GLI ESORDI
Allora, dicevamo, il Nostro nasce nel 1970 e inizia a veder pubblicati titoli propri già nel lontano 1992, con i semisconosciuti (e non granché apprezzati) Times e Marlowe, ma solo nel 1997 coglie il suo primo enorme successo, ovvero un giochino di carte a tema fagioli antropomorfi, cioè Bohnanza. Per far capire quale sia stato il successo del gioco segnalo che la sola Amigo, editore tedesco originario, ha nel 2017 dichiarato di aver venduto oltre due milioni di copie (comprese espansioni varie e riedizioni) del gioco …
Visto il successo fu normale, l’anno seguente (1998) per il nostro Uwe pensare a un nuovo gioco di carte e fu quindi la volta di Mamma mia!, titolo nel quale i giocatori sono chiamati a preparare delle teoriche pizze (utilizzando ingredienti anche bizzarri, come gli ananas), giocando al proprio turno, in un mazzo di scarto, diverse carte ingrediente dello stesso tipo (dichiarando ciò che giocano). Oltre alle carte ingrediente, quando riterrà che nel mazzo vi siano ingredienti sufficienti per prepararla, il giocatore potrà giocare anche carte ordinazione, ossia ipotetiche pizze con i loro ingredienti indicati.
A fine partita si andrà a ripercorrere, seguendo l’ordine di giocata, il mazzo degli scarti, verificando se le carte ordinazione siano state o meno realizzate.
La sintesi è qui estrema e per maggiori info rinvio alla recensione (la trovate qui), ma ciò che conta è che le logiche di fondo sono quelle del gioco di memoria e che anche in questo caso il successo fu importante, con centinaia di migliaia di copie vendute.
All’epoca, dunque, il buon Uwe era noto per essere un abile ideatore di fillerini!
Lascio da parte i numerosi titoli successivi contenenti in qualche modo variazioni del termine fagiolo in tedesco, così come ulteriori (ma infruttuosi) tentativi di ideare un nuovo bestseller di carte, arrivando al 2000, quando esce un titolo per due giocatori, Babel, che non lascia un’enorme traccia di sé, godendo oggi di un non troppo elevato 6,7 di voto medio su BGG, ma che introduce nella produzione del Nostro un primo step verso titoli un attimo più di spessore.
Qui rimaniamo nel semplice (siamo a 2,5/5 di livello di difficoltà su BGG), ma certo usciamo dall’alveo dei filler, con meccaniche sempre di collezione set e di gestione della mano, tuttavia il gioco è solo per 2, per cui l’elemento confrontazionale aumenta. Eccovi comunque la nostra recensione.
L’EPIFANIA AGRICOLA
Il 2007 è l’anno magico dell’uscita del gioco che, di fatto, ha contribuito in modo impressionante alla causa dei giochi gestionali, dimostrando che anche un gioco di quella categoria poteva entrare nel novero dei bestseller ed essere giocato da un pubblico più ampio rispetto alla nicchia nella quale i giochi di peso si trovavano in larga parte in quel periodo.
Agricola rappresenta nella produzione di Uwe un vero punto di svolta, visto che sino ad allora non si erano ancora viste minime avvisaglie della sua capacità di confrontarsi con titoli di spessore, e propone ai giocatori la sfida di costruire un vero e proprio motore produttivo, operando nel settore, che sino ad allora non aveva mai goduto di tanto fascino, dell’agricoltura.
In Agricola (qui la recensione per chi volesse approfondire) in pratica sei chiamato a ingrandire la tua fattoria, seminando campi, ottenendo raccolti, intraprendendo l’allevamento dei vari animali (mucche, maiali, …), sfamando i tuoi lavoratori, espandendone, nel farlo, la famiglia e migliorandone la casa. In sostanza, un estratto di vita reale e un qualcosa che, messo sulla carta un mese prima della sua uscita, non so quanti avrebbero saputo prevederne il successo.
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| Agricola |
Fatto sta che, nonostante il suo astratto livello di difficoltà sia 3,64/5, il gioco ottiene un successo mondiale, con una quantità infinita di espansioni e pacchetti aggiuntivi.
Su di esso il nostro Uwe costruirà poi una numero di propri titoli successivi, partendo da lì per proporre, con variazioni sul tema più o meno significative, una progressiva evoluzione della sua idea del concetto di gestione risorse e azioni.
Il gioco resta, tutt’oggi, un masterpiece del genere e non esiterei a consigliarlo come gioco introduttivo per chi desideri compiere un primo passo nell’ambito dei titoli di spessore, in quanto le sue meccaniche godono di una forte attinenza all’ambientazione prescelta, che agevolano nel giocare (ha un senso che per costruire uno steccato ci voglia del legno, così come ci vogliano delle pietre per fare un forno o del cibo per sfamare i lavoratori e/o che si possano macellare animali allo scopo e così via).
Se doveste compralo oggi fate attenzione, però, ad acquistare un versione che contenga già gli animeeple di cui alla foto … 😉
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| Le Havre |
GLI ANNI DEL CINGHIALE
Da quel momento Rosenberg sembra aver trovato la sua vocazione, visto che i suoi titoli successivi (mondando la sua produzione, naturalmente, dalle varie espansioni che produce a ciclo continuo) sono Le Havre (2007) e At The Gates of Loyang (2009).
Il primo propone un esercizio di gestione allo stato puro, incidendo sui concetti presenti in Agricola e diminuendo notevolmente il coefficiente di interazione, per cui si inizia qui a far strada il concetto di corsa parallela per dar vita al motore più efficace, mentre in Agricola era sempre pieno di gente che ti portava via l’azione essenziale a chiudere il turno come volevi tu.
Concettualmente semplice (al tuo turno prendi risorse o le spendi negli edifici), propone poi tante belle cose da tenere d’occhio, arrivando al suo bel 3,75 di peso medio, conquistando altri consensi da parte degli amanti del genere e non solo, tanto da conquistare la bellezza di 17 edizioni.
Interessante e coinvolgente, non riesce tuttavia a imporsi alle masse come il predecessore, difettando un attimo nel comparto della componentistica (un po’ troppi i segnalini di cartone …), ambito nel quale invece Agricola, complice il successo avuto, aveva subito nel tempo un progressivo miglioramento, con la sostituzione di molti dei segnalini con animeeple di legno.
Per approfondire, comunque, vi rinvio alla nostra recensione.
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| Le Havre |
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| At the Gates of Loyang |
At the Gates of Loyang rappresenta una nuova divagazione del Grande Agricoltore nel suo ambito evidentemente preferito, visto che l’attività centrale è quella di seminare campi e raccoglierne i frutti, completando in questo modo gli obiettivi prefissati. Su questo impianto di base sono poi inserite diverse cosette aggiuntive, a partire dalle carte personaggio, ricche di effetti speciali, per cui la difficoltà del gioco cresce sino a passare il valore di 3/5, pur rimanendo, a mio modesto parere, sensibilmente più immediato rispetto ai due cinghialetti che lo hanno preceduto.
Importante è che nel comparto dei materiali il gioco si difende molto molto bene, introducendo sin dalla versione iniziale i vegemeeple, ovvero segnalini di legno di forma e colore personalizzata, utili a rappresentare con soddisfazione i frutti corrispondenti (lo annoto perché questa evoluzione dei gestionali è ciò che ha contribuito al tramonto della definizione di spostacubetti con la quale gli amanti dei giochi di combattimento etichettavano i fan del gestionale).
Comunque, anche qui un discreto successo e passiamo oltre, rinviandovi per approfondimenti alla nostra recensione.
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| At the Gates of Loyang |
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| Merkator |
Arriviamo quindi al 2010 ed eccoci giungere a Merkator, che genera una prima piccola caduta di entusiasmo nei fan cinghialosi dell’autore, con un tempo di gioco più contenuto, meccaniche rese più lineari e un livello di difficoltà ancora di un pelo più leggero rispetto ai predecessori (di peso), scendendo l’indice relativo a 2,96/5.
Complice un comparto grafico-componentistico non troppo entusiasmante, il titolo non ottiene un grosso successo, tanto da rimanere oggi valutato con un 7,0 di voto medio e da non ottenere altre riedizioni oltre a quella della Lookout (casa editrice fondata da lui stesso nel 2000). Per approfondimenti rinvio comunque al nostro articolo su di esso.
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| Ora et Labora |
2011: Ora et Labora.
7,7 di voto medio e 123° nella classifica di sempre. 60-180 il tempo medio e un bel 3,9 di livello di difficoltà su base 5, il gioco rappresenta un chiaro ritorno di fiamma del buon Uwe verso il cinghiale di spessore.
A livello di albero evolutivo il gioco vede come proprio antenato Le Havre, ma qui compare, al posto del meccanismo di produzione tipico del predecessore, una rondella che rende più agevole la distribuzione di risorse.
Un passo indietro nei componenti (il gioco richiama anche qui Le Havre) rispetto a un Loyang, Ora et Labora fa recuperare molti punti all’autore agli occhi degli appassionati del duro e puro, ma nel contempo inizia, spingendo il pedale sull’accelleratore delle complicazioni, anche a dividere i pareri…
Qui mi fermo per i miei spunti, rinviando i più curiosi all’articolo dedicato sul blog.
Lascio da parte il commerciale Farmerama del 2012, che rappresenta una sorta di versione per bambini dell’idea di Agricola (qui comunque trovate il nostro articolo pure su di esso) e passo al 2013-14, che probabilmente ricorderei come un biennio veramente di pregio per il Nostro.
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| Caverna |
IL 2013-14: GLASS ROAD E CAVERNA, MA ANCHE PATCHWORK E FIELDS OF ARLE
Il biennio in questione è di quelli davvero buoni, visto che escono quattro dei titoli che hanno riscosso il maggior successo agli occhi degli appassionati (tutti nella top10 della produzione rosenberghiana, avendo riguardo al ranking di BGG).
Il primo di cui parlo è Caverna, titolo che in realtà rappresenta una sorta di reimplementazione di Agricola, variandone l’ambientazione e rendendo più lineari diverse meccaniche. Al posto della classica famigliola di una non meglio identificata campagna ne abbiamo qui una simpaticamente costituita da nani della montagna e vi è una riorganizzazione delle costruzioni bonus, che sono semplificate e razionalizzate. Le logiche di fondo restano le medesime (vedi la gestione azioni e risorse o la costruzione della propria casa/fattoria), ma il tutto è debitamente aggiornato per tenere il passo del tempo. Il risultato finale, per molti, è stato quello di trovare un gioco con il quale sostituire Agricola, mentre per chi di esso apprezzava la gran quantità di carte presenti, può aver trovato questa nuova edizione forse poco espandibile per i propri gusti. Eccovi qui il link alla nostra rece.
Il secondo titolo che menziono è Glass Road (ecco subito il link alla nostra recensione), titolo che trovò una buona accoglienza, anche grazie al fatto di esplorare, dopo un periodo nel quale il Nostro sembrava percorrere primariamente strade già da lui battute, qualche nuovo percorso. La ventata di novità si sentiva qui, grazie alla logica della selezione simultanea di azioni da parte dei giocatori e all’interessante utilizzo proposto delle tessere edificio e bonus.
Ci aggiungiamo poi che il livello di difficoltà complessivo rimane (di pochi centesimi) sotto al 3/5 e otteniamo un buon prodotto, che tutti i fan dell’autore conservano nella propria collezione, anche se non il più esemplificativo della sua produzione.
Sempre in questo periodo esce poi un titolo che rappresenta, alla grande, il ritorno di Rosenberg nel settore dei family, ovvero Patchwork.
Si tratta qui di un gioco dalle regole semplici (è un 8+ da giocare in meno di 30′, per 2 giocatori, con livello di difficoltà sotto al 1,70/5), il quale implementa al suo interno le logiche tipiche del buon vecchio Tetris, con una manata di simpatici polimini da incastrare tra loro per dar vita al classico tessuto multicolore che dà il nome al gioco.
Il successo è planetario (tanto che il gioco è tuttora in catalogo), spingendo l’autore, negli anni seguenti, come vedremo, ad aprire un proprio filone di giochi alla Tetris, con alterni successi. Il capostipite, comunque, resta nel novero dei masterpiece del buon Uwe, per cui rinvio alla recensione per approfondire.
Fields of Arle chiude, quindi, il poker di titoli che ricordo in questa mia sintesi, rappresentando una nuova prova d’autore del buon vecchio Uwe nell’amato campo del gestione azioni e risorse. Le idee che trovavamo in Agricola e Caverna le ritroviamo tutte qui, con un tabellone sterminato che propone una grande varietà di azioni, il tutto proposto per il gioco a 2 (solo nel 2017 una espansione lo amplierà sino a 3 giocanti). La difficoltà cresce, arrivando a 3,90/5 e il tempo a partita viaggia sul paio d’ore.
Bello, anche se (cosa che caratterizzerà da ora in poi gran parte della produzione di Uwe) non troppo innovativo. Qui il link a un video di approfondimento.
NON TUTTE LE CIAMBELLE RIESCONO COL BUCO: HENGIST
Come da titolo, non sempre il nome sulla scatola rappresenta una garanzia di successo e questo principio è confermato dall’uscita, nel 2015, dopo un biennio di ottimi titoli, di Hengist. Il gioco, sempre per 2 giocatori e di difficoltà contenuta, è acquistato da molti a scatola chiusa, sperando di trovare un sostituto per Patchwork, finendo però, dopo essere passato sul tavolo, anche nel camino di molti. La sensazione è quella di un’uscita affrettata, tanto che segue, dopo le prime critiche, un regolamento modificato, ma il voto degli utenti di BGG è impietoso, con un 4,9 che rappresenta uno dei punteggi più bassi nell’intera ludografia dell’autore. La cosa più bellina che ricordo di esso è la barchina che vedete nell’immagine … 😉
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| Hengist |
2016: ODINO E COTTAGE GARDEN
Il 2016 è l’anno del Tetris, vedendo l’uscita per il settore cinghiali di La Festa per Odino e per quello family di Cottage Garden.
Il primo rappresenta l’incrocio tra le meccaniche di gestione azioni e risorse tipiche dei titoli della classe di Agricola e Caverna con quelle del Tetris, visto che lo sfogo della creazione delle classiche filiere produttive è quello di andare ad acquisire polimini da piazzare sulla propria plancia personale.
Agli occhi di molti un ennesimo capolavoro, a quelli di altri un grosso punto interrogativo.
All’epoca cercai di dare atto di entrambi gli orientamenti con una recensione sdoppiata e schizofrenica, alla quale vi rinvio per approfondire.
In ogni caso il titolo resse il passaggio del tempo, tanto da conservare a oggi un 8,2 di voto medio e la prima posizione nel ranking dei titoli del Nostro Autore, per cui il rinvio alla recensione diventa d’obbligo.
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| La Festa per Odino |
Di Cottage Garden, invece, che posso dirvi? Nasce come un tentativo di proporre una sorta di versione fruibile anche fino a 4 giocatori del successone Patchwork, ma le modifiche introdotte in realtà non convincono troppo, così come deludenti sono pure le scelte grafiche.
Alla fine il gioco gira, perché le logiche di base sono quelle che avevano decretato il successo del predecessore, ma il pubblico non ne è altrettanto affascinato, preferendo il capostipite. Il voto su BGG è 6,9 e personalmente, dopo averlo provato alcune volte, non lo acquistai nemmeno …
Qui la nostra recensione per chi volesse approfondire.
2017: NUSFJORD E INDIAN SUMMER
Anche nel 2017 Rosenberg insiste con la sua politica di due uscite, una dedicata al settore dei giochi di peso e una a quelli per famiglie.
Il primo è Nusfjord, titolo che si inserisce nella medesima logica del selezione azioni e gestione risorse che ha fatto la fortuna di Uwe, proponendo sullo sfondo l’interessantissimo tema dello sfruttamento della pesca in un villaggio del nord della Norvegia.
Visivamente e come livello di difficoltà il tutto ricorda Glass Road e il riscontro di pubblico è infatti più che adeguato, anche se il gioco non riesce a imporsi come ai tempi d’oro. Qui, comunque, ne trovate la nostra recensione.
Indian Summer, invece, soffre molto del fatto di rappresentare un ennesima escursione dell’autore nel campo del Tetris per famiglie e di essere il successore di Cottage Garden.
Il gioco, in realtà, propone un paio di idee abbastanza fresche, ovvero quella di stimolare una sorta di corsa tra i giocatori per completare il prima possibile il proprio puzzle e la presenza, nei polimini, di appositi buchi da collocare in modo tale da far rimanere visibili le caselle bonus sottostanti.
Io lo apprezzai parecchio (qui la mia recensione), ma altrettanto non fecero i miei compagni di gioco e il pubblico, tanto che il gioco tutt’oggi gode di uno striminzito 6,8 su BGG, sotto di poco al predecessore Cottage Garden che ai miei occhi è invece assai inferiore rispetto a esso …
2018: SPRING MEADOW E REYKHOLT
Il 2018, in sostanza, possiamo anche quasi saltarlo, perché i due titoli usciti sollevarono davvero poco entusiasmo. Il primo, Spring Meadow, chiude la trilogia del Tetris per famiglie e, pur apprezzato in senso generale, risentì pesantemente di essere l’ennesimo titolo della serie. Il secondo, Reykholt, vede ancora scendere il livello di difficoltà, rappresentando una sorta di discesa nel peso medio leggero delle meccaniche tipiche del Nostro. Il pubblico, però, lo vide come una sorta di né carne né pesce e lo lasciò in larga parte sugli scaffali … Significativo è che sul blog non abbiamo recensione di nessuno dei due …
2019: NOVA LUNA, SECOND CHANCE, ROBIN OF LOCKSLEY
Eccomi, finalmente, all’epilogo del mio elenco, con le uscite dello scorso anno. La prima, Nova Luna, è la reimplementazione di Habitats di Cornè van Moorsel, un interessante astrattino che mentre scrivo ho ordinato e per approfondire il quale, dunque, rinvio alla recensione proposta dal nostro astrattista. Proprio in questi giorni il titolo è entrato anche nella terna dei titoli che si giocheranno a breve il titolo di Spiel des Jahres, per cui siamo di fronte a un gioco che promette bene. Chiaramente, nella logica della nostra retrospettiva, devo annotare come si tratti di un gioco nel quale il Nostro ha messo mano solo come coautore della reimplementazione, rappresentando quindi un suo successo più come editore (in senso lato, dato che sono noti rapporti tra Uwe e il pub berlinese che ha fondato la Spielewiese) che come autore.
Second Chance, invece, è l’ennesima incursione di Uwe nel settore del Tetris, con una ulteriore semplificazione e applicando al tutto le logiche del pesca e scrivi. Il risultato è un gioco fresco, rapido e gradevolissimo, che forse ha quale unica pecca la longevità, ma qui riferisco solo un mio parere, visto che molti invece lo reputano un ottimo titolo. Qui ne trovate una recensione.
A chiudere cito poi Robin of Locksley, titolo del quale sentii parlare pochissimo nel pre-Essen. È un gioco semplice (1,89/5), per 2 giocatori, basato su collezione set e movimento su di una griglia.
IMPRESSIONI SULLA PRODUZIONE ROSENBERGHIANA … 🙂
Mi sono impelagato nello scrivere una retrospettiva su Rosenberg sapendo che avrebbe occupato, per due o tre settimane, uno slot fisso nell’elenco dei post in bozza e che avrebbe richiesto un enorme sforzo di sintesi.
Come avrete notato ho escluso del tutto dall’elenco le varie espansioni e anche molte delle reimplementazioni di grandi successi (ricordo per esempio la versione family di Agricola o il recente Patchwork Doodle, altra versione pesca e scrivi del predecessore), ma altrimenti in fondo all’elenco non ci arrivavo e comunque credo di aver citato abbastanza titoli già così, per fungere da partenza per chi voglia approfondire sul grande Uwe.
Nel tirare le somme, dopo aver tanto scritto, ho in mente due ordini di considerazioni, che mi appaiono un poco come le classiche due facce della stessa medaglia, come il Giano Bifronte dell’antichità.
La faccia più splendente è che reputo Rosenberg essere uno degli autori che ha maggiormente contribuito a sdoganare il gestione risorse dall’ambito, un poco di nicchia, nel quale si trovava, riuscendo a cogliere con il suo Agricola un successo epocale.
Ai suoi tempi, onestamente, non si parlava d’altro e che il protagonista di un paio di Essen Spiel fosse stato un gioco per esperti e non il classico family diede davvero una bella sensazione ai giocatori esperti.
Con il tempo, poi, Agricola è sceso gradualmente nelle classifiche di sempre, ma resta il suo valore assoluto quale storico spartiacque.
Nel contempo, sempre on the bright side, devo dire che la medesima abilità dimostrata con i giochi di peso il buon Uwe sembra averla, intatta, anche per i giochi per tutti, avendo ideato dei successi sempreverdi come Patchwork o Bohnanza e non solo, dimostrando una poliedricità non da poco.
Ultimo aspetto positivo da mettere in elenco è la sua capacità di affinare progressivamente, nelle sue ideazioni successive, i concetti a lui cari, per cui Agricola è stato rielaborato e ripulito, per esempio, in Caverna, che agli occhi di molti rappresenta il suo sostituto da tenere nella propria raccolta o potenziato e dotato di ancor maggior spessore in Fields of Arle o in La Festa per Odino e lo stesso vale, mutatis mutandis, anche per il filone Tetris, nel quale si può scegliere tra Patchwork e le sue semplificazioni (Second Chance, …) o approfondimenti (Indian Summer, …).
Sul lato opposto della medaglia abbiamo invece l’aspetto legato al progressivo esaurimento della portata innovativa dell’autore, che pare essersi, soprattutto negli ultimi anni, smorzata. Passato il biennio 2013-14, infatti, i titoli di spicco iniziano a essere pochi o comunque identificabili soggettivamente e di sovente il rapporto tra una delle sue novità e uno o più dei suoi titoli precedenti appare sin troppo stretto, ponendosi sempre più spesso il dubbio, agli occhi dei fan, se valga o meno la pena di acquistare l’ennesima iterazione delle stesse meccaniche. Questo concetto è risultato particolarmente avvertito nella trilogia del Tetris post-Patchwork, ma anche la produzione gestionale, fatta eccezione per Odino, è stata piuttosto stagnante nell’ultimo quinquennio.
Gradualmente, così, Rosenberg è passato dall’essere uno degli autori da tenere d’occhio senza se e senza ma ad ogni Essen, all’essere, oggi come oggi, del tutto o quasi uscito dal radar dei titoli da provare o prendere.
Personalmente, per esempio, ho del tutto tralasciato a ottobre 2019 di scrivere Robin tra le cose da vedere e Nova Luna compariva in quello dei titoli che avrei provato, ma che alla cieca non avrei comprato e solo grazie alla buona recensione di Valerio l’ho inserito in questo periodo nel carrello della spesa, così come lo scorso anno, dopo la mezza delusione di Nusfjord del 2017, di Reykholt non ho nemmeno voluto sentir parlare, approcciandomi a esso nella logica che “se meriterà e ne parleranno bene, sono pronto a ricredermi”, salvo che però poi di recensioni così entusiaste non ne ho lette … 😉
Per il 2020 ben 4 sono le uscite che trovo in elenco per Uwe: New York Zoo, che si presenta come la new entry nel filone Tetris, Fairy Trails, che si presenta come un family con tessere alla Carcassonne e logiche di costruzione reti, Sagani, del quale nulla so, e Hallertau, che si colloca nel novero dei gestionali di peso (con 18 punchboards e 330 carte tra i componenti …). Di esse al momento ho curiosità solo di sapere qualcosa di più dell’ultimo …
Quello che attendo, dunque, dal futuro, è sapere se il buon Uwe, che è solo cinquantenne o giù di lì, saprà nell’immediato futuro riprendere quota, riassaporando l’aria delle vette del mondo del game design. Ma forse sono io a essere severo? Cosa mi dite?
Cosa mi lascia l’aver scritto questo articolo?
Voglia di rigiocare a Glass Road e Patchwork, di riscoprire Ora et Labora e di provare Nova Luna che mi arriverà a breve … Almeno per me, quindi, l’obiettivo dell’articolo è raggiunto … 😉
LE CLASSIFICHE
Come d’abitudine eccoci arrivati allo specchietto conclusivo, con le classifiche degli utenti di BGG e la mia personale. Come sempre ricordo che lo spirito, nel proporvele, non è quello di appiccicare voti ai giochi (cosa contraria alla mia filosofia), ma di darvi una idea di cosa sia piaciuto a gruppi indistinti di persone e cosa a me 🙂
BGG
| Rank | Voto | ||
| 1 | La Festa per Odino | 23° | 8,2 |
| 2 | Caverna | 27° | 8 |
| 3 | Agricola | 29° | 8 |
| 4 | Le Havre | 44° | 7,9 |
| 5 | Fields of Arle | 53° | 8,1 |
| 6 | Patchwork | 74° | 7,7 |
| 7 | Ora et Labora | 125° | 7,7 |
| 8 | Glass Road | 246° | 7,5 |
| 9 | At the Gates of Loyang | 273° | 7,4 |
| 10 | Bohnanza | 434° | 7 |
Pinco 11 Tops
| 1 | Caverna |
| 2 | Patchwork |
| 3 | Agricola |
| 4 | Glass Road |
| 5 | Indian Summer |
| 6 | Fields of Arle |
| 7 | Bohnanza |
| 8 | At the Gates of Loyang |
Come al solito lascio a voi i commenti sul nostro Uwe. Cosa mi dite di lui?
È da considerare uno dei Grandi game designer o lo vedete meno di rilievo, in luce anche delle posizioni, buone ma non così alte come si poteva pensare a priori, occupate dai suoi titoli nel ranking di sempre di BGG?
Qual è la vostra classifica personale della sue uscite?
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