White Winston
Poco più di 3 anni fa, usciva su queste pagine la mia recensione di Flamme Rouge (che vi invito a rileggere!), gioco che all’epoca reputai un piccolo capolavoro e che oggi non avrei difficoltà a riconfermarlo come tale.
Uno dei suoi punti di forza era, ed è ancora oggi, la semplicità con la quale si riusciva a ricreare una corsa ciclistica, sfiorandone quasi alcuni aspetti simulativi, senza rinunciare a una certa complessità tattica, in grado di soddisfare un pubblico davvero molto ampio, trasformandosi in introduttivo, family o filler per giocatori più scafati, all’occorrenza.
Proprio quest’ultimo gruppo, quello dei gamer, probabilmente era quello meno considerato nel target di partenza del titolo. Ebbene, a distanza di 7 anni dall’uscita di Flamme Rouge, arriva Heat: Pedal to the Metal, versione 2.0 del precedente titolo, che riparte esattamente da dove aveva concluso Flamme Rouge, per andare avanti. Dove? Vediamolo insieme…

HEAT: PEDAL TO THE METAL
Heat: Pedal to the Metal è un gioco competitivo di Asger Harding Granerud (Flamme Rouge) e Daniel Skjold Pedersen per 1-6 giocatori, durata 30-60 minuti, edito nel 2022 da Days of Wonder e localizzato nel 2023 da Asmodee.
Il gioco non è altro che il seguito spirituale di Flamme Rouge, capolavoro dello stesso autore uscito nel 2016. Il gioco risulta di fatto una ritematizzazione del precedente lavoro, con un’ambientazione incentrata sulle corse automobilistiche degli anni 60’, dove sono state implementate e approfondite le stesse meccaniche, basate principalmente sulla gestione della propria mano di carte.

GRAFICA E MATERIALI
La grafica di Heat, secondo il mio gusto, è davvero strepitosa e probabilmente non sarebbe stata così accattivante se l’ambientazione fosse stata la Formula 1 contemporanea (troppo fighetta), rispetto a quel caos di motori, rombi, pericolo e sregolatezza che doveva essere quello sport 50-60 anni fa.
L’illustratore Vincent Dutrait deve essersi proprio divertito nel tirar fuori gli aspetti più veri e crudi di quello sport, per imprimerli sulla grafica di carte e plance. Da segnalare queste ultime (quelle centrali), che sono 2 e doppia faccia, in modo da garantire già col base ben 4 circuiti (che poi vengono ulteriormente personalizzati da altre regolette…).
Se guardiamo ai materiali di Heat: pedal to the Metal, notiamo subito che non servono poi tantissimi componenti per intavolarlo. Più che altro il gioco necessita di una valanga di carte (più di 300), della plancia principale, delle plancette personali, di un segnalino cambio (bruttino, a dire il vero), e di una macchinina. Ecco, quest’ultime sono forse l’unico punto in più (anche perché realizzate con cura e dettagli), di un comparto materiali altrimenti abbastanza standard. Da segnalare anche l’inserto della scatola, in grado di alloggiare tutto (anche le carte imbustate), e anche di più (preparatevi per future espansioni…).

REGOLAMENTO
Il gioco si presenta con un core di regole diciamo “base” e una sfilza di regole aggiuntive, sotto forma di moduli che possono essere inseriti a piacimento.
Le meccaniche principali sono comunque molto simili a Flamme Rouge (mano di carte, si giocano carte per muovere, vince chi arriva primo), salvo alcuni significativi passi in avanti che rendono Heat: Pedal to the Metal un gioco maggiormente complesso e articolato.
Innanzitutto abbiamo la regola della marcia. Ogni turno infatti dovremmo selezionare una marcia da 1 a 4 (scalando di 1 ogni volta), che determinerà il numero di carte che andremo a giocare. Ogni carta ha al suo interno tra le altre cose un valore da 0 a 5 e la somma dei valori corrisponderà sempre al numero di caselle che andremo a percorre con la nostra macchina per quel turno.
Intrecciata a doppio filo con la selezione della marcia, c’è il limite di velocità di ogni curva. Ogni volta infatti che approcceremo una curva, dovremo tener conto del suo limite di velocità, vero e proprio argine al gioco indiscriminato delle carte. Percorrere una curva oltre il limite implicherà infatti lo sbandamento della macchina con conseguente penalità. Da qui si evince quindi l’importanza della scelta della marcia ogni volta per preparare una curva e per approcciarla nella maniera corretta.

Terza regola implementata in Heat: Pedal to the Metal è l’utilizzo delle carte heat. Surriscaldando infatti il proprio motore, sarà possibile accelerare ulteriormente (giocando una carta aggiuntiva) oltre la propria marcia scelta, scalare di due marce invece che di una, compensare un approccio troppo veloce a una curva per evitare di sbandare, etc.
Per far questo, sarà necessario spendere carte heat, inserendole nel mazzo di pesca. Esse una volta spese diventeranno delle carte “morte” che non faranno altro che inquinare la nostra mano. Attraverso i simboli di raffreddamento sarà però possibile far uscire tali care dal mazzo e rimetterle nel motore, pronte per essere spese nuovamente.
E qui arriviamo al quarto e ultimo focus, non esaustivo, sulle regole: i simboli. Sulla maggior parte delle carte che andremo a giocare, sono presenti alcuni simboli che modificheranno le regole del gioco, consentendo di creare tattiche articolate. Le carte con i simboli sono per lo più quelle che potranno essere aggiunte al mazzo in una fase preliminare della corsa, dove attraverso un draft, andremo a personalizzare il proprio mazzo (ovvero la propria auto), per prepararlo al meglio al circuito prescelto.

PRO
- Heat: Pedal to the Metal mantiene, in proporzione, lo stesso grado di eleganza e semplicità di Flamme Rouge, alzando l’asticella e portandola a un livello superiore, dal punto di vista della complessità, e quindi dell’appetibilità verso un pubblico che chiede di più;
- Rispetto al predecessore, sicuramente siamo di fronte a un’ambientazione meno di nicchia e più piacevole, anche senza avere una passione particolare per cicli o motori;
- Le regole della selezione della marcia unita all’approccio alle curve, rendono Heat: Pedal to the Metal un gioco molto simulativo, sottolineando in maniera marcata l’importanza di trovare il giusto approccio alle curve, tirando al massimo il motore (carte heat) e le proprie capacità di guida (scelta delle carte), per disegnare (idealmente) traiettorie perfette e mantenere il comando della gara;
- Quando dico che Heat riparte da Flamme Rouge, è letterale, espansioni comprese. Il base di Heat è infatti già comprensivo di tutte le espansioni che venivano vendute a parte nel precedente gioco (meteo, peloton). Questo non vuol dire certo che non ne usciranno altre in futuro…;
- Le espansioni sono tutte molto calzanti e interessanti e mettono in condizioni di preparare il gioco tarando la complessità al giusto livello del gruppo di gioco. Ho trovato particolarmente interessante il draft pre-gara, che mette in condizioni i gamer più scafati di personalizzare il proprio mazzo ad-hoc, rispetto alle condizioni meteo, della pista e della gara;
- L’espansione Leggende, che introduce di fatto dei piloti BOT comandati con una “IA capolavoro” semplicissima ma molto efficace, oltre ad essere un bel punto per i solitaristi, è anche una piacevole aggiunta per partite multigiocatore, in quanto le Leggende corrono davvero molto forte e sono in grado di inserire un livello di sfida ancora più alto tra i giocatori.

CONTRO
- Cerco sempre di trovare qualche aspetto “contro” in ogni gioco… in questo caso però, credetemi, è davvero dura. Non perché Heat: Pedal to the Metal sia un gioco perfetto, ma perché è perfetto per l’obiettivo che ha, per il risultato che voleva raggiungere. Se proprio devo trovare qualcosa che non va, posso dire che dal lato del bilanciamento delle carte, non sempre siamo di fronte a un lavoro impeccabile (ma siamo sicuri che questo punto fosse un risultato da raggiungere al 100%?).
PECULIARITÀ
- Heat: Pedal to the Metal è certamente un gioco almeno un gradino sopra a Flamme Rouge per complessità di regole e difficoltà nel raggiungere un risultato in partita. Tradotto: per giocarlo bene serve comunque una buona dose di tattica per la scelta del timing ottimale per giocare le carte, processo che certamente richiede un po’ di concentrazione e di capacità di ottimizzazione delle proprie mosse;
- Alla fine di tutto, anche Heat rimane un gioco di corse, né più, né meno. Quindi prima di tutto bisogna amare questa categoria di giochi per poterlo apprezzare, altrimenti non sarà certo questo titolo a farvi cambiare idea.

CONCLUSIONI
Heat: Pedal to the Metal non è necessariamente meglio di Flamme Rouge, ma è diverso e, soprattutto, per un pubblico diverso. A seconda del vostro posizionamento nel target, vi troverete più a vostro agio con l’uno o l’altro titolo. Chiaro che, rappresentando una versione 2.0 (riuscita) di un gioco che già di per sé era tanta roba, parte certamente un passo avanti e arriva più lontano.
Quello che posso certamente dire è che Heat risulta già col base maggiormente completo, comunque modulabile come difficoltà, e con un’ambientazione molto più fruibile dalle masse.
Detto questo e slegandolo dal precedente, consideratelo comunque un capolavoro, che mette insieme un’eleganza, una profondità e un coinvolgimento, uniti a una produzione impeccabile, propri solo dei grandi giochi.
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Si ringrazia l’editore per la copia recensore, fornita in cambio di una recensione imparziale e intellettualmente onesta.
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