scritto da
FΛB!O P.
Sulle pagine della rubrica nonsolograndi abbiamo già conosciuto diversi giochi degli autori Luca Bellini e Luca Borsa. Nemmeno il Centro Studi Erickson compare per la prima volta come editore. La novità di questa scatola è vedere i loro tre nomi insieme, con l’aggiunta di Eleonora De Pieri ai pennelli. A proposito, se vi piacciono i giochi incentrati su carte stupendamente illustrate alla Dixit o alla iCartonauti, continuate a leggere questa recensione di Le storie della famiglia Emozioni. Sulla scheda della casa editrice sta scritto che è “per tutta la famiglia”, ma vi dico fin d’ora che si intavola con piacere pure tra soli adulti. Le partite in 2-6 giocatori durano 20-30 minuti e sono indicate a cominciare dai 5 anni.
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Ringrazio l’editore per la copia recensore.
Alla famiglia Emozioni piace tantissimo raccontare storie. Ogni sera la piccola Gioia e sua sorella Tristezza si ritrovano con zio Rabbia, zio Paura e il cugino Disgusto e si raccontano fiabe bellissime: riuscirete a indovinare quale storia sta raccontando ciascuno di loro? Attenzione: se attribuite la storia al narratore sbagliato, la famiglia Emozioni potrebbe offendersi e… farvi perdere la partita!

I COMPONENTI
La scatola de Le storie della famiglia Emozioni, di dimensioni 130×130×40mm, contiene:
- il regolamento in italiano;
- 12 carte Emozione (4 gioia, 2 tristezza, 2 rabbia, 2 disgusto, 2 paura) dal retro giallo;
- 10 carte Voto (1 corona, 4 quadrifogli, 4 fiamme, 1 vuota) dal retro azzurro;
- 80 carte Favola dal retro verde.
In sostanza è un mazzo di 120 carte da 80×120 mm, non telate, ma sufficientemente robuste. Mescolando una volta le carte Favola riuscite a farci due partite di fila. Ovviamente il gradimento artistico è molto soggettivo, però io trovo le illustrazioni veramente splendide e ispirate. Ritraggono delle interpretazioni delle favole classiche e un gioco-nel-gioco è riconoscerle appena appaiono sul tavolo. Il titolo fa parte della collana Game Snack, giochi veloci da fare ovunque e la compattezza della scatola lo conferma. Il regolamento è semplice, chiaro e ben scritto, corredato di esempi grafici. Materiali promossi con gli occhi luccicanti.
Ho girato anche un video di unboxing:

LE REGOLE, OVVERO: COME SI GIOCA?
Preparazione: Mischiate le carte Favola e giratene 5 a faccia in su. Mescolate le carte Emozione in un mazzo coperto. Il primo giocatore prende 5 carte Voto: 1 corona e 4 quadrifogli.
Svolgimento: Il giocatore di turno pesca una carta Emozione e deve stabilire quale tra le 5 carte Favola in gioco la rappresenta meglio, votandola in segreto. Per far ciò, accosta le carte Voto a faccia in giù alle carte Favola visibili, abbinando la carta Voto con la corona alla carta Favola scelta (vedere immagine). Gli altri giocatori si confrontano tra loro e cercano di indovinare la carta prescelta: se ci riescono, il turno è vinto e si prosegue la partita; altrimenti la carta Voto quadrifoglio indicata erroneamente deve essere sostituita con una carta Voto fiamma. Il turno termina eliminando la carta Favola abbinata alla corona e un’altra decisa dal giocatore attivo. Si girano quindi due nuove carte Favola per tornare a 5.
Cosa cambia con le fiamme?
Nei turni seguenti, se viene indicata una carta Favola abbinata a una carta Voto fiamma la partita è persa immediatamente. Pertanto i giocatori devono riuscire a finire tutte e 12 le carte Emozione senza mai incappare in una fiamma.
Il regolamento completo lo potete trovare qui.

CONSIDERAZIONI & IMPRESSIONI
I due Luca, autori che apprezzo particolarmente, non sono nuovi a ideare un gioco avente come materiali un mazzo di carte illustrate in maniera magnifica: mi riferisco a quel Fantastory che è il titolo più giocato nella collezione di Ambra. Sullo stesso tema invece adoriamo I colori delle emozioni, tratto dall’omonimo libro. Le nostre attese perciò sono comprensibilmente alte e vi svelo subito che non sono state deluse.
Le partite filano lisce e non solo le regole sono comprensibili da tutti, ma anche spiegabili dai bambini stessi: da noi è Ambra che insegna ai nuovi. Vuole sempre cominciare lei come primo giocatore e in effetti è il ruolo che predilige. Spesso fa pure scambi e accordi per avere in qualche modo anche il turno finale. A livello pratico non è scaltrissima a non farsi scoprire (nel senso che piazza sempre per prima la carta Voto corona, ad esempio), per cui chiede a tutti gli altri di chiudere gli occhi o guardare altrove.
All’estremo opposto, abbinava con troppa leggerezza le carte Voto fiamma, procurando più di qualche brivido. Con l’andare delle partite si è resa conto che la strategia migliore e più sicura è abbinare queste ultime alle carte Favola meno associabili all’emozione pescata: perdere all’istante è un colpo al cuore quando si gira una fiamma! Ovviamente più aumentano le fiamme, più aumenta il pericolo di trovarle. Il suo sogno è finire una partita con 0 fiamme, ma non ci siamo ancora riusciti: il nostro miglior risultato è 2, mediamente sono 3 a fine partita. Questo è un buono stimolo alla longevità del gioco, che gode comunque di un mazzo sufficientemente numeroso e che vede nella combinazione al tavolo tra le 5 carte Favola e la carta Emozione pescata il suo principale motore di rigiocabilità, non ultimo il fattore umano.

Faccio un esempio. Potrebbe uscire disgusto, ma nessuna carta Favola lo mostra esplicitamente. Ecco che allora i giocatori possono iniziare a chiedersi: “Tra tutte le cose raffigurate, quale farà più schifo a Monica che è di turno?” C’è quindi un’incoraggiante interazione positiva a conoscere se stessi e i compagni di gioco, in modo da poter risolvere le situazioni più ambigue o meno chiare. Alcune carte raffigurano infatti – sapientemente – personaggi discordanti, tali da “costringere” a valutazioni personali che escano dalla specifica partita.
Come scalabilità, Le storie della famiglia Emozioni funziona (e l’abbiamo giocato tanto) anche in 2, però chiaramente manca la parte di confronto tra i giocatori non di turno. Da 3 a 6 scorre in modi e tempi molto simili, dal momento che i dubbi sono usualmente tra 2 carte Favola e mal che vada si mette la questione ai voti.
Il regolamento dà infine qualche suggerimento. Se è necessario, soprattutto per aiutare i più piccini, i giocatori più esperti possono fare qualche domanda per inquadrare meglio l’emozione pescata. “Conosci questa emozione? Puoi fare un esempio di quando l’hai provata? Quale storia sta raccontando questa emozione, secondo te?” La conseguenza naturale è la variante «Racconto io!»: al termine di ogni turno, il giocatore che ha pescato al carta Emozione racconta brevemente la storia della carta che ha scelto e conserva la carta stessa. A fine partita si può assegnare il “premio racconto” alla storia che è piaciuta di più al gruppo.
Dopo lungo pensare, mi arrendo: non trovo lati negativi. Avvertenze standard a chi non ama i collaborativi o a chi non vuole affrontare le emozioni.

COSA SI IMPARA IN QUESTO GIOCO
Ecco qui in elenco le cose che Ambra (7 anni e 2 mesi) e gli altri bambini che hanno giocato con lei hanno potuto imparare – o ripassare – giocando a Le storie della famiglia Emozioni:
- la cooperazione, ovvero si gioca con un obiettivo comune e si vince o si perde tutti insieme;
- a eliminare strategicamente la carta Favola, se per esempio non resta più alcuna carta Emozione di un certo tipo nel mazzo;
- che è altrettanto importante attribuire bene le fiamme, non solo la corona, per evitare una sconfitta prematura;
- l’intelligenza e la comunicazione emotiva, perché non sempre è facile riconoscere e dare un nome a quello che si prova (nemmeno per i grandi!);
- l’osservazione e l’interpretazione delle immagini, perché a volte i particolari possono fare la differenza.

FINO A QUANDO CI SI PUÒ GIOCARE
La scatola riporta 5+ e concordo: sebbene il meccanismo base “quale sarà la carta più gioiosa tra queste cinque?” sia approcciabile anche prima, manca però un po’ di attenzione ai dettagli e una certa costanza nella curva di attenzione per apprezzarlo pienamente. Da lì in poi nessun problema e anzi – come spoilerato in apertura – fa divertire anche tavolate di soli adulti. Di fatto se vi piace Dixit ci sono alte probabilità che anche questo gioco faccia per voi.

MIA MOGLIE DICE COSE
«Mi sembra un mix tra Dixit e altri giochi sulle emozioni che abbiamo provato con Ambra. Capiamoci: non è un male, perché mette insieme i punti di forza dei due tipi di gioco: belle immagini e cercare di capire come l’altro può interpretare un’emozione. Mi sono molto divertita giocando, il che è senza dubbio il punto di forza del titolo, poiché molto spesso i giochi Erickson ideati da insegnanti sono più educativi che divertenti. Invece qui i due obiettivi vanno di pari passo. Lo consiglio alle famiglie che vogliono un gioco che possa permettere di lanciare il dialogo sull’emotività, ma anche per le scuole.»
MIA FIGLIA DICE COSE
«È bello. Mi piace molto la carta della sirenetta. Il mio ruolo preferito è mettere giù le carte coperte e vedere se gli altri trovano la corona. Lo consiglio ai miei amici, perché secondo me piacerà anche a loro. Vorrei tanto finire una partita senza fiamme.»
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— Alcune immagini sono tratte dal sito ufficiale, i vari diritti appartengono ai rispettivi proprietari. Le immagini e le regole sono state riprodotte pensando possano essere una gradita forma di promozione. Verranno rimosse immediatamente su semplice richiesta. —
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