scritto da
FΛB!O P.
Il mio nonno materno ha sempre fatto il contadino, perciò negli anni ho avuto la fortuna di conoscere dal vivo e da vicino molti animali da fattoria, tra cui gli asini. È vero il luogo comune secondo cui sono cocciuti e recalcitranti? Nella mia limitata esperienza, posso dire di no: come per le bestie a due zampe, sembra che ognuno abbia il suo carattere nonché i suoi momenti buoni e meno buoni. In Donky Pong – annunciato da LOGIS nel 2022, ma di fatto arrivato solamente quest’anno – dovremo proprio fare in modo che il bambino e l’asinello del nostro colore, legati da una corda, vadano d’amore e d’accordo per giungere al mercato per primi. Una partita dura circa 15 minuti in 2-4 giocatori di almeno 4 anni. L’hanno ideato Anna Oppolzer e Stefan Kloß.
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Ringrazio l’editore per la copia recensore.
Oggi è giorno di mercato! Chi, se non un bambino e il suo amico asino, vi aiuterà a portare la merce al mercato? Ma uno è dispettoso e l’altro è testardo. Riuscirete ad attirarli al mercato in tempo con carote e gelati?

I COMPONENTI
La scatola di Donky Pong, di dimensioni 317×251×53mm, contiene:
- il regolamento (EN, DE);
- il tabellone a due strati;
- 4 pedine bambino e 4 pedine asino (nei colori rosso, giallo, verde e blu) di cartone con base in legno, ciascuna coppia legata da una cordicella;
- 50 carte di 6 tipologie.
Se conoscete già la LOGIS, i materiali sono assolutamente all’altezza dell’alto standard a cui ci ha abituato. Le cordine sono perfette sia visivamente che meccanicamente, concretizzando tangibilmente la tensione che si genera tra le pedina che avanza e quella ferma. Denota una certa attenzione la scelta del legno per le basi, grandi e piacevoli al tatto, invece della solita plastica trasparente. Cercando il pelo nell’uovo, devo ammettere che alcuni fori sui percorsi del tabellone a doppio strato sono fin troppo giusti di misura e le basi si incastrano. Le carte sono nella media e non particolarmente robuste, tuttavia si mescolano grosso modo solo all’inizio. Le illustrazioni sono del “solito” Gediminas Akelaitis, artista interno della casa editrice. Il regolmento è semplice (come vedrete) e scritto adeguatamente, con opportune immagini esplicative. Promosso!
Ho girato anche un video di unboxing:

LE REGOLE, OVVERO: COME SI GIOCA?
Preparazione: Sistemate il tabellone alla portata di tutti e posizionate la coppia bambino-asino del vostro colore sulle relative caselle della partenza. Mescolate il mazzo e distribuite 3 carte a testa.
Svolgimento: Ad ogni turno, giocate una carta e spostate le vostre pedine in base ai simboli raffigurati. Potrebbero esserci: 1-2 passi per il bambino, 1-2 passi per l’asino, spostamento del bambino finché la corda non tira (simbolo gelato), idem per l’asino (simbolo carota). Chiaramente non potete cambiare percorso, eventualmente ruotate le pedine per sfruttare al massimo la lunghezza della corda e, per il movimento, contate solamente le caselle libere. La partita finisce quando due pedine legate arrivano per prime insieme al mercato, vincendo immediatamente.
Il regolamento completo di Donky Pong lo potete trovare qui.

CONSIDERAZIONI & IMPRESSIONI
Donky Pong non è il primo gioco da tavolo a impiegare delle pedine collegate tra loro (PicNic ad esempio è un altro abbastanza recente), tuttavia trovo che sia tra quelli che hanno ambientato meglio questo espediente tecnico. Anche se non vi è capitato in prima persona, l’immaginario collettivo è pieno di scene tratte da cartoni animati, serie televisive o film in cui l’asino punta gli zoccoli e l’umano di turno tira la corda con poche speranze di smuovere l’animale.
Il colore delle pedine e il loro percorso sul tabellone sono totalmente ininfluenti ai fini del risultato, ma l’illustratore è stato così accorto da disegnare verdure diverse tra una corsia e l’altra, in maniera che ognuno possa scegliere la sua preferita (o evitare ciò che non sopporta). Le cordicelle vengono fornite slegate, perciò il primo passo da compiere è formare le coppie: i nodini necessari erano oltre le capacità di Alice, pertanto me ne sono occupato io.
Per il resto, la mia bimbella non ha avuto difficoltà di alcun tipo: ha assimilato le regole al primo colpo, le spiega lei agli amici, ha inventato un paio di micro-varianti per il finale di partita. Sicuramente avere a scaffale altri titoli con la gestione della mano a tre carte e “gioca una” ha preparato il terreno. Ad esempio qualche scatola fa bisognava ricordarle di pescare dal mazzo al termine di ogni turno, cosa che ora non accade più.

L’interazione è totalmente assente, dal momento che le pedine corrono su percorsi paralleli ben distinti. In aggiunta, nessuna carta ha simboli di azioni contro gli avversari, di conseguenza questo gioco è più adatto ai piccoli giocatori che odiano i bastoni tra le ruote, mentre chi non disdegna qualche sportellata sportiva a destra e a manca rimarrà a bocca asciutta.
Queste partite a compartimenti stagni hanno due implicazioni. La prima è che la scalabilità non risente minimamente del numero di giocatori, visto che tra essere in 2, in 3 o in 4 non cambia assolutamente nulla a livello regolistico. Ovviamente le partite con più giocatori richiedono più tempo: stiamo comunque parlando di durate tra i 5 e i 15 minuti.
La seconda implicazione è che la fortuna ha un’importanza significativa sullo sviluppo della partita e sul suo esito finale. Chi pesca gelati quando il bambino è dietro e carote quando è l’asino dietro andrà via spedito. Se avete solo carte bambino e il bambino sta già tirando la corda, siete letteralmente bloccati (il regolamento non copre questo caso: noi scartiamo una carta).
Le scelte dei giocatori sono limitate alle tre carte e spesso a un loro sottoinsieme, perché magari non tutte saranno utilizzabili. Questo va bene per un gioco pensato per i 4 anni di età. Il fattore che rende le partite diverse tra loro (rigiocabilità) è quindi più la pesca casuale delle carte che le decisioni coscienti dei partecipanti.
Come lati negativi credo di avervi già messi in guardia a sufficienza contro la mancanza di interazione, che non è un difetto di per sé, bensì una caratteristica da tener presente. Alla mia famiglia questo fa passare la scatola in secondo piano rispetto ad altre dell’editore lituano che sbirciano dai ripiani dello scaffale (ad esempio Hungry Hugo e soprattutto Go Slow!, pure loro con la mano da tre carte).

COSA SI IMPARA IN QUESTO GIOCO
Ecco qui in elenco le cose che Alice (5 anni) e gli altri bambini che hanno giocato con lei hanno potuto imparare – o ripassare – giocando a Donky Pong:
- il concetto di turno, perché non è facile aspettare che tocchi di nuovo a te quando vorresti muovere sempre tu;
- il rispetto delle regole, cioè obbedire alle carte pure quando nessuna delle tre mostra l’azione che vorresti;
- fare le primissime scelte tattiche, essenzialmente quale carta giocare per fare più strada possibile;
- a gestire la mano di carte, per non ritrovarti senza alternative;
- a far raggiungere insieme l’obiettivo, utilizzando strumenti motivazionali;
- a sviluppare la motricità fine, muovendo le pedine.

LE ETÀ GIUSTE PER GIOCARCI
Sulla scatola è stampigliato un bel 4+ ed è un’età perfetta per chi è alle prime esperienze ludiche. Se il nongrande gioca già da un pochino, è possibile approcciare Donky Pong anche prima: i simboli sono di facile assimilazione e con la cordina è impossibile sbagliare, in caso di carote e gelati. La scelta tra tre carte spesso sarà in realtà più limitata, per la presenza di simboli doppi o inutilizzabili. Vista l’assenza di interazione, è possibile inoltre giocare con le carte scoperte sul tavolo, se l’abilità di tenerle in mano a ventaglio non è ancora stata sviluppata del tutto. Sul limite superiore noto che Ambra (9 anni) ci gioca soltanto per far contenta la sorellina, quindi direi che questo gioco si esaurisce abbastanza verso i 7-8 anni. C’è da dire che, per durata e regole, viene intavolato con scioltezza pure dai piccoli di babbano e dai parenti più attempati.

MIA MOGLIE DICE COSE
«Come la casa editrice ci ha abituato, materiali molto carini, ambientazione di fondo particolare e nel complesso la resa scenica è vincente.
Il gioco è quasi immediato, facile da capire e da spiegare e ovviamente da giocare. Le carte sono ugualmente intuibili e ottime per i bambini che non sanno ancora leggere. Ma, un ma c’è: si potrebbe giocare tutti in contemporanea e non cambierebbe nulla. La divisione in turni è praticamente inutile, se non per garantire lo stesso numero di carte giocate. Insomma, manca quel minimo di interazione che renderebbe il tutto più peperino. Certo, pure il gioco dell’oca funziona così, ma infatti al gioco dell’oca noi ci annoiamo a morte, i bambini no, però noi genitori sì. Per cui ci basta quello da sopportare.
Preciso: è sicuramente molto meglio del gioco dell’oca, perché almeno ci sono tre carte tra cui scegliere, ma forse sarebbe bastato mettere un livello pro, per bambini più grandi, con qualche regoletta in più, per garantire una longevità maggiore nel tempo e una soddisfazione totale in famiglia.
Perché, diciamocelo, noi genitori coi giochi per bambini ci divertiamo: editori, non dimenticatelo! Non dimenticateci!
Non è mai troppo tardi, comunque, per una variante!»
MIA FIGLIA DICE COSE
«Bello! È un gioco facilissimo. Mi piace tirare la corda, perché vuol dire che ho fatto tanta strada. La mia partenza preferita è quella vicina alle carote.»
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— Alcune immagini sono tratte da BGG, i vari diritti appartengono ai rispettivi proprietari. Le immagini e le regole sono state riprodotte pensando possano essere una gradita forma di promozione. Verranno rimosse immediatamente su semplice richiesta. —
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