scritto da
FΛB!O P.
Ci sono dei binomi in ambito ludico che bastano da soli a garantire la qualità dentro la scatola: Tascini-Luciani o Kiesling-Kramer sono due esempi, che per molti appassionati implicano un acquisto senza pensarci su. Nella fascia nonsolograndi, quando leggo in copertina Luca Bellini + Luca Borsa, so che vado sul sicuro. Dopo averli visti pubblicati da editori nostrani (Chicco, Erickson, Ludic, Cranio, Pendragon, Giochi Uniti) e stranieri (Korea Boardgames), è il momento per loro di sbarcare in Lituania con la LOGIS.
Il gioco si chiama Quicky Quack e ve lo presento in anteprima: è cooperativo, per 1-4 giocatori di almeno 3 anni e le partite durano circa 15 minuti.
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Ringrazio l’editore per la copia recensore.
Conduci Mamma Papera e i suoi tre Paperotti allo stagno prima che il sole si nasconda dietro la nuvola!

I COMPONENTI
La scatola di Quicky Quack, di dimensioni 302×240×45mm, contiene:
- il regolamento (EN, DE);
- 4 pedine papere in cartone con basetta in plastica trasparente;
- 1 pedina sole in cartone;
- 1 elemento scenico (arcobaleno e casetta) da inserire nella scatola;
- 1 tabellone con stagno girevole da appoggiare sulla scatola;
- 12 tessere percorso in cartone di forma circolare, triangolare e quadrata a doppia faccia con disegnati fiori, funghi e ciliegie;
- 1 dado personalizzato in legno.
Ormai quando apro una scatola LOGIS mi aspetto sempre qualche trovata o soluzione originale da Facoltà di Ingegneria del Cartone: Quicky Quack non fa eccezione. Il tutto poteva essere molto più semplice, senza un arcobaleno/percorso verticale che fa da sfondo, senza una pedina sole che si aggrappa, senza uno stagno che ruota. Come avrete già immaginato, sono proprio le cose che colpiscono per prime e maggiormente i nongrandi. Un plauso meritatissmo va dunque alla casa editrice, che continua a mantenere alta l’attenzione verso questi particolari. Le illustrazioni sono di Gediminas Akelaitis, il loro disegnatore interno, pertanto risulteranno familiari a chi ha già qualche scatola dell’editore. Le regole vengono spiegate in maniera chiara, sufficientemente accompagnate da immagini ed esempi. È una promozione dei materiali summa cum laude.
Ho girato anche un video di unboxing (se lo guardate, sentirete la mia sorpresa nel trovare ben due pedine sole):

LE REGOLE, OVVERO: COME SI GIOCA?
Preparazione: Posizionate il tabellone sulla scatola e ruotate lo stagno in modo che si veda un solo foro. Inserite l’arcobaleno sul fondo e fate aggrappare il sole alla prima casella. Scegliete un lato delle tessere (giallino/marroncino) e collocatele secondo la loro forma nei recessi lungo il sentiero. Piazzate le pedine papere davanti alla casetta.
Svolgimento: Al vostro turno tirate il dado e risolvete il risultato con una delle pedine: se esce fiore/fungo/ciliegie andate alla prima tessera libera con quel simbolo; quando esce freccia fate un passo nella direzione indicata (avanti/indietro); se esce sole è la sua pedina a fare un passo lungo l’arcobaleno. Per tuffarsi in acqua va bene qualunque simbolo: infilate la pedina nel foro e ruotate lo stagno per mostrare il prossimo buco. Importante: è Mamma Papera a mostrare la via e non può mai essere superata!
I giocatori vincono la partita quando l’ultimo paperotto si immerge, mentre vengono sconfitti dal sole che raggiunge la nuvola.

CONSIDERAZIONI & IMPRESSIONI
Con davanti un collaborativo 3+ ideato dai due Luca, il pensiero non può che andarmi all’amato Balloons. Le similitudini sono diverse: quattro pedine “buone”, una pedina “cattiva”, il dadone in legno, la scelta di chi muovere, le caselle esclusive. È comprensibile quindi quanto sia stato facile l’approccio di Alice con questa sorta di “cugino” lituano. Però il titolo di oggi ha pure le sue peculiarità: semplici, ma ben presenti.
Intanto la mamma deve stare davanti a tutti e guai a passarle oltre. Un buon insegnamento anche distante dal tavolo e una regola perfettamente ambientata, se avete presente quelle scene – sia terrestri che acquatiche – della nidiata in fila dietro la genitrice. Alice l’ha assimilata senza problemi, anzi, non è soddisfatta finché mamma papera non è in acqua e spende quasi tutti i suoi turni su di lei.
Poi il dado ha due facce malus invece di una. Può sembrare piccola come differenza e in fondo un passo indietro cosa vuoi che sia? Tuttavia, siccome in Quicky Quack gli spostamenti ragionano per simboli, arretrare di una casella potrebbe scoprire proprio quel simbolo che fa sprecare un turno in più. Poniamo il caso di essere sopra all’ultimo fungo: significa che se ottengo “fungo” al dado posso tuffarmi direttamente in acqua. Immaginate di dover tornare sulla tessera precedente: ora l’eventuale “fungo” vi farà percorrere solamente un passo…

Parlando di percorso, le caselle sono 12 e di tre tipi, pertanto le sequenze distinte che si possono generare sono tante. Non cambia soltanto la successione dei tre simboli, ma anche se si creano delle concentrazioni qui o là. Ad esempio se tutti i fiori sono a metà della via, potrebbe capitare di arrivare lì con un tiro e di scavalcarli in blocco con quello dopo. Se invece sono distribuiti più equamente, le distanze tra le tessere uguali sono più brevi. Tutto questo va in favore della rigiocabilità, che insieme al dado e alle decisioni dei piccoli giocatori crea partite sempre differenti.
La fortuna ha un bel peso: d’altro canto a queste età non ci si aspettano chissà quali profondità strategiche. E se è la sfortuna ad avere la meglio, mai paura! La durata è talmente contenuta che si cerca subito la rivincita ^_^
Favorita dal connubio tra semplicità e collaborazione, la scalabilità va al di là dell’1-4 giocatori dichiarato. Se si è in numero maggiore, basterà semplicemente attendere qualche momento in più il proprio turno. Devo pure aggiungere che questa è una delle poche scatole che Alice estrae dallo scaffale per giocare in solitario, che è esattamente identico al multigiocatore, senza alcuna regoletta di adattamento.
Sugli aspetti negativi non ho molto da dire: il punto più debole è probabilmente la longevità, ma da un titolo 3+ non ci si può aspettare che resti in ludoteca per sempre.

COSA SI IMPARA IN QUESTO GIOCO
Ecco qui in elenco le cose che Alice (4 anni e 2 mesi) e gli altri bambini che hanno giocato con lei hanno potuto imparare – o ripassare – giocando a Quicky Quack:
- il rispetto delle regole, cioè obbedire al dado pure quando non mostra la faccia che vorremmo, non cercare di tirarlo in modo da far uscire un certo risultato, muovere correttamente i segnalini;
- il concetto di turno, perché non è facile aspettare che tocchi di nuovo a te quando vorresti tirare e muovere sempre tu;
- la cooperazione, ovvero si gioca con un obiettivo comune e si vince o si perde tutti insieme;
- a fare le primissime scelte tattiche, essenzialmente quale paperotto spostare per massimizzare lo spostamento;
- a riconoscere le forme e a sviluppare la motricità fine;
- ad accettare la sconfitta, sia quando papà tira cinque soli di fila sia quando il sole arriva appena prima dell’ultimo paperotto.

LE ETÀ GIUSTE PER GIOCARCI
La scatola riporta 3+ e mi trovo in linea con questa indicazione. Credo che il gioco perda attrattiva attorno ai 6 anni, nonostante Ambra (8) ci giochi volentieri con la sorella. Lo stesso dicasi per gli zii e i nonni, dai quali Alice si porta spesso la scatola, nonché dagli amici e pure in vacanza. Di fatto i giocatori fanno quello che dice il dado e, nei casi in cui abbiano scelta, la decisione migliore è quasi sempre evidente (almeno a un occhio più grande). Ad ogni modo questo titolo ha come considerevole vantaggio di essere fruibile prestissimo, per cui è comprensibile che dopo una manciata d’anni, crescendo, i bambini preferiscano altro. In sostanza è perfetto per la scuola dell’infanzia ed è probabile che durante quegli anni venga consumato.

MIA MOGLIE DICE COSE
«Quicky Quack è un gioco molto piacevole. Bellissima la scenografia, l’arcobaleno con il sole che avanza, mamma papera e i paperotti, ma soprattutto, i buchetti sul lago in cui i paperi si tuffano a fine percorso.
In questo è wow.
Le regole sono facili e adatte al target d’età: tira il dado e segui quel che esce. Ma dover rispettare la precedenza della mamma e capire quale dei paperotti conviene far avanzare, sono quei particolari in più che fanno, di un gioco, un bell’esercizio di pensiero per i più piccoli.
Complimenti ad autori e casa editrice. Secondo me è una chicca da avere a casa.»
MIA FIGLIA DICE COSE
«La mia pedina preferita è mamma papera, che si chiama Sofia. I paperotti sono Giulia, Achille e Pietro. Mi piace molto l’arcobaleno e che i paperotti entrano davvero nello stagno.»
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— Alcune immagini sono tratte dal sito ufficiale, i vari diritti appartengono ai rispettivi proprietari. Le immagini e le regole sono state riprodotte pensando possano essere una gradita forma di promozione. Verranno rimosse immediatamente su semplice richiesta. —
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