scritto da Fabio (Pinco11)
Dalla Space Cowboys (quella di Splendor) e dal trio di autori Pauchon-Largey-Crittin ecco in arrivo in questo periodo sui nostri tavoli Botanik (per 2 giocatori, 20′ a partita, indipendente dalla lingua, 12+), gioco a base di piazzamento tessere e costruzione reti (distribuito in Italia dalla Asmodee).
Siamo qui chiamati a vestire idealmente (si tratta della classica cosmesi alla ricerca di una ambientazione da sovraimprimere alle meccaniche) i panni di mecca–botanici del futuro, impegnati nelle loro ricerche di fusione di scienza e piante, i quali, tessera dopo tessera, vanno a costruire reti di tubazioni idonee a portare acqua ai vari fiori e piante, cercando di assemblarle anche rispettando una certa pianificazione dei loro generi e colori.
Il livello di difficoltà del titolo è nel complesso piuttosto contenuto (su BGG è classificato 2,0 su base 5), risultando quindi adatto a un pubblico piuttosto ampio.
IL GIOCO IN POCO
Vado come al solito per estrema sintesi, dicendo che lo scopo del gioco è quello di prelevare tessere che ritraggono tubazioni con derivazioni e fiori/piante per costruire (ciascun giocatore la propria) efficienti reti di distribuzione dell’acqua, avendo a mente lo scopo di assemblare tessere adiacenti dello stesso colore (1 punto a fine partita per ogni tessera appartenente a gruppi di almeno 3) e di avere più fiori possibili (1 punto per fiore).
Ciò detto (che riassume la metà delle regole)
il fulcro del gioco, comunque, verte sul meccanismo di scelta (dratf) delle tessere, in quanto ad ogni turno il giocatore a cui sta preleva una tessera dall’offerta e la colloca su di una
plancia centrale (che riproduce una griglia 5×3), scegliendo se inserirla dal proprio lato (rendendola di fatto prelevabile per se in futuro) o al centro. Ci sono alcune regolette che limitano i piazzamenti dal proprio lato (la tessera collocata deve avere una affinità, di colore o genere, con quella corrispondente nella riga centrale) e che presiedono al
rilascio delle tessere sul lato di ciascun giocatore (quando si piazza una tessera nella fila centrale sono
rilasciate e quindi
piazzabili di fronte a se le tessere sui lati dei due giocatori che non condividono più
affinità con quella centrale), ma
vi rinvio al regolamento per capire meglio (si tratta delle classiche cose che si capiscono i pochi giri di gioco ma che a spiegarle per scritto ci metti una vita e difficilmente puoi essere chiaro.
Aprendo la scatola si percepisce subito come il gioco sia abbastanza overprodotto, nel senso che i componenti sono stati pensati anche per colpire l’occhio e siano curati in modo particolare.
In questa logica abbiamo, per esempio, la presenza di una moneta di metallo, che potrete utilizzare giusto per tirare a testa o croce di parte e di una massiccia sculturina da utilizzare per tenere a mente chi abbia iniziato a giocare. Parimenti abbiamo un inserto in plastica per impedire ai componenti di agitarsi troppo lungo il trasporto e le tesserine sono di buono spessore e qualità.
Nel complesso, quindi, siamo di fronte ad un prodotto che vuole farsi notare, pur essendo proposto nella classica scatolina di dimensione contenuta (per me è un pregio) già vista per titoli come Jaipur, Sobek e Ank’or).
L’ambientazione è invece di quelle ideate a posteriori (originalmente gli autori pensavano di collocare questo titolo nella serie di Jaipur), per cui regge principalmente grazie alla grafica.
Possibili note negative? Mi viene da pensare solo alla grafica (affidata al buon Franck Dion) che è volutamente caratterizzata sul freddo e con tratti da astrattista (vedi le figure dei meccabotanici) e che è quindi da valutare sulla base del gradimento soggettivo (unico reale appunto che ho è sui simboli che dovrebbero aiutare i color blind, che sono davvero minuscoli).
Mentre scrivo il gioco, che pure ha ricevuto ancora pochi voti, gode su BGG di un lusinghiero 7,9 di voto medio e questo è già indice (potenziale) dei buoni riscontri iniziali che ha raccolto.
Come ho accennato la vera trovata del gioco sta nel meccanismo di draft e solo a esito della prima partita, di fatto, si riesce a comprendere quanto questo twist impatti su di un gioco che, per il resto, propone regole davvero basiche e lineari.
L’assemblaggio della propria rete, infatti, una volta che le tessere sono rilasciate per l’utilizzo, è semplicissimo, visto che basta che le tessere siano collocate adiacenti e che, a fine partita, abbiano tutte un collegamento con la tessera di partenza (sorgente) e l’accorgimento che si deve avere, ossia quello di creare gruppi di più tessere dello stesso colore, è talmente basico che il 12+ sulla scatola appare del tutto prudenziale (penso che a 9 anni sia già fruibile).
Ciò che richiede, invece, un poco di riflessione è proprio la logica del piazzamento delle tessere nella scheda centrale, che funge da filtro per l’approvvigionamento delle tessere da parte dei giocatori.
La parte di ragionamento sta tutta qui e giocando si comprende come si debba cercare di combinare diverse esigenze, ossia da una parte quella di procurarsi, nella prima parte della partita, più diramazioni possibili, e dall’altra quella di costruire gruppi di tessere dello stesso colore, con più fiori-punto possibili.
A volte ci si prenderanno anche dei rischi, sotto forma di piazzamento di tessere scollegate, al momento, dalla propria rete e che si punta poi ad inglobare in essa ed una delle strategie da perseguire è quella di cercare di rubare più tempi di gioco possibili all’avversario, mettendolo nelle condizioni di essere lui a piazzare tessere al centro, rilasciando, quando possibile, sia la propria tessera che la propria.
La presenza dei meccabotanici, che regalano una presa di tessera omaggio, a sua volta consente piccole combo, il tutto però sempre nel contesto di un titolo che vuole rimanere, alle basi, lineare e semplice a sufficienza per essere adatto ad un pubblico familiare.
Nell’insieme devo dire che il gioco gira in modo adeguato e che il meccanismo di draft è sufficientemente interessante per ingolosire anche gli utenti un pelo più esperti (che ricorderanno qualcosa di simile, ma non troppo, visto in Ta-Ke!), senza però richiedere un livello eccessivo di ragionamento, che strozzerebbe il flusso della partita. In diverse occasioni, così, ci sarà la possibilità di pensare, mentre in altre i piazzamenti saranno abbastanza automatici, soprattutto quando la plancia centrale tenderà a essere piena.
Botanik è un buon titolo per 2 giocatori, lineare nelle regole di base e incentrato giusto sulla logica del piazzamento tessere e costruzione di reti, che si sviluppa in tempi a partita piuttosto contenuti (circa 20′ a regime), che lo rendono un potenziale filler o il classico giochillo al quale dedicare 2-3 partite di fila.
La sua freschezza e attrattiva sono dovute all’interessante meccanismo di draft delle tessere, che si prelevano solo passando per il filtro di una plancetta centrale 3×5: esso richiede il giusto livello di attenzione per poter guadagnare tempi di gioco sull’avversario, senza però esagerare, rendendo così il tutto fruibile da utenti esperti, ma anche da occasionali.
Ottimi i materiali, con il possibile limite del gradimento soggettivo della grafica, futuristica e con colori freddini.
Si ringrazia l’editore per la copia recensore fornita.