Scritto mentre sognava di fare l’imperatore da:
laviadelgrognard
Introduzione
ONUS! Quando da ragazzino iniziai il mio percorso nella nerderia una delle mie prime scoperte fu Warhammer, gioco che penso non abbia bisogno di presentazioni. La DeAgostini pubblicava a fascicoli in edicola una specie di introduzione al gioco dove, oltre al regolamento e una serie di scenari collegati poi da una campagna, consigli di pittura e di modellismo e una serie di fumetti bellissimi, ogni uscita era accompagnata da una o due miniature, rigorosamente da assemblare e dipingere. Mi si spalancò un mondo e non passò molto prima che io e mio fratello ci scontrassimo sul tappeto della nostra cameretta tra cariche dei cavalieri bretoniani, goblin dalle palle ferrate roteanti, nani coriacei e via discorrendo.
Poi però mi scontrai con la dura realtà: il wargame 3D è un hobby maledettamente costoso. Bellissimo, con la possibilità di ore e ore di passione modellistica oltre che ludica a disposizione, ma anche fuori portata per le tasche vuotissime di un nerd wannabe. E così accantonai il gioco di miniature per non riprenderlo più in mano, invidiando poi da adulto alle convention quei fortunati che tiravano dadi e misuravano le distanze con il righello su diorami splendidi.
Perché racconto tutto questo? semplicissimo! Perché ONUS! Traianus, il gioco che proverò a raccontarvi oggi è un wargame tattico che prova a portare sul tavolo il feeling del gioco 3D… ma senza la terza dimensione! Spoiler: ci riesce benissimo!

Specchietto Riassuntivo
ONUS! Traianus (d’ora innanzi semplicemente ONUS!) è la seconda incarnazione di un sistema giunto sui tavoli dei giocatori di tutto il mondo grazie a Draco Ideas. Il suo predecessore, Rome VS Cartaghe, uscito nel 2014, iniziava il discorso, ma è con questo secondo titolo della serie che questo sistema raggiunge la sua maturità. Si tratta di un boardwargame 2D ambientato durante il periodo storico della Roma Imperiale, con meccaniche tipiche dei wargame 3D come punti movimento, distanza misurata tramite righelli, linea di vista, orientamento delle unità. Il gioco presenta una modalità solitario e si può giocare fino ad un massimo di 4, anche se in 2 giocatori da il suo meglio. La durata media degli scenari si attesta sui 120′ ed è possibile giocarlo in maniera stand alone o combinarlo con gli altri titoli della serie.
Come spiegare il gioco a tua mamma
Si fanno battaglie dell’epoca imperiale romana come se fosse un gioco con i soldatini… ma con le carte!
L’ambientazione storica di Onus!
Durante l’impero di Traiano e Adriano ci fu l’apogeo della Roma Imperiale, quel periodo storico che va dal 27 A.C. al 476 D.C., anno del crollo dell’Impero Romano d’Occidente. Con il potere che lentamente fluttuava dalle mani plurime del senato a quelle del singolo imperatore, fu un periodo caratterizzato da periodi di grande prosperità (La Pax Romana) e gravissime crisi e instabilità (Le crisi del III secolo, ben raccontate in Time of Crisis della GMT).
Traiano, il vero protagonista di ONUS!, è considerato, per le sue doti di amministratore, politico e condottiero, uno dei più grandi statisti della storia. Nato nella città di Italica, nella Spagna Romana, fu il primo imperatore a provenire da una provincia e non da Roma. Sotto la sua guida l’impero raggiunse la sua massima estensione ma egli è ricordato anche per il rinnovamento dell’edilizia pubblica e per la prosperità delle sue politiche economiche.

Dal punto di vista militare le sue imprese annoverano la conquista di Dacia (l’attuale Romania), Armenia, Assiria, Mesopotamia e Partia. Ed è proprio su queste imprese, in particolar modo la prima e la seconda guerra alla Dacia (101-106 D.C), sulla guerra alla Partia (114-117 D.C) e sulle rivolte della tribù dei Briganti in Britannia (117-119 D.C.) che si concentra il nostro gioco.
Componentistica
La bellissima scatola di ONUS! è di quelle belle pesanti, un vero e proprio scrigno del tesoro!
I manuali sono in splendida carta patinata, chiarissimi nella esposizione delle regole, ricchi di esempi e illustrazioni. Eccelso il Campaign Book, che annovera ben 38 scenari ed è ricco di informazioni storiche su ogni battaglia riprodotta, funzionale il manuale per la modalità solitario che seppure ormai una aggiunta spesso irrinunciabile dettata dal mercato, non raggiunge i livelli di divertimento del gioco 1vs1.

Il cuore del gioco sono le 272 carte che rappresentano le unità. Le illustrazioni sono molto belle e rappresentano i componenti degli eserciti ripresi dall’alto: avremo quindi cavalleria leggera, elefanti, catafratti, pretoriani, arcieri, legioni romane e via discorrendo. Ogni carta rappresenta una singola formazione, con una scala che va dalla Centuria al Manipolo, quindi avremo unità di fanteria dagli 80 ai 100 uomini, una ventina di cavalieri per una unità di equites ecc. Le carte mostrano chiaramente i valori di attacco, difesa (sia in melee che in ranged), morale, punti ferita, movimento ed eventuali abilità speciali (per esempio i legionari possono lanciare giavellotti e sono “professionali”, il che implica che possono rirollare eventuali risultati di “1” in attacco in mischia)
Vi sono poi 34 carte Generali, che rappresentano i migliori condottieri dell’epoca, da Traiano (eh!) a Decebalo, passando per Adriano, Boadicea, Calgaco. Ogni generale ha una abilità speciale e i suoi modificatori che andranno a influenzare l’unità a cui verranno assegnati, aumentandone i valori; inoltre viene indicata una “area di influenza” in DU (Distance Units, l’unità spaziale del gioco misurata tramite appositi righelli) in cui le unità che vi si trovano beneficeranno di un “+1” ad eventuali check di morale.

Completano il gioco 6 righelli che servono a misurare le distanze sulla mappa di gioco (niente griglie esagonali qui, si gioca in scala!), più di 190 marker, e 8 dadi da 6 rossi e verdi. Un bel po’ di roba in una scatola eh!
La scatola poi ha un bell’inserto che permette, una volta scartate le miriadi di carte e defustellato il tutto, di riporre bene ogni cosa al suo posto, con un piacevolissimo effetto “fit” per cui le scansie delle nostre librerie ringraziano.
La battaglia si avvicina
Una volta scelto uno scenario, si va a piazzare. Il gioco non viene fornito ne di una “plancia” ne di elementi scenici. Per giocare non ce n’è bisogno, basta un tavolo 100×90, ma esistono, acquistabili separatamente, sia la plancia in neoprene (con effetto erba o neve) sia vari “terrain pack” che aggiungono scenografia allo scenario. Nelle molte partite fatte non ne abbiamo mai sentito veramente la necessità, anche perché con una tovaglia verde e un minimo (ma davvero minimo eh!) sforzo di forbice si può ovviare riproducendo i pochi elementi scenici previsti (per esempio un fiume, una macchia di vegetazione, le mura di una fortificazione o una collina).
Ogni scenario offre una dotazione di punti da spendere per andare ad acquistare le forze con cui comporre la propria armata: ogni carta unità ha infatti stampato il costo in punti. La prima scelta strategica è quindi cosa andare ad acquistare perché i punti non bastano mai e si dovranno fare scelte dolorose, magari basandosi sulla tattica che si vuole adottare (punteremo su una forte cavalleria oppure su uno schieramento di arcieri protetti da pochi ma forti legionari?). Per fare un esempio nella battaglia di Isurium (117 D.C) alle forze romane vengono dati 750 punti e ai Celti 1200 (si, non sempre, anzi, quasi mai vi è simmetria tra le forze in campo).
Una volta acquistate e schierate le unità, si inizia la battaglia. Ma come si danno ordini alle unità? Attraverso le “action cards“, naturalmente! Ogni generale ha un valore che indica quante carte il giocatore che lo controlla pesca ad inizio partita e può avere massimo in mano (le carte verranno ripescate alla fine di ogni turno in base alla giocata appena fatta: se il giocatore ha giocato ordini, pescherà 1 carta, se non lo ha fatto potrà scartare X carte pescandone X+1, oppure pescare 3 carte, ma senza mai eccedere il massimale).

La battaglia ha inizio
Le action cards si possono utilizzare per attivare 1 o più unità utilizzando la parte superiore, con un meccanismo simile a quello della serie Memoir, oppure utilizzarle come “eventi battaglia” utilizzando la parte inferiore. Una volta deciso chi attivare, si passerà alla fase movimento, nella quale ci sono varie manovre “normali”, come avanzare o ruotare un massimo di 90°, e manovre “speciali”, come allargare il fronte dell’unità tramite appositi segnalini (assottigliandone la linea ma ampliando il fronte di attacco) o assumere una formazione (per esempio il Muro di Scudi, che aggiunge +1 al valore di difesa ma dimezza il movimento). Ovviamente essendo un gioco dove lo spazio ha la sua importanza fondamentale, l’aspetto del movimento occupa parecchio spazio nelle regole e non scendo nel dettaglio: basti sapere che esse prevedono ogni casistica e anche senza essere giocatori di wargame 3D in brevissimo tempo si prende dimestichezza. In questo aiutano i ricchi esempi del manuale).
A questo punto le unità che possono ingaggiare a distanza tireranno con le loro armi. Si misura la portata con gli appositi righelli, i giocatori giocano eventuali eventi dalla mano che possono influenzare anche pesantemente lo scontro e poi si tirano i dadi. Il valore bersaglio è ovviamente il valore di difesa a distanza dell’unità bersagliata. Eventuali perdite vengono contate grazie ai segnalini posti direttamente sull’unità.

Segue la fase schermagliatori, dove unità con l’abilità “schermagliatori” possono, se hanno movimento residuo, muoversi nuovamente anche se hanno attaccato a distanza, dopodiché si giunge alla fase di combattimento in mischia, in cui le unità ingaggiate in corpo a corpo devono combattere con un sistema simile al tiro a distanza visto poc’anzi.
La battaglia si spegne
Dopo una fase di recupero delle unità in fuga, si giunge al fine turno, dove il giocatore attivo pesca carte in base al sistema visto prima. Qui sta una delle chicche del sistema, a parer mio. Siccome si possono giocare quante carte si vogliono per attivare le unità e come evento combattimento, una delle scelte più importanti del gioco è quanto “spingere” un singolo turno poiché se si giocano tante carte non si riuscirà a ripescarne altrettante, e il turno successivo ci si troverà a manovrare con meno possibilità a disposizione. Questo obbliga a ponderare bene il ritmo della battaglia e capire quando è il momento di premere sull’acceleratore e quando giocare un turno più conservativo.

Le condizioni di vittoria dipendono in parte dallo scenario ma in genere si tratta di infliggere all’avversario il 50% delle perdite, una sconfitta totale o resa o l’eliminazione del generale avversario.
Onus! Conclusioni
ONUS! Traianus è un gran bel gioco. In una scatola dalle dimensioni contenute c’è un mondo intero di battaglie da scoprire, decine e decine di unità diverse tra loro, la possibilità di legare gli scenari in vere e proprie campagne in cui l’esercito subisce perdite e si può reintegrare, in cui perdere una battaglia non significa perdere la guerra e in cui, in generale, respirare davvero il flavour di sedere sul trono militare dell’impero (o, perché no, provare a opporsi all’imperialismo latino!).
Per chi non ha spaziosi armadi dove riporre decine e decine di miniature, per non parlare di soldi e soldi da investire in una passione che può rivelarsi costosa, per quelli che “vorrei ma non posso” quando guardano un bel gioco di miniature, ma anche per coloro che non hanno mai sentito parlare di wargame 3D; per chi è appassionato o anche solo incuriosito dalle modalità di battaglia del mondo antico, dalle strategie e dalle tattiche dell’epoca; per chi vuole entrare in trionfo a Roma dopo aver conquistato, ma anche per chi vuole opporsi al dominio di potenze straniere con fierezza e indipendenza; insomma, per chiunque, perché davvero io personalmente un gioco come ONUS! Traianus lo consiglierei anche a mia mamma!
Link all’editore del gioco
Nota: la copia recensita è stata fornita dall’editore, che ringrazio, in cambio di una recensione intellettualmente onesta.
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