Scritto in gaelico scozzese da
Battlemad
Nelle brume del Loch Lomond, tra leggende scozzesi e miti di creature acquatiche, Monsters of Loch Lomond trasporta i giocatori sulle rive del celebre lago scozzese, dove antichi clan cercano di liberare i propri territori dai mostri che li infestano.
L’atmosfera è quella delle Highlands: torba, whisky, nebbia e superstizione. Ma al posto di cornamuse e spade, qui si brandiscono carte e memoria. Ogni giocatore rappresenta un capo clan che tenta di sbarazzarsi delle proprie creature prima degli altri, ricordando cosa si cela sotto le carte, azzardando ipotesi e, quando serve, bluffando spudoratamente.
Si tratta di un titolo leggero, rapido e fortemente interattivo, pensato per 2–6 giocatori e della durata di circa 30 minuti, edito da Little Rocket Games. È un gioco che mescola memoria, rischio e deduzione, ma senza prendersi troppo sul serio. Ideale come filler, come “rompighiaccio” all’inizio di una serata o come chiusura dopo qualcosa di più impegnativo, Monsters of Loch Lomond riesce a catturare lo spirito del folklore scozzese pur restando accessibile a tutti.

A chi può piacere?
Questo è un gioco che trova la sua nicchia tra chi ama le esperienze leggere, in cui la memoria, la prontezza e l’interazione contano più della pura strategia. Piacerà a chi:
- si diverte con i giochi di memoria e deduzione, dove ogni informazione vista o persa può cambiare le sorti della partita;
- ama i giochi di bluff e rischio, dove una mossa azzardata può farti guadagnare vantaggio o trascinarti nel disastro;
- apprezza i titoli veloci e sociali, in cui il divertimento nasce dal tavolo più che dalle meccaniche;
- cerca un gioco per tutti, spiegabile in cinque minuti ma capace di sorprendere anche dopo più partite.

Contenuto e regolamento
Dentro la scatola troviamo un mazzo di carte umano o mostro, ciascuna con un valore numerico che rappresentano poteri o abilità dei clan.
Ogni giocatore riceve quattro carte coperte: può dare un’occhiata solo a due di esse, mentre le altre restano nascoste. Queste carte rappresentano il “territorio” del proprio clan. L’obiettivo è arrivare a fine round con il punteggio più basso possibile, eliminando o sostituendo i mostri più pericolosi.
Al centro del tavolo si trovano due pile: le Highland Chiuse, il mazzo di pesca, e le Highland Aperte, la pila degli scarti, sempre visibile. Durante la partita le carte si muovono, vengono scoperte, scambiate o “cacciate”, generando una continuo scambio di informazioni e sospetti.
Il cuore del gioco è la meccanica dello “Shoo!”: quando viene scartata una carta nella pila visibile, un giocatore può tentare di scacciare un mostro dichiarando che una carta identica si trova nel proprio clan o in quello di un avversario. Se ha ragione, il mostro viene eliminato, ma se sbaglia deve pescare un’altra carta dal mazzo, peggiorando la propria situazione.
Da qui nasce la prima grande tensione del gioco: rischiare o aspettare? Ricordi davvero bene quella carta? O stai bluffando, sperando che gli altri non se ne accorgano?
A questo si aggiunge la possibilità di dichiarare “Saorsa!” (parola gaelica per “libertà”), l’azione più rischiosa e spettacolare del gioco. Con questa mossa, un giocatore afferma di aver scacciato tutti i suoi mostri e di essere in vantaggio sugli altri. A quel punto gli avversari hanno diritto a un ultimo turno prima del conteggio. Se la dichiarazione era corretta, il giocatore ottiene un Bonus Vittoria e –3 punti al punteggio totale. Se invece aveva ancora mostri o si era sbagliato, subisce una penalità di +8 punti.
La partita dura quattro round, e al termine vince chi ha totalizzato meno punti.

Atmosfera e impressioni
Sebbene si tratti di un gioco astratto travestito da folklore, l’ambientazione scozzese è resa con cura e ironia, pur ricordando che comunque sia solo un “collante” narrativo. I nomi delle carte, le illustrazioni e i termini gaelici contribuiscono a creare un tono leggero ma caratterizzato, in cui il confine tra mito e gioco da pub è volutamente sottile. Ti ritrovi davvero a immaginare le rive del lago e i clan che si contendono il favore degli spiriti, magari mentre alzi un bicchiere di whisky per celebrare uno “Shoo!” ben riuscito.
Ogni turno ti mette davanti a una scelta: rischiare un “Shoo!” per liberarti di un mostro o aspettare un’occasione migliore. Ricordare quali carte hai visto e quali sono state giocate diventa fondamentale, ma basta un attimo di distrazione per compromettere tutto.
Le partite scorrono veloci e leggere e l’interazione è altissima: non solo perché puoi colpire gli altri, ma perché tutto il gioco si basa su leggere gli altri.
Dal punto di vista del bilanciamento, il gioco riesce a mantenere un equilibrio interessante tra abilità e fortuna. È chiaro che la memoria gioca un ruolo importante, ma anche i giocatori più attenti devono fare i conti con l’imprevedibilità del mazzo e con gli interventi degli altri.
Il sistema dello “Shoo!” trasforma la memoria in un’arma offensiva: non serve solo a proteggere se stessi, ma anche a colpire gli altri. In sintesi, Monsters of Loch Lomond è un incrocio riuscito tra gioco di memoria, push your luck e bluff, capace di offrire sensazioni familiari ma con un gusto unico.

Considerazioni
Monsters of Loch Lomond è un piccolo gioco dal carattere deciso. Uno degli aspetti più riusciti è la dinamica sociale che si crea. Il tavolo diventa un palcoscenico di sguardi, tentativi, intuizioni e risate. Non si gioca in silenzio: si commenta, si sospetta, si bluffa, si finge di ricordare.
Senza pretese di profondità, riesce comunque a offrire momenti di tensione, risate e sorprese. È perfetto come gioco da compagnia, come intermezzo tra titoli più complessi o come opzione per introdurre nuovi giocatori nel mondo dei giochi da tavolo moderni.
Dal punto di vista della rigiocabilità, il gioco regge bene: le carte cambiano spesso, le decisioni variano in base alla memoria di ciascuno e la componente di rischio rende ogni partita diversa. Non è un gioco che scoprirete dopo venti partite, ma nemmeno uno che annoia dopo due: trova un buon equilibrio tra semplicità e varietà.
In definitiva, Monsters of Loch Lomond è una piacevole sorpresa: un gioco che si impara in un lampo ma regala partite vivaci, piene di risate e colpi di scena!
Si ringrazia l’editore per la copia review
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