiente l’innovazione rispetto ad altri titoli, se non altro per la gestione di guerre e stabilità.
Ottima interazione sia per la meccanica di base sia per molti effetti forniti dalle carte. Dal punto di vista delle meccaniche il gioco scorre ottimamente, a meno di forti pensatori, grazie soprattutto all’alternarsi delle azioni che risolvono i problemi di downtime che affliggono altri titoli simili; le varie componenti appaiono tra loro ben equilibrate e non ho personalmente trovato fastidioso o sbilanciato l’ordine di turno in base alla forza militare. Ottima profondità tattica (non strategica vista l’uscita random delle carte). Nel complesso sulla sufficienza.
molto, ma spesso mi sono scontrato con giochi troppo complicati, o
nei quali la componente bellica fosse troppo preponderante,
arrivando talvolta a darmi la sensazione, per me fastidiosissima, di
rimanere “bloccati” (o perché massacrati dal vicino, o per strategie
sbagliate). Nations, invece, risulta un gioco di civilizzazione non
pesantissimo, con tempi veramente contenuti (una sera siamo
addirittura riusciti, in tre, a fare un paio di partite), e la cui
componente bellica, pur rimanendo importante, non sfocia
nell’effetto risiko (chi sta vincendo andrà a vincere), anzi: la
possibilità di ampliare o ridurre la componente bellica (così come
quella culturale) in maniera dinamica è forse una delle trovate più
intriganti del gioco.
sufficienza: non si grida al “bellissimo” ma il tutto è funzionale
al gioco. Concordo con chi sostiene che il regolamento in alcuni
casi non è chiarissimo. Le meccaniche invece risultano molto fluide e non sembra ci sia una strategia dominante sulle altre. Sicuramente
seguire le peculiarità della propria civiltà risulta vincente, ma a
volte la dea bendata si mette di traverso (le carte delle evoluzioni
sono comunque pescate), per cui talvolta è necessario cambiare rotta
in corso d’opera. Ci sono poi anche alcune possibilità di
riprendersi da eventuali scelte sbagliate, per cui ci si trova
raramente nella situazione di blocco, ma questo non significa che
gli strateghi più arguti avranno sempre la meglio sugli altri
giocatori. In definitiva un ottimo gioco di civilizzazione, dove
forse la componente evolutiva si sente meno che in altri giochi del
genere, ma rimane comunque un titolo molto valido.
è che non perderete gli occhi per cercare i simboli o individuare la
carta giusta da prendere, ma uno spartano la definirebbe troppo
anche per lui. Questo tratteggio a tinte pastello non aiuta
nell’ambientazione che, di per sè, non è molto sentita durante le
fasi di gioco. Le strutture costruite, infatti, producono risorse…
un po’ così, e in generale nessuno riesce a immaginarsi perchè
riesca a produrre più pietra di tutti grazie al suo faro. Ma
probabilmente è perchè nessuno possiede un faro nella realtà.
scala molto bene (anche se in pochi si fanno molti meno punti sulla
traccia “libri”, quindi qualcuno potrebbe optare per non
considerarla nemmeno) e l’uscita delle carte evento rende
l’indirizzo di ogni partita molto variabile; il valore di ogni carta
da acquistare differente di caso in caso garantisce una bella
rigiocabilità e riduce le chance di “farsi i compitini a casa” per
decidere a priori che strada intraprendere. Questo rende il gioco
molto interessante dal punto di vista tattico con ulteriori
implicazioni di timing nell’operare le scelte. L’ordine con cui si
eseguono le azioni è infatti la componente di interazione con gli
altri giocatori al tavolo. Tra le azioni possibili, esiste infatti
anche il dichiarare una guerra che, sebbene non preveda un attacco
diretto, costringerà tutti al tavolo ad una reazione immediata, pena
la perdita di preziosi punti e risorse.
Mi piace Nations, scorre veloce e dopo poco ci si dimentica delle
regole: giochi perchè ti viene naturale farlo. Certo, la prima
partita è totalmente da investire per capire come scorrerà il gioco
e come fluiranno i PV nelle tue casse, ma dalla seconda sarà
possibile guardare già un pelo più un là e preparare le mosse per il
turno successivo. Forse paga un po’ il paragone con il suo
fratellone “Through the Ages”, ma, ad esser sincero, di quello non
sono mai riuscito a finirne una partita per pesanti problemi di
tempo (del gioco stesso e dei paralitici pensatori al tavolo)! Per
me, il contest con il parente prossimo, lo vince grazie a ciò.
Faustoxx
piacevole dell’ultima tornata di Essen.
amo i giochi di civilizzazione per la loro spiccata interattività e
infatti alcune critiche puntano il dito sul fatto che N. non sia un
gioco di civilizzazione vero e proprio (e forse hanno anche ragione).
Non voglio entrare nella oramai annosa questione Nations / Trough the
Ages, però N. ha il grande pregio di poter essere completato nello
spazio di una serata, cosa non da poco per chi ha relativamente poche
ore da dedicare ai giochi di tavolo. Un’ altra nota di merito sta nel
fatto che il regolamento è lineare, per cui i tempi di apprendimento
delle regole sono abbastanza ridotti. Ho molto apprezzato anche la
possibilità di partenze asimmetriche per compensare l’handicap di un
giocatore che fa una prima partita a N. in un tavolo con giocatori più
esperti.
l’interattività tra giocatori, ovviamente presente in un gioco di
civilizzazione ma, resa in forma impersonale con l’istituzione di una
guerra che non è diretta verso un giocatore in particolare, ma come di
un target da ottenere (questo è l’aspetto che ho maggiormente
apprezzato, visto che soffro l’interazione di tipo “aggressiva”).
ombra il gioco la presente sotto il profilo della veste grafica e dei
materiali comunque di buona qualità. Per la parte grafica mi sarei
aspettato qualcosa di più evocativo alla 7 Wonders per esempio, ma
comunque il tutto è sicuramente funzionale.
fatto che in una partita a N. vengono utilizzate solo una parte delle
carte presenti nella confezione comporta da un lato una buona
rigiocabilità, ma al tempo stesso comporta la perdita della componente
strategica, limitando il gioco nella pura dimensione tattica.
ribadendo il concetto di piacevole sorpresa per un non giocatore di
giochi di civilizzazione e di un buono/ottimo gioco tra quelli usciti
nel 2013
Se ti va di sostenerci, puoi fare i tuoi acquisti su DungeonDice.it









