Scritto da
LucaCiglione
BackStories: Sola tra i Ghiacci è un gioco investigativo Card Driven localizzato in Italia da GateOnGames nel 2025. Questo gioco creato da Jules Messaud, Anthony Perone ed illustrato da Cyrille Bertin è pensato per 1-6 giocatori dai 10 anni e ha una durata di circa 50-70 minuti.
“Tuo fratello è scomparso! L’unico indizio? Una lettera inviata dal Monte Bianco, in cui parla delle sue ricerche e di un tesoro perduto da 50 anni.“

COMPONENTI E MATERIALI
Abbiamo un astuccio per carte con apertura superiore, dalle dimensioni di 13 x 9 cm e una profondità di 7 cm, decorato con disegni in rilievo. Al suo interno troviamo le 128 carte dell’avventura, accompagnate dal regolamento.
Già dalla scatola si può apprezzare la cura nei dettagli: presenta due intagli e immagini finemente realizzate, elementi grafici che ritroviamo anche sulle carte. Le carte, di dimensioni 12 x 8 cm, offrono una buona visibilità e leggibilità.
Alcune carte presentano dei tagli particolari, pensati appositamente per le meccaniche di gioco. La qualità complessiva è buona e i materiali sembrano garantire una discreta resistenza nel tempo.


COME SI GIOCA
Ci troviamo di fronte a un’indagine card-driven, dove sono le carte a guidare la narrazione e le nostre scelte. Interpretiamo Sophie, una donna che ha ricevuto una misteriosa lettera dal fratello John, di cui si sono perse le tracce. Il nostro obiettivo sarà trovarlo e scoprire cosa gli è successo.Le meccaniche di gioco sono semplici ma ingegnose. Le carte azione, inizialmente “Cerca -Raccogli -Esplora”, “Chiedi del fratello John”, “Chiacchiera – Parla”, sono forate in punti precisi.
Quando vogliamo usare un’azione su una carta scenario, la sovrapponiamo a essa e leggiamo solo il testo che appare nel foro corrispondente: il gioco ci risponderà con nuove istruzioni, eventi o conseguenze. Man mano che si prosegue, lo scenario può cambiare. Possiamo pescare nuove carte che sostituiscono quelle vecchie: ad esempio, se un personaggio si arrabbia e se ne va, una nuova carta lo rimuove dalla scena. Possiamo ottenere oggetti, anch’essi a volte forati o con forme particolari, da sovrapporre alle carte per ottenere numeri che ci guideranno a ulteriori sviluppi.
Le scelte che compiamo avranno conseguenze: Sophie può ferirsi, sentire freddo, perdere la fiducia altrui. Questi effetti vengono rappresentati da carte “status” che si associano a lei e modificano profondamente le future interazioni con altri personaggi.
Con l’avanzare dell’avventura, nuove meccaniche entrano in gioco. Alcuni oggetti possono essere combinati liberamente, senza indicazioni esplicite. In certi momenti subentrano dei timer, rendendo il tempo un elemento cruciale, da gestire in tempo reale o attraverso meccanismi che alterano lo scenario.
La struttura del gioco è estremamente dinamica: le azioni a disposizione possono cambiare, si possono ottenere o perdere oggetti, e ogni scelta ha un peso. Non ci sono binari fissi: dietro una meccanica semplice si nasconde un’esperienza in costante evoluzione, con sorprese continue e finali multipli.

OPINIONI e DINAMICHE
Sono un grandissimo amante dei punta e clicca, da Monkey Island in poi. Lo stile LucasArts, l’umorismo di Ron Gilbert, quel modo unico di raccontare una storia facendocela giocare esplorando ambienti e interagendo con oggetti e personaggi: è un amore che non è mai svanito. Per questo, ogni volta che un gioco da tavolo cerca di replicare quelle meccaniche, la mia curiosità è altissima.
Purtroppo, però, l’esperienza “punta e clicca” con il mouse resta più immediata e intuitiva rispetto a quanto un gioco da tavolo sia finora riuscito a offrire. Titoli come Il Labirinto di Dedalo hanno proposto idee affascinanti, ma spesso si sono scontrati con sistemi troppo macchinosi e una gestione delle azioni poco fluida. Il risultato? Quel senso di libertà e semplicità che si vive davanti a uno schermo veniva perso tra carte, regolamenti e passaggi ridondanti.
Con Backstories, invece, ci siamo finalmente vicini.
Gli autori hanno fatto una scelta azzeccata: hanno snellito l’esperienza. Niente più azioni eccessivamente frammentate. In altri giochi, per esempio, per raccogliere un oggetto bisognava usare la “mano”, poi prendere una carta, poi combinarla… qui no. In Backstories ogni azione è già scriptata e specifica: parlare del fratello è un’azione, esplorare o raccogliere sono un’unica carta. Il flusso è immediato, naturale, proprio come nei moderni punta e clicca che hanno abbandonato la lunga lista di comandi per un semplice “interagisci”. Non serve più decidere se aprire o chiudere una porta: il gioco sa che una porta chiusa va aperta e una aperta si può chiudere. Tutto è più snello, più fluido, senza rinunciare alla profondità.
Il sistema di carte forate è brillante: selezioniamo un’azione, la sovrapponiamo a una carta scenario, leggiamo il risultato. Semplice e funzionale. Ma non è solo questione di meccanica: Backstories: Sola tra i ghiacci racconta una storia ramificata, con veri bivi. Alla fine della mia prima run, avevo lasciato intatto almeno un terzo del mazzo. Una quantità notevole di contenuto non esplorato, che ti fa venire subito voglia di rigiocare per scoprire cos’altro sarebbe potuto succedere.
Non è un gioco da dieci partite, certo, ma non si esaurisce in una sola. Ti spinge a cercare “il finale migliore”, e lo fa in modo intelligente, mai forzato.
Un altro elemento davvero efficace è la pressione del tempo. In alcuni momenti, il gioco ci dà un numero limitato di azioni prima che qualcosa cambi. Ogni mossa fa scattare una clessidra, che innesca nuovi eventi. Si crea tensione, bisogna scegliere con attenzione, si percepisce il rischio. E questo porta i giocatori a discutere, a valutare, anche a litigare un po’, perché magari tutti sono d’accordo sulla direzione, ma non sul come arrivarci.
Infine, c’è un’altra chicca: Sophie, la protagonista, può cambiare. Le sue condizioni,ferita, infreddolita, disprezzata, modificano radicalmente le interazioni con gli altri. Ogni azione ha un peso, ogni errore può portare conseguenze. Rubare una giacca? Potrebbe sembrare banale, ma qui no: ci si ferma a pensarci.E questa riflessione sulle conseguenze non riguarda solo la storia, ma anche la relazione tra i giocatori. Quando il gioco ci mette davanti a una scelta etica, le opinioni si dividono: discutere se sia giusto rubare, mentire o mettere a rischio qualcuno accende dinamiche interessanti al tavolo. E quando un gioco da tavolo riesce a far nascere questo tipo di confronto morale e narrativo, ha davvero fatto centro.


IN QUANTI CI GIOCO
Backstories: Sola tra i ghiacci non ha in realtà limiti rigidi: si può giocare da soli, ma funziona molto bene anche in gruppo.
Sebbene il regolamento riporti un massimo di sei, le carte sono abbastanza grandi da essere condivise anche da più persone, e la presenza di scelte morali rende il confronto al tavolo parte integrante dell’esperienza.
A mio parere, è proprio in tre o quattro giocatori che il gioco dà il meglio di sé. Non consiglierei gruppi troppo numerosi, perché la manipolazione fisica delle carte resta importante e in tanti rischia di diventare faticosa. Ma rispetto ad altri titoli dove giocare in solitaria, almeno per me era preferibile per velocizzare l’esperienza, qui vale la pena di vivere tutto con gli altri perché nasce una discussione sul fare o meno alcune azioni che non è così comune in altri titoli.

LE ETA’ PER GIOCARCI
Backstories: Sola tra i ghiacci è segnalato come adatto dai 10 anni, probabilmente per la presenza di temi leggermente cupi o moralmente ambigui.
Tuttavia, non ci troviamo di fronte a contenuti particolarmente violenti o inadatti. Anzi, la narrazione resta sempre su binari eleganti e mai disturbanti. Personalmente, ho giocato con mio figlio di otto anni e ha partecipato con attenzione, capendo pienamente lo spirito del gioco e divertendosi nel prendere decisioni.
Credo quindi che il limite sia prudenziale, ma non vincolante: con la giusta guida da parte di un adulto, anche bambini dagli 8 anni possono godersi l’esperienza e trarne stimoli narrativi e riflessivi molto interessanti.

CONCLUSIONI
In conclusione, Backstories: Sola tra i ghiacci è riuscito là dove molti altri avevano solo sfiorato il bersaglio: trasformare l’esperienza del punta e clicca in un’avventura da tavolo coinvolgente, elegante e sorprendentemente fluida.
È un gioco che racconta, che stimola il confronto, che ti spinge a esplorare e a riflettere, da solo o, meglio ancora, in compagnia.
E la buona notizia è che non si tratta di un esperimento isolato: GateOnGames ha già annunciato la localizzazione delle prossime avventure della linea Backstories. Non vedo davvero l’ora di scoprire dove ci porteranno anche perché questa avventura era segnalata come due stelline su cinque e si è già dimostrata parecchio sfidante.
Ringraziamo GateonGames per la copia Review.
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