Scritto stamattina da
Figlio di Griffin
Buona domenica a tutti!
Ieri sera sui nostri tavoli abbiamo studiato una serie infinita di specie animali, ci siamo fatti in quattro per non lasciare la mossa vincente al nostro avversario, abbiamo usato sia gli stessi numeri che gli stessi colori, abbiamo usato il rosso ma quello dei torii e non abbiamo fatto gli eroi ma ce la siamo dati a gambe per salvarci.
Buona lettura.
[Antonio-Figlio di Griffin] Encyclopedia • 1-4 giocatori • 14+ • 25′ a giocatore • giocato in solo • 40′ post visione di tutorial pre-partita

Mi sono fatto questo regalo per le festività natalizie e alla prova sul tavolo ho appurato di aver trovato un bellissimo gioco. Novità fresca fresca uscita in italiano per un gioco proveniente da una campagna KS di successo, chiusasi qualche mese fa. Io ho acquistato la versione retail che credo alla fine abbia portato con sé tutto quello che era stato previsto per la campagna, tranne il prezzo, tarato sul medio-alto in distribuzione. La resa dei materiali è di assoluto rispetto e pregio (anche se abbiamo soltanto dadi, carte, cartone e cubetti di legno) con disegni belli e con un’iconografia molto chiara.
Un piazzamento dadi su spazi azione con raccolta set. Sintesi di meccaniche conosciute con un’interessante modalità di calcolo e produzione di punti in e a fine partita. La mia esperienza per questa partita è stata limitata al solitario che non mi ha dato la possibilità di provare la particolare interazione data dalla possibilità dell’utilizzo dei dadi altrui. Il bot è molto facile da gestire e sembra quasi di vedere le azioni di un giocatore normale con la possibilità di regolare anche diverse difficoltà o, addirittura, di giocare con più di un bot. Ovviamente ho sfidato la configurazione più semplice e sono riuscito a dare 20 punti di distacco al bot vincendo 162 a 142.
Mi è piaciuto, soprattutto perché l’ho trovato molto rapido e intuitivo da intavolare con la sola difficoltà data dalla non proprio immediata chiarezza del sistema punti legato ad alcune azioni specifiche come quelle di spedizione e pubblicazione. Per il resto è un titolo che consiglio a tutti gli amanti della gestione dadi con un minimo di esperienza ludica alle spalle. Secondo me sarà la piacevole sorpresa dei prossimi mesi in termini di preferenze e commenti in rete dopo le prove che i giocatori faranno sul campo. Vedremo se la mia previsione avrà avuto senso e ragione. L’ho trovato un gestione dadi lineare e sfidante e non vedo l’ora di provarlo con più giocatori per scriverne altre impressioni!
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[F/\B!O P.] Quarto • 2 giocatori • 8+ • 20′ • giocato ovviamente in due • 8′ con scambio di battute: «Ti ricordi le regole?» «Sì!»

Ormai ogni volta che torniamo da Erika e Michele non serve che mi porti dietro alcuna scatola: la loro collezione ha raggiunto una mole ragguardevole. Con la nostra ha dei punti di contatto, ma anche molte peculiarità, dal momento che Erika li usa come tutor per l’apprendimento e game trainer. In un angolo del lungo tavolo, mi ritaglio un momento col marito per una sfida al sempreverde Quarto.
Ci sono un tabellone 4×4 e 16 pezzi, ognuno dei quali ha quattro attributi dicotomici: chiaro o scuro, alto o basso, quadrato o rotondo, cavo o pieno. L’obiettivo è posizionare il quarto pezzo di fila in cui tutti e quattro i pezzi hanno almeno un attributo in comune. La trovata è che in ogni turno è l’avversario a scegliere il pezzo che piazzerai sul tabellone.
Le prime mosse sono state un po’ interlocutorie, ma si è visto abbastanza rapidamente che Michele ci aveva giocato più recentemente di me: in sostanza mi ha teso un tranello e io ci sono caduto dentro con entrambi i piedi. Resta il mio sempiterno apprezzamento per questo titolo, che è un capolavoro della categoria astratti. Brillante, geniale addirittura, con quel twist di passare il pezzo all’avversario. Da provare è il minimo, da avere a portata di mano il consiglio. Se poi possedete una delle versioni in legno, lo potete pure tenere sempre pronto su un tavolino o sopra a un mobile che arreda con gusto. È difficile trovare un altro gioco così breve e semplice, ma che dia così tanto a cui pensare. Non potete capire la soddisfazione di farvi consegnare in mano dall’avversario il pezzo che vi farà vincere finché non la provate.
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[Antonio-Figlio di Griffin] Noctiluca • 1-4 giocatori • 8+ • 30′ • giocato in 2 • 35 minuti compresa rapida rilettura delle regole

Questo è il classico titolo più facile da giocare che da spiegare che, pur nella semplicità delle azioni, nasconde una buona profondità. Antonello ormai è diventato un fedele compagno di sedute al tavolo e anche stavolta lo accolgo per giocare con lui titoli che non conosce. Il secondo della serata è un titolo meno corposo di quelli giocati nelle serate precedenti che alla fine lascerà a entrambi una sfida non banale e abbastanza ragionata (con mia vittoria per 55 a 44).
Ogni volta un giocatore piazzerà un piolino e sceglierà una direzione e un numero e nella direzione scelta preleverà tutti i dadi di quel numero e, in base al colore poi, li piazzerà sugli spazi delle proprie carte per fare punti. Si continua così per due interi round fino a conteggiare i punti dati dalle carte, dalle fiches del colore delle carte completate e da una propria personale carta/colore punteggio.
Il gioco è tutto qui ma lascia a ogni scelta un peso che si sente nel cervello, bello, semplice ma non banale…parliamo comunque di Shem Phillips come autore, attenzione! Consigliato davvero a tutti, sia esperti che meno esperti.
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[Valeria-MeepleOnTheRoad] Yamataï • 2-4 giocatori • 13+ • 40-80′ • giocato in 2 • 100′ con spiegazione

Piove. Cielo grigio e poca luce. Zero voglia di uscire. Il Riccio propone un’altra partita a Blackout: Hong Kong per bissare la settimana scorsa, ma non ce la posso fare a vedere tutto nero anche sul tavolo. Ho bisogno di colore, tanto colore. Mi piazzo davanti alla ludo-libreria e tiro giù il titolo più colorato che ho. I colori dei componenti e dell’artwork sono talmente vividi che quasi fanno male agli occhi. Ottimo così.
La mia scelta cade su Yamataï e quando c’è di mezzo la Days of Wonder non può che essere garanzia di materiali top. Il Riccio è contrariato, ma quando gli dico che il gioco ricorda molto Five Tribes, si lascia convincere, visto che è uno dei suoi preferiti. In realtà non è poi così vero. Non sono così tante le somiglianze fra i due. Qualche anno fa avevo anche intervistato Bruno Cathala per evidenziare le differenze che ci sono tra i due giochi cugini. Ma stavolta mi faceva comodo dire così, lo ammetto.
Ripasso in due minuti le regole. Giusto quelle del piazzamento, il resto lo so a memoria. E comunque il flusso di gioco è riportato passo passo sulle plance dei giocatori. Dopo neanche un paio di turni già si delineano le strategie primarie. Sfruttando il fatto che in due giocatori si fanno più mosse nello stesso round, il Riccio riesce subito ad arruolare Riu, per cui il suo porto ha due posti in più per conservare le navi: l’obiettivo è avere tante navi a disposizione ogni round per costruire gli edifici più onerosi ma anche più redditizi e non lasciare a me attracchi sulle isole da poter sfruttare.
Quindi in pratica parto già con l’handicap. Devo bilanciarlo in qualche modo. Decido di arruolare la coppia Nakatsu-Raijin i quali mi permettono di scambiare navi d’oro con navi semplici e viceversa. Poi aggiungo al gruppo anche Kachiko – la mia preferita in assoluto in quanto ad artwork – che mi fa rimuovere i gettoni Terreno Sacro dalle isole, perché il Riccio ha deciso che bloccarmi l’accesso a un’isola ogni round è divertente.
Così andiamo avanti, un turno alla volta, seguendo più o meno le nostre scelte iniziali. Il Riccio costruisce quasi esclusivamente palazzi e torii che gli renderanno molto alla fine. Io invece punto agli edifici semplici, che in termini di punti assoluti rendono meno, ma fanno guadagnare soldi e punti extra se costruiti accanto agli edifici speciali e sulle montagne. Secondo me siamo più o meno in parità.
Dopo un’oretta il Riccio non ce la fa più. Le condizioni di fine gioco non arrivano e anche lui si trova costretto a mettere giù qualche edificio standard, mentre io devo per forza arruolare Fu Hsi che massimizza le monete finali, perché il Riccio ne sta accumulando talmente tante che se gli lascio anche questo esperto è la fine. Quando sta per chiudersi il gioco perché sono finite le navi rosse che trasportano argilla, riesco ad arruolare Yasoma, che non ha poteri speciali ma vale 4 punti secchi. Forse forse ce la faccio a vincere.
Foglio segnapunti pronto. Il Riccio conta più soldi e più punti con gli edifici. Io ho più esperti e più punti ventaglio guadagnati con un piazzamento oculato. Sommo. 58 pari. Ho paura di andare a vedere quale sia la condizione di spareggio… E faccio bene ad averne. Vince il giocatore che ha giocato per primo nell’ultimo round, quindi il Riccio. Ma davvero?!? E così continua uno dei maggiori paradossi della mia vita ludica: perdo sempre ai giochi che mi piacciono di più. Mentre il Riccio mi dice con sufficienza che continua a preferire Five Tribes. Che vita triste.
[Pietro-ZAKK_09] Bardsung: Legend of the Ancient Forge • 1-5 giocatori • 14+ – 60-120’ • giocato in 1 • circa 120’

Giornata uggiosa, classica della pianura padana. Non so proprio che fare, quando gli occhi mi cadono (difficile da non notare) sulla gigantesca scatola che da capodanno mi chiama a passare due ore al tavolo in solitaria: Bardsung. Dopo aver letto il manuale, tutto rigorosamente in inglese, e aver fatto le partite tutorial; la scatola detta amichevolmente dal sottoscritto e dagli amici “bara” non aveva fatto altro che prendere polvere. Quindi tiro fuori dallo scaffale, e inizio il lungo set up.
Un merito che bisogna sicuramente dare al titolo è la grafica e i materiali: eccellenti. A parte la montagna di miniature, ci sono una cascata da carte (tutte da imbustare) con una grafica e dei disegni stupendi. Ma si sa che qui la Steamforged Games non sbaglia mai. Inizio a giocare. Il mio personaggio è del tipo che ammazza e scappa, con pochissima vita e nessun’arma di difesa. Quindi mentre mi avventuro nel dungeon vedo bene di non rimanere imbottigliato tra due stanze diverse ripiene di mostri.
Il gioco si tratta di un DC classico, con un piazzamento delle stanze casuale e molto interessante. Ogni nemico ha una carta di consultazione diversa e per fare fuori le miniature bisogna avanzare, tirare dei gran dadi, infliggere due ferite e cercare nel contempo di non rimanerci. Se il nemico è “elite” a questo punto si gira la carta di consultazione e la cosa va ripetuta, altrimenti vi intascate i soldi e passate alla stanza successiva.
Sicuramente il gioco incarna alla perfezione lo spirito del dungeon scuro e tenebroso, in cui svolti l’angolo e non sai mai cosa ti trovi: un minusconolo Koboldo oppure il demone re (speriamo di no). Senza fare spoiler la storia è bellissima e mi prende molto, ma nella prima partita mi trovo a cercare di attraversare un dungeon abbandonato. All’inizio tutto bene. Subisco si una ferita, ma nulla di veramente brutto. Il problema è quando scopro una stanza gigantesca. Un nugolo di nemici si precipita fuori urlando e alzando al cielo urla in una antica lingua. E se c’è una cosa che ti insegna Bardsung è che fare l’eroe non è mai conveniente se potresti lasciarci la pelle. Morale: si scappa.
Ansimando li chiudo dietro a una porta dopo tre turni di corsa sfrenata, mi giro e mi accorgo che davanti a me si trovano altrettanti nemici arrabbiatissimi. E qui, chiuso come un pollo, combatto. Quando mezzora dopo esco sudato dal dungeon sono morto una volta (evviva i checkpoint) e mi trovo con tre ferite su quattro. Uff, che giornata.
CONTENUTI AUDIO E VIDEO
Questa settimana sul canale YouTube di Giochi sul Nostro Tavolo abbiamo due disinscatolamenti, entrambi ad opera del nostro buon F/\B!O.
Nel primo video descrizione dei componenti con apertura della scatola di Gli Insospettabili, di Paolo Mori, gioco da tavolo edito da ManCalamaro.
Nel secondo video descrizione dei componenti con apertura della scatola di Escape from Colditz, di Brian Degas e P.R. Reid, gioco da tavolo edito da Osprey Games.
Questa settimana nella nuova puntata del podcast trovate la seconda parte della chiacchierata sui migliori titoli (GDT, GDR, Librigame) del 2022!
ENIGMI E SALUTI
“Per risolvere il tuo mistero i tuoi occhi dovranno essere quelli degli altri“…questo ti avevo detto settimana scorsa caro lettore e per questo avresti dovuto darmi 13 Indizi come soluzione!
Spero questa settimana ci sia qualcuno un po’ più attento perché…leggere gli indizi è di fondamentale importanza se hai qualcuno che ti porta per mano e ti guida senza poter parlare.
Alla prossima!
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