Fabio (Pinco11)
SPLENDOR DUEL RECENSIONE
Nel 2014 usciva Splendor, uno dei titoli che faceva in qualche modo da battistrada al trend di diffusione dei ‘puzzle game‘ poi proseguito da Azul nel 2017. Il titolo, ancora basato su meccaniche di collezione set di carte ed intelligentemente dotato di una componentistica azzeccatissima (vedi le fiches in plastica pesante, che fanno tanto poker), sfondava e diventava, in poco, un classico sempreverde.
L’editore (Space Cowboys, della famiglia Asmodee) negli anni seguenti si ‘accontentava’ di far uscire un pacchetto di espansione ed una nuova tematizzazione (Marvel), per cui l’uscita della versione SPLENDOR DUEL del gioco, lo scorso anno, lasciava quasi stupiti.
A Marc Andrè stavolta si unisce, quale coautore, un vecchio volpone come Bruno Cathala (Kingdomino, Five Tribes, 7 Wonders Duel), mentre rimane invariata la pubblicazione di Space Cowboys e per l’Italia di Asmodee.
2, ovviamente, i giocatori, per 30′ a partita (o meno, una volta presa la mano), 10+ l’età ed 1.95 il coefficiente di difficoltà percepito su BGG, di poco superiore all’1.79 del predecessore.

SPLENDOR DUEL IN POCO
La struttura di base resta quella del predecessore, per quanto qui rielaborata. Ad inizio partita si predispone una offerta di carte gioiello da acquistare, divise in tre gruppi ed al centro del tavolo si pone il minitabellone, ossia una griglia 5×5 che ospita i 25 gettoni in dotazione.
L’idea è quella che al proprio turno il giocatore possa A) prelevare sino a tre gettoni (allineati), oppure B) comprare una delle carte gioiello ponendola di fronte a se, o, infine C) riservarsi (prendendola in mano) una carta gioiello ed ottenere in gettone ‘oro’ dall’offerta.
Sul contorno abbiamo poi la possibilità, opzionale, ad inizio turno, di riempire l’offerta di gettoni (dando un segnalino pergamena all’avversario) o spendere un segnalino pergamena per prelevare un gettone (non oro) dall’offerta.
Le carte acquistate contribuiscono a fornire sconti per l’acquisto di carte future ed attribuiscono punti vittoria. Alcune di esse garantiscono anche un piccolo effetto immediato.
La partita termina quando un giocatore assomma dieci punti in un colore o 20 complessivi o carte gioiello che contengano almeno 10 corone.

COME SI PRESENTA
La ottima componentistica ha sicuramente agevolato il successo ottenuto dal predecessore ed in Splendor Duel questa lezione non è stata affatto dimenticata. Tutto è stato ridotto, nella logica di proporre una scatola più compatta ad un prezzo più contenuto, tenendo conto che ora si gioca solo in 2, ma sono stati conservati i gettoni – fiches, per quanto più compatti che in passato.
Le carte a loro volta sono ridotte di dimensione, ma le informazioni da trasmettere sono poche, per cui non si registrano problemi di visibilità. Unica piccola doglianza è forse per i simboli degli effetti immediati, non grandissimi, con due di essi che alle prime partite possono presentare dubbi, ma poi si memorizza tutto. Sul tavolo, quindi, tutto fa la sua figura ed invoglia a giocare.

COME GIRA SPLENDOR DUEL
Bene, perché sono riusciti a conservare il motore alla base del gioco del 2014 (leggete qui una recensione, per capire di cosa stiamo parlando), inserendo intorno ad esso una serie di piccole aggiunte che da una parte non lo snaturano, ma dall’altra danno quel senso di novità che può farlo percepire come un qualcosa di sufficientemente diverso.
Resta, infatti, l’idea di prelevare gettoni e di acquistare carte gioiello sfruttando tutte le occasioni possibili per costruire un piccolo motore che sfrutti gli sconti offerti dalle carte acquisite, così come resta quella di collezionare gettoni di un medesimo colore per puntare alle carte più costose, ma più premianti in termini di punteggio.
Per ravvivare il tutto, però, è stato inserito per primo un minigioco che sovraintende al prelievo dei gettoni. Mentre in passato si poteva prendere ciò che si voleva (rispettando un paio di regolette), ora si deve scrutare il tabellone, cercando di cogliere ogni volta quale sia la miglior combinazione di gettoni offerta dalla griglia (ricordo che se ne possono prendere sino a tre, ma allineato) ed in aggiunta si deve capire quando sia meglio riempire il tutto, al prezzo però di regalare all’avversario una presa omaggio (sotto forma di una pergamena).
Ci inseriamo poi gli effetti immediati di alcune carte, la presenza del simbolo ‘corona’ su alcune altre (utile per prelevare delle carte bonus e/o per una delle condizioni di fine partita), nonchè le tre diverse condizioni di vittoria ed otteniamo un piatto incentrato sui medesimi ingredienti di quello noto, ma dal nuovo sapore finale.

IL FLUSSO DEL GIOCO
La prima spiegazione può lasciare, sappiatelo, un attimo stupiti, nel senso che anche i conoscitori del predecessore possono rimanere perplessi di fronte alla presenza delle varie informazioni necessarie a giocare, dovendo aggiungere alle tre regole che c’erano in passato una manciata di nuovi parametri da rispettare.
Abbiamo infatti da illustrare i vincoli per il prelievo, i cinque effetti immediati di alcune carte, come funzionano le pergamene (e quindi la presenza di una azione opzionale che si può svolgere ad inizio turno), nonchè le corone. E’ quindi facile che il nostro commensale possa reagire pensando: “ma come, Splendor era così facile, perchè questo è così tanto più complicato?“.
La prima sensazione, però, si rivelerà assolutamente fallace già a metà della prima partita, perchè le aggiunte, alla fine, sono relativamente ‘di contorno’ rispetto alla logica iniziale e capirle bene serve soprattutto per vincere, ma non per riuscire, più semplicemente, a giocare.
Dopo i primi turni, nei quali si va in genere a prelevare ciò che costa meno, si comprende come la battaglia, essendo in un testa a testa, sia divenuta stavolta più concettuale e come la lotta per ottenere gettoni del giusto colore diventi importante, soprattutto in momenti chiave della partita. Si può giocare, quindi, anche per ostacolare l’avversario, rendendogli complesso acquisire certe carte di maggior pregio che sta inseguendo, tenendogli bloccati quel paio di gettoni chiave che gli servono.
Nel contempo, però, i gettoni jolly consentono di uscire dall’empasse, anche se al costo di qualche tempo di gioco.
Il gameplay, infine, risulta ripulito il giusto ed ora ancor più immediato, con partite che possono risolversi in un tempo più contenuto rispetto al passato.

ALLA FINE DELLA FIERA: SPLENDOR DUEL E’ SUFFICIENTEMENTE DIVERSO DA SPLENDOR O NO?
Lo so che questa è la domanda che vi ruzzola per la testa dall’inizio, per cui eccomi a dirvi la mia.
Si, è abbastanza diverso da valerne la pena, perchè se oramai da tempo non mettevi più sul tavolo Splendor perchè lo trovavi forse un poco ripetitivo, ora avrai l’occasione di rigiocarlo, provando di nuovo lo stimolo di doverti sforzare alla ricerca di nuove tattiche da adottare.
Sotto questo aspetto l’operazione revival è riuscita.
Se però mi chiedete quanto questa ventata di novità durerà, devo dirvi anche che il motore alla base del gioco resta sempre quello di una volta, per cui non credo che riuscirete a rifarci altre cento partite prima di trovarlo nuovamente ripetitivo.
In sostanza, se vi è piaciuto Splendor e lo avete consumato, non potrete farvi mancare anche questo. Se pensate di prenderlo sol se vi garantirà millemila partite prima di annoiarvi, lasciate perdere. Se mi chiedete se sia meglio questo o il predecessore, per chi non avesse ancora provato nè l’uno, nè l’altro, rispondo di prendere questo solo se sapete che lo giocherete solo in 2, preferendo invece l’altro se occasionalmente potrete intavolarlo con altri.

CONCLUSIONI
Splendor Duel riprende le meccaniche alla base di Splendor, ripulendole ed aggiungendo abbastanza novità, così da ottenere un piatto che gode dello stesso sapore di fondo del passato, ma sufficientemente speziato per essere apprezzato come qualcosa di diverso. Nel complesso una interessante e valida operazione di restyling.
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