Fabio (Pinco11)
LUTHIER PRIME IMPRESSIONI
Per i tipi dell’americana Paverson Games, con localizzazione da parte della Giochi Uniti, arriva sui nostri tavoli Luthier, titolo per 1-4 giocatori (90-150′, 14+) ideato dal duo Beck – Burson, cinghialetto (difficoltà percepita di 3.76 su scala da 1 a 5, che lo pone grosso modo nel range di un Darwin’s Journey, che ha 3.90).
Ambientato nel mondo della musica classica, il titolo mette i giocatori nei panni di famiglie di costruttori di strumenti e/o musicisti, impegnati ad acquisire il maggior prestigio possibile.
Le meccaniche sono quelle della gestione azioni e risorse, con generose spruzzate di aste alla cieca.

LUTHIER IN POCO
L’idea di base del gioco è sufficientemente lineare. Ad inizio partita ogni giocatore (oltre ad una dotazione di partenza asimmetrica) riceve tre gettoni lavoratore, che recano stampati i valori 1,3 e 5. In ciascuno dei sei turni (dopo una fase tecnica di inizio turno) si procede prima, alternandosi i giocatori, a piazzare i gettoni uno alla volta in uno dei pochi spazi azione sul tabellone o sulla propria scheda personale (due). Segue quindi la fase di risoluzione, nella quale si vanno ad attivare gli spazi azione, facendo svolgere le singole attività ai giocatori, in ordine di valore dei gettoni. Qui le cose si possono complicare, in quanto in diverse occasioni sarebbe essenziale poter avere la prima scelta sul da farsi.

Tra le attività da svolgere abbiamo la commissione di strumenti musicali (si acquisiscono le relative carte ordine), poi da costruire svolgendo due passaggi sulla propria scheda personale e restituendo risorse, la riparazione di essi, la acquisizione del patrocinio di mecenati da soddisfare (una sorta di carte obiettivo personali), la esecuzione di performance musicali e, per chiudere, lo svolgimento di acquisti sul mercato ed il reclamo di obiettivi comuni.
Al centro del tabellone, poi, trova posto una sorta di ‘orchestra’ virtuale, i cui spazi sono occupati dai giocatori in corso di partita, con qualche piccola ‘sgomitata’ in agguato per acquisire il controllo della ‘prima sedia’ per ogni strumento.
A fine partita (dopo sei turni) si attribuiscono i classici punti finali verificando i risultati ottenuti in varie classi di punteggio.
LA COMPONENTISTICA
Basta una occhiata superficiale per comprendere come l’editore abbia riservato, in Luthier, una grande attenzione al comparto dei materiali. La grafica, per iniziare, è assolutamente azzeccata e congrua con l’ambientazione prescelta, così come tra i componenti abbiamo tanti bei pezzi in legno, di dimensione generosa. Le stesse carte sono telatine e financo i manuali sono in carta spessa. Avendo riguardo a questi ultimi, segnalo che ve ne sono ben due, uno dei quali dedicato in larga parte alla ricostruzione dei primi turni di gioco di una ipotetica partita, giusto per aiutare a comprendere come le regole si sviluppino, in pratica, alla stregua di una sorta di tutorial stampato.
L’ambientazione è a sua volta azzeccata ed in effetti lo sforzo di dare una logica musicale ad ogni azione si avverte. La scatola del gioco è a sua volta di generosa dimensione, così come lo è il tabellone ed alcuni piccoli tocchi, come la bacchetta ed il piccolo violino in cartoncino, rendono a loro volta l’idea di materiali assolutamente di alto livello.
Se voglio trovare il pelo nell’uovo, dunque, posso solo lamentarmi per i gettoni di cartone da piazzare nella zona dell’orchestra, leggermente undersize, mentre per il resto sono assolutamente soddisfatto.
IL PRIMO IMPATTO CON LUTHIER
La prima spiegazione del gioco, ad onta della astratta linearità del tutto, il suo tempo lo prende e difficilmente sono rimasto, nello spiegarlo di volta in volta ai compari alla prima partita, sotto ai 35-40′ per illustrare le regole. In effetti le azioni in se seguono in larga parte schemi già noti, con carte che richiedono di raccogliere set di tre materiali, e l’idea dell’asta alla cieca mi riporta indietro nel tempo ad Ys, di oltre venti anni fa ed i suoi ‘piroloni’ azione numerati.
Il vento di novità sta nella scelta di una ambientazione forte e nel fatto di aver avuto il coraggio di trasportare, all’interno del determinismo tipico dei titoli di peso superiore al 3.5 una interazione che può contribuire a far sballare i calcoli delicatamente costruiti.

Le prime scelte possono essere anche indirizzate dal setup di partenza (a proposito: buona l’idea di dare ad ognuno alternative tra le quali scegliere per gran parte delle dotazioni) ed i primi turni possono far pensare ad uno sviluppo della partita assai più rapido di quanto poi si riscontrerà, complice il fatto che con il passare dei turni si avranno a disposizione anche un quarto e poi un quindi gettone azione.
Per il resto sono presenti anche accorgimenti utili a far superare in qualche modo anche i problemi conseguenti al finire troppo indietro in certi spazi azione, visto che comunque sono previsti bonus alternativi all’azione principale, utili a far semplicemente posticipare i propri piani.
SENSAZIONI DI GIOCO
Lo spessore si sente, così come la presenza degli altri. Dire quindi che Luthier si propone come titolo assolutamente adattissimo per gli amanti del cinghiale. Non di peso esagerato, non arriva mai a toccare le vette di barocco tipiche di un Lacerda, anche se la necessità di bilanciare la propria pianificazione con la presenza degli altri nelle aste alla cieca fa sentire alla volta come equilibristi, più che programmatori di sequenze.

La bella presenza sul tavolo e la gradevole ambientazione aiutano indubbiamente a rendere l’esperienza di gioco più piacevole e probabilmente il gioco si pone come un must per gli amanti del gestionale, ponendosi come uno dei titoli di indubbio spicco nell’annata 2025-26, tanto che su BGG mentre scrivo gode di un voto medio di assoluto rispetto (8.2).
PARAMETRI VARI
A chi, dunque, può non piacere, pur appartenendo al novero degli appassionati del genere? Direi che chi preferisce titoli con un basso coefficiente di interazione, nei quali ti costruisci un tuo bel motore produttivo autonomo, probabilmente potrebbe rimanere un attimo scompensato dalla presenza dei vari punti di contatto dei propri piani con quelli degli altri.
Le aste alla cieca (piazzi gettoni azione con valori nascosti e poi le azioni si svolgono in ordine di valore, considerando la sequenza di piazzamento solo in caso di parità) a loro volta possono provocare l’impossibilità di conseguire i risultati desiderati, per cui l’unica soluzione per il pianificatore impenitente è quella di limitare i rischi posticipando le azioni idoneamente e preparandosi delle ridondanze (tradotto: acquisisci più risorse del necessario, per poter spendere denari o altro per compensare gli effetti dell’affollamento in settori chiave).

Sulla scalabilità direi che il gioco gira, in linea di principio, nello stesso modo da 2 a 4, grazie a pochi ritocchi (meno carte disponibili). Con il calare dei giocatori, però, cala anche un attimo l’interazione, ma anche al prezzo di un minor ricircolo di carte. Direi che alla fine della fiera, pur con i limiti legati all’aumento dei tempi di gioco, forse la versione a 4 è quella che ho preferito.
Assai limitati i tempi di attesa, grazie alle meccaniche di risoluzione delle azioni proposte.
CONCLUSIONI
Luthier è un gestionale, cinghialetto, ben studiato e sviluppato, dotato di una componentistica di indubbio valore e di una ambientazione azzeccata. Uno dei titoli di spicco del genere di questa annata, è caratterizzato da un livello di interazione abbastanza elevato, grazie alla meccanica delle aste alla cieca.
Si ringrazia l’editore, Giochi Uniti, per la copia di review concessa.
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