scritto da Fabio (Pinco11)
Mi sono reso conto di aver scritto l’ultima retrospettiva oramai diversi anni fa, dedicandola a quello che era, allora, il mio autore preferito, ovvero Stefan Feld, per cui, nel periodo di riposo forzato da emergenza sanitaria, mi è venuta l’ispirazione di dedicarne uno al nuovo astro del firmamento dei game designer, ovvero Alexander Pfister.
Nell’arco di pochi anni è passato dal più totale anonimato ad essere, ragionevolmente, l’autore più di spicco del periodo, riuscendo a raccogliere, nell’arco di un biennio, quei premi che normalmente un autore di giochi, una volta, impiegava una intera carriera a collezionare.
Per ora sono circa una quarantina le uscite registrate a suo nome su BGG, per cui ho pensato di far bene a muovermi a scrivere questo articolo, prima che diventino abbastanza da non riuscire più a cavarmela 😉
GLI ESORDI (2010-2012)
Austriaco, vede pubblicato il suo primo titolo nel 2008, il secondo nel 2010 ed il terzo nel 2011 ma, onestamente, all’epoca nessuno se lo filava nemmeno di striscio.
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| Immagine tratta da BGG (di Willy Mertens) |
I giochi in questione infatti sono rappresentati da Freibeuter der Karibik, un gioco (2008) destinato ad essere utilizzato con la game console Yvio, titolo passato sotto silenzio totale, così come la game console in questione, raccogliendo la bruttezza di meno di 70 voti su BGG ; Mines of Zavandor (2010), a base di aste e commercio, terzo titolo della serie legata a quell’ambientazione, che se non altro è segnato come posseduto da 1800 utenti della piattaforma BGG, ottenendo però a sua volta un poco soddisfacente 6.6 di voto medio ed una miniespansione e lo sconosciuto Meins! del 2012, edito dalla Amigo, ideato assieme ad Andreas Pelikan, che gode di un bel 5.3 di voto medio.
Insomma, fino al 2013, un schifezza.
IL PRIMO SUCCESSO
Il titolo che fece notare, per la prima volta, il nostro Alexander fu così, nel 2013, Handler der Karibik, titolo uscito assolutamente sottotraccia, in quanto edito dal Museo Austriaco del Gioco da Tavolo (non provo nemmeno a scriverlo nella dizione in lingua originale …) e stampato in un numero contenuto di copie.
A suo tempo lo acquistai ad Essen e nel nostro gruppo piacque assai, rappresentando un intelligente e per certi aspetti innovativo approccio alla logica del push your luck (tenta la fortuna), nel quale i giocatori sono chiamati a rischiare nel girare più carte per poter raccogliere un bottino crescente. L’accorgimento utile a farlo emergere è stato rappresentato dall’aver introdotto, in un tipo di gioco che di solito era proposto come monomeccanica (pensiamo al nostro sette e mezzo), la presenza di personaggi, acquistabili in corso di partita, utili ad incidere sulle nostre capacità ed attitudini.
In sostanza un push your luck ibridato con elementi, basici ed elementari, di gestionalità.
Fu un successone (
qui ne trovate una recensione), tanto che l’anno seguente la licenza fu raccolta dalla
Pegasus, che lo pubblicò sotto il nome di
Port Royal, facendolo seguire poi da reimplementazioni e pacchetti aggiuntivi (
gambler promo card, Just one more contract, Unterwegs, The Adventure Begins).
IL 2015 – LA CONSACRAZIONE
L’anno in questione rappresenta, appunto, la consacrazione dell’autore quale game designer di spicco, in quanto, tutto in un anno, escono, con il suo nome sopra: Oh My Goods, Mombasa, Isle of Skye e Broom Service
Oh My Goods. Rappresenta il suo ritorno nel formato tascabile che gli aveva dato il successo, sempre con il Museo Austriaco, ma stavolta, a conferma del fatto che oramai era stato notato dall’editoria, il gioco esce subito anche prodotto dalla ben più nota Lookout Games. Stavolta il gioco rappresenta una vera e propria prova d’artista, in quanto siamo di fronte ad un vero e proprio gestionale a tutto tondo, liofilizzato in un mazzetto di carte, senza fronzoli e componenti addizionali.
Abbiamo qui, infatti, la costruzione di una vera e propria filiera produttiva ed il tutto gira senza necessità di cubetti o simili. Non ce lo lasciamo scappare (
qui ne trovate una recensione) noi, ma neanche il grande pubblico, tanto che i gioco viene edito da 13 diverse case in giro per il mondo (da noi lo aveva preso la
Uplay ed ora è ristampato a cura della
Asmodee).
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| Newdale |
E’ poi seguito, come era accaduto per Handler der Karibik, da diverse reimplementazioni e pacchetti aggiuntivi, uscendo Longsdale in Revolt, Escape to Canyon Brook, Tybor the Builder e Tybor: at the King behest. Giusto lo scorso anno, infine, le sue meccaniche sono trasposte, dotandolo di una modalità campagna completa, nel gioco in scatola (intendo dire dotandolo di componenti tradizionali e quindi di segnalini e plance) Expedition to Newdale.
Di quest’ultimo
trovate qui la mia recensione: la scatola rappresenta un vero
must per chi abbia seguito l’autore nella
saga, mentre scompare in essa la brillantezza , ovvero l’idea di liofilizzare in poche carte un gestionale, che aveva contraddistinto la prima uscita.
Mombasa, invece, è il primo gioco che ci ha fatto capire come nell’animo del buon
Alexander non ci fossero solo giochi per famiglie o comunque cose di una difficoltà contenuta. La complessità, infatti, che si assestava (secondo gli utenti di BGG) per
Handler su di un rassicurante 1,84 su base da 1 a 5 ed in 2.29 per
Oh My Goods, schizza improvvisamente a 3.91 con
Mombasa.
Vero cinghialetto, propone una miscela tra controllo territorio (con una mappa divisa in regioni, come il Risiko di una volta), costruzione del proprio mazzo di carte, maggioranze, necessità di pianificare sequenze di azioni e chi più ne ha più ne metta.
Lo notiamo anche stavolta in tanti (
qui trovate la mia recensione del gennaio 2016), tanto che anche qui all’elenco degli editori ne troviamo 13 in giro per il mondo, al voto medio stiamo a 7.9 e lo troviamo tuttoggi nella top 100 di sempre di BGG alla posizione 65. Nominato o raccomandato in diversi premi, vince, tra gli altri, il prestigioso
International Games Award.
Pochi mesi prima, assieme ad Andreas Pelikan, reimplementa il vecchio Witch’s Brew, ottenendo Broom Service, edito da Alea – Ravensburger e conquista, grazie ad esso lo Spiel des Jahres nella versione per esperti (Kennerspiel). Siamo qui di fronte ad un Pick and delivery classicheggiante (raccogli cose e muovile sulla mappa), che onestamente non mi colpì più di tanto (qui ne trovate la nostra recensione), ma anche qui evidentemente il nostro astro emergente colpì.
Passa poco ed anche il Kennerspiel 2016 è a suo appannaggio, con Isle of Skye, una sorta di reimplementazione delle logiche alla base di Carcassonne, ma arricchita da meccaniche di asta che donano al tutto un livello di interazione e di spessore che i fan del predecessore ragionevolmente ricercavano (qui la recensione sul blog). Altro successo mondiale (16 editori) e raccolta di premi vari.
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| Great Western Trail |
IL 2016

Oltre ad alcuni pacchetti aggiuntivi e reimplementazioni (come
Il gioco di carte di Broom Service), il 2016 è l’anno di quello che è considerato da molti come il
masterpiece dell’autore, ovvero
Great Western Trail.
Siamo ancora di fronte, dopo Mombasa, ad un bel cinghialotto (3.69 su 5 di difficoltà), per 2-4 giocatori, con tempo a partita da 75 a 150 minuti.
Un bel tabellone centrale, sul quale è proposta una sorta di percorso a caselle, che i più ingenui possono scambiare, ad inizio partita, per un gioco dell’oca, ma una volta viste le manciate di tessere edificio che ci si possono costruire sopra, il mazzo di carte mandria che si possono e devono acquistare , la plancia personale ricca di miglioramenti sbloccabili in corso di partita, direi che al tavolo restano solo i veri appassionati del gioco di panza, quello di sostanza.
Tuttora alla posizione 10 della classifica di sempre dei giochi da tavolo su BGG , con un simpatico 8.3 di voto medio, è onestamente, oggi come oggi,
uno dei migliori titoli gestionali di sempre ed uno dei miei personali favoriti (
qui la mia recensione) tanto da averlo inserito anche, ovviamente tra i giochi di difficoltà
avanzata, pure nella
mia guida ai giochi da tavolo moderni.
2017
E’ un anno di transizione, nel senso che in pratica di suo escono solo espansioni e roba aggiuntiva per i titoli già usciti, con unica novità rappresentata da
Gier, un giochino di carte un peletto insipido (6.1 di voto medio), che comunque recensisco (
qui il link), in omaggio alla mia sequela all’autore.
Se mi chiedete che fine ha fatto, vi rispondo però che non ne ho idea, avendolo probabilmente dato via in qualche mercatino, senza pensarci due volte …
2018
Ci avviciniamo ad ampie falcate ai giorni nostri ed eccoci qui a parlare di uno dei titoli più controversi del
geniaccio, ovvero
Blackout: Hong Kong. Rinvio i più curiosi alla mia recensione (
che trovate cliccando qui), limitandomi qui a pochi cenni.
Ecco il terzo cinghiale dell’autore, che esce preceduto, per i fan reduci da Mombasa e Great Western, da un notevole hype e che reca, sin dai primi comunicati, le stimmate della santità, proponendo ancora un 75-150 alla tempistica di gioco, andando così controcorrente rispetto alla massa, vista la tendenza ad accorciare tipica del periodo.
Anche stavolta numerose sono le meccaniche, tra le quali si annoverano ancora la costruzione del proprio mazzo di carte (operatori), la costruzione di reti, spruzzi di maggioranze, dadi e così via. Il peso specifico su un bel 3.50 di 5 ed il voto medio ottenuto è di 7.6, ma il gioco, stavolta, non riesce a fare davvero breccia, in larga parte, a detta di molti, in quanto penalizzato da una realizzazione, dal punto di vista grafico – di componentistica, onestamente poco condivisibile.
Le tinte nere utilizzate ovunque, infatti, rendono onore al tema prescelto, che è quello di un immenso blackout sviluppatosi nella città asiatica, ma nel contempo impattano negativamente sulla leggibilità e nel contempo si inizia ad esaurire la spinta innovativa dell’autore, cominciando i suo seguaci a percepire nel gioco le note distintive dei due predecessori, che molti, alla fine della giornata, si trovano ancora a preferire.
Bello, ben fatto, ma un gradino più in basso nella mia personale classifica, rispetto a Great Western e Mombasa .
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| Blackout |
2019
Eccoci, quindi, arrivati ai giorni nostri, con le ultime tre uscite del nostro Alexander, ovvero Wurfel – WG, Expedition to Newdale e Maracaibo.
Del primo so onestamente solo che è un gioco a base di dadi distribuito praticamente solo in Germania: memore di Gier, passo e non approfondisco.
Del secondo ho già brevemente accennato parlando di Oh My Goods, del quale rappresenta la versione extralarge e deluxe. Graditissimo da alcuni, che ne hanno apprezzato la versione campagna che propone, al mio personale tavolo non ha suscitato poi un gran entusiasmo , raccogliendo su BGG comunque un rispettabilissimo 7.6 di voto medio, che è conferma della sua solidità, ma che nulla di realmente nuovo propone sotto il sole. Lo inserisco tra le cose da scambiare e passo quindi alla sua vera novità dell’anno, ovvero Maracaibo.
8.3 al momento di voto medio. Difficoltà 3.9 su base 5. 30-120 minuti a partita. Ecco quindi il nuovo cinghiale dell’autore (
ed ecco qui la mia recensione).
Bel gioco, finalmente, dopo un paio d’anni di attese e polemiche, con un ritorno di Pfister alla idea della costruzione di un percorso di caselle che avevamo visto in Great Western. Stavolta l’idea è stata ibridata, inserendoci idee prese dagli altri suoi cinghiali, per cui riecco la plancia con abilità speciali ed i percorsi multipli nei quali progredire, ma anche e soprattutto un gran numero di personaggi, sviluppando qui pienamente le idee abbozzate in Black Out, dove la caratterizzazione dei collaboratori era minimale, mentre qui le carte ci portano una specie di storia (collochiamo gente in giro per i Caraibi, contando nel corso del gioco sull’aiuto di contrabbandieri, soldati, costruendo porti e così via) e ci aiutano a crescere nel corso della partita.
I riscontri del gioco sono generalmente positivi (a breve dovrebbe uscirne anche l’edizione italiana, curata da Uplay.it, avendo avuto successo il P200 di finanziamento) ed infatti il voto medio sale oltre l’otto, anche se qualche voce inizia a criticare la mancanza di innovazione rispetto alle precedenti uscite.
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| Maracaibo |
LE CLASSIFICHE
Eccomi ora qui a proporre le classifiche dei titoli ideati dall’autore, ovvero sia quella di BGG che la mia personale. Preciso che lo scopo qui non è quello di valutare e pesare i singoli titoli, ma di proporre uno spunto per le proprie ricerche ai lettori che magari vogliano approfondire. I voti ed i ranking, in particolare, portano a curiose combinazioni, con titoli con un voto più basso che stanno più in alto (grazie ai particolari algoritmi utilizzati dal sito
amerrricano).
BGG
Eccovi la top 10 delle uscite, secondo gli utenti di BGG …
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Voto |
Rank |
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| 1 |
Great Western Trail |
8,3 |
10 |
| 2 |
Mombasa |
7,9 |
64 |
| 3 |
Isle of Skye |
7,4 |
172 |
| 4 |
Maracaibo |
8,3 |
247 |
| 5 |
Port Royale |
7,1 |
434 |
| 6 |
Broom Service |
7,2 |
452 |
| 7 |
Blackout Hong Kong |
7,6 |
546 |
| 8 |
Oh My Goods |
7 |
622 |
| 9 |
Tybor the builder |
7 |
2129 |
| 10 |
Mines of Zavandor |
6,6 |
2547 |
PINCO11
Mi limito sono a segnalare i titoli per me più meritevoli, nell’ordine con i quali sceglierei di metterli sul tavolo stasera .. ;
1. Great Western Trail
2. Maracaibo
3. Port Royale
4. Mombasa
5. Blackout Hong Kong
TIRIAMO LE SOMME
Alexander Pfister, per quanto sia sulla scena internazionale solo da alcuni anni, è stato in grado di imporsi rapidamente, conquistando, tra il 2015 ed il 2016, riconoscimenti a catena.
La sua abilità è stata quella di riuscire ad essere efficace proponendo titoli appartenenti a diversi ambiti, partendo dai giochi per tutti (
Port Royale), passando per quelli rivolti alle famiglie già abituate ai
boardgame ed ai
poco più che occasionali (
Isle of Skye e Broom Service), per arrivare agli amanti del cinghiale (ovvero dei giochi più impegnativi), che ha deliziato con
Great Western ed altri.
Il suo animo poliedrico è uscito ed ora resta solo da capire quale coefficiente di innovazione abbia ancora nascosto nel suo cilindro magico.
Dopo il boom del 2016 qualcuno ha iniziato ad avanzare i primi dubbi al riguardo, anche se Maracaibo ed Hong Kong, in realtà, sono tutt’altro che da buttare, anche se non dotati di quel coefficiente di novità che ebbero Mombasa e Great Western.
Quali le sue meccaniche preferite?
Direi che le due cose che sembrano essergli congeniali sono rappresentate dal deck building, che è implementato in un modo personale e con una certa gradualità (non con furiosi prendi-metti-scarta) e dall’idea, che ha proposto per la prima volta in Great Western e poi rielaborato in Maracaibo, del percorso a caselle asservito alle logiche gestionali.

La costruzione del proprio mazzo di carte parte con Mombasa, dove esse sono impilate per produrre effetti e la stessa logica prosegue poi in Blackout, anche se con modifiche sostanziali, mentre in Great Western viene semplificata, imponendosi l’attenzione sulla costruzione di edifici.
L’idea che, comunque, mi risulta più simpatica, è quella di aver rielaborato l’idea del percorso a caselle, già tipico di gioco dell’oca e Monopoly, completando in un certo senso l’asservimento delle logiche tipici dei giochi di una volta alla gestionalità. I dadi erano stati già assorbiti da tempo, trasformandoli da dispensatori da alea in semplici randomizzatori della distribuzione di risorse, ma ancora non avevo visto, sino a Great Western, l’implementazione dei percorsi che avevano fatto la fortuna del Monopoli d’antan. La cosa, per altro, è talmente mascherata da non farci nemmeno caso.
Personalmente reputo i Pfister di peso quali ottimi compromessi tra la complessità di fondo tipica dei cinghiali e la fluidità tipica dei gestionali di peso medio e li consiglio quindi agli appassionati che vogliano compiere un salto nei titoli più impegnativi … 😉
Il 2020 potrebbe essere l’anno delle conferme o di un nuovo coniglio dal cappello …
E voi che ne dite?
E’ uno dei vostri preferiti o lo avete (più o meno colpevolmente) ignorato sino ad oggi ? 🙂