Scritto da
LucaCiglione
Pulitzer è un gioco competitivo di tipo Piazzamento Lavoratori nel quale nei panni di giornalisti nell’America degli anni 70 dovremo investigare sugli sporchi affari per fare un scoop e vincere il premio Pulitzer. Edito nel 2025 da Tranjis Games questo gioco creato da David Vaquero ed illustrato da Juan David Vargas è pensato per 1-5 giocatori dai 14 anni e ha una durata di circa 60-120 minuti.
“Prendi le redini di una squadra di giornalisti investigativi americani durante le prime fasi del turbolento decennio degli anni ’70. La guerra del Vietnam, i Pentagon Papers, il caso Watergate… Dovrai lavorare per mantenere il prestigio e le vendite del giornale, dedicando allo stesso tempo le risorse necessarie per portare a termine la grande inchiesta. Quella che ti farà vincere il Premio Pulitzer e inciderà per sempre il tuo nome nella storia del giornalismo.“

COMPONENTI E MATERIALI
Di solito in questo paragrafo faccio un nell’elenco puntato del materiale ma con Pulitzer sarebbe praticamente infinito, viste le decine di componenti.
La scatola è extra large, più alta del normale: le dimensioni sono circa 28 cm per lato, con un’altezza maggiore ma questo non vi farà comunque dormire sonni tranquilli al momento di riporre tutto nella scatola.
Un cenno alle plance personali che sono delle scatoline dorate con dentro una gommacrepla sulle.quali si mettono davvero le puntine. Sono il segno distintivo del gioco insieme al loro filo e danno grande presenza scenica.
Altra chicca è il tabellone enorme e con tante zone, gli altri materiali si suddividono in legno, carte di buona qualità e token in cartone che risultano parecchio spessi e pesanti.
Dal punto di vista grafico, il gioco ha uno stile molto particolare. È volutamente old style, lineare e asciutto, senza fronzoli, con un’iconografia chiara e immediata. Alcune aree e carte sono poco colorate, e tutto nel complesso ha un tono un po’ noir, quasi serioso. È chiaramente una scelta stilistica precisa: potrebbe non piacere a chi è abituato a giochi molto sgargianti e vivaci, ma conferisce al gioco una personalità coerente con il tema giornalistico e investigativo.

COME SI GIOCA
In Pulitzer vestiamo i panni di giornalisti impegnati a costruire l’inchiesta perfetta, quella capace di meritare il premio più ambito della professione.
All’inizio della partita ogni giocatore riceve una tessera personale che rappresenta la propria board delle prove: una griglia organizzata in righe e colonne sulla quale sono evidenziate le informazioni necessarie per completare l’articolo. Le prove non vanno semplicemente raccolte, ma anche collegate tra loro utilizzando un filo e delle puntine. Ogni volta che individuiamo una prova valida, posizioniamo una puntina sulla board e la colleghiamo alle precedenti, tenendo però conto di un limite fondamentale: il filo ha una lunghezza massima. Scegliere prove troppo lontane tra loro può quindi rivelarsi un errore, perché potremmo non riuscire a collegarle tutte.
Piazzamo i lavoratori
Il gioco è strutturato come un piazzamento lavoratori. Ogni giocatore dispone di cinque giornalisti, numerati da uno a cinque, e durante il proprio turno li utilizza per attivare le diverse zone del tabellone. Una delle aree più importanti è quella del chiosco, che rappresenta il momento in cui scriviamo e vendiamo gli articoli. Qui le colonne indicano il tipo di notizia, come nazionale, internazionale, sport o finanza, mentre le righe rappresentano le diverse zone della città in cui i giornali vengono distribuiti. Ogni volta che piazziamo un giornalista al chiosco guadagniamo immediatamente del denaro, come se avessimo appena venduto l’articolo al giornale. Questo flusso di soldi è essenziale perché servirà poi per pagare altre azioni, in particolare gli spostamenti nella fase di ricerca.
Alla fine del round, nel chiosco si sommano i valori dei giornalisti presenti sia per riga sia per colonna. Le colonne forniscono bonus immediati in punti vittoria e token, mentre dalle righe otteniamo le casette che rappresentano i giornali venduti nelle varie zone della città. Queste casette sono una delle principali fonti di punteggio di fine partita: ognuna fornisce punti, ma collezionarle in modo strategico permette di ottenere bonus per set completi di colori o per le maggioranze.
Le indagini
Il cuore del gioco è la fase di ricerca, rappresentata dalla zona dell’autobus e dagli archivi, due aree strettamente collegate tra loro. L’autobus permette di spostare i giornalisti alla ricerca di informazioni: muoversi di poco costa meno, mentre raggiungere zone più lontane richiede un investimento maggiore di denaro. Gli archivi da supporto a questa attività, potenziando il lavoro svolto sull’autobus.
È infatti la combinazione di ciò che facciamo in queste due zone a determinare quante e quali carte riusciremo a pescare. Le carte ottenute indicano righe e colonne della nostra board personale e servono per individuare nuove prove.Il numero del giornalista utilizzato durante la ricerca è fondamentale, perché stabilisce di quanto possiamo spostarci rispetto all’ultima prova già posizionata sulla board.
Se l’incrocio tra la riga e la colonna indicato dalle carte corrisponde a una prova valida, possiamo piazzare una nuova puntina e collegarla con il filo, avvicinandoci passo dopo passo alla costruzione dell’inchiesta completa.
Le zone di supporto
Accanto a queste zone principali troviamo aree di supporto che permettono di potenziare la nostra strategia. In alcune di esse i giornalisti possono partecipare a talk show o ad attività collaterali, ottenendo denaro, punti vittoria oppure tessere aggiuntive da piazzare sulla board personale, utili per aumentare il punteggio finale e ampliare le possibilità di collegamento delle prove.
Un’altra area fondamentale è quella del giornale, dove non si piazzano giornalisti ma dischetti dedicati. Questa zona rappresenta il lavoro interno della redazione, come il miglioramento dei testi o il laboratorio fotografico, e fornisce token speciali che permettono azioni molto forti. Alcuni consentono di piazzare due giornalisti consecutivamente senza attendere il turno successivo, altri rendono più forti i giornalisti piazzati al chiosco, aumentando il valore.
C’è infine la zona delle risorse umane, che consente di assumere stagisti. All’inizio questi nuovi lavoratori hanno un valore molto basso, ma con il tempo possono essere formati e crescere fino a diventare giornalisti a tutti gli effetti, capaci di raggiungere anche il valore massimo. È una scelta che premia chi pianifica sul lungo periodo e investe nello sviluppo della propria redazione.
Gli eventi
A rendere ogni partita diversa contribuisce la presenza degli eventi, che modificano leggermente l’andamento dei turni. In alcune fasi, per esempio, le notizie locali possono diventare particolarmente redditizie, mentre in altre entrano in gioco scommesse che premiano chi riesce a piazzare giornalisti di valore più alto. Questi elementi non stravolgono il sistema, ma introducono variazioni sufficienti a mantenere il gioco sempre fresco e dinamico.


OPINIONI e DINAMICHE
Devo dire la verità: come sapete non sono un grande amante dei giochi di piazzamento lavoratori e, proprio per questo, non li recensisco spesso. Prendete quindi le mie opinioni un po’ con le pinze, perché se siete degli espertoni del genere potreste anche non ritrovarvi completamente in quello che dirò.
Detto questo, Pulitzer è stato un titolo che ho voluto fortemente. Mi aveva colpito fin da subito, già dalle prime immagini, e poi vederlo dal vivo a Essen ha confermato quella sensazione, soprattutto per la presenza delle board personali, del sistema degli indizi e per il tema della ricerca. Sapete che ho un debole per tutto ciò che ruota intorno alla raccolta di prove e all’idea di ricostruire qualcosa passo dopo passo. Anche se qui, va detto, non c’è nulla di investigativo in senso stretto: Pulitzer è un piazzamento lavoratori puro. Eppure mi è piaciuto per diversi motivi.
Cosa mi è piaciuto
Il primo è sicuramente la gestione della board personale con il filo come risorsa limitata. Non è solo un’idea originale dal punto di vista estetico, ma una meccanica che pesa davvero sulle decisioni. Bisogna pianificare con attenzione quali prove prendere e in che ordine, perché collegare elementi troppo distanti può significare ritrovarsi senza abbastanza filo per completare il proprio lavoro.
La seconda cosa che ho apprezzato molto è che tutto il resto del gioco rimane volutamente in secondo piano rispetto all’obiettivo principale. La partita dura esattamente otto round e in questo tempo limitato dobbiamo raccogliere almeno cinque prove per poter realmente concorrere nel punteggio finale.
Questo crea una tensione costante: non basta fare punti, vendere giornali o accumulare casette. Puoi anche costruire una macchina perfetta che ti fa guadagnare tantissimo, ma se non hai le prove sulla board, di fatto non hai fatto il tuo lavoro. Non hai scritto un articolo da premio Pulitzer. Ho trovato questa scelta estremamente tematica e molto efficace nel tenerti sempre concentrato su ciò che conta davvero.
Un altro aspetto che mi ha convinto è il modo in cui le diverse zone del tabellone sono tutte complementari tra loro. Nessuna è davvero autosufficiente e, soprattutto in più giocatori, non è possibile vincere su tutti i fronti in ogni round. In molte zone le azioni si risolvono in ordine decrescente rispetto al numero del giornalista piazzato, ma non tutti gli spazi permettono di attivare un’azione. Questo significa che alcuni giornalisti possono “andare persi”: non perché vengano rimossi, ma perché, al momento della risoluzione, semplicemente non riusciranno a fare nulla.
Questa dinamica costringe a fare scelte molto nette. Bisogna capire quando vale la pena insistere su una zona e quando invece è meglio lasciar perdere, accettando che in quel round non sarà più profittevole. Ed è proprio qui che il gioco, secondo me, dà il meglio di sé.
Interazione Indiretta, ma tantissima
Durante il turno degli altri si resta coinvolti, si osserva cosa stanno facendo, si cerca di intuire come si risolveranno le azioni e ci si prepara alla propria mossa. Allo stesso tempo, però, Pulitzer non diventa mai un gioco pesante o eccessivamente macchinoso: le zone di piazzamento sono poche, le scelte sono significative ma non infinite e, in alcune aree, non ha nemmeno senso piazzare più di un giornalista.
Questo mantiene il ritmo alto e permette ai turni di scorrere in modo fluido, senza tempi morti inutili.Il flusso di gioco rimane quindi rapido e naturale. Si resta sempre coinvolti anche quando giocano gli altri e il tempo non si dilata inutilmente. Anche alle prime partite siamo riusciti a rimanere sotto le due ore, e sono convinto che, una volta presa la mano, si possa tranquillamente giocare in quattro in circa un’ora e mezza e in tre anche intorno all’ora. Per uno come me, abituato a giochi decisamente più lunghi, questo è puro ossigeno.
Osservazioni e Dubbi
Ho letto in giro che alcuni lamentano una presunta eccessiva alea legata alla pesca delle carte. Personalmente questa critica mi sembra un po’ esagerata. È vero che può capitare una pesca sfortunata, ma il gioco offre così tanti modi per pescare più carte, filtrarle e addirittura conservarle da un round all’altro che, in una manche giocata con criterio, non riuscire a ottenere nemmeno una prova mi sembra davvero molto difficile. Più che di fortuna parlerei di gestione delle opportunità.
Se proprio devo muovere una critica, riguarda il denaro nel late game. Nelle mie partite mi è capitato più volte di arrivare agli ultimi round con vere e proprie valanghe di soldi che non avevano più uno scopo reale, se non quello di testimoniare che avevo venduto bene i miei articoli. A quel punto la risorsa perde un po’ di utilità e non interessa più di tanto ai giocatori.
D’altronde, essere ricchi non è figo quanto vincere il Pulitzer… ma al momento sono piuttosto lontano da entrambi i traguardi.

IN QUANTI CI GIOCO
Per quanto riguarda il numero di giocatori, secondo me il gioco rende meglio in quattro. In questa configurazione alcune zone diventano non disponibili se vi si piazza il giornalista con il valore più basso rispetto agli altri, creando tensione e scelte strategiche interessanti.
In cinque, rimane vero quanto detto in precedenza ma la partita tende a diventare leggermente più lunga e la gestione delle azioni può rallentare il ritmo complessivo.
Con tre giocatori, nelle zone a forte competizione, si finisce spesso per effettuare sempre la mossa, riducendo leggermente la pressione strategica.
Pulitzer include ufficialmente anche modalità dedicate per uno o due giocatori, con alcune modifiche rispetto alla partita standard, le ho provate e funzionano ma ho amato più il giocarlo in tanti.

LE ETÀ PER GIOCARCI
Parlando dell’età consigliata, sulla scatola Pulitzer è indicato come gioco 14+, probabilmente per la presenza delle puntine e per la gestione del filo, che richiede una certa manualità.
In realtà, i temi sono molto astratti: non ci sono riferimenti violenti, contenuti sensibili o situazioni complesse dal punto di vista narrativo, quindi non ci sono motivi reali per escludere giocatori più giovani.
La complessità stimata del gioco è intorno a 2,88, e secondo me qualsiasi bambino dai 10 anni può tranquillamente cimentarsi in questo puzzle di ottimizzazione.

CONCLUSIONI
Pulitzer è un gioco che ha osato, introducendo una meccanica originale e supportandola con una produzione sontuosa e di grande qualità. Nonostante sia un piazzamento lavoratori, riesce a trasformare una struttura di gioco potenzialmente astratta in un’esperienza fortemente tematica e coinvolgente.
La scelta di escludere dal conteggio finale chi non riesce a raccogliere abbastanza prove non è solo una regola: è un elemento che rafforza il senso di immersione, facendo sentire ogni mossa importante e ogni prova conquistata significativa. Allo stesso modo, i giornalisti più forti e abili riescono a ottenere più prove, creando un legame naturale tra strategia e tema.
Sono felice di aver potuto provare Pulitzer e in generale i giochi dell’editore spagnolo (recupera la recensione di Carnival Sins) che sicuramente va tenuto d’occhio alla prossima Essen se continua a portare giochi di questo tenore.
Ringraziamo Tranjis Games per la copia Review.
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