
“Ci hanno detto che è stata la fede a costruire le cattedrali; ma la fede non avrebbe costruito assolutamente nulla, se non ci fossero stati anche gli architetti.” [Etienne Gilson, filosofo e storico]
Secondo l’enciclopedia Treccani, la parola ‘architetto’ non è altro che un sinonimo di ideatore, creatore.
Mai corrispondenza linguistica è stata più azzeccata di questa: gli architetti del gioco che ho tra le mani sono due fra i più grandi del panorama ludico moderno, ovvero Simone Luciani e Daniele Tascini. La loro collaborazione è ormai storica e basta vedere i loro nomi impressi su una scatola per gridare al capolavoro. Sarà così anche questa volta? Scopriamolo subito!

TILETUM è un gioco del 2022 pubblicato dalla casa editrice polacca Board&Dice – che ringrazio immensamente per la copia di review inviatami – portato poi nel nostro paese dalla romana Giochix.
Si tratta di un eurogame dal sapore classico di peso medio-corposo che vede, nella modalità competitiva, da 2 a 4 mercanti dai 14 anni in su sfidarsi in partite che sforano l’ora (dai 60 ai 100 minuti il tempo suggerito sulla scatola) per diventare i più ricchi e famosi del continente europeo nel periodo a cavallo tra il XV e il XVII secolo.
Vanta anche una modalità in solitario ideata da Dávid Turczi, tanto per cambiare. L’artwork è invece a cura di Giorgio De Michele e Zbigniew Umgelter.

PANORAMICA GENERALE
In TILETUM, antico nome della città belga di Tielt, vestiremo i panni di facoltosi mercanti il cui unico obiettivo è diventare i più ricchi del Rinascimento. Con la nostra carovana viaggeremo per l’Europa per costruire avamposti e partecipare alle fiere commerciali che si tengono nelle grandi città dell’epoca: da Verona a Bordeaux, da Londra a Norimberga.
Ma in questa avventura non saremo soli: avremo alle nostre dipendenze anche un altrettanto famoso architetto. Il suo compito sarà esplorare il continente in lungo e in largo per erigere colonne e prendere parte alla costruzione delle più grandiose cattedrali che si siano mai viste: dal Duomo di Milano a Westminster Abbey, dalla Cattedrale di Notre-Dame di Parigi al Duomo di Praga.

Il nostro peregrinare avrà bisogno del supporto del re – la corruzione all’epoca era all’ordine del giorno – nonché del favore delle famiglie rinascimentali più influenti che, in cambio della nostra accoglienza, ci daranno privilegi particolari.
Scambieremo lana, ferro, pietre e monete d’oro in cambio di punti prestigio. Sfameremo i rappresentanti dei casati più importanti per avere l’onore di esibire il loro blasone. Risolveremo contratti e otterremo bonus. Sembra tanta roba, vero? E in effetti… lo è.
Il collante che tiene insieme tutto questo è rappresentato da due meccaniche principali: il draft di dadi e la gestione di punti azione. A queste si aggiungono altre meccaniche a corollario: il movimento su mappa, la collezione set e la risoluzione di contratti.
Pronti a fare un salto indietro di cinquecento anni?
I MATERIALI
Appena si prende in mano la scatola di TILETUM non si può fare a meno di constatarne il peso. In tutti i sensi, in realtà. Ma soprattutto quello fisico.
Troviamo materiali molto vari all’interno: dagli 80 pezzi di legno (colonne, avamposti, segnalini sagomati e indicatori nei quattro colori) alle oltre 350 tessere di cartone, senza tralasciare dadi di plastica, un sacchetto di stoffa e carte per la modalità in solo. Nonché un giga-tabellone per cui ci vuole un tavolo extra large.

La mia personale valutazione dei materiali è ottima. Non troverete nella scatola miniature dettagliate o plance con chissà quale caratteristica. Stiamo parlando di un eurogame che punta tutto sulle meccaniche e i materiali servono solo in funzione di esse. E, ciononostante, sono ben più che accettabili.
I dadi sono di una bella plastica liscia al tatto e di colori pastello che raramente si vedono nei giochi. Il cartone di tutte le componenti è spesso e maneggevole. I pezzi di legno sagomati sono veramente ben fatti: nonostante i soliti quattro colori dei giocatori – rosso, giallo, verde, blu – la tonalità è super sgargiante in modo che spicchino bene sul classico tabellone a predominanza beigeolina dei german vecchio stile.
È normale che da buona fan degli eurogame con i cubetti io non impazzisca per miniature pucciose, anzi, apprezzi di più materiali essenziali. Tuttavia, sfido anche i giocatori che invece puntano maggiormente sul senso della vista a bocciare il contenuto della scatola di TILETUM.
Ma siccome siamo un po’ tutti San Tommaso, per vedere i materiali con i vostri occhi vi lascio il link del mio video di unboxing disponibile sul nostro canale YouTube.
COME SI GIOCA
In un turno di TILETUM possiamo fare mille cose. Letteralmente. Ma tutto parte da un’unica importantissima scelta: il draft di un dado dalla ruota delle azioni. Ogni giocatore sceglierà un dado per turno, otterrà risorse, compirà azioni principali e secondarie e poi passerà la mano. Tre dadi a testa per round per un totale di quattro round per arrivare alla fine. Dodici decisioni che dobbiamo sfruttare e far fruttare al massimo per moltiplicarne effetti e opportunità.

Le azioni possibili che i giocatori possono compiere sono 5 (più un’azione jolly) e riprendono quello che è lo scopo del gioco: muovere il mercante per costruire avamposti e partecipare alle fiere; muovere l’architetto per erigere colonne e contribuire alla costruzione delle cattedrali; avanzare sul tracciato del favore del re; accogliere i personaggi di famiglie influenti nelle nostre case per usufruire dei loro privilegi; e gestire gli scambi di merci per risolvere i contratti.
Grazie a un numero a dir poco impressionante di tessere bonus sparse praticamente ovunque sul tabellone, è possibile compiere azioni extra che dobbiamo essere abili a “combare” per il massimo profitto.
Alla fine di ogni round i giocatori con i requisiti adeguati partecipano a una fiera che altro non è che una sorta di punteggio intermedio prima di quello finale.
Ai punti accumulati durante la partita grazie ai contratti, ai bonus, al tracciato del re e agli elementi sbloccati sulla plancia si aggiungeranno altri punti che premiano la nostra presenza sul tabellone, il riempimento della nostra plancia secondo determinati criteri e l’accumulo di risorse.
Per vedere il flusso di gioco in un minuto, vi rimando al mio video-trailer TILETUM in 60’’ pubblicato sul nostro canale YouTube.
CONSIDERAZIONI OGGETTIVE
Davanti a un titolo che io considero veramente un ‘giocone’ – e, credetemi, non sono una che abusa di questo termine, anzi, sono spesso molto critica a riguardo – mi è difficile essere totalmente oggettiva, perché ne apprezzo praticamente ogni aspetto.

Mettendo da parte il mio libero arbitrio per un attimo, posso dire che il primo grande punto di forza di TILETUM è rappresentato da un uso innovativo dei dadi. Ogni dado ci fa guadagnare risorse ma, nella sua faccia opposta, determina quanto forte sarà l’azione associata che svolgeremo. La parola chiave è quindi “equilibrio”. Guadagnare ben sei gomitoli di lana potrebbe voler dire fare un solo passo sul tracciato del re. Così come guadagnare solo due soldi potrebbe voler dire avere cinque punti azione da assegnare al viaggio del nostro architetto. Cosa favoriremo? A cosa rinunceremo?
Il ponderare meticolosamente ogni singola scelta è al contempo il suo secondo punto di forza e il suo forse unico punto di debolezza. Poiché i turni a nostra disposizione sono pochi, tenderemo a valutare attentamente il dado che scegliamo, le risorse che ci fornirà, le azioni primarie che ci permetterà di compiere e quelle secondarie che ci consentirà di sbloccare.
Questa catena mentale che TILETUM ci sprona inevitabilmente a mettere in moto sarà fonte di grande soddisfazione quando da un’unica mossa ne derivano altre sei o sette consecutive, ma sarà motivo di stress quando non riusciremo a far quadrare le cose o a fare quanto vorremmo. O quando il giocatore che pensa non siamo noi ma il nostro avversario, e non possiamo fare altro che aspettare. All’infinito.

Ecco: proprio per le infinite possibilità offerte, la paralisi d’analisi è inevitabile. Anche i giocatori che solitamente sono svelti si troveranno a eseguire numerose mosse prima di passare la mano se hanno concatenato bene tutto. L’attesa a volte è snervante e non c’è alcun modo di portarsi avanti, perché magari il nostro avversario fa qualcosa che scombina i nostri piani e noi siamo costretti a ripensare tutto daccapo.
Terzo punto di forza oggettivo di TILETUM è la grande variabilità al setup e, di conseguenza, la buona rigiocabilità. In ogni partita le città dove si svolgeranno le fiere vengono estratte casualmente, così come randomico è il criterio di punteggio a esse associato. A caso vengono messe sul tabellone le tessere bonus e lo stesso vale per i costi di costruzione delle cattedrali (compresa la scelta della cattedrale che nella partita in corso non potrà essere costruita).
Questo determina gran parte della strategia generale dei giocatori, perché dovranno valutare a quante e quali fiere partecipare e su quali obiettivi puntare per massimizzare i punti del round. Le città sede di fiera sono vicine o lontane? Riesco a partecipare a tutte o dovrò rinunciare a qualcuna? Questa variabilità ha come effetto una buona rigiocabilità del titolo. È difficile mettere in atto le stesse scelte in due partite diverse.
LA MIA PERSONALISSIMA OPINIONE
Ed eccoci nel mio mondo, il mio modo di vedere le cose, quelle che sono le valutazioni che metto in atto dinanzi a una nuova esperienza ludica.
TILETUM non è caratterizzato da effetti speciali dal punto di vista dell’artwork. I colori tenui e i disegni essenziali tengono fede al suo lignaggio germanico e, sinceramente, non mi sarei aspettata niente di più e niente di meno.

La grafica è funzionale, icone e simboli sono comprensibili e il flavor è proprio quello dell’ossimoro “magnifica austerità” o “austera magnificenza” che è semplicemente azzeccato. Una nota di merito alle piccole tessere delle cattedrali: nonostante le dimensioni ridotte, sono super dettagliate e riconoscibili.
E poi… volete mettere quel librone sul tabellone con i segnalibri che spuntano dalle pagine e diventano due tracciati diversi? O la mappa dell’Europa con gli angoli arricciati come una vera cartina dell’epoca? Quando si dice che i dettagli fanno la differenza.
Basandosi principalmente sul draft di dadi e offrendo un numero infinito di bonus e tesserine pescate a caso, si potrebbe pensare che TILETUM abbia un Fattore F importante. In realtà, è la classica dose di fortuna iniziale che poi è possibile gestire e attenuare in mille modi con modificatori e quant’altro, semplicemente usando quella cosa molle e grigia che abbiamo nella scatola cranica e spremendola ben bene. È tutto qui il punto, alla fine.
Certo, se esce un solo dado sull’azione del mercante o il nostro avversario ci sottrae l’ultimo dado che fornisce cibo tendiamo a vedere tutto nero e a cadere nella disperazione. Niente panico. E soprattutto niente che due monete d’oro non possano risolvere nel riportare le cose a nostro vantaggio.

Il parametro dell’interazione in TILETUM è strettamente legato alla mia solita domanda “tattica o strategia?”. Mi spiego. L’interazione in sé è essenzialmente indiretta. Io penso a fare il mio gioco sulla mia plancia e tu al tuo. Ma tu mi ruberai i contratti migliori e io magari ti ruberò l’unico slot esistente a Genova per costruire un avamposto commerciale. Chi prima arriva meglio alloggia.
Il guardare costantemente il nostro orticello-plancia non deve quindi distrarci da cosa succede sul tabellone. Ognuno di noi tenderà a farsi nella testa una macro-strategia: non posso fare tutto a livello eccelso; quindi, cercherò di partecipare a quelle precise fiere e, di conseguenza, punterò in linea di massima a quegli obiettivi specifici.

Ma TILETUM è prevalentemente tattico. A ogni mossa degli avversari qualcosa cambia sul tabellone. Non c’è più il contratto che volevo e per cui avevo accumulato risorse. Non c’è più il riccone che volevo accogliere in casa completando gli spazi sulla mia plancia. Mi hanno occupato l’unico avamposto disponibile e ora non so come partecipare alla fiera. Mi hanno sottratto tutti i bonus-blasone e ora non so come chiudere gli edifici. Ed ecco come un’interazione indiretta – data essenzialmente dal motto “faccio quello che va bene a me” – è in realtà ciò che muove tutte le nostre scelte, forzandoci di continuo a adattarci alle mosse avversarie.
Il flusso di gioco è, sulla carta, estremamente lineare: prendo un dado, ottengo le risorse, faccio le azioni. Tuttavia, il fatto di poter concatenare tante azioni diverse fa sì che le cose diventino un po’ più contorte, perché magari interrompo quella che è la mia azione principale per intervallarla con azioni secondarie. Trovo estremamente utile l’inserimento di segnalini che rappresentano i punti azione. Senza, mi sarei persa di sicuro qualche pezzo nello svolgere i vari passi.
La necessità di dover per forza far passare dal magazzino qualsiasi tessera acquisita ci impone un ulteriore pensiero nello svolgere le azioni: finché il magazzino è occupato, non possiamo guadagnare altre tessere – un po’ come funzionano i tre spazi di immagazzinamento delle tessere esagonali ne I Castelli della Borgogna – e pertanto dobbiamo pensare bene all’ordine in cui svolgiamo le azioni primarie e secondarie. Personalmente non mi sono ancora mai trovata nella situazione di dover rinunciare a una tessera perché il magazzino era pieno. Potrebbe capitare, però. E bisogna starci attenti.

La scalabilità si lega a filo doppio con il discorso precedente della paralisi da analisi. La mappa è già di per sé scalata, nel senso che prevede quantità diverse di materiali per due, tre o quattro giocatori. Non ho notato differenze giocando in due o in quattro in merito alle possibilità offerte dal tabellone. Anche il numero di dadi in gioco cambia, quindi anche lì non ho visto le mie scelte limitate da più giocatori al tavolo.
Come potete immaginare, quello che aumenta, cresce, lievita a dismisura è il tempo della partita. Un’ora e 40 minuti in due al netto di setup e spiegazione, fatti in precedenza. Quasi tre ore in quattro. Vero è che erano le prime partite e che chi come me apprezza questo tipo di giochi il tempo non lo sente. Ma resta comunque una durata importante che non tutti riescono a tollerare.
Sulla validità della variante in solo non posso esprimermi, in quanto, come sa già chi mi conosce, per me il gioco da tavolo è solo “in società”, altrimenti investo del tempo nella lettura di un bel libro.
È innegabile che per i giocatori esperti TILETUM avrà un retrogusto mooooolto familiare. Il tracciato del re ricorda Grand Austria Hotel. Il viaggio della carovana ci fa venire in mente Sulle Tracce di Marco Polo. La ruota delle azioni mescola altri grandi capolavori… Tuttavia, credo che sia comunque un gioco da avere in collezione perché dà un senso di “sicurezza e benessere”. È come l’arrosto della mamma la domenica. È la rivincita del classico che non passerà mai di moda.

IN CONCLUSIONE…
A me questo TILETUM è piaciuto da m-o-r-i-r-e. Era dalla nuova ristampa di Hansa Teutonica che non aggiungevo alla mia ludolibreria un pezzo da 90 ed eccolo qui. Anche il Riccio e la Bionda – miei inseparabili compagni di gioco – lo hanno apprezzato, mentre Big G, ancora novizio, probabilmente non vorrà più sedersi a un tavolo con noi se non davanti a una pizza.
Voi…
😍 adorerete questo titolo se vedete il gioco come un allenamento per il cervello; vi piacciono i tabelloni enormi pieni di tesserine e materiali; siete fan di giochi in cui la gestione dadi la fa da padrona; non cercate per forza il nuovo titolo “sensazionale” diverso da qualsiasi cosa già esistente; e siete dediti al culto del cinghialotto german senza fronzoli.
😒 probabilmente non vi dirà nulla – anzi, lo eviterete proprio – se odiate i pensatori seriali e non riuscite a stare seduti al tavolo più di un’ora; se per voi i materiali flashy sono un valore aggiunto al gioco; se cercate la novità a ogni costo; o se semplicemente giocate per rilassarvi e non per bruciare il cervello. Ecco, in questo caso TILETUM non fa per voi.
Mi sono dilungata parecchio, ma sono stata davvero contenta di avere avuto la possibilità di provare questo titolo in concomitanza con l’uscita italiana e di condividere le mie prime impressioni con voi. Se giocandolo ancora noterò dei cambiamenti di rotta, tornerò a parlarvene.
Nel frattempo, come sempre, GAME ON!

“Forse agli occhi dei nostri posteri il momento storico attuale apparirà come a noi quello del Rinascimento, in cui il concetto di sistema del mondo cambiò la base stessa su cui era poggiato.” [Vito Volterra, matematico e fisico]
Come di consueto, vi ricordo che il gioco è disponibile sullo Se ti va di sostenerci, puoi fare i tuoi acquisti su DungeonDice.it.
Se ti va di sostenerci, puoi fare i tuoi acquisti su DungeonDice.it