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Torna la linea Fluffy Animals di GateOnGames con un nuovo titolo del nostro Christian Giove. Bivi è un gioco nel quale nei panni di castori dovremo costruire la migliore diga nel fiume. Stefano Tartarotti torna alle illustrazioni di questo titolo per 2-4 giocatori a partire dai 7 anni e della durata di circa 20 minuti.
“Aiuta i castori a costruire la diga perfetta… e dimostra di essere il miglior ingegnere del fiume!”

Componenti e Materiali
Ormai chi conosce questa linea editoriale sa abbastanza bene cosa aspettarsi: una produzione curata, pensata per essere funzionale ma anche per colpire l’occhio una volta aperta la scatola. E anche Bivì non fa eccezione.
All’interno dentro il solito organizer personalizzato troviamo quattro plance fiume da assemblare, composte dalla plancia vera e propria, due piedini e relativi gommini antiscivolo, quattro pedine castoro in legno, sedici cubetti in legno, una plancia foresta, tredici carte obiettivo di due tipologie, principianti ed esperti, sessantasei tessere legname in robusto cartoncino nei tre tipi di legno presenti nel gioco (betulla, pino e noce), un sacchetto per riporre le tessere, una carta fumetto e una carta capocantiere.
La qualità generale è molto elevata. Le plance fiume, che rappresentano senza dubbio l’elemento più caratteristico della produzione, sono realizzate con attenzione: i piedini si incastrano perfettamente, i gommini svolgono bene il loro compito e l’intero sistema può essere montato e smontato senza difficoltà. Anche gli adesivi da applicare sul fronte contribuiscono a dare un aspetto finale molto gradevole e curato.
Va detto che queste plance non sono soltanto un vezzo estetico. Una volta iniziata la partita diventano parte integrante dell’esperienza, perché sarà proprio al loro interno che andremo a costruire la nostra diga nel corso dei tre round di gioco. Insomma, non un semplice elemento scenografico, ma una scelta produttiva che dialoga direttamente con le meccaniche.
Le tessere legname sono realizzate in un cartoncino spesso e resistente, trasmettono una buona sensazione al tatto e sembrano in grado di sopportare senza problemi molte partite. Molto bello anche il sacchetto, dettaglio che spesso passa inosservato ma che qui contribuisce alla sensazione di avere tra le mani un prodotto realizzato con attenzione.
Se proprio devo trovare una nota leggermente stonata, la plancia foresta appare decisamente più economica rispetto al resto del materiale. È realizzata in un cartoncino molto leggero e il contrasto con la solidità degli altri componenti si nota. Nulla che comprometta l’esperienza, anche perché la sua funzione è semplicemente quella di ospitare alcuni cubetti, ma è probabilmente l’unico elemento che non trasmette la stessa sensazione di robustezza del resto della scatola.
Per il resto siamo davanti a una produzione che conferma ancora una volta la volontà di GateOnGames di andare oltre la semplice bella copertina. E la copertina, firmata da Stefano Tartarotti, è già di per sé splendida. Una volta apparecchiato sul tavolo, però, Bivì sicuramente colpisce e credo che a livello qualitativo sia il più “bello” tra i vari giochi della linea Fluffy.


Come si gioca
In Bivì vestiamo i panni di una squadra di castori impegnata nella costruzione della propria diga. Per capire il gioco bisogna prima osservare la struttura della plancia personale, che rappresenta un tratto di fiume diviso in due aree ben distinte: la parte inferiore, dove teoricamente dovrebbe scorrere l’acqua, e che dovremo riempire e la parte superiore dove il legno “spunta” e che non é indispensabile riempire.
L’obiettivo è semplice da comprendere: completare la diga riempiendo l’intera zona dell’argine senza lasciare passaggi attraverso cui l’acqua possa filtrare. Il primo giocatore che riesce a terminare la propria costruzione innesca la fine della partita, ma questo non significa automaticamente aver vinto. Al termine verrà infatti valutata anche la qualità del lavoro svolto: quanti buchi sono rimasti, quanto sono grandi e quale tipo di legname è stato utilizzato nella costruzione.
Il sistema di gioco è estremamente lineare. A ogni round un giocatore assume il ruolo di capocantiere. Al centro del tavolo troviamo la foresta, sui cui quattro lati vengono disposte alcune tessere legname. Il numero di tessere disponibili su ciascun lato è pari al numero dei giocatori meno uno; in due giocatori si utilizzano comunque due tessere per lato.
Il capocantiere sceglie uno dei quattro lati della foresta e deve decidere se prendere una delle tessere legname disponibili, scartando tutte le altre oppure rinunciare alle tessere e ottenere un cubetto legno. Una volta effettuata la scelta, gli altri giocatori osservano il lato opposto rispetto a quello selezionato dal capocantiere e, a loro volta, decidono se prendere unaa tessera oppure rinunciarvi per ottenere un cubetto legno.
La tessera ottenuta va immediatamente inserita nella propria diga seguendo alcune regole di piazzamento. Deve essere adiacente ortogonalmente alla tessera sulla quale si trova il castoro (eccetto ovviamente la prima che sarà adiacente al bordo) e deve rimanere interamente all’interno della plancia.
Il cuore del gioco é soprattutto, consentire al castoro di terminare il turno in una posizione stabile sopra la nuova costruzione. È infatti il movimento del castoro a determinare l’evoluzione della partita: ogni nuovo pezzo deve essere costruito vicino a lui (scelta di design estremamente coerente con il tema).
I cubetti legno rappresentano invece una preziosa risorsa tattica. Possono essere utilizzati in due modi differenti. Il primo è quello di riempire gli spazi vuoti della diga, riducendo i buchi che potrebbero costarci punti a fine partita. Il secondo è ancora più interessante: spendendo un cubetto possiamo spostare il castoro prima del piazzamento della tessera, ogni cubetto permette di spostarsi di due tessere, offrendo una certa libertà di manovra e consentendo di correggere eventuali errori precedenti.


Fine partita e modalità avanzata
La partita termina immediatamente quando un giocatore riesce a completare la propria diga, cioè quando tutta l’area dell’argine è stata coperta e non sono rimasti buchi attraverso cui l’acqua potrebbe passare. Questo fa scattare il conteggio finale dei punti per tutti i partecipanti.
Il punteggio si basa innanzitutto sulla qualità dei materiali utilizzati. Per ciascuna delle tre tipologie di legno presenti nel gioco betulla, pino e noce, ogni giocatore individua il proprio gruppo più grande di tessere ortogonalmente adiacenti e ottiene tanti punti quante sono le tessere che compongono quel gruppo. L’operazione viene ripetuta per tutti e tre i tipi di legname.
A questo punto arrivano le penalità. Ogni buco rimasto nella diga vale -1 punto, indipendentemente dalle sue dimensioni. Inoltre, il giocatore che possiede il buco singolo più grande subisce un’ulteriore penalità di punti pari alla dimensione del buco. Sommati i punti ottenuti dai tre tipi di legname e sottratte le eventuali penalità, chi totalizza il punteggio più alto viene dichiarato vincitore.
Queste sono le regole base, già sufficienti per offrire un’esperienza completa e perfettamente adatta al pubblico familiare. Tuttavia, il gioco propone anche una modalità avanzata. Nella versione standard le tessere possono essere ruotate e specchiate liberamente prima del piazzamento. Nella modalità avanzata, invece, devono essere collocate mantenendo le decorazioni rivolte verso l’alto, limitando quindi le possibilità di orientamento e rendendo il puzzle decisamente più impegnativo.
A questo si aggiungono le carte obiettivo, che introducono ulteriori modi per ottenere punti. Gli obiettivi di tipo A premiano chi, a fine partita, possiede la maggioranza o la minoranza di un determinato elemento. Si tratta quindi di obiettivi competitivi che spingono a osservare con attenzione ciò che stanno facendo gli avversari. Gli obiettivi di tipo B, invece, assegnano punti in base a configurazioni presenti nella propria diga. Potrebbero richiedere, ad esempio, gruppi di determinati elementi decorativi oppure specifiche combinazioni di simboli. Una particolarità interessante è che una singola tessera può contenere più decorazioni uguali: una tessera con due muschi, ad esempio, può contribuire da sola al completamento di un obiettivo che richieda più simboli dello stesso tipo.


Opinioni e Dinamiche
Parto subito evidenziando quello che secondo me é il punto interessante cioè che Bivì cambia molto più di quanto sembri passando dalla modalità base a quella avanzata.
Nella modalità base siamo davanti a un puzzle molto accessibile. Le tessere possono essere ruotate e specchiate liberamente, per cui nella maggior parte delle situazioni riusciremo a trovare una collocazione soddisfacente. Il castoro è un’idea simpatica e tematica, ma raramente ci troveremo a dover pianificare grandi spostamenti. La sensazione è quella di un flusso piuttosto naturale: prendo una tessera, la piazzo, avanzo nella costruzione della diga e cerco di chiuderla nel minor numero possibile di turni. È un’esperienza piacevole, rilassata e perfettamente coerente con il pubblico familiare a cui il gioco si rivolge.
Quando però si passa alla modalità avanzata, il puzzle acquista una personalità decisamente più marcata. Il semplice fatto di non poter più utilizzare liberamente entrambi i lati delle tessere cambia parecchio le cose. Improvvisamente alcune forme che prima erano comodissime diventano difficili da gestire, iniziano a comparire buchi indesiderati e la costruzione della diga richiede una pianificazione molto maggiore. La partita tende ad allungarsi leggermente e, soprattutto, aumenta il numero di decisioni interessanti.
È qui che emergono davvero le due idee più originali del design. La prima è la gestione del castoro. Nella modalità base spesso si procede quasi sempre in avanti; nella modalità avanzata, invece, spostarsi diventa una risorsa da amministrare. Spendere cubetti per tornare indietro e costruire in una zona specifica della diga smette di essere un’eccezione e diventa una scelta tattica vera e propria.
La seconda è il sistema di punteggio legato ai gruppi di legname. Quando completare la diga diventa più difficile, non basta più chiudere gli spazi il prima possibile. Inizia a essere importante chiedersi se valga la pena sacrificare un po’ di efficienza per creare un gruppo più grande di betulle, pini o noci. Ed è in quel momento che il gioco smette di essere soltanto un esercizio di incastro e diventa un puzzle di ottimizzazione.
Le carte obiettivo aggiungono un ulteriore livello di lettura. Non tanto perché siano particolarmente complesse, ma perché introducono nuove priorità che spesso entrano in conflitto con quelle già esistenti. A quel punto non stiamo più semplicemente costruendo una diga efficiente, ma stiamo cercando di costruire quella diga che massimizza il nostro punteggio.
C’è poi un aspetto di interazione che potrebbe passare inosservato a una prima partita. Bivì rimane principalmente un gioco di costruzione individuale, ma il ruolo del capocantiere introduce una forma di interazione indiretta più interessante di quanto sembri. Scegliere una tessera non significa soltanto chiedersi cosa serve a noi, ma anche cosa potrebbe servire agli altri. In alcuni momenti può essere conveniente rinunciare a una tessera discreta per ottenere un cubetto, sapendo che così nessuno riceverà un pezzo particolarmente utile. Non siamo davanti a un gioco cattivo, ma qualche piccolo dispetto tattico trova tranquillamente spazio sul tavolo.
Forse il limite principale è che la modalità base rischia di essere quasi troppo permissiva per un pubblico di giocatori abituali. Fortunatamente la modalità avanzata non appare come un’aggiunta artificiale o una variante aggiunta, ma quasi come la naturale evoluzione del sistema. Per questo motivo credo che, una volta presa confidenza con le regole, giocare con le tessere orientate correttamente e con gli obiettivi sia probabilmente il modo migliore per apprezzare davvero ciò che Bivì ha da offrire.
Un ultimo merito va riconosciuto a Christian Giove: prendere un genere ultra sfruttato come quello dei polimini e riuscire comunque a inserire due idee riconoscibili, il movimento vincolato del castoro e la costruzione tridimensionale della diga, non era affatto scontato. Non rivoluzionano il genere, ma danno al gioco un’identità che permette di ricordarlo.

Le età per giocarci e in quanti ci gioco
Bivì è indicato per 7+, e questa soglia è abbastanza centrata. Le regole sono essenziali e il flusso di gioco è immediato, quindi anche un bambino può entrarci senza troppe difficoltà, soprattutto in modalità base. Il gioco lavora su abilità molto chiare: riconoscimento delle forme, orientamento spaziale, pianificazione semplice e gestione di piccoli vincoli, tutte cose che si apprendono in modo naturale mentre si gioca.
La durata dichiarata di circa 20 minuti è realistica. A seconda del gruppo la prima partita può allungarsi un po’, ma poi resta stabile come gioco rapido, da pausa o da apertura serata. È un gioco adatto a famiglie e giocatori occasionali nella sua versione base, mentre con la modalità avanzata sale di complessità ma senza diventare mai troppo impegnativo come é giusto che sia volendo essere un gateway. In ogni caso resta un titolo interessante e con forte identità.

Conclusioni
Bivì è un family game che fa esattamente quello che promette: un puzzle di polimini immediato, scorrevole e con una produzione molto curata. Nella modalità base resta leggero e piuttosto lineare, perfetto per un pubblico familiare o per chi vuole una partita rapida senza troppe complicazioni.
Il vero salto arriva con la modalità avanzata, che limita le libertà di piazzamento e aggiunge profondità sia nella costruzione della diga sia nella gestione dei gruppi di legname e del castoro. Qui il gioco trova la sua forma più interessante, diventando meno lineare e più ragionato.
Non è un titolo che rivoluziona il genere dei polimini, ma riesce a distinguersi grazie a due elementi chiave: la costruzione della diga in tre dimensioni e la gestione del movimento del castoro. Sono idee semplici, ma sufficienti a dare identità al gioco.
In sintesi: un buon family puzzle, perfetto per giocare in famiglia ma con un quid che lo può rendere interessante anche per giocatori abituali.
Ringraziamo GateOnGames per la copia review

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