In super anteprima, oggi vi porto la recensione di Profiler – Sparizione ai Caraibi, un gioco investigativo collaborativo che sarà presentato a Lucca da MS Edizioni, che ringrazio per avermi fornito la copia del gioco per questa recensione, totalmente priva di spoiler. Originariamente pubblicato da Platonia Games una piccola casa editrice francese che ha già pubblicato altri cinque casi della stessa serie e infatti a Lucca, l’editore forlivese avrà anche un’altra scatola, Pofiler: I Fantasmi di Brandonsbury.
Nel dizionario, alla voce profiler, si legge: “agente di polizia incaricato di tracciare il profilo psicologico e comportamentale dell’autore di un crimine” e in effetti da 1 a 6 giocatori si caleranno nei panni di un detective per indagare sulla scomparsa di un passeggero, apparentemente ordinario, della Colossus of the Seas, nave impiegata in una crociera ai Caraibi
Gli altri dati riportati sulla scatola indicano che il gioco è un’esperienza “one shot” pensata per giocatori a partire dai 14 anni di età e che la durata di una partita è compresa tra i 60 e 120 minuti. Non ci sono però indicazioni sugli autori e tantomeno su chi si è occupato del progetto grafico. Troviamo un’indicazione sulla difficoltà dello specifico caso che per Sparizione ai Caraibi si attesta su un valore di 3 su 5.

I MATERIALI
Per mantenere fede alla promessa fatta nell’introduzione, non posso rivelare troppo circa il contenuto della scatola. Le immagini presenti in questa recensione sono state fornite direttamente da MS Edizioni e non rovineranno l’effetto scoperta di quando aprirete il fascicolo.
La scatola dei casi Profiler è di fatto una cartellina con lembi, di cartone bello spesso, dotata di elastico molto bella e robusta, al cui interno troviamo diverso materiale tutto cartaceo. Ci sono facsimile di lettere, rapporti della polizia, dépliant pubblicitari molto verosimili, stampe di schermate provenienti da un social network chiaramente ispirato a Facebook, insomma: un bel po’ di materiale da leggere con attenzione.
A questo aggiungete 4 buste chiuse, ma non sigillate, che potranno essere aperte soltanto se riusciremo a fornire i dati corretti per aprire le cabine della nove dove si trovano. Questo particolare delle buste non sigillate, non è secondario, infatti ci consente di ripristinare tutto il materiale che useremo per l’indagine come se il caso non fosse stato mai aperto e farlo giocare ad altre persone senza inficiare la loro esperienza.
Nel complesso si tratta di componenti assolutamente all’altezza con alcune piccole chicche (che non posso svelarvi) che mi hanno piacevolmente sorpreso e che dimostrano la cura e lo studio per certi dettagli davvero pregevole.
A corredo dei componenti fisici c’è un’applicazione web, di fatto un sito internet, raggiungibile scansionando un QR code posto nel foglio di presentazione del caso. La traduzione è impeccabile e non ho trovato refusi. L’app è di fatto indispensabile in quanto, oltre alla possibilità di accedere ad alcuni suggerimenti (di rilevanza progressiva, ma mai troppo espliciti) dà accesso ad alcune informazioni fondamentali per procedere con l’indagine. Per usufruirne è sufficiente un qualsiasi cellulare con accesso al web, ma se siete in tanti seduti intorno al tavolo, suggerisco di utilizzare almeno un tablet per usufruire di uno schermo di dimensioni maggiori e fruibile da più persone contemporaneamente.

COME SI GIOCA
Mai come questa volta sono super entusiasta di scrivere questo paragrafo e il motivo è presto detto: in questo gioco non ci sono regole! Non è un errore, avete letto bene, nelle scatole dei casi Profiler non c’è il classico libretto delle regole, l’unica guida è l’app che vi guiderà nelle vostre indagini, ma nulla di più.
Quando aprite la cartellina rigida che funge anche da scatola, vi ritroverete tra le mani un verosimile dossier delle indagini, molto più robusto ed ordinato di quelle normalmente usate dagli investigatori dei telefilm anni 70-80 e forse molto più simili alle carpette meticolosamente ordinate di Gil Grissom in CSI. La vostra indagine parte da qui, senza ulteriori fronzoli.
IMPRESSIONI
Come spiegato nel capitolo dedicato ai materiali, questo Profiler – Sparizione ai Caraibi si presenta molto bene sin dalla scatola, una cartellina con elastico molto solida che contiene tutto il materiale di gioco. Man mano che i vari materiali verranno disposti sul tavolo ci si rende conto della qualità e la cura di ogni singolo foglio e ben presto ci ritroveremo con il tavolo pieno di documenti, dépliant, biglietti proprio come succede nei film dove i protagonisti sono degli investigatori.
Dopo una iniziale sensazione di smarrimento, per la mancanza di qualsiasi indicazione regolistica, ci si immedesima immediatamente nel ruolo di investigatori cercando di fare il punto della situazione prima di cominciare le indagini.
Un QR Code ci indirizza sul sito della 55 Investigations l’agenzia per cui lavoriamo e che ci ha incaricato di investigare per risolvere il caso dopo che la madre di John Leblanc ne ha denunciato la scomparsa non avendo più ricevuto sue notizie.
I giocatori dovranno leggere attentamente tutto il materiale, visto che gli indizi per progredire nelle ricerche sono nascosti un po’ ovunque. Mi sento anche di consigliare l’utilizzo di carta e penna per gli appunti, perché ogni dettaglio è importante e capiterà spesso di dover riprendere in mano quello che avevate già letto per capire se tra le righe c’era un indizio che non avete annotato.

Ho trovato la difficoltà molto ben calibrata. Inizialmente si fatica un pochino a partire, ma ben presto cominceremo a ragionare come dei veri e propri detective e quando le intuizioni si trasformano in indizi e successivamente in prove schiaccianti, la soddisfazione sarà massima. Durante un caso vi troverete diverse volte ad esclamare “l’avevo detto, io…”
Non mancano però alcuni colpi di scena. Questo caso non è difficilissimo, ma non mancherà qualche sorpresa e quello che vi sembrava scontato e palese rischierà di portarvi fuori strada. L’indagine ha una bella progressione, si parte in maniera abbastanza tranquilla, ma ben presto la successione degli eventi comincerà ad accelerare e anche la vostra partita subirà un aumento della velocità.
Essendo un’esperienza non riproducibile, non ho esperienza diretta, ma ho avuto l’impressione che l’indagine sia ben calibrata da 2 a4 giocatori. In più persone al tavolo potrebbe diventare molto caotico passarsi la gran quantità di materiale da analizzare con il rischio che poi si allunghino molto i tempi e la discussione potrebbe portare qualcuno a non partecipare attivamente.
Non ho giocato molti titoli investigativi, per cui ho pochi termini di paragone, ma questo Profiler – Sparizione ai Caraibi è sto il primo gioco di questo tipo che mi ha fatto calare in un’indagine molto verosimile e mi ha fatto sentire davvero preso dalle indagini.

CONSIDERAZIONI FINALI
I materiali di Profiler – Sparizione ai Caraibi sono belli e ben fatti, quasi da non sembrare quelli di un gioco da tavolo, ma delle vere prove tratte dalla scena di un crimine e certi dépliant potrebbero essere quelli di una vera agenzia viaggi o di una nave da crociera. L’app da utilizzare per progredire nelle indagini non è invasiva, ma funzionale al gioco e non vi dà la sensazione di dover staccare dalle ricerche, ma anzi ne sono il naturale completamento, come quando un detective deve fare ricerche all’interno dei database della polizia.
Anche l’ambientazione e la caratterizzazione dei personaggi è verosimile anche se con qualche dettaglio un filo troppo stereotipato, ma questa è anche una caratteristica di certi racconti, o telefilm gialli quindi niente di tragico, anzi…
Per quella che è stata la mia esperienza, devo dire che il titolo si può giocare tranquillamente fino in quattro senza problemi di dilatazione eccessiva dei tempi, forse con più detective seduti al tavolo, potrebbe non scalare altrettanto bene, ma è pur vero che si tratta di un’esperienza “one shot” e quindi il rapporto divertimento / tempo speso è comunque favorevole.
L’ambientazione di questa indagine forse non è tra le più originali, ma l’impostazione della serie invece è una ventata d’aria fresca già a partire dalla confezione, che ricorda una vera cartellina di un caso investigativo. I detective dovranno collaborare in maniera intelligente per riuscire a venire a capo dell’enigma che pur essendo abbastanza profondo non è cervellotico.
Profiler – Sparizione ai Caraibi è stata una bella esperienza, fluida e divertente, sfidante ma non impossibile; al momento il miglior gioco investigativo che mi sia capitato di provare.
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