scritto da
FΛB!O P.
“Ananda” è un termine sanscrito che significa “beatitudine”, “gioia suprema” o “felicità”. È un concetto centrale nelle filosofie e religioni indiane, come l’induismo, il buddismo e il giainismo, dove rappresenta uno stato di profonda pace interiore e gioia, per raggiungere il quale è considerato essenziale l’equilibrio mentale, emotivo, fisico e spirituale. Un bilanciamento continuo è proprio quello che viene chiesto dal gioco omonimo, ideato da Dirk Barsuhn e presentato alla scorsa Essen da Zoch Verlag.
Nel catalogo dell’editore era da un pezzo che mancava un titolo del genere, ossia un astratto per famiglie con bei materiali e una certa componente aleatoria. Questa edizione è multilingua, ma – eccettuato il regolamento – l’indipendenza dalla lingua è totale. Una partita dura dai 30 ai 45 minuti, a prescindere dal numero dei giocatori (da 2 a 4). L’età consigliata è dai 10 anni.
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Ringrazio l’editore per la copia recensore.
Per erigere un tempio è necessario trovare l’equilibrio interiore. Costruito il tempio, lasciateci meditare i vostri monaci. Ma attenzione a non sprofondare troppo nella preghiera, altrimenti non riuscirete più ad orientarvi tra le mura del luogo sacro. Tuttavia chi costruisce e basta, senza meditare, non può raggiungere la pace dei sensi e, con essa, la vittoria in questo gioco di abilità architettonica.
IL GIOCO IN UNA FRASE
Al vostro turno spostate la vostra pedina su un’area libera, allargatela aggiungendo tessere, giocate carte per un totale di punti fino alla dimensione della vostra area, pescate tessere fino alla differenza tra area e punti, infine pescate carte fino al numero di tessere che avete: quando non ci sono più tessere, chi ha messo da parte più punti vince.

COMPONENTI
La scatola di Ananda (295×295×70mm) contiene il regolamento (EN, DE, FR, IT), il tabellone, 63 mattoncini in plastica, 4 pedine a forma di monaco (rosa, bianco, grigio, azzurro) in legno, 4 leggii in cartone, 108 carte meditazione (27 × rosa, bianco, grigio, azzurro), 2 carte riepilogative.
Alla primissima partita assemblate i leggii, dopodiché potete lasciarli montati nella scatola, che peraltro è circa il doppio del necessario. I mattoncini risultano resistenti e piacevoli al tatto: un po’ domino, un po’ Mahjong, sono i protagonisti indiscussi dei turni. Un difettuccio che ho riscontrato è il seguente: le caselle sul tabellone sono leggermente più grandi delle caselle sui mattoncini, sicché, piazzando i mattoncini a contatto tra loro partendo dal centro, arriverete al bordo leggermente sfalsati.
Ognuno dei quattro mazzetti presenta sei semi, ciascuno formato da un colore e da un simbolo: rosso-scarabeo, arancio-tartaruga, giallo-chiocciola, verde-rana, blu-pesce e viola-libellula. In questa maniera, pure chi ha difficoltà a distinguere i colori può riconoscerli facilmente. Sono gli stessi che caratterizzano i mattoncini, i valori invece vanno da 1 a 5. Le carte riepilogative servono allo scopo, ma vengono accantonate in fretta. Il regolamento è lineare, ben organizzato e accompagnato passo passo da esempi estesi. Le illustrazioni orientaleggianti sono di Matthias Holländer.
Ho anche girato un video di unboxing:

COME SI GIOCA
Lasciandovi come sempre al regolamento (EN, IT) per una lettura più esauriente, cerco di essere conciso ma chiaro.
Sistemate il tabellone di Ananda tra di voi. Mischiate i mattoncini a faccia in giù e disponeteli intorno al tabellone. Prendete un mattoncino a caso (però bicolore) e piazzatelo a faccia in su al centro della griglia. Ognuno riceve un leggio e pesca 6 mattoncini. Se giocate in 3 o in 4, scartate le carte meditazione con il numero 5; se giocate in 2, uno usa il mazzetto blu, l’altro quello rosa. Prendete anche la corrispondente pedina a forma di monaco. Mischiate il vostro mazzetto e formate una mano di 6 carte.
Il turno consta di 5 fasi, da svolgere una dopo l’altra.
- Collocare il monaco – dovete spostare il vostro monaco in una nuova area colorata sul tabellone, libera da altre pedine. L’area si estende per adiacenza verticale e orizzontale, mentre le altezze non vengono prese in considerazione.
- Costruire il tempio – dal vostro leggio piazzate tutti i mattoncini che volete, fintanto che espandono l’area colorata iniziale e ognuno copre precisamente due mattoncini allo stesso livello o il tabellone. Al termine, contate il numero di quadrati colorati che compongono l’area per determinare il punteggio superficie.
- Meditare – dalla vostra mano giocate carte meditazione di quel colore. La somma dei numeri sulle carte rappresenta il punteggio meditazione, che deve essere uguale o minore al punteggio superficie.
- Procurarsi mattoncini – pescate mattoncini pari alla differenza tra il punteggio superficie e il punteggio meditazione, con il leggio che ne tiene al massimo 8. Se sono esauriti, al loro posto pescate carte meditazione (limite di mano: 8).
- Stabilire un equilibrio – se avete più mattoncini sul leggio che carte in mano, pescate abbastanza carte per far corrispondere i due numeri.
Continuate a turno, fino a quando un giocatore non avrà giocato il suo ultimo mattoncino dopo l’esaurimento della riserva comune. Per determinare il vincitore, calcolate il vostro punteggio meditazione complessivo. Al pareggio, vince chi ha meno tessere rimanenti sul leggio.

ASTRATTOMETRO 
Qui i giocatori “costruiscono” un “tempio” con mattoncini in stile domino e vi lasciano “meditare” i loro monaci. Più estesa è l’area colorata costruita, più il “karma” ringrazia per la grande meditazione. L’uso abbondante delle virgolette vi avrà fatto intuire che l’ambientazione potrebbe essere benissimo un’altra e che le meccaniche sono totalmente slegate da essa. Soltanto le illustrazioni e la grafica sui bei materiali lo salvano dal raggiungere il fondo della scala di valutazione.
Ananda: 9/10

CONSIDERAZIONI
Quasi non serve la spiegazione prima di cominciare: è sufficiente un turno guidato per raccontare/sentire il 95% delle regole. Ananda è facile da imparare e adatto a un ampio pubblico, in particolare quello delle famiglie e dei giocatori occasionali, grazie alle sue meccaniche semplici e schematiche, che combinano l’ambientazione rilassante con decisioni tattiche soddisfacenti.
Gli ingredienti per funzionare ci sono tutti: materiali che non vedi l’ora di manipolare, regolamento accessibile a praticamente chiunque e una trovata stuzzicante su come segnare punti vittoria con la combinazione mattoncini/carte. Infatti, sul rompicapo tutto sommato standard del piazzare tessere bipartite (adiacenti ortogonalmente e appoggiate su due tessere distinte o sul tabellone), qui l’autore innesta un sistema di punteggio abbastanza unico.

Come per i veri monaci, che ritengono l’equilibrio tra corpo e anima, tra meditazione e lavoro la cosa più importante, in Ananda va perseguito costantemente il bilanciamento tra giocare punti e recuperare mattoncini. Dovete cercare di segnare tanti dei primi, ma senza rimanere a corto degli ultimi: non è così immediato. Inoltre, sono le carte che danno i PV, non i mattoncini: questa è un’astuzia che richiede un certo allenamento.
In tutto ciò, la fortuna ha sicuramente un ruolo: avete bisogno di un’area libera, di mattoncini e di carte dello stesso colore. Questo allineamento è fondamentale. Se non potete mettere nemmeno un mattoncino sulla superficie che avete scelto di ampliare, togliete il vostro monaco dal tabellone e prendete un mattoncino dalla riserva senza completare il turno. È pertanto cruciale gestire al meglio leggio e mano: non è detto che andare all-in sia sempre la scelta automatica.

I mazzetti sono ovviamente identici tra loro, eccettuati i dorsi, però la mano iniziale è casuale. Capita di avere numeri alti, ma che l’area più grande di quel colore sia già occupata da un avversario. Una delle gratificazioni maggiori in Ananda è piazzare il proprio monaco su un’area separata del medesimo colore e collegarla all’altra con dei piazzamenti tali da sfoggiare doti di abile architetto. Si crea così un “edificio” impressionante davanti agli occhi dei partecipanti, con sempre nuove opzioni di costruzione in altezza.
Poiché il “cantiere” (leggasi: tabellone) è comune, l’interazione si sente, eccome! La forma più evidente è quella, dopo un intero round, di trovare occupata l’area che si voleva o stravolta la conformazione dei mattoncini. I giocatori con qualche partita in più nel registro fanno pure un’altra considerazione: piazzando i miei mattoncini posso al contempo allargare la mia area e rovinare quelle vicine di colori che non mi interessano (ad esempio perché al momento non ho mattoncini/carte adatti)? Poi, quando la riserva è vuota, i rivali vanno tenuti d’occhio di continuo, per non lasciarsi sorprendere dal finale istantaneo.

Ananda ha nella rigiocabilità un enorme punto di forza: le mani e i leggii di partenza, le relative seguenti pesche, le decisioni dei giocatori. Oltre a queste, il fattore che la caratterizza di più in assoluto è la struttura differente che assume la montagna di mattoncini ad ogni partita. La piccola regola di non poter appoggiare un mattoncino esattamente sopra a un altro costringe ad aguzzare l’ingegno.
In quanto a scalabilità, l’unico dettaglio che varia nella preparazione è il numero delle carte nei mazzetti: 30 quando si gioca in 2, 24 in 3 o 4. Questo avviene perché i mattoncini da dividere tra più o meno giocatori sono sempre gli stessi. Le durate risultano lievemente più lunghe in 2, dato che il tabellone meno affollato pone più alternative da valutare. Mi diverte in ogni taglia, ma forse lo preferisco in 4, perché al prezzo di un’attesa un filino maggiore, i rompicapi che mi si presentano ad ogni turno variano di più.

Lati negativi?
Ho vissuto finora due tipologie di frangenti frustranti: il primo è quando devo ritirare il monaco dal tabellone, per mancanza di aree libere o perché non ho i colori giusti sui mattoncini per estendere quelle che lo sono. Mi figlia Ambra mi ha proposto di comportarci analogamente ai turni senza giocare carte (tutto il punteggio superficie va in nuovi mattoncini), ossia posso giocare carte, però non pescare mattoncini.
L’altro momento è il finale ex abrupto, che – soprattutto ai più distratti – può lasciare l’amaro in bocca dei diversi mattoncini o carte ancora a disposizione.

È DIVERTENTE PERDERE A QUESTO GIOCO?
Il senso di questo paragrafo lo potete leggere meglio qui, ma in sintesi mi chiedo: la sconfitta mi lascia la voglia di tornare nuovamente su Ananda?
- Sì, perché voglio provare ancora e ancora, fino a ottenere tantissimi punti.
- Sì, perché realizzare certi collegamenti di aree distanti è davvero appagante.
- Sì, perché non ho ancora individuato il momento perfetto in cui spostare l’equilibrio da “più mattoncini” a “più punti”: sarà una svolta epica.

MIA MOGLIE DICE COSE
«Tra gli astratti direi che Ananda è uno dei miei preferiti. Materiali super-belli, ambientazione super-carina e regole facili da capire (ma di solito gli astratti ti fregano proprio perché hanno regole semplici e magari sono pure poche).
La partita si svolge in modo lineare e abbastanza veloce (dipende da quanto pensi al da farsi), però il caso è molto presente. Pescare le tessere e pescare le carte ha inevitabilmente il suo peso.
È un titolo molto sfruttabile, accattivante, da giocare più o meno con chiunque, con una buona dose di fortuna, ma in cui le scelte personali hanno comunque una importanza determinante.
In linea di massima una buona scatola, tuttavia personalmente non mi si muove dentro la voglia di giocarci spesso (ma è un astratto e – come forse ricorderete – io non giocherei mai a nessun astratto!).»
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— Alcune immagini sono tratte da BGG, i vari diritti appartengono ai rispettivi proprietari. Le immagini e le regole sono state riprodotte pensando possano essere una gradita forma di promozione. Verranno rimosse immediatamente su semplice richiesta. —
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