Scritto da:
cogo71
Dopo avervi presentato il gamebook Favelle Orbitali di Marta Palvarini, è con grande piacere che vi riporto l’intervista con Dario Leccacorvi di Aristea Edizioni conosciuto in occasione della scorsa Lucca Comics & Games. Dario, che ringrazio per la disponibilità, ci fa conoscere meglio l’editore piemontese ed i progetti per l’immediato futuro di questa piccola casa editrice che si sta distinguendo per l’originalità e la varietà delle sue proposte.
Ciao Dario, grazie di essere qui con noi. Ti va di presentarti ai nostri lettori e di spiegare loro il progetto Aristea Edizioni?
Ciao e grazie a voi. Sono autore e soprattutto editore di librogame. Da un lato, accanto alla lettura ‘tradizionale’ ho sempre amato i librogame e il gioco di ruolo; dall’altro lavoro in editoria da una ventina d’anni. A un certo punto ho pensato di unire le due cose ed è nata Aristea, una casa editrice specializzata il librogame e che comincia a guardare anche in direzione del gioco di ruolo. Essa incarna dunque per me un perfetto incrocio tra lavoro e passione.

Scorrendo il vostro catalogo ho notato come le avventure che è possibile vivere con i vostri gamebook, spaziano dalla fantascienza alla storia antica. Come si articolano le varie collane? Ci saranno a breve nuove avventure in mondi che non avete ancora esplorato?
Uno dei fiori all’occhiello del nostro catalogo è proprio la varietà, in fatto di generi come di gameplay. Con Nuovi Mondi si parte alla scoperta di pianeti sconosciuti e futuri futuribili, seguendo le varie declinazioni della fantascienza classica; Road to Dusk ci porta in mondi distopici; Storia a Bivi ci immerge nelle grandi civiltà del passato; Fiabe Oscure rivisita il folklore in chiave dark/horror; Fra Tenebra e Abisso ci racconta una saga fantasy dai risvolti cupi e misteriosi; Per Speculum ci inizia al mondo dell’occultismo. Se si esclude Fra Tenebra e Abisso, che è una saga in senso classico, ogni librogame Aristea è una storia a sé, autoconclusiva, e la serie in cui è inserita funge sostanzialmente da contenitore di genere. All’interno di questo ventaglio tematico si aprono poi esperienze di gioco diverse, da quelle in stile gdr a quelle più ispirate all’avventura grafica. Come vedi abbiamo pubblicato in direzioni molto diverse, ma ce ne sono ancora tante da esplorare! Infatti, oltre alle varie prosecuzioni delle attuali collane, abbiamo in cantiere almeno due nuove serie.
Qual è il principale target dei vostri gamebook? A che tipi di “pubblico” vi rivolgete?
Oltre allo zoccolo duro dei lettori di librogame, che cerchiamo sempre di soddisfare e di presidiare, ci rivolgiamo principalmente ai giocatori di ruolo e da tavolo che abbiano una certa propensione alla lettura o, se preferisci, a lettori che abbiano anche una certa inclinazione per il gioco. Da qui l’attenzione alla componente ludica di ogni nostro librogame. Parlando di ‘gamebook’ ciò può sembrare banale, ma non lo è poi tanto: considera che altri editori puntano maggiormente a convertire all’interattività i lettori diciamo ‘tradizionali’.
Immagino che anche tu sarai un fruitore di librigioco… Qual è la tua ambientazione preferita?
Sì! Ne ho letti parecchi, come si può intuire. Al di là di singoli titoli che possono ‘bucare’ la mia personale classifica, se mi attengo alle serie le mie due classiche preferite sono Bloodsword e Sortilegio; tra quelle della ‘new wave’ italiana la mia preferita è forse il Cavaliere della Porta di Umberto Pignatelli. Se ne può ricavare che il mio genere preferito è il fantasy, ed è vero, ma la mia preferenza non è esclusiva, e in parte dipende dal fatto che la maggior parte delle serie classiche sono dedicate a questo genere. Per esempio mi piacciono moltissimo le storie metafisiche, in cui lo statuto della realtà è labile, incerto, modificabile. Non per nulla il mio scrittore ‘normale’ preferito è Borges. In questa direzione, ho apprezzato per esempio molto il Sabba Nero di Lorenzo Trenti.

La collana In Road to Dusk (RtD) è ambientata in un’Italia sconvolta da cambiamenti climatici e sociali che vedono l’umanità lottare per sopravvivere e riaffermare se stessa. Un futuro cyberpunk e distopico che ricorda le ambientazioni dei romanzi di William Gibson, ma con un retrogusto “rinascimentale”. Come è nata quest’idea? Se il tutto fosse stato ambientato, che so, a Los Angeles, non avrebbe avuto un respiro più internazionale?
Dunque Road to Dusk è una serie dedicata a futuri distopici o quantomeno ‘complicati’; è la fantascienza in cui qualcosa è andato storto, per così dire. All’interno di questa cornice, i vari volumi della collana saranno dedicati a diversi tempi e luoghi. Hong Kong Hustle, il primo della serie, ha appunto questo respiro internazionale di cui parli; la città di Hong Kong fa da sfondo alle varie linee di trama ed è un po’ la coprotagonista della vicenda. Viceversa Favelle Orbitali (qui la recensione “spoiler free”) è ambientato nel mondo di DuraLande, un’ambientazione ecopunk originale, frutto dell’inventiva (e della riflessione sociopolitica) della sua autrice, Marta Palvarini. Il suo mix di cyberpunk e post apocalittico ambientato in terra italica è il carattere specifico di questa ambientazione, ne è il sale e il carattere distintivo, che come avrai notato si riverbera anche nel linguaggio usato dall’autrice, in cui si stratificano e quasi incrostano retaggi diversi, per raccontare vicende che tengono sempre un occhio puntato sulla nostra attualità. Vicende bizzarre quindi, ma forse non così bizzarre, a ben vedere… D’altronde, la fantascienza non è da sempre un modo per raccontare il nostro mondo fingendo di parlare di altro?

Favelle Orbitali è il nuovo librogame doppio di Aristea. Puoi spiegarci senza fare spoiler, come mai la scelta dei due volumi?
Anche se non abbiamo mai puntato a questo obiettivo (anzi!), Favelle Orbitali è forse il più lungo librogame italiano pubblicato a oggi; può darsi che se la giochi in questo con Carmilla di Francesco Di Lazzaro. In realtà si tratterebbe di un primato che non abbiamo auspicato; infatti, di fronte a una simile lunghezza, ci è venuto spontaneo chiederci se non era il caso di pubblicare questo librogame in forma di miniserie, con due volumi che fossero uno il seguito dell’altro. Come però avrai notato, Favelle Orbitali è caratterizzato da forti asimmetrie, anche a livello di lunghezza delle singole run, e una scelta del genere sarebbe stata scivolosa. Abbiamo dunque optato per pubblicare i due volumi assieme, in cofanetto, abbinandoli alla mappa delle DuraLande, realizzata da Fabio Porfidia, che aiuta chi legge a immergersi in questo mondo, e a un segnalibro che è anche un pratico ausilio di gioco. La ratio con cui la storia è ripartita nei due volumi è semplice: nel primo volume (Fuori) chi legge si trova a esplorare l’ambiente esterno e a decidere come infiltrarsi nella Succursale che è l’obiettivo di tutti e tre i personaggi con cui è possibile giocare la storia; il secondo volume (Dentro) ci racconta gli sviluppi di questa infiltrazione all’interno della struttura.
Parlando più in generale, come vedi la rinascita del mercato del librogame? Qual è secondo te la ricetta per mantenere vivo l’interesse dei lettori?
Alta cura editoriale e varietà in fatto di generi, gameplay, protagonisti. E soprattutto contaminazione di media e apertura verso nuovi autori e autrici. Ci sono tante voci che attendono di essere ascoltate. La rinascita c’è e va alimentata coltivando i lettori con proposte all’altezza delle aspettative.

Ricevete molte proposte di autori inediti? Quali consigli daresti ad un autore in erba di gamebook?
Non so se definirle ‘molte’, nel senso che, se Aristea pubblicasse per dire romanzi fantasy, sono certo che riceveremmo un numero di proposte dieci o venti volte superiore, forse anche di più. Ma scrivere un librogame ha una componente tecnica alquanto specialistica, sicché non sono poi tantissime le persone che si cimentano, almeno in confronto a chi tenta la via della letteratura tradizionale. Detto questo sì, riceviamo un numero di proposte che posso definire se non altro cospicuo e, fra tante un po’ acerbe, alcune sono di ottimo livello.
Il consiglio agli esordienti è più o meno sempre lo stesso. Aprirsi e non chiudersi. Aprirsi alla tradizione (cioè leggere e studiare ciò che è stato già scritto), aprirsi ai lettori (quindi confrontarsi o comunque leggere i commenti di chi legge, ormai coi social è semplicissimo), aprirsi a chi lavora a vario titolo nel settore: editori, editor, tester, colleghi, illustratori. Allo stesso tempo, occorre stabilire con chiarezza dove si vuole andare a parare. Se ci si confronta con gli altri partendo da una solida base, secondo me si riuscirà a produrre qualcosa di maturo e robusto senza cedere per questo alla massificazione e all’appiattimento.
Giochi anche a giochi da tavolo o di ruolo? Quali sono i tuoi titoli preferiti?
Sì, gioco di ruolo da più di trent’anni e con una certa costanza; di meno da tavolo, ma mi piacerebbe giocare di più. Tra i primi annovero sicuramente D&D, Kult e il filone Mondo di Tenebra (oltre ovviamente a RAYN, il gioco di ruolo che stiamo producendo); tra i secondi inclino verso i dungeon crawler ma, complici amici molto ferrati in materia, sto iniziando ad apprezzare anche le gioie del giocar tedesco, se così si può dire.

Cosa puoi anticiparci dei nuovi progetti che bollono nel calderone di Aristea?
Volentieri! Il 2023 vedrà concludersi la saga di Fra Tenebra e Abisso, con il quarto e ultimo episodio, che ho rimandato troppo a lungo; ringrazio chi la segue per la pazienza. Inoltre, vedrà il ritorno interattivo del grande Matteo Cresci, già autore di Dopo Tutankhamon, con un nuovo librogame storico, questa volta ambientato nel Medioevo. Inoltre proseguirà la serie Per Speculum con il debutto professionale di un prolificissimo e abilissimo autore amatoriale, Federico Bianchini. Molte altre cose sobbollono, ma difficilmente vedranno la luce prima del 2024.
Nel ringraziarti per la tua disponibilità ti lascio la possibilità di parlare ai nostri lettori di qualcosa che ti sta particolarmente a cuore. Vai!
Grazie, colgo volentieri l’occasione! Se amate giocare e non conoscete i librogame, o magari ne avete letto anni fa uno o due ‘vecchia scuola’ senza trarne particolare soddisfazione, date una chance alla new wave italiana. Non importa che si tratti di un titolo Aristea o di un altro editore. Anche se personalmente amo molto la vecchia scuola del librogame, di acqua sotto i ponti obiettivamente ne è passata tantissima e potrebbero stupirvi la varietà e la profondità delle esperienze di gioco oggi disponibili.

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