scritto da Fabio (Pinco11)
Ogni giocatore riceve quindi la propria scheda la quale, oltre ad alcune informazioni, contiene una griglia, la quale raffigura il blocco di stanze che si dovranno riempire durante la partita (è double face, con diverse combinazioni di stanze), le quali sono divise nei tre colori di base (giallo, rosso e blu). Ci sono quindi abbondanti tesserine di tali colori, che serviranno per simboleggiare che la stanza è stata resa disponibile (da un lato) e che è stata occupata (dall’altro).
Le regole (rinvio i più curiosi al manuale, limitandomi qui a brevi cenni) sono in realtà piuttosto semplici, almeno come idea generale, tanto che più di un amico, quando gli ho parlato del gioco, aveva pensato che fosse un entry level.
Per la grafica siamo sempre di fronte ad un qualcosa di soggettivo, ma non posso che definirla più che gradevole e validissima, come era del resto ragionevole pensare, una volta visto che la mano era quella di Franz Klemens, storico illustratore di Agricola ed a mio avviso uno dei migliori nella ritrattistica. Visto che ogni carta reca il disegno di un personaggio e stavolta le immagini sono sufficientemente grandi, direi che è un’ottima occasione per apprezzare l’estro grafico e la sensazione d’insieme della componentistica, grazie proprio a questo lavoro, diventa ottima o, mutuando un aggettivo suggeritomi dall’amico Sergio, “rilassante”.
Sui componenti per certi aspetti le cose sono state fatte ‘in grande’, nel senso che onestamente delle due plance centrali almeno una poteva essere eliminata e la seconda ridotta (bastava lasciare i segni di dove collocare, sotto o sopra, le carte ed i dadi) così come le carte sono di dimensione generosa (potevano anche metterle più piccole, visto che non hanno testo – salvo il piccolissino nome di ogni aiutante), mentre una piccola nota di demerito va per la scelta di adottare, quali merci, i cubetti, che oramai sono un attimino demodè e sono sostituiti, nelle produzioni più attente, da oggettini in legno raffiguranti la merce in questione.
Grazie al comparto grafico la valutazione del gioco sul tavolo resta buona, ma con qualche piccolo tocco extra, la presentazione ne avrebbe beneficiato.
Bene, arriviamo ora al fulcro, ossia a come il gioco gira e la prima sensazione che voglio trasmettere è che lo fa ottimamente, essendosi rivelato una piacevole sorpresa (ultimamente ne sto incontrando diverse e ne sono lieto).
Si parte infatti da un regolamento che si digerisce nel complesso abbastanza facilmente, tanto che alla prima partita ci siamo guardati in faccia ed alla seconda mossa abbiamo detto le classiche parole famose: “questo gioco gira liscio, troppo liscio … forse mi sono perso qualcosa … ma in poco più di mezz’ora abbiamo finito …”.
Che ci abbiamo poi messo due ore in una partita a due lo avrete immaginato, vero?
Il fatto che è qui, così come accade anche in La Granja (perché ci piace fare paralleli), solo una minima parte del gioco verte sullo svolgimento delle teoriche azioni principali, mentre la maggior parte del tempo la si passa a svolgere le azioni ‘opzionali’ e/o ad attivare gli effetti delle carte.
Propongo un piccolo esempio di un semi-turno di gioco per dare l’idea.
Sta a me e per prima cosa scelgo una carta ospite e la metto nel bar assieme ad un’altro paio che ho già. Siccome avevo in cucina due cubetti neri ed uno marrone (oppsss, volevo dire del caffè e dell’ottimo strudel appena preparati), pago un soldo e li consegno subito ai due ospiti. Facendolo ottengo le ricompense immediate che riconoscono e grazie ad una di esse prendo un’altra carta ospite.
Quindi passo ad inserire i due ospiti che ho soddisfatto nelle loro camere e, siccome nel farlo completo un’area dell’albergo, ottengo subito 10 monete (è una delle ricompense che si possono ottenere: a seconda del colore dell’area di stanze completata ottengo soldi, punti vittoria o punti ‘imperatore’).
Ora passo a svolgere la mia azione principale e prendo un dado da 2: siccome ce ne sono 3, pago un soldo extra ed ottengo ben 4 cubetti (oppssss, che sbadato, volevo dire due bottiglie di vino e due bricchi di caffè), che, guarda caso, è proprio ciò che i due ospiti che ho ora al bar desiderano. Completo quindi i loro ordini e passo all’incasso: il primo mi consente di aprire nuove stanze, cosa che faccio, potendo così ospitare anche l’ultimo cliente il quale mi consente di giocare delle carte aiutante, che posso pagare grazie ai soldi incassati prima. Esse mi riconoscono ulteriori bonus …
Sopra ho solo riprodotto quello che può essere tranquillamente l’esito di un buon turno di gioco, o meglio di mezzo turno, perché in ognuno dei sette turni si prelevano (uno alla volta, alternandosi) due dadi, svolgendo di conseguenza la relativa azione principale e poi ‘lavorandoci intorno’ per completare il tutto.
È chiaro che a turni come quello proposto se ne alternano altri di ‘preparazione’, ma il succo è che il bello del gioco sta proprio in tutta questa esclation di contratti ed obiettivi da perseguire e di ricompense intermedie da ottenere, grazie alle quali si possono perseguire altri obiettivi e così via.
Qui troviamo la spiegazione al fraintendimento iniziale, quello che ci aveva portato a pensarlo come un entry level poco più che familiare. In superficie il grosso del gioco sembrerebbe vertere sull’ottenere punti immediati semplicemente soddisfacendo i contratti proposti dagli ospiti ed invece ci si accorge che il vero motore sta nello scegliere i clienti non tanto sulla base dei punti, quanto piuttosto degli effetti che producono quando sono soddisfatti, in modo diretto (ossia per ciò che c’è sulla carta) o indiretto (perché consentono di completare una certa sezione dell’albergo, facendo scattare i relativi bonus).
Subito dopo si riscontra come la lotta per completare per primi gli obiettivi a lungo termine (ce ne sono tre per partita presenti) sia importante, perché grazie ad essi si può scavare un piccolo fossato e nel contempo si deve capire quante risorse si possano sacrificare per migliorare la propria capacità ‘produttiva’ grazie all’uso di carte aiutanti, che costano tempi di gioco e denaro, ma che alla lunga possono risultare devastanti.
Il bello del gioco sta quindi nella presenza di diversi livelli e nella varietà di cose da fare, perché si deve cercare di soddisfare i clienti, di aprire e riempire le stanze d’albergo sfruttando il minigioco legato ai colori delle stanze stesse, di concorrere con gli altri nel perseguire le carte obiettivo ed infine nel salire nell’anomala scala ‘imperiale’, che a sua volta riconosce bonus o malus ogni tot turni.
Ogni turno diventa così, con una sensazione che mi ricorda quella di Bruges o di Crecy, una sorta di piccolo puzzle, ovvero ci si deve ingegnare per capire come si possa sfruttare al meglio ciò che in quel momento ci è messo di fronte e probabilmente la complessità può essere anche superiore a quella dei due titoli che ho citato.
Possibili controindicazioni?
Beh, è ovvio che ci possano essere, come in ogni cosa. In parte infatti, cosa che dipende da ciò che cercate personalmente, i contro possono essere legati al basso livello di interazione che potrete percepire. Qui, come accennavo, ci saranno diversi che gradiranno il fatto che non ci siano modi per danneggiare direttamente gli avversari, ma il fatto che l’interazione consista soprattutto nel togliere i dadi agli altri e nella corsa ad essere i primi a completare gli obiettivi potrebbe non essere considerato sufficiente da quelli che richiedono la possibilità di sfogare la loro CPU speciale bastard inside.
Altro aspetto è poi quello legato al tempo di attesa, perché, primariamente nelle prime partite, quando si deve acquisire il meccanismo di gioco, ci si può trovare di fronte a tempi anche lunghi nei quali non si può in pratica fare quasi nulla. Giocando in quattro, per capirci, il primo prenderà il primo dado e poi dovrà attendere l’ottavo per giocare ancora (il turno è strutturato alla Catan, quindi ultimo a scegliere nel primo giro del turno sceglie per primo il secondo dado e viceversa) e la cosa può richiedere una certa pazienza, tenendo conto anche del fatto che, girando nel frattempo le carte ospite, sino a che no sta quasi a noi non c’è molto da pianificare …
Altro potenziale problema può essere quello del runaway leader, se qualcuno, più abile, prende il largo, perché semplicemente, una volta costruito un motore più efficiente (con tot aiutanti in gioco), poi non ci sono penalità da scontare per tenerlo in funzione.
Diverse di queste osservazioni sono però le classiche lamentele da gamer accanito, di quelli con le dita ingiallite dalle sigarette (è tutta una metafora, perché non fumo …) fumate pensando a cosa fare tra un turno e l’altro e la realtà è che il gioco gira nel complesso piuttosto bene e risulta intrigante il giusto.
Sulla scalabilità, comunque, avendo fatto ad oggi già cinque – sei partite in due, tendo a considerare quasi ottimale la versione di gioco in 2 o 3, limando grazie al giocatore (o due) in meno qualche tempo di gioco, cosicché mentre si riflette sul da farsi gli altri fanno il proprio turno in pace. Nel contempo poco davvero si perde con l’assenza del giocatore/i extra nell’ambito del flusso del gioco (se non forse un maggiore ricircolo delle carte).
Conclusioni
Grand Austria Hotel è risultato ai miei occhi un ottimo titolo e confermo dunque la valutazione positiva espressa dall’amico Faustoxx che me lo ha più volte additato come uno dei migliori titoli del raccolto di quest’anno (per ora concordo con lui, perché sto pensando se proporlo o meno nella prossima revisione dei top 100).
Partendo da un set di regole non troppo complesso, il gioco poi stimola una forte riflessione e ad ogni turno propone una sorta di puzzle da risolvere, cercando di massimizzare i risultati ottenibili con ciò che si ha a disposizione, il tutto perseguendo diversi tipi di obiettivi e di percorsi. Nel complesso, dunque, il target del gioco diventa rapidamente quello dei gamers.
Un titolo interessante, quindi, da tenere d’occhio e che su BGG, pur partito sottotraccia, gode ora di numerose valutazioni assai lusinghiere.
Il gioco è normalmente reperibile, per chi fosse interessato, anche nel Se ti va di sostenerci, puoi fare i tuoi acquisti su DungeonDice.it
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