Fabio (Pinco11)
EVERGREEN – RECENSIONE
Come il nome suggerisce, Evergreen è un titolo apertamente isprirato alla natura, che mette i giocatori nei panni di pianificatori nella astratta costruzione di un ecosistema a base alberi.
Ideato da Hjalmar Hach (King’s Dilemma, Photosynthesis, Dragon Castle, Railroad Ink) ed edito dalla Horrible Guild (di cui è parte integrante), Evergreen viene distribuito da Ghenos Games. Si tratta di un puzzle game che propone la sfida di piantare alberi e farli evolvere, collegandoli nel contempo tra loro per formare una ampia foresta e facendoli beneficiare al meglio della esposizione al sole.
Rivolto ad un pubblico abbastanza ampio, è quotato, come difficoltà percepita dagli utenti di BGG, a 2.09, quindi un pelo in più di un Cascadia (1,84) e poco meno di Calico (2.19).

EVERGREEN IN POCO
Ad inizio partita ognuno riceve una plancia in cartoncino spesso, la quale riproduce idealmente un mondo, diviso in sei zone di diverso colore (biomi), con una sessantina di caselle (distribuite a griglia) identificate da appositi incavi, destinati ad accogliere gli alberi (ed altri elementi.
L’idea è quella che ad ogni turno ciascun giocatore prelevi dall’offerta centrale una delle carte Bioma disponibili, eseguendo di conseguenza una azione di base (combinazioni di piantare germogli e/o far crescere alberi) nel tipo di terreno identificato dalla carta (o dove si vuole, limitando però l’azione ad 1 albero) ed attivando un potere bonus (indicato dal simbolo sulla carta), che a sua volta svaria tra piantare o far crescere alberi in vario modo, donare punti vittoria o collocare elementi di paesaggio come fiumi e cespugli, utili a vario titolo per far sviluppare il proprio mondo.

Per quattro volte, a cadenze prefissate, si attribuiscono punti vittoria sulla base della propria foresta più ampia (alberi connessi tra loro) e sulla base degli alberi ‘illuminati’ presenti (qui si sfrutta una meccanica già tipica di Phosyntesis, facendo ruotare, nel corso della partita, il sole).
A fine partita gli alberi più grandi ottenuti doneranno ulteriori punti sulla base di valori determinati dalle carte scartate in ogni turno.
I MATERIALI E LA FILOSOFIA DEL GIOCO
L’ambientazione prescelta è quella della natura ed è resa efficamente sia dalla grafica, molto curata e dotata di un proprio voluto stile, sia dalla scelta di fondo compiuta dall’editore di supportare l’associazione Trees for the Future, che supporta progetti tesi alla coltivazione responsabile e sostemibile di terreni, con focus sui paesi in via di sviluppo.
Le meccaniche sono sufficientemente a tema (si devono far crescere alberi, quindi ci siamo), anche se poi chiaramente giocando esce anche la natura astratta tipica dei puzzle game.
Quanto ai componenti tutto fa decisamente la sua figura sul tavolo, spiccando i pezzi in legno (alberi et similia) e le plance in cartoncino spesso, dotate di appositi efficaci incavi che evitano disastri.
Unica possibile nota negativa è che la bellezza delle illustrazioni delle carte può creare momenti di confusione tra alcuni colori nella prima partita ma ben presto ci si fa l’occhio, essendo presenti anche icone che risolvono ogni dubbio.

PREMESSE SUL GAMEPLAY
Il titolo contiene un palese richiamo ad una idea che stava dietro ad un altro titolo di successo ideato dal medesimo autore, ossia Phosynthesis, tuttavia sottolineo sin da subito che null’altro accomuna i due giochi, aldilà dell’idea della ‘rotazione’ del sole ed all’ambientazione legata agli alberi, essendo, quanto a meccaniche, due prodotti del tutto diversi.
Ciò detto l’abito di riferimento di Evergreen è quello tipico dei puzzle game, quindi la sfida proposta è quella di assemblare al meglio una foresta, collocando in modo attento e con pianificazione i pezzi (alberi, cespugli e fiumi) e curando la crescita degli alberi, che sono inizialmente piantati come germogli (marroni), per conoscere una evoluzione in alberi piccoli (verde chiaro) e grandi (verde scuro).
Le regole di base sono sufficientemente semplici, tuttavia siamo di fronte al classico titolo che è più facile capire giocandolo che ascoltando la spiegazione ed il coefficiente di difficoltà percepito ad esito dell’illustrazione complessiva delle regole è di una spanna più alto di quanto invece si colga ad esito della prima partita. Questo è frutto della necessità di spiegare nei dettagli gli effetti dei poteri, che alla fine consistono in variazioni delle azioni di base e/o in effetti facili da illustrare (cespugli, fiumi e punti) ed a far capire che l’azione di base si esegue nel terreno di cui alla carta prescelta, mentre il potere ha effetto dove si vuole. L’invito è quindi a rigiocarlo, dopo averne padroneggiato le logiche, per non rimanere con sensazioni errate sull’effettivo coefficiente di difficoltà complessivo (che resta, appunto, tra un Cascadia ed un Calico).

COME GIRA EVERGREEN
Il gioco, adeguatamente capito e rigiocato (ma già alla prima partita, per gli utenti meno occasionali), propone con chiarezza l’obiettivo di massimizzare i risultati ottenibili dovendo perseguire due finalità apparentemente non così facile da far collimare, ossia da una parte l’obiettivo di dar vita ad una foresta il più ampia possibile e dall’altra quello di piantare alberi nelle posizioni più idonee per garantire a ciascuno di essi di poter prendere la maggior luce nel corso dell’anno, tenendo conto che il sole ‘gira’ alla fine di ciascuna delle quattro stagioni (per chi ci ha giocato, è l’idea alla base di Photosyntesis, qui proposta in una forma essenziale e diretta).
COSE DA FARE
Da una parte, quindi, c’è la spinta ad ‘ammassare’ cose (ogni albero e cespuglio paga 1 PV ai conteggi intermedi) e dall’altra quella a ‘distanziarle’ idoneamente, per evitare che l’ombra di un albero impedisca di valorizzare quello dietro di lui e qui parte la prima riflessione.
Nel contempo si deve fare attenzione anche ai punti finali, che premiano gli alberi più grandi sviluppati e che dipendono fortemente dal valore che essi avranno a fine partita sulla base del bioma (tipo di terreno) sul quale sono piantati e legati alle carte che, non prelevate da nessuno a fine turno, vanno ad alimentarne il valore. Anche qui si avverte la necessità, come nei migliori puzzle game, di mediare tra l’esigenza di avere più scelte nel decidere la carta che si preleva (e quindi essere primi nell’ordine di turno) o di essere ultimi (avendo quindi solo due carte rimaste tra le quali selezionare la propra), potendo però incidere, in questo modo, sui valori degli alberoni a fine partita.
Le scelte si percepiscono e tutto, di conseguenza, restituisce il giusto livello di sfida e di riflessione, senza mai cadere nella ‘paralisi da analisi’, visto che le scelte restano sempre non esagerate.

PARAMETRI VARI
Sulla scalabilità direi che il gioco nel testa a testa diventa, dopo la prima partita, davvero rapidissimo, visto che si può riuscire tranquillamente a completare una partita in una mezz’oretta e questo lo rende davvero adatto per il gioco a due.
Il tre o quattro i tempi si allungano leggermente (ma capirete che un’ora alla fine è un tempo più che giusto), ma con ciò arriva anche un attimo più di varietà nelle scelte (più carte nell’offerta) e nella lotta per dare valore ai biomi per i bonus di fine partita, per cui alla fine direi che il tutto, restituendo sensazioni diverse a seconda del players count, scala adeguatamente.

Sulla longevità essa è legata a quanto troverete intrigante il gioco, in quanto le sue logiche tendono a rimanere le stesse, in assenza di ‘carte obiettivo variabili’ o di elementi che rimescolino la propria scheda.
L’interazione non è fortissima, visto che per larga parte del gioco non si scrutano poi troppo le schede altrui (non ci sono bonus di maggioranza), ma si avverte soprattutto nella lotta per i valori dei biomi di fine partita, con possibili ‘colpi bassi’ (si possono anche penalizzare certi biomi, che gli avversari hanno coltivato intensamente).

CONCLUSIONI
Evergreen è un valido puzzle game a tema natura ed alberi, dotato di una propria personalità, che si estende anche alle scelte grafiche e di componentistica. Adatto ad un pubblico ampio, richiede una partita di prova per entrarci del tutto dentro, risultano, poi, fruibilissimo anche ad utenti pressoche occasionali.
Il gioco è Se ti va di sostenerci, puoi fare i tuoi acquisti su DungeonDice.it. Si ringrazia l’editore per la copia di review concessa.
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