[Solo sul mio tavolo] Gloomhaven: Jaws of the Lion

“Salve è qui la festa… ehm… C?”
“È in lista?”
“Ma certo… aveva prenotato 3 mesi fa.”
“Prego si accomodi! Il nostro Master C. ha appena cominciato a parlare!”
“Buongiorno a tutti! Il programma del “party C” è molto semplice. Partiremo con un giro di saluti a distanza ravvicinata, chi vuole può anche darsi una stretta di mano o un abbraccio, ma non è strettamente necessario. Poi passeremo subito alla prima attività della giornata, con il torneo di Twister. A seguire, pranzo conviviale a buffet, nel bagno turco (avete portato con voi un costume, vero?). Vedrete, sarà un’esperienza umida, ma affascinante. Nel pomeriggio, continueremo con la gara di attaccamento francobolli, seguita da una splendida attività a base di bolle di sapone, a cura della nostra Miss C., e termineremo con l’amichevole giro di leccamento chupa chups, un vero spasso. A fine serata vi consegneremo i tamponi; risultato garantito, soddisfatti o rimborsati.”

E fu così che presi il covid. Per la seconda volta.

GLOOMHAVEN: JAWS OF THE LION

È un gioco cooperativo di Isaac Childres, per 1-4 giocatori, durata 30-120 minuti, edito nel 2020 da Cephalofair Games e localizzato nel 2022 da Asmodee.

Il gioco viene considerato una sorta di fratello minore dello stra-noto Gloomhaven, attualmente ancora n.1 della classifica di Board Game Geek e gioco che ha riscosso un successo planetario senza precedenti.

Gloomhaven: Jaws of the Lion si svolge cronologicamente prima della storia narrata in Gloomhaven, e si propone come una specie di condensato 2.0, giocabile sia come stand-alone che come espansione.
4 personaggi, ciascuno con caratteristiche e stili di gioco diametralmente opposti, per 25 scenari giocabili, che vi terranno incollati direi per circa 45-60 ore di gioco, attraverso un dungeon crawler (e con questa definizione so già che mi attirerò le ire di qualcuno… ma sappiate che questo è, che vi piaccia o no!) dal sapore un po’ euro.

ATTENZIONE: se non avete mai giocato o sentito parlare di Gloomhaven, vi consiglio di leggere prima questo articolo; tutto ciò che troverete è sempre vero anche per Jaws of the Lion, salvo diversamente specificato in questa recensione. In questa sede eviterò di ripetere concetti già affrontati, limitandomi ad evidenziare le differenze con il primo titolo.

Nel momento in cui scrivo, il gioco si trova al n.4 della classifica di Board Game Geek, appena 3 posizioni sotto al fratello maggiore. Riuscirà a scalzarlo dalla vetta? O per questo dovremo aspettare il prossimo Frosthaven? Io scommetterei su Jaws of the Lion, e vi spiego subito perché…

GRAFICA E MATERIALI

Partiamo subito da un capitolo molto importante, per capire che tipo di modifiche e sostanziali passi avanti sono stati fatti passando da Gloomhaven a Gloomhaven: Jaws of the Lion.

Sgombriamo subito il campo da dubbi: gli stendini dei nemici sono sempre lì, al loro posto. Come per il fratello maggiore, le miniature sono state previste solo per i personaggi. Che vi piaccia o no, ormai questo è un marchio distintivo di Gloomhaven (anche se con Frosthaven le cose dovrebbero cambiare grazie ad un set aggiuntivo di miniature…)… e a me sinceramente piace molto, perché aiuta tantissimo a contenere il prezzo, senza inficiare il gameplay.

I veri passi in avanti sono da ricercare quindi altrove.

La scatola, intanto, oltre a pesare una tonnellata, è piena di materiali ottimamente organizzati al suo interno (se non sapete giocare bene a Tetris vi rimarrà un po’ sollevata, occhio…), con organizer e vaschetta portasegnalini, con tanto di coperchio, utilissima per dividere e avere a portata di mano tutte le tipologie di token.

Ma la vera genialata per ridurre al minimo il tempo biblico di setup del primo Gloomhaven è un’altra: i libri degli scenari. Per cominciare a giocare uno scenario vi basterà aprire uno o due, nel caso di scenari più grandi, librettini rilegati a spirale, trovandovi davanti il dungeon già composto, con l’unico onere di doverlo guarnire con token e stendini. Il libro, inoltre, contiene già tutte le regole speciali, accorgimenti di setup, ed eventi, attivabili al compimento di certe condizioni (tipo: apri una porta, uccidi un mostro, etc.), necessari per la partita.

In conclusione: con Gloomhaven: Jaws of the Lion avrete tra le mani un Gloomhaven che, in un’oretta o poco più, si intavola, si gioca e si rimette a posto. Un passo avanti enorme!

REGOLAMENTO

Mai paragrafo fu più semplice di questo, in quanto, Jaws of the Lion, da un punto di vista regolistico, non introduce praticamente nulla di nuovo (semmai toglie qualcosina) rispetto a Gloomhaven. Pertanto, se volete giusto un’infarinatura dei concetti chiave, vi rimando alla recensione di Gloomhaven. Se poi cercate qualcosa di più approfondito (il regolamento di Gloomhaven è comprensibile ma comunque corposo!), in rete trovate sicuramente tutorial che fanno al caso vostro.

Qui mi limito a dire che il regolamento di Gloomhaven: Jaws of the Lion, oltre ad essere scritto in maniera impeccabile, è stato suddiviso in “capitoli” che vanno di pari passo con i primi 5 scenari, in modo tale da imparare a giocare, giocando! È presente, inoltre, un utilissimo compendio/glossario, con tutti i concetti chiave riportati in forma sintetica e in rigoroso ordine alfabetico: uno strumento utilissimo per ridurre i tempi di consultazione durante una partita.

Praticamente, vi troverete tra le mani un lavoro tra i migliori mai visti: chiaro, semplice, organizzato e assolutamente alla portata di chiunque.

IMPRESSIONI

Definire Gloomhaven: Jaws of the Lion come una versione ridotta di Gloomhaven è semplicemente… riduttivo! A mio avviso, l’ultimo titolo della saga, infatti, non è semplicemente un condensato, ma una vera e propria versione 2.0, che ha fatto tesoro dei tanti commenti positivi, ma anche negativi spesi per Gloomhaven, per confezionare un gioco maggiormente fruibile sotto ogni punto di vista: setup, tempo di gioco, gameplay, materiali. Sono partito con la paura di trovarmi tra le mani un Gloomhaven con qualche pezzo mancante; dopo le prime sessioni di gioco, ho realizzato di aver trovato invece la versione definitiva di Gloomhaven, che restituisce praticamente le stesse sensazioni del capostipite, in maniera nettamente più efficace.

Cosa cambia rispetto a Gloomhaven?

Innanzitutto, voglio sottolineare nuovamente il lavoro che è stato fatto per ridurre tutti i tempi morti. Setup velocissimo, regole che si imparano strada facendo e che si consultano durante il gioco con estrema velocità (grazie al compendio/glossario), scenari tarati su tempistiche più contenute e omogenee, scelte da compiere fuori dal dungeon ottimizzate e condensate. Un lavoro certosino che ha innalzato la fruibilità del titolo al massimo livello, considerato il genere.

Sotto il profilo del gameplay, ci sono state qua e là alcune modifiche in sottrazione. Niente più doppi eventi (di strada e di città), tolti i modificatori adesivi da mettere sulle carte, non c’è più il pensionamento del personaggio,… giusto per citare i primi e più importanti aspetti che mi vengono in mente. Nel complesso però, vi assicuro che non sentirete la mancanza di nessuno di questi. In particolare, il pensionamento dei personaggi, che da solo reggeva tutto l’effetto “wow” di Gloomhaven, con il suo set molto fornito di personaggi giocabili e sbloccabili strada facendo, in realtà è stato sostituito con 4 scatoline (tante quanto i 4 personaggi giocabili) che si apriranno al compimento di determinate condizioni. In pratica, anche qui si è trovato uno stratagemma per mantenere un bell’effetto sorpresa, continuando però sempre sulla strada della distillazione e riduzione del superfluo.

Una brevissima nota va anche alla storia e all’ambientazione. Più comprensibili, meno dispersivi, con un filo logico dotato di piccoli bivi, ma molto più semplici da seguire e da gustare.

IL SOLITARIO

Gloomhaven: Jaws of the Lion è semplicemente perfetto per tale modalità. Lo si intavola velocemente e restituisce un’esperienza ottima anche senza interazione tra compagni. L’ho giocato con due personaggi (3-4 cominciano ad essere troppo impegnativi) e ha funzionato alla perfezione, sia come difficoltà (comunque regolabile), che come interazione, intesa come necessità di trovare le giuste combo tra le carte. I 4 personaggi sono molto diversi tra loro e incarnano 4 stili di gioco diversi e facilmente intrecciabili. Tra l’altro, l’assenza della missione personale per il pensionamento di Gloomhaven, fa venir meno anche quella lieve componente di competizione, che in solitario non avrebbe potuto esser replicata.

Se cercate quindi un Gloomhaven per il solitario, Jaws of the Lion è, di nuovo, il titolo che fa per voi. Senza alcun dubbio.

CONCLUSIONI

Se siete nuovi del mondo di Gloomhaven e non sapete da quale dei due cominciare, senza ombra di dubbio il titolo giusto è Gloomhaven: Jaws of the Lion. Più compatto nel prezzo, nella durata, un po’ anche nel regolamento, ma comunque intatto nella sostanza. Se per caso al termine dei 25 scenari non ne avrete avuto abbastanza, avrete ancora a disposizione uno scatolone con più del doppio dei contenuti della prima esperienza. Basterà aprire il portafogli e armarsi di altre 30-40 serate a disposizione.

Se avete già finito tutto Gloomhaven e ne volete ancora, Jaws of the Lion farà comunque al caso vostro, perché ciò che c’è in meno tutto sommato è trascurabile, e ciò che c’è in più, vi entusiasmerà.

Difetti?

“Ma White Winston, sei proprio sicuro che questo sia davvero un dungeon crawler privo di difetti? (E che sia un vero dungeon crawler?)”

Cari i miei “esperti di dungeon crawler che Gloomhaven non è un vero dungeon crawler”, fatevi sotto nei commenti. Sui difetti, al netto di tutti i miglioramenti elencati sopra, rimangono quelli già messi in chiaro nella recensione di Gloomhaven, che vi invito, di nuovo, a rileggere.

Il primo Gloomhaven era un prodotto mastodontico, ingombrante, ridondante in tante sue parti; era il risultato di anni di lavoro, nella mente di un giovane game designer, fanboy di un genere, che non aveva idea del successo che avrebbe riscontrato col suo gioco dei sogni.

Jaws of the Lion è il Gloomhaven maturo, che ha smussato gli angoli e le asperità, ridotto fino all’essenza, prodotto al meglio, senza comprometterne l’efficacia. È il parto di un game designer e di un editore ormai affermati, che hanno capito cosa funzionava e cosa no, grazie a migliaia di feedback e che hanno fatto decisamente centro. Di nuovo.

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Si ringrazia l’editore per la copia recensore, fornita in cambio di una recensione imparziale e intellettualmente onesta.

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