Fabio (Pinco11)
APPLEJACK – RECENSIONE
Esordisco dicendovi che Applejack è il nome di una acquavite di mele prodotta negli States, che prende il nome dal ‘jacking’, che è un processo di congelamento del sidro fermentato e dalle mele (apple) che ne costituiscono ingrediente principale. Questa (e non l’omonimo Little Pony) è quindi l’ambientazione prescelta per l’omonimo ultima creazione del buon Uwe (Rosenberg), edita dalla The Game Builders, neonata etichetta tedesca, per 1-4 giocatori, 30′-60′ a partita, 8+
Siamo di fronte ad un puzzle game, di quelli che vanno tanto di moda in questo periodo, indirizzato verso un pubblico decisamente familiare e dalle meccaniche piuttosto immediate da comprendere, già alla prima partita.

APPLEJACK IN POCO
Si predispone al centro del tavolo una ‘offerta’ di tessere da prelevare, ponendo su ciascun lato di un ettagono due tesserine. Ciascuna di esse raffigura un numero variabile di mele di diversi colori (tipi) e/o dei fiori. Un dado, che funge da segnalino, viene posto su di un vertice dell’ettagono.
Ogni giocatore riceve poi la propria scheda, che riproduce una griglia esagonata nella quale troveranno posto 19 di queste tesserine.
Semplice poi è il flusso del gioco, visto che al proprio turno il giocatore prende dall’offerta la tessera da prelevare e piazzare, potendo scegliere tra quelle presenti sui due lati adiacenti al vertice sul quale è presente il segnalino. Per piazzare si paga il costo della tessera (in gettoni – miele), potendo ottenere subito dopo un guadagno se si fanno combaciare appositi simboli ‘miele’ sui lati delle tessere adiacenti.
Scopo del gioco è quello di creare catene di tessere collegate con mele dello stesso tipo. Nel corso della partita si ottengono punti per vari raccolti di mele / fiori ed a fine partita c’è un calcolotto finale. Qui il link al sito dell’editore per maggiori info (e qui al manuale inglese).

COME SI PRESENTA
I materiali qui sono piuttosto essenziali, in quanto abbiamo un centinaio di tessere esagonate, qualche plancia, una manciata di gettoni (di cartone) miele ed un dadino, però devo dire che sul tavolo il tutto la sua presenza la fa e la grafica è stata curata per rendere i vari tipi di mele ben distinguibili a colpo d’occhio.
Sembra una banalità, ma diversi puzzle game sono stati rovinati proprio da una realizzazione poco felice sotto questo aspetto, per cui mi ritrovo a segnalare come un ‘plus’ il fatto di aver fatto un buon lavoro grafico.
Per il resto tutto è classicamente ‘adeguato allo scopo’, senza particolari voli pindarici anche, immagino, per tenere il costo contenuto (siamo nella fascia sino a 35 euro, salvo costi d’importazione).
L’ambientazione, infine, è di quelle appiccicate (potevano metterci anche dei fiori o delle marche di birra …), ma i disegni sono ispirati.

COME GIRA APPLEJACK
La premessa è che siamo di fronte ad un titolo indirizzato apertamente verso un pubblico ampio, come attesta l’8+ sulla scatola e le meccaniche sono quelle di un puzzle game sul facile, senza tante sottoregole o strani bonus.
Qui l’unica cosa che si vuole fare è creare delle catene di mele dello stesso tipo connesse tra loro, facendo attenzione a dar vita ai giusti incroci, per coinvolgere più tipi possibili. Non ci sono carte obiettivo, condizioni speciali o eventi, per cui il gioco, nella sua semplicità, è quello e basta.
Detto questo, una volta capito che siamo di fronte ad un piatto ‘semplice’, il riferimento a qualcosa tipo una pizza margherita può essere calzante, sotto il profilo culinario, perchè gli ingredienti sono gli stessi in tutte le pizzerie, ma almeno 3 su 4 preferireste non mangiarle. Questa, per intenderci, è una delle pizze ben fatte, perchè nella sua immediatezza il gioco funziona e lo fa sin da subito.
E’ vero che si devono costruire catene, ma nel contempo ogni tessera che si preleva ha un suo costo e se per giocare si deve solo fare attenzione a non spendere troppo nei primi turni, per dominare si deve fare un bella attenzione a ciò che si preleva ed ogni tessera ha un suo bel peso specifico.

POCHE FONTI DI PUNTEGGIO, MA TUTTE IMPORTANTI
E’ chiaro che i giocatori alle prime armi cercheranno di concentrarsi su 1-2 tipi di mele, ma quelli più esperti comprenderanno ben presto come sia importante anche diversificare, visto che a fine partita si ottiene un bel bonus crescente a seconda di quanti dei sette tipi di mele si sono concatenati (con almeno 4 pezzi contigui).
Parimenti se il costo delle tessere all’inizio pare quasi casuale, mano a mano si comprende come esso sia legato non solo al numero di mele raffigurate, ma anche ai simboli ‘alveare’ con numeri che sono posti sui lati delle tessere. Facendo combaciare quelli presenti sulla tessera piazzata con quelli confinanti si ottengono infatti nuovi punti miele ed una possibile strategia è proprio quella di puntare molto anche su questo ‘minigioco’ per guadagnare monete miele (che a fine partita valgono punti).
Nel contempo, poi, tra un turno e l’altro spesso (come indicato sul tabellone) hanno luogo distribuzioni di altri punti miele, legati sempre a quanto lunghe sono le catene sino a quel momento ottenute di certi tipi di mele ed un paio di volte a partita sono premiati i fiori.
Quello che voglio far capire è che Applejack è il classico gioco che parte semplice semplice e come tale può essere giocato, ma che consente anche un approccio un poco più impegnato, dando soddisfazione pure i gamer che, seduti al tavolo, vogliono trarre dei risultati dal loro impegno di riflessione.

ELEMENTI VARI DI VALUTAZIONE DI APPLEJACK
Avrete capito che il gioco mi è piaciuto e che ha a mio avviso quel tot necessario per distinguersi nell’attuale mare magnum dei puzzle game. Semplice, ma non banale. Rapido ma non superficiale.
Nel contempo è ovvio che deve essere il tipo di gioco che state cercando, perchè se volete un nuovo Calico o se già Cascadia vi sembra facile, non sarà certo Applejack la vostra ‘cup ot tea‘.
Paragoni? Direi una vigorosa spruzzata di Patchwork (i punti miele assomigliano ai bottoni ed anche il percorso interno all’ettagono ricorda quello delle pezze di stoffa), assieme a pizzichi di Nova Luna (per le catene).
Sulla scalabilità direi che le due plance double face aiutano a rendere uguale l’esperienza di gioco, anche se personalmente per questi titoli preferisco la versione a due, per rapidità e controllo.
L’alea è presente, perchè se al momento chiave la combinazione giusta di mele non esce, siete del gatto, ma il 90% del gioco è controllabilissimo.
La rigiocabilità è buona, ma chiaramente se vi mettete a giocarci venti partite a settimana potrebbe venirvi a noia presto, anche se il suo il gioco lo avrà fatto comunque 🙂
Interazione? Direi mooolto indiretta e ci siamo capiti..

CONCLUSIONI
Applejack è un buon puzzle game introduttivo per famiglie, sufficientemente rapido e semplice nel suo impianto, ma non questo banale, in quanto dotato di quel tot di spessore che lo rende intrigante. Un buon Uwe, quindi, da tenere in considerazione non solo per gli amanti del geniaccio della terra di Goethe.
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