[I filler] Patchwork Doodle

scritto da Fabio (Pinco11)

DI CHE SI PARLA
Nel 2014 Uwe Rosenberg, già autore di un mostro sacro come Agricola, propone Patchwork, un giochino per due a base di assemblaggio polimini (tipo Tetris, per capirci) che ottiene un travolgente successo, tanto da entrare (cosa anomala per un filler), nella top 100 di sempre di BGG. Passano alcuni anni e nel 2019 escono due nuovi giochi (dello stesso autore) che partono dalle stesse dinamiche di partenza del predecessore, giusto per battere il ferro finchè è caldo, ossia Patchwork Express (che gli si avvicina maggiormente, proponendo soprattutto una semplificazione delle regole) ed il titolo del quale vi parlo oggi, ossia Patchwork Doodle (edito in Italia da Asmodee), il quale abbassa ulteriormente il livello di difficoltà (su BGG è valutato 1.19 su base 5, mentre UNO è a 1.12…) del tutto, rappresentando una versione semplificata roll and write del predecessore. 
Pubblico: tutti, ma veramente tutti, salvo gli intolleranti al polimino
Dati: 1-6 giocatori (ma in realtà potete essere anche in 20 ..), 8+ (ma va bene anche prima), 20′ a partita (se vi piace decorare i polimini)
Dipendenza dalla lingua: potete prenderlo anche in aramaico antico, perchè non c’è testo in lingua sui componenti di gioco

IL GIOCO IN POCO
Ad inizio partita ogni giocatore riceve un foglio personale, che altro non è se non una griglia quadrettata 9×9 con una striscia di spazio a destra per segnarsi alcune cosette extra ed una carta di inizio, la quale raffigura un maxipolimino da 7 quadretti, che ciascuno disegna nella propria scheda, dove desidera.

Si pongono sul tavolo, formando una sorta di cerchio, otto carte pezze (l’idea del gioco è quella che stiamo assemblando dei patchwork, ossia delle coperte, utilizzando residui di stoffe varie), ciascuna delle quali ritrae un polimino. Si mette il pedone segnaposto tra due carte a scelta e si parte. Un giocatore tira il dado, che reca numeri da 1 a 3 e muove il pedone su una carta: tutti i giocatori, contemporaneamente, disegneranno il polimino ivi raffigurato sulla propria scheda (avendo cura di riempire l’interno con decorazioni …). Si scarta la carta e si procede così sino a quando rimarranno due carte: a quel punto si attribuiscono i punti (si identifica il quadrato o rettangolo di caselle piene – senza buchi – che si è disegnato e si ottengono punti pari alle caselle che compongono il quadrato + 1 punto per ogni riga addizionale) e si ripristina l’offerta.

Tutto questo si ripete per tre volte e chi ha più punti a fine partita (dove si prendono penalità per le caselle rimaste vuote) vince. Aggiungo solo che nel corso della partita è possibile sfruttare 4 azioni speciali (una volta ciascuna), che consentono di disegnare un quadratino, disegnare due volte la stessa forma, tagliarla in due o scegliere la carta prima o dopo di quella di turno).

Le carte di partenza

COME SI PRESENTA
I materiali sono contenuti in una scatolina di modeste dimensioni (circa 13x18cm), all’interno della quale troviamo un blocco da 80 fogli double face, una scatolina di matite, un dado, un pedone in legno ed un mazzetto di carte. Il tutto è abbastanza minimalista, come nella migliore tradizione dei roll and write , ma le scelte grafiche compiute (poche) sono state intelligenti, utilizzando tinte allegre ma semplici, utili a non rendere difficile il colpo d’occhio.
Nell’insieme, dunque, per i componenti siamo nel campo dell’adatto allo scopo ed è lasciato ai giocatori divertirsi nel decorare i polimini sfruttando magari la propria dotazione di casa di pastelli e pennarelli.

SENSAZIONI

Siamo di fronte ad un fillerino (gioco riempitivo che gira nell’arco di mezz’oretta scarsa) adatto per famiglie ed utenti anche del tutto occasionali e questo è già di per se un pregio non da poco, visto che si può tirare fuori praticamente con chiunque.
In se il gioco fila liscio e tutto è semplicissimo nelle basi, visto che altro non si fa, al proprio turno, che disegnare il polimino uscito sulla propria scheda, cercando di andare a creare, mano a mano, un quadrato di caselle piene il più grande possibile.
L’unica marginale difficoltà che è stata percepita dai miei compari di gioco (ma solo alla prima partita) è quella legata al calcolo dei punti, ma l’idea è quella che si deve tenere d’occhio solo il quadrato più grande, che dà un punto per ogni casella che lo compone e che si ottiene poi un punto extra per ogni riga addizionale (es. un rettangolo 5×3 riconosce 9 punti per il quadrato 3×3 che contiene e solo 2 punti extra per le due righe extra della sua lunghezza, per un totale di 11 punti … vi assicuro che è più facile vederlo disegnato …). Simpatiche le ideuzze aggiunte, ovvero le azioni speciali da usare una volta a partita, che aggiungono giusto un pizzichino di profondità al tutto e che scavano, almeno nelle primissime partite, un solco tra chi ha già provato il gioco e chi è alle prime esperienze.
L’aspetto forse più debole del tutto, alla fine, risiede nella classica altra faccia della sua semplicità, ossia nella mancanza di un gran spessore, che porta, partita dopo partita, a concepire il gioco come una corsa alla costruzione di un quadrato intorno al 5×5 al primo giro, intorno al 7×7 al secondo ed a chiudere o fare un 8×8 al terzo e chi rimane indietro alle prime boe al 90% non recupererà più. 
Alla fine, però, Patchwork Doodle restituisce esattamente quello che si prefiggeva di dare, ossia un filler rapido, che risulta abbastanza intuitivo per tutti coloro che hanno sentito parlare, nella loro vita, del Tetris e rivolto ad un pubblico amplissimo.
Innovazione: scarsa. Interazione: assente. Riflessione richiesta: limitata. Divertimento: gira bene e alla fine mi sono trovato a giocarlo più spesso di quanto non pensassi. 

PRO
Poche regole, facili ed immediate
Adatto per famiglie e giocatori anche occasionali
Riserva comunque un minimo di soddisfazione a chi ama impegnarsi nel trovare gli incastri migliori
Per alcuni il divertimento risiede soprattutto nel decorare i polimini disegnati .. 😉
Adatto anche a gruppi numerosi

CONTRO
Si perde per strada quello spessore di gioco che contraddistingueva il predecessore
Semplice semplice, forse fin troppo (ma qui può essere anche un pregio)
I fogli del blocco non sono tantissimi (ma se li usate tutti, avrete ampiamente ammortizzato i poco più di dieci euro che avete speso …)

FAQ

Come lo hanno accolto?
Bah, se ne è parlato, ma non tantissimo e su BGG gode di un voto medio di 6.7. A mio modesto parere meriterebbe di più ed il punteggio è frutto soprattutto del paragone con il predecessore (che ha un 7.4).
Che vuol dire ‘doodle’?
In inglese sta per scarabocchio e la cosa è legata al fatto che ai giocatori è richiesto di decorare le caselle interne dei polimini disegnati, se non altro per identificare le caselle occupate e quelle libere, anche se poi la cosa diventa uno dei passatempi in corso di partita … 😉

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