scritto da Figlio di Griffin e da tutti gli impressionanti
Buona domenica della Palme a tutti! A chi giocando riesce a distrarsi e a fare pensieri belli e a chi, anche giocando, non smette di fare pensieri (ludici) brutti.
Questa settimana abbiamo dato i numeri gestendo 1 lavoratore, cercando 9 vie d’uscita, toccando tutte e 6 le punte di una stella, bevendo 3 calici di vino, giocando dadi di 4 colori diversi, cucendo una coperta di 81 pezze, suonando in una band di 4 membri e calando gli 1 come super-briscole.
Buona lettura!
Pillole
[Matte] Le Havre • 1-5 giocatori • 14+ • 60-150′ • giocato in 2 • 90′

Pomeriggio strano, piove e dei nostri amici ludici non c’è nessuno: chi ha già impegni ad altri tavoli, chi invece preferisce seguire la propria squadra del cuore, fatto sta che siamo rimasti io e mia moglie e quale occasione migliore per intavolare un gioco per 2 o comunque un gioco che scala perfettamente per questo numero di giocatori? La scelta è facile: Le Havre, probabilmente uno dei nostri giochi preferiti in assoluto che possediamo nella nostra ludoteca da più di una decina di anni.
Io parto creando una buona combo legata ai pesci, che mi permette di essere discretamente tranquillo sulle richieste di cibo, poi la partita continua su binari abbastanza prevedibili (mia moglie ha giocato su edifici che lavorano grano e bestiame, io più su materie di costruzione ed entrambi abbiamo costruito navi per alleggerirci il costo di cibo a fine turni). Alla fine mia moglie riesce anche a costruire una nave d’acciaio, ma ormai io ero riuscito a costruire altri edifici e soprattutto ad avere una piccola riserva di risorse da spedire con lo spedizioniere durante il turno finale.
Questa volta sono riuscito ad avere la meglio, anche se per dovere di cronaca gli edifici speciali costruiti dalla città sono stati inutilizzati, visto che mal si adattavano a questa partita.
Passano gli anni, Rosenberg continua a fare giochi, ma Le Havre per me rappresenta davvero il suo gioco migliore, diverso dal filone di Agricola e soprattutto senza i polimini, concentrato sulla lavorazione delle merci e sul loro utilizzo. È un peccato che al momento non ci sia l’edizione italiana disponibile sul mercato: ormai l’ultima è datata 2014 a marchio uplay… speriamo torni presto disponibile!
[Antonio-Figlio di Griffin] Naga Raja • 2 giocatori • 9+ • 30′ • giocato (due volte) in 2 • 40′ la prima partita con lettura del breve regolamento e 30′ la seconda

Questo gioco lo anelavo da tempo per la particolarità dei materiali, soprattutto per quei bellissimi e peculiarissimi bastoncini di plastica da tirare come dadi. Passato lo sbrilluccichio agli occhi che percepirete nel mio prossimo video di unboxing, per bastoncini e inserto scatola sistema-materiali, mi sono dato a un paio di partite per valutarne anche la sostanza, oltre che la forma. Alla prova sul tavolo lo sviluppo di gioco non mi ha lasciato soddisfatto quanto i materiali. Le partite hanno una durata (e una fine) variabile, data dalle tre diverse condizioni di fine partita con vittoria (al raggiungimento di 25 punti), sconfitta (alla contemporanea scoperta di tre reliquie maledette) o conteggio punti (al piazzamento di nove tessere sulla plancia personale). Le prime due condizioni smorzano il gioco in maniera frustrante, rendendo poco soddisfacente il piazzamento delle tessere. I vari turni fra i due giocatori sono abbastanza equilibrati e bilanciati nella pesca delle carte, salvo poi sbilanciarsi nel momento in cui uno riesce a pescare e accumulare tante carte senza che l’altro possa avere il potere (o i poteri) di contrastarlo. Molto veloce da intavolare una volta apprese le regole e assimilati i poteri delle carte. L’alea è molto presente e “sporca” un po’ la tensione tattica, che comunque il gioco riesce a dare. È particolare nel genere dei giochi a 2, ma non rende a pieno come altri titoli. Io ci giocherò ancora e non ho intenzione di venderlo, perché i materiali mi sono piaciuti un sacco! Dategli un’opportunità per entrare nella vostra libreria, ma non aspettatevi un titolo che superi la sufficienza ludica di coppia…
[Antonio-Figlio di Griffin] Azul: Summer Pavilion • 2-4 giocatori • 8+ • 30-45′ • giocato in 2 alla prima partita per entrambi • 50′ con lettura regolamento

Avevo una grandissima voglia di provare anch’io, da fan del primo Azul, le tessere romboidali di questo Pavilion, cosa che non mi era successa con le tessere a mo’ di caramelle halls di Sintra, che ho guardato e letto sempre con zero appeal. Sono rimasto molto soddisfatto dalla partita e devo dire che, rispetto al primo Azul, questo Pavilion è da presentare a un pubblico di giocatori con qualche esperienza alle spalle e non certo a occasionali che si perderebbero già durante la lettura delle prime regole. Non ho mai giocato a Sintra, ma ho consumato, con diverse tipologie di giocatori, invece il primo. Questo terzo capitolo l’ho trovato molto più profondo e da giocare con molta più concentrazione del primo, che resta, però, sicuramente più cattivo. Raramente qui vi troverete a guardare la plancia dell’avversario e a pensare che tessere lasciare per eventuali malus. In Pavilion dovrete avere sempre una visione molto attenta del vostro orto e delle scelte da programmare, anche in funzione del colore delle tessere jolly diverso per ognuno dei sei round. Alla fine mi sa che lo acquisterò perché lo reputo un valido standalone per chi, come me, ha apprezzato il base. Un po’ macchinoso in alcuni passaggi tra una fase e l’altra, ma davvero tanto appagante. La lettura degli esempi di gioco presenti nel regolamento mi ha lasciato una domanda in testa: che razza di nome è Ina???
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[Andrea P.-White Winston] Viticulture Essential Edition • 1-6 giocatori • 13+ • 45-90′ • giocato in 3 • circa 90′

Uno dei primi giochi dell’editore Stonemaier, nonché loro prima campagna Kickstarter di discreto successo. Sono passati quasi 10 anni dalla sua prima pubblicazione (2013) e, nonostante non sia certo un capolavoro, se ne continua a parlare e ogni tanto ritrova il tavolo anche a casa mia. La vera domanda è: perché?!? Questa sessione di gioco direi che spiega perfettamente il fenomeno. Il caro Scheggia decide di proporre una serata un po’ più leggera e, ripassato tutto il menù, alla fine propone un gioco euro, con piazzamento lavoratori (che tanto piace), con un minimo di profondità, prodotto ottimamente e, soprattutto, con un’ambientazione che unisce sempre tutti: il vino. Ah… naturalmente insieme al base viene accoppiata l’inseparabile espansione Tuscany Essential! Di quest’ultima peraltro decidiamo di inserire tutto: plancia, costruzioni (carte arancio) e anche i lavoratori specializzati. Il risultato è una serata piacevole, leggera, che scorre via liscia e spensierata come un buon bicchiere di vino. Indubbiamente la casualità nella pesca ha il suo peso… ma risulta determinante solo a patto di ritrovarsi a fine partita al fotofinish (ovvero a parità di giocate ottimizzate).
In fondo, Viticulture (più Tuscany!) rimane un buon gioco, ottimo per fare un passo avanti coi neofiti degli euro, buono per fare un passo indietro anche per un gruppo di veterani come il mio. Non eccelso, non esente da difetti, ma piacevole. Per ora, continua a rimanere in collezione… un motivo ci sarà.
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[Andrea P.-White Winston] Seasons • 2-4 giocatori • 14+ • 60’ • giocato in 3 • circa 60′

Ci sono certi giochi di cui senti parlare quasi sempre bene, ma per un motivo o per un altro, passano senza fermarsi al tuo tavolo. Questo il caso di Seasons, gioco del 2012 che non era mai approdato nelle nostre serate, complice il fatto che fino a poco tempo fa era diventato introvabile. Partendo dal presupposto che io ADORO i giochi di combo, passando per il fatto che questo è un gioco che fa delle combo la sua meccanica principale, direi che l’equazione è presto detta: favoloso. In poco più di un filler, ma meno che un gioco più corposo, si riesce a metter su un’architettura di combinazioni tra effetti di carte, che affonda le radici in un importantissimo draft iniziale (adoro anche il draft), per poi svilupparsi a suon di scelte tattiche seguendo il lancio dei dadi. Che dire… il rapporto tra complessità e resa è perfettamente bilanciato, le carte sono tante e gli incastri possibili sembrano innumerevoli e c’è anche un pizzico di interazione diretta che non guasta. Mi è piaciuto davvero tanto; non vedo l’ora di reintavolarlo.
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Piccola tragicommedia in tre atti
Prologo. Per motivi vari salta la serata gioco a casa di amici programmata per stasera. Invece di dannarmi l’anima a organizzarne un’altra, la chat di un’associazione ludica locale mi ricorda che proprio oggi c’è la serata dimostrativa al pub. Sul menù principalmente party game o comunque giochi veloci da spiegare, niente giochi troppo complessi che portano via tempo. Perché no? Arrivo quando riesco, parto quando son stufo, è tutto pronto, la birra è buona, l’associazione fa bella figura. Ottimo.
Attore protagonista: F/\B!O P.
Attrice protagonista: Luigia Gallo (nome di fantasia per proteggere la privacy)
Dimostratore 1: detto Baffo
Dimostratore 2: detto Spinavino
Avventore 1: detto Lenny
Avventore 2: detto Carl
Quando si apre il sipario, la situazione è questa: al primo tavolo c’è Dimostratore 1 con una montagna di scatole di giochi; sul secondo tavolo stanno già giocando l’attrice protagonista e Dimostratore 2, al terzo tavolo bevono qualcosa Avventore 1 e Avventore 2.
Arrivo al tavolo di Baffo e gli dico che vorrei giocare. “Quanti siete?” “Veramente son da solo.” “Ah, allora ti devo mettere insieme a qualcun altro.” “Va bene!” Sul momento si illumina in volto e si torce di 180°: “Spinavino, quando hai finito la partita lasciagli il posto, così lui gioca, lei ripassa subito e tu torni disponibile come dimostratore.” Mi sposto dunque di qualche passo, per guardare il loro finale di partita. Spinavino ne approfitta per un ripasso delle regole. In una delle n volte che Lenny e Carl fanno la spola per i rifornimenti, sembrano accorgersi all’improvviso che la gente intorno sta giocando. Carl mi chiede: “Ma questi vendono quelle scatole là?” “No, sono copie dimostrative dell’associazione, che hanno portato qua stasera per farle provare.” “E cosa c’è dentro?” “Sono giochi da tavolo.” (sguardo vacuo) “Giochi di società.” (sguardo vacuo) “Tipo Risiko e Monopoli.” (lo sguardo cambia, secondo me per fingere comprensione) “Ah, OK, grazie.” Ci sediamo entrambi, perché la partita è finita.
[F/\B!O P.] Patchwork • 2 giocatori • 8+ • 15-30’ • giocato ovviamente in 2 • circa 25′

Luigia è carica a molla, perché l’ha appena imparato e le è piaciuto un sacco. Le dico che se vuole provare altro, per me non c’è problema. “No, no, metti le tessere in cerchio che cominciamo.” A me il gioco piace e la assecondo volentieri. Non ne possiedo una copia, ma l’ho regalato diverse volte. Lei parte da un angolo ed è brava ad avanzare compatta. Io ho una composizione più irregolare, che conto di rattoppare strada facendo.
A tratti sostengo un po’ di dialogo con Lenny. “Cosa state facendo?” “Stiamo cucendo una coperta.” “Di cartone?” “Sì, vedi? Le pezze di stoffa hanno tutte forme irregolari e bisogna essere bravi a incastrale bene… tipo il Tetris.” (sguardo di finta comprensione, simile a quello di Carl) “Ed è divertente?” “A me questo piace, ma ce ne son talmente tanti tipi che chiunque può trovare qualcosa di adatto a sé: giochi di velocità, di abilità manuale, di logica, di programmazione, in cui far conti…” “Ah se ci sono conti da fare non fa per me!”
In tutto ciò siamo ai round finali e Luigia prende il bonus 7×7 giusto l’attimo prima in cui l’avrei rivendicato io: si rivelerà di lì a poco il colpo mortale che mi infliggerà la sconfitta. Mi resta la soddisfazione spirituale di avere al centro della coperta il crocefisso di padre Uwe.
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[F/\B!O P.] The Band Card Game • 2-5 giocatori • giocato in 2 di cui io alla prima partita • circa 10′

Mentre sistemo Patchwork, Luigia si volta verso il tavolo dei giochi e prende una scatolina di carte. “Dai, facciamo questo: l’ho provato due venerdì fa ed è di-ver-ten-tis-si-mo!” Io un po’ per questa iperbole, un po’ per una copertina che non mi dice niente, per dileguarmi voglio usare una scusa che non ammette repliche: “Perdonami, me la sono fatta addosso e devo scappare a casa a cambiarmi.” Ma chi sono io per giudicare il monaco dal saio? Vabbe’, per farla breve il senso di ragno ha ragione. Potrei sintetizzarlo come il gioco delle famiglie con le carte evento. E a me manco piace il gioco delle famiglie. (E Ambra ne ha due edizioni diverse…)
Nella decina di minuti che dura, Lenny e Carl cominciano a mostrare il loro vero volto di buontemponi. Lenny, con l’astutissimo espediente “Anche tu bevi la birra weissen, bravo!”, cerca di distrarmi per suggerire a Luigia le carte che ho in mano. A parte che è ultra-evidente, a parte che sarò stato il giocatore meno agonista della serata, a parte che finir la partita in fretta mi andava benissimo, ma come fai a suggerire in un gioco sulle cui carte ci sono i membri e l’entourage di una band in tour? Mah!
A un certo punto Luigia cala i quattro musicisti al completo e vince anche questa. Si è di nuovo divertita moltissimo, per cui evidentemente sono io fuori target. Potrebbe essere che non sia ancora in commercio, perché su BGG non c’è e online non si trova molto. Sicuramente trovo le illustrazioni una bomba e secondo me la carta del cantate ritrae Steven Tyler degli Aerosmith.
[F/\B!O P.] Nyet! • 2-5 giocatori • 10+ • 30′ • giocato in 2 alla prima partita • 50′ con spiegazione

Spinavino ci consiglia di continuare con un gioco di carte simile alla briscola. Mentre Luigia esce a fumare, io leggo le regole e lui prova a coinvolgere Lenny e Carl. “Ah, noi giochiamo solo a scopa e a scopone!” Da dimostratore compassato finge di non cogliere i risvolti sessuali della frase e chiosa con un: “Purtroppo quei mazzi non li abbiamo portati…”
Quando Luigia rientra le spiego la faccenda: la prima fase si svolge sopra una plancetta che andremo a turno a coprire con uno dei nostri gettoni, finché su ogni riga non resterà che un’unica casella visibile. Partendo dall’alto ci diranno: chi è il primo di mano, quante carte scartare, qual è il seme di briscola, qual è il superseme e quanto vale ogni presa. La seconda fase è una briscola abbastanza canonica. L’identità del gioco risiede proprio nella prima fase, da giocarsi bene come desiderati e indesiderati in base alle carte che si hanno in mano. Si percepisce che lei non ha molta dimestichezza con i giochi a prese e io accumulo facilmente un margine che avrebbe reso fiero nonno Arcangelo. Alla fine piace a entrambi e concludiamo la serata dopo questa partita, senza fare troppo tardi.
Mentre mi alzo per riportare la scatola a Baffo, Carl mi fa: “Dovevi lasciarla vincere, se volevi combinare qualcosa con lei!” Gli sorrido e lo saluto sventolando la sinistra, inanellata da una fede che ha qualche striscetto, ma è ancora bella lucida.
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Contenuti video
Questa settimana il canale YouTube di Giochi sul Nostro Tavolo sforna due video di unboxing.
Vi godrete prima l’atteso unboxing di Namiji fatto da Giulio-TheUncle, che, finalmente, è riuscito a mettere le mani sulla sua copia KS del gioco finanziato circa due anni fa!
Infine sorriderete con l’instancabile disinscatolatore F/\B!O, alle prese con l’apertura del simpaticissimo Nascondino nel bosco.
In occasione della prima puntata del nostro Podcast del mese di aprile abbiamo voluto farne una atipica, dove intervistiamo un personaggio misterioso. Questa puntata quindi “andrà in onda in forma ridotta per venire incontro alle vostre capacità mentali”, citando Panfilo Maria Lippi.
Enigmi e saluti
L’anagramma della scorsa settimana – “ciao brama” – è stato risolto da Spip74 (era Maracaibo la soluzione).
Questa settimana invece torniamo agli indovinelli con un elaborato della nostra Valeria-MeepleOnTheRoad:
“Ai comuni mortali l’accesso è interdetto,
solo in pochi sono ammessi al mio cospetto;
lungo scale marmoree e giardini rigogliosi
giungono i doni di nobili facoltosi;
instancabile e devota la servitù lavora,
ammirate estasiati la mia immensa dimora.”
Buone lettura, buoni pensieri e a presto!
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