scritto da
FΛB!O P.
Due anni fa usciva That’s not a Hat, un turbine di divertimento e umiltà nella categoria dei party game. L’anno scorso faceva seguito That’s Not a Hat: Pop Culture, che introduceva 30 carte speciali ad alta interazione. Quest’anno è That’s Not a Hat: Incognito che cavalca l’onda del successo e alza alquanto l’asticella: infatti l’età minima consigliata sale dagli 8 anni delle precedenti due scatole ai 12+ della presente.
Per chi lo sente nominare ora per la prima volta, si tratta di un party game di memoria e bluff per 3-8 giocatori che dura circa 15 minuti. Sempre pubblicato da Ravensburger e ideato da Kasper Lapp (forse vi ricorderete di lui per Magic Maze e Magic Maze Kids), si aggiunge come autore Yohan Servais (tra i suoi titoli Guilty, Unlock! e Moon River).
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Ringrazio l’editore per la copia recensore.
Un party game semplicemente indimenticabile! Riuscirete a tenere traccia di chi sia cosa, man mano che le identità nascoste sotto alle carte vengono passate da un giocatore all’altro?
IL GIOCO IN UNA FRASE
Il giocatore attivo pesca dal mazzo una carta scoperta e la passa coperta, a seconda delle frecce sul dorso, all’avversario di destra o sinistra o qualsiasi, il quale può accettare oppure rifiutare: nel primo caso costui passa coperta a sua volta la carta che aveva in precedenza, seguendo sempre le frecce; nel secondo si svela la carta e chi aveva torto se la tiene come punto negativo (la partita finisce appena qualcuno arriva a 3 e chi ne ha meno vince).

COMPONENTI
La scatola di That’s Not a Hat: Incognito (129×102×34mm) contiene due regolamenti (DE, FR, IT + NL, EN, ES) e 110 carte, il che la rende decisamente stipata.
Ogni carta presenta un disegno in bianco e nero dai tratti molto essenziali, raffigurante il cono che fa da logo al gioco in situazioni distinte (pittore, mago, re, tennista, cantante…). Il dorso è pieno di frecce, tutte bianche oppure tutte nere, che puntano nello stesso verso (destra o sinistra) o in tutte le direzioni. Le illustrazioni? Semplici, ma perfette per far girare il gioco senza intoppi. Il mazzo? Della qualità che ci si aspetta da questa casa editrice. E il regolamento? Cristallino, pieno di esempi e dritte direttamente dall’autore. Insomma, tutto è fatto per funzionare a dovere, senza fronzoli inutili.
Ho anche girato un video di unboxing:

COME SI GIOCA
Lasciandovi come sempre al regolamento (IT) per una lettura più dettagliata, provo a concentrare il succo.
Mescolate con cura le carte e distribuitene una a ciascun giocatore. Questa rappresenta il vostro primo personaggio, che posizionerete con il fronte visibile davanti a voi. Collocate le restanti carte come mazzo scoperto al centro del tavolo.

Il primo giocatore preleva la carta in cima al mazzo, la mostra a tutti gli altri e la rigira subito dopo. Seguendo le frecce, passa la carta alla persona a destra o a sinistra o a sua discrezione, dicendo: “Ciao, sono XYZ”. Potete immaginare un qualunque personaggio ispirato all’immagine sulla carta. Può essere una qualsiasi creatura vivente, un personaggio famoso, un animale o semplicemente delle persone che conoscete. Chi riceve la carta ha ora due opzioni: accettarla oppure rifiutarla.
Se ritenete che il personaggio dichiarato sia davvero disegnato sulla carta, allora dovreste accettarlo. Posizionate la nuova carta coperta sopra (nel senso di “a nord”) alla vecchia che già avevate davanti. Quest’ultima va coperta (se era ancora visibile) e passata esattamente come prima, cioè secondo le frecce sul suo dorso, mentre dite ad alta voce chi siete. Chiaramente le carte che sono state girate a faccia in giù in precedenza non devono più essere guardate. Il round si svolge in questo modo, finché una persona non rifiuta.

Se secondo voi carta e dichiarazione non corrispondono, vi basterà dire: “No, tu non sei XYZ” (non è richiesto di indovinare il personaggio corretto). Rivelate il fronte: chi ha sbagliato si tiene la carta come punto negativo e dovrà pescarne quindi una nuova dal mazzo, mostrarla a tutti, girarla a faccia in giù e passarla alla persona indicata dalla freccia.
La partita finisce appena qualcuno ha 3 carte malus: chi ha collezionato il minor numero di punti negativi vince.
Variante Estrema: Ogni volta che passate una carta a faccia in giù, vi potete presentare come un nuovo personaggio che corrisponda all’illustrazione (vera o presunta) della carta.
Variante Estremamente Estrema: Ogni volta che passate una carta, vi dovete presentare come un nuovo personaggio.
Se siete in 2, il regolamento propone di cominciare la partita con davanti a voi 2 carte ciascuno. Si applicano poi tutte le altre regole.

CONSIDERAZIONI
Rispetto al capostipite, That’s Not a Hat: Incognito conserva tutto quel che c’era, perciò quasi ogni considerazione fatta da me in quella recensione è ancora valida. Invito quanti volessero approfondire a seguire il link; per tutti gli altri riporto un condensato e delle integrazioni.
È adatto a giocatori abituali e occasionali, come filler, gioco-antipasto ed evidentemente party game. La preparazione è quasi immediata. Visto il doppio passaggio di immagine-personaggio, per chiarezza di solito lo spiego con un giro di prova, che si conclude quando tutte le carte sono coperte.
A causa dei dorsi con le frecce multidirezionali, cercare di tenere a mente la situazione al tavolo è divenuto veramente arduo. L’obiettivo di sopravvivenza minima è ricordare cosa avete davanti, per presentarvi prontamente; se riuscite a citare qualcuno dei nomi che stanno girando, vivete nel lusso.

In That’s Not a Hat: Incognito l’interazione si fa più diretta, quando avete la libertà di passare la carta a chi preferite. Potrebbe rivelarsi una lama a doppio taglio: volete mettere in difficoltà qualcuno, che invece dubita della vostra identità e magari ha pure ragione. Per una carta incerta meglio un avversario che tende ad accettare (ad esempio chi ha già accantonato due malus…); una sicura datela serenamente a un dubbioso di professione.
Dimenticare fa parte del gioco, in tutti i sensi. Fortunatamente esiste il bluff: potete fingervi elefanti di memoria o fare scena muta da tabula rasa. Tanto qui non conta ricordare tutto, conta sapersi vendere. Chi non riesce a improvvisare finisce a fissare le carte come un cervo accecato dai fari.
I round volano via in un paio di minuti, le partite ne durano 10-15, il che rende facile (A) trascinare nuovi giocatori nella mischia e (B) infilare una partita dietro l’altra senza sosta. Ma più giocate, più vi ritrovate sommersi da pezzi di informazioni inutili e risate incontrollabili. Aspetta, c’era un Freddie che girava o me lo sono inventato?

La meccanica è innegabilmente ripetitiva durante il susseguirsi dei turni, però lo spasso arriva direttamente dalle menti dei giocatori. That’s Not a Hat: Incognito è un gioco di memoria che fa divertire con più brio di tanti suoi compagni di categoria. Qui non si mente per scelta, si mente perché non c’è alternativa. È un titolo che vi mette all’angolo e vi costringe a bluffare senza remore.
L’uscita casuale delle carte, normalmente il fulcro di fortuna e rigiocabilità, a questo giro non ha meriti né colpe. Le varianti causeranno ulteriore caos e confusione in molti round. Diventa particolarmente difficile se si utilizzano personaggi che possono adattarsi a più illustrazioni. “Freddie” si riferiva all’immagine coi baffi, col microfono o col pianoforte? Questo può portare a discussioni accese quando una carta viene rifiutata e rivelata!
La scalabilità è lineare con il numero dei giocatori: più si è e maggiore risulta il delirio. Si dimostra parecchio impegnativo già in pochi. Per quanto riguarda l’età consigliata, pare comunque altina: provato con figlie di 6 e 10 anni, la cosa a cui prestare principale attenzione è che i piccoli conoscano i nomi scelti dai grandi.
Lati negativi?
Gli adulti e i giochi di memoria spesso non vanno d’accordo, quindi non mi stupirei se qualcuno storcesse il naso e passasse oltre senza nemmeno una prova. Peccato!
Ma se al tavolo ci sono dei nongrandi, be’, preparatevi alla disfatta totale. Sarà una sfida impari, un massacro ludico in cui verrete grattugiati inesorabilmente.
Niente strategie o scelte tattiche: se cercate profondi dilemmi decisionali, meglio voltare carta. Qui si gioca, si ride e si subisce, senza possibilità di appello.

È DIVERTENTE PERDERE A QUESTO GIOCO?
Il senso di questo paragrafo lo potete leggere meglio qui, ma in sintesi mi chiedo: la sconfitta mi lascia la voglia di tornare nuovamente su That’s Not a Hat: Incognito?
- Sì, perché questo gioco di memoria è roba da faccia di bronzo e recitazione degna di un premio Oscar. Non conta chi vince, ma chi riesce a mantenere la dignità fra una risata e l’altra. Tra panico, smorfie epiche e pause che svelano tutto, la vera sfida è arrivare alla fine senza essere smascherati. Diciamo che più che il migliore, trionfa chi riesce a fare meno figuracce XD

MIA MOGLIE DICE COSE
«Questo è un gioco che non si prende sottogamba. Se si vuole un giochino leggero per rilassarsi, forse non è il titolo giusto, soprattutto se siete persone competitive. Se invece volete buttarla sul ridere, bon, allora va bene più o meno tutto.
Perché questa precisazione?
Perché bisogna concentrarsi. E tanto anche. Quando a un certo punto le mie figlie iniziano a lamentarsi poiché non ricordano più la carta che hanno davanti, o perché a tizio coi baffi non sanno che identità assegnare, ecco, lì è la fine. Per tenere a mente ogni cosa è necessario rimanere sul pezzo, concentrati, e già così si perdono di vista le carte.
Carina, comunque, l’idea di dare un nome ai disegni: è divertente se viene vissuta nel modo giusto, però rende il gioco ancora più difficile. Quante volte è successo che sì, sai che hai la carta con l’anello, ma come cavolo l’avevano indicata? Boh.
Ahia.
Molto male.
In quel momento si può solo mentire, è chiaro, That’s Not a Hat: Incognito è simpatico proprio perché ci sono degli scambi fasulli, ma mi rode non avere tutto sotto controllo. E questo è assolutamente un mio problema personale.
Resta un giochino facile da spiegare, con carte basiche, semplici da capire. Però bisogna impegnarsi.
Sappiatelo.»
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— Alcune immagini sono tratte da BGG, i vari diritti appartengono ai rispettivi proprietari. Le immagini e le regole sono state riprodotte pensando possano essere una gradita forma di promozione. Verranno rimosse immediatamente su semplice richiesta. —
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