[Recensione] Eternity

scritto da Fabio (Pinco11)


Se siete attratti dai giochi di carte classici, ma nel contempo li trovate, oramai, un poco ripetitivi e demodè, rientrate probabilmente nel pubblico ideale per titoli come Eternity, di Jim Dratwa e Cyril Blondel, edito da Blackrock Games, titolo per 3-5 giocatori (indipendente dalla lingua, salvo il manuale in inglese e francese), con tempo a partita di circa mezz’ora.
Grafica e componenti molto curati, mescolati a un gameplay tutto sommato facile da spiegare ma, classicamente, non altrettanto da padroneggiare, rappresentano il mix proposto da questo gioco, che si pone come adatto (10+ l’età indicata) a un pubblico ampio.


LE REGOLE IN DUE PAROLE


Abbiamo 42 carte, divise in tre colori e numerate da 1 a 14. Ogni carta può riportare anche uno o due simboli albero su di essa.
Alla base c’è la regola classica, ovvero che al proprio turno si gioca una carta, rispondendo sempre, se lo si possiede, al seme giocato dal primo giocatore e, se non lo si ha, con una briscola (trump).
Le due regolette addizionali che rendono interessante il gioco sono:
1. al proprio turno si può, anziché mettere sul tavolo la carta da giocare, decidere di metterla di fronte a sé (non partecipando alla mano) e prendere il numero di dischetti albero su di essa indicati. Ogni dischetto rappresenta una mano che scommettiamo di prendere nel corso della partita per avere punti a fine partita.

2. la briscola è variabile nel corso della partita. A inizio partita alcune carte sono poste sul tavolo, divise per colore e quella che è presente in maggior numero decide qual è la briscola. Quando qualcuno gioca la propria carta come al punto 1 (pledge), a fine mano la carta giocata va nel mucchio di quelle che determinano la briscola, cosicché essa può cambiare al turno seguente.

A fine partita chi abbia prelevato più dischetti albero delle mani effettivamente prese ha sballato e non riceve punti. Diversamente si riceve un punto per ogni albero che si è prelevato (al quale corrisponde una mano presa). Si ottiene, infine, un bonus se si sono presi esattamente tanti alberi quante mani prese (o se non si sono presi né alberi né mani). Alla fine di un ciclo di tre (o più) partite chi avrà più punti sarà il vincitore.


COME GIRA?

Nelle regole, come sempre, ho puntato a semplificare, per far capire lo spirito del gioco, ma spero di aver trasmesso i concetti di base.
Diciamo che tutto parte da idee note, perché sullo sfondo il gioco è quello che gli americani chiamano trick-taking, ovvero che ogni giocatore al suo turno gioca una carta e sulla base delle regole si determina chi prende e riparte al turno seguente.
A questo aggiungiamo poi il concetto, tipico di diversi giochi, a partire da whist e bridge, passando per i moderni Wizard, Skull e via dicendo, della scommessa sul numero di mani che si pensa di prendere nel corso della partita e il risultato, pensate voi, non può che essere qualcosa di giavvisto.

L’ingrediente nuovo, però, c’è e consiste nell’idea che sia la briscola che le scommesse sulle mani che si acquisiranno non sono definite a inizio partita, bensì nel corso di essa, diluendo così una fase che tradizionalmente è invece collocata prima del gioco vero e proprio.

Questo richiede una capacità di adattamento e di lettura della partita che rende peculiare l’esperienza di gioco e dona, come accennavo, varietà al tutto.
Se siete già entrati nella logica del gioco obietterete che forse l’adattamento, sulla base di queste regole, è troppo facile, perché mi dovrebbe bastare prima prendere una mano e poi acquisire il dischetto scommessa al turno seguente e così via, ma qui entrano in gioco i piccoli aggiustamenti offerti, per cui il primo giocatore deve per forza giocare una carta sul tavolo e in genere (la cosa varia sulla base del numero di giocatori) solo uno di quelli che seguono possono scegliere di impegnarsi (pledge) alla presa, invece di partecipare normalmente alla mano.
Non è, quindi, così facile entrare nel giusto ritmo e, se non è troppo complicato evitare di sballare, nello stesso tempo i bonus riconosciuti a chi abbia preso esattamente il numero di mani dichiarate è consistente, premiando così i virtuosi.
La briscola variabile, infine, è forse l’idea più affascinante, perché può generare dei veri e propri colpi di mano del tutto inattesi.

NELL’INSIEME COME SI PROPONE?


Direi bene e che si è rivelato una sorpresa per certi aspetti inattesa.
Il gioco, esteticamente, è molto curato: le 42 carte recano tutte delle illustrazioni molto ben fatte, senza che ciò incida negativamente sulla leggibilità, ad esse si aggiunge una piccola plancetta (non strettamente necessaria, ma ce l’hanno messa) da utilizzare per raccogliere (incolonnandocele sotto) le carte che partecipano alla determinazione della briscola (trump) a sua volta ben illustrata, un set di dischetti di cartoncino (a loro volta con l’illustrazione di un albero secco – a rappresentare un impegno di presa non ancora soddisfatto – o rigoglioso – a rappresentare il contrario) e addirittura un piccolo blocco notes e una matitina. In questo modo la scatola contiene tutto il necessario per giocare e non è necessario nemmeno andare a cercare la classica carta e penna per tenere traccia dei punti 🙂
Quanto alla giocabilità il tutto si presenta come fruibile in modo piuttosto immediato, facile da spiegare (le regole richiamano modalità di sviluppo della partita già note), ma nel contempo è presente quel qualcosa in più che giustifica l’acquisto di una scatola apposita per giocare a un gioco di carte.
Sulla scalabilità annoto come le (non numerosissime, per ora) partite fatte hanno rivelato un discreto cambio di scenario a seconda del numero di giocatori, con la versione a 4 che ci è parsa preferibile. In tre, infatti, la sensazione che abbiamo avuto è quella di una (forse) maggiore facilità di azzeccare il numero di mani di impegno di presa, visto che ad ogni turno un giocatore su tre può impegnarsi invece di giocare e il controllo è maggiore. In quattro, invece, rimanendo fisso a uno il numero di giocatori che si impegnano, è necessario a volte prendersi dei rischi, se si vogliono ottenere premi e tutto sembra diventare leggermente più rischioso. La versione a 5, invece, ritorna più facile per certi aspetti (sono due i giocatori che possono fare il pledge ad ogni turno), ma le mani sono solo 8 e il controllo sul flusso delle prese cala ancora.
In ogni caso, vale la pena provare tutte le varianti ed è una bella cosa che si possa giocare da 3 a 5 persone, senza stravolgere il gameplay (tipo introducendo un morto o simili).

CONCLUSIONI


Eternity si rivela un buon gioco di carte, che parte da concetti classici (scommetti quante mani prenderai, gioca, rispondi al seme, prende la carta più alta o la briscola), inserendoci però dentro un paio di idee che rendono lo sviluppo della partita molto più vivace del solito, grazie ai concetti di determinazione della briscola e dell’impegno di prese che sono variabili in corso di partita.
Molto curata grafica e confezionamento, senza incidere negativamente sulla portatilità, per cui nell’insieme un potenziale classico, che attende di avere la sua occasione 🙂
Si ringrazia l’editore per la copia di review concessa.
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