PLAY 2026 – Redazione GSNT [Report]

Nessuno vive Play allo stesso modo.
Per questo abbiamo deciso di raccontarla come una serie di episodi, in cui ogni puntata raccoglie le esperienze di redattori diversi. Questa è la prima.


Quella di quest’anno è stata una delle Play più belle a cui io abbia mai partecipato e non parlo esclusivamente dell’esperienza di gioco, ma soprattutto per il calore, la gratitudine e l’affetto ricevuti. Mi hanno Veramente stupito le tantissime persone che mi hanno fermato appositamente per ringraziare del lavoro che facciamo con il blog e questo ovviamente ci spinge ad andare avanti, a cercare di migliorare e di continuare su questa strada anche quando questo costa qualche sacrificio.

Penso però che chi legge sia più interessato a conoscere le esperienze di gioco per cui partirò con l’analisi delle esperienze meno positive. Probabilmente la delusione più grande è stata The Old’s King Crown. Non è un brutto gioco, ma non è proprio nelle mie corde. Mi aspettavo un deck building molto più leggero, invece è veramente molto strutturato; forse troppo. Il gioco è fatto senz’altro bene, ha una grafica stupenda, ma richiede veramente tanta, tanta dedizione. In questo momento non avrei neanche il gruppo adatto con cui giocarlo, quindi pur riconoscendone lo spessore in questo momento proprio non fa per me.

L’altra esperienza non del tutto positiva è stata quella con Opera Magna, anche se poi, parlando con altri addetti ai lavori, pare che il gioco non mi sia stato spiegato perfettamente, in più si è trattato di una demo parziale, perché abbiamo potuto fare soltanto 45 minuti di partita, quindi siamo arrivati un po’ oltre la metà e non abbiamo sicuramente potuto esplorare tutti gli aspetti del titolo. Sono pronto a dargli una seconda possibilità, però il primo impatto non è stato dei migliori, anche se, come per The Old King’s Crown, l’impatto grafico era veramente notevole. In questo caso potrebbe aver influito anche la mia aspettativa, perché pensavo ad un gioco di tutt’altro spessore, mentre mi sembra di poter dire che si tratta di un peso medio e probabilmente questo equivoco ha influito sul mio giudizio.

Veniamo invece a quelle che sono state le esperienze migliori. Sicuramente le espansioni di Ahoy, provate allo stand di MS Edizioni migliorano il gioco senza stravolgerne i meccanismi, sono anche visivamente d’effetto, però si sa, si parla di un gioco che pur essendo tra i miei preferiti, è un gioco non adatto a tutti (come spesso accade per i titoli Leder Games). Richiede che i giocatori siano più o meno tutti allo stesso livello e deve essere necessariamente giocato in quattro: in altre configurazioni il gioco perde molto e queste espansioni non cambiano questa caratteristica, ma il “leviatano”… il leviatano…

Un’altra bella sorpresa è stata Foundations di Creardo, si tratta di un titolo che sarà protagonista di una campagna di crowdfunding, certo è ancora in una situazione di “work in progress”, ci sono ancora tante cose da migliorare, soprattutto l’iconografia ed in particolare quella delle plance. La speranza è che tutte le migliorie che mi sono state illustrate durante la demo, vengano realizzate perché il gioco mi sembra ambientato veramente molto bene nell’universo creato da Isaac Asimov, quindi spero davvero che riescano a trovare la quadra perché potrebbe essere davvero un gran bel gioco.

Sempre in tema crowdfunding, passo ad un gioco che però è in dirittura d’arrivo, nel senso che la campagna sarà pubblicata tra pochi giorni, e sto parlando di Sub-Zero di Dawn Town Games, un gioco fatto e finito. L’avevo provato la prima volta due anni fa, sempre a Play, quando eravamo ancora nella fiera di Modena. Questo titolo è incredibile: asimmetrico, un gioco di maggioranze, cattivissimo e nonostante questo sono riusciti a contenere le partite in un tempo più che ragionevole perché in quattro siamo stati comodamente dentro l’ora con ben tre persone che erano alla loro prima partita. Veramente molto divertente, veloce e auguro ai ragazzi di Dawn Town Games tanta fortuna perché il gioco è un piccolo gioiellino e spero che raggiunga l’obiettivo.

La sorpresa più grande per me di questa Play non è stata una novità: sto parlando di Unmatched. Non avevo mai affrontato questo titolo, ho avuto l’occasione di provare Battle of Legends volume 3 e il gioco mi ha letteralmente stregato. Sia chiaro non è il miglior gioco del mondo, ma quello che promette lo fa e lo fa in maniera egregia. Ho giocato una partita in quattro, tutti contro tutti e ci siamo veramente divertiti tantissimo. La partita è stata anche un mezzo per conoscere giocatori incontrati per la prima volta al tavolo, nonostante sia un gioco dove bisogna cercare di eliminare gli avversari, ci siamo divertiti, abbiamo fatto un sacco di risate: promosso al 100%, tanto che ho deciso di trovargli un posto nella mia collezione.

Altro gioco che mi è piaciuto molto, è Deep Regrets di MS Edizioni un gioco di carte con draft di dadi e collection set. È stata forse l’esperienza, più difficile della fiera per diversi motivi, però il gioco mi è piaciuto tantissimo, è molto particolare, ma trovo che abbia dei twist molto interessanti. Da riprovare per darne un giudizio oggettivo, intanto è venuto a casa con me e presto farò una recensione approfondita di questo titolo che è andato letteralmente sold-out in fiera.

In questo lungo elenco non può mancare l’esperienza al tavolo di Wroth di Pendragon Game Studio. Un gioco di maggioranze, controllo area e draft di dadi, dalla grafica molto apprezzata che si distingue per una produzione di altissimo livello (e di conseguenza un prezzo importante). Le prime impressioni sono state molto buone e merita senz’altro un approfondimento delle tattiche e delle strategie per cui anche di questo titolo troverete a breve una recensione dettagliata.

A questo punto direi che non mi rimane che dirvi qual è stato il gioco che ho apprezzato maggiormente per questa edizione di Play 2026: Tornado Splash. Tornado Splash è un gioco che è stato presentato per la prima volta a Essen del 2025, quindi pochi mesi fa, ed è incredibile quanto sia divertente, poche regole accessibili a tutti, ci si può giocare con chiunque. Mi ha lasciato a bocca aperta la meccanica delle scie d’acqua che spariscono man mano che le moto avanzano: una vera genialata. È un gioco in cui si decide la vittoria proprio all’ultima curva, con incroci di traiettorie e una continua alternanza di emozioni. Durante la partita, abbiamo cominciato molto calmi e poi abbiamo finito tutti in piedi attorno al tavolo. Non vedo l’ora di mettere le mani sulla copia localizzata in italiano.

Finisco questo mio excursus sulla Play 2026 con un evento: la festa per i venti anni di Giochi Uniti. I ragazzi dell’editore napoletano hanno avuto un’idea veramente splendida: una sorta di mini caccia al tesoro che costringeva il pubblico a giocare alcuni dei loro party game più divertenti per accaparrarsi una delle 4 spille disponibili. È stato veramente un momento di condivisione, proprio come recita il loro motto, “game is sharing”. Bravi!


C’è un momento in cui smetti di guardare i giochi e inizi a guardare la fiera. Più stand, più editori, più tutto… una crescita che fa piacere e un po’ spaventa. Ho scelto di stare ai bordi. Sono introverso e questa volta osservare sembrava il modo più onesto di capire dove sta andando il mondo ludico.
Le prove al tavolo erano spesso confusionarie con spiegazioni rapide e tavoli rumorosi, un grazie comunque sentito ai dimostratori che spesso lavoravano sotto pressione. È un problema endemico negli eventi che crescono così in fretta.
Gli incontri belli però ci sono stati e sono quelli che caricano le batterie. Ciao Elena! (una delle vincitrici del nostro calendario dell’avvento 2025) e ci vedremo ancora Alessio! (direttore artistico di Urbino in Gioco). Siete anche voi che ricordate perché vale la pena esserci aldilà dei giochi.

L’anno scorso mi ero perso nell’onda AI nei giochi da tavolo. Quest’anno avevo un’altra domanda in testa: come sta interpretando il panorama ludico la geopolitica? I blocchi di potere, le alleanze fragili… Tre titoli per tre risposte diverse.

New Cold War di Vuca Simulations si presenta come il successore spirituale di Twilight Struggle aperto a quattro giocatori (e già questo risolve uno dei limiti storici del predecessore), con l’asse russo-cinese contro quello euro-americano in un card-driven dal 1989 al 2019. Oltre non si va. Forse è meglio così.
Nelle prime partite sembra dominato dalla casualità. Con l’esperienza ho percepito che diventa tutt’altro. Il veto è il suo momento più teatrale dove puoi utilizzare token limitati per annullare un evento avversario al momento peggiore per lui. Usarlo bene ti fa sentire un cinico statista.
Quello che ho visto mi ha convinto abbastanza da comprarlo e non è stato indolore, cifra alta per quello che contiene, White Whiston che lo ha giocato direttamente la pensa come me. Certi giochi però li compri per quello che promettono di diventare e non per quello che sono alla prima partita.

World Order di Hegemonic Project Games, dai creatori di Hegemony è invece più fluido e accessibile. Quattro potenze globali (USA, Cina, Russia, UE) si sfidano per l’influenza con azioni diplomatiche, economiche e militari. Il sistema funziona con un deck-building leggero e carte a doppio uso, una meccanica che ricorda Dune Imperium e che crea scelte interessanti. Le fazioni sono asimmetriche nelle condizioni di vittoria più che nelle meccaniche.

Status di MS Edizioni, nato con Nova Lectio, è un’operazione editoriale interessante che cerca di portare la geopolitica a un pubblico nuovo. Struttura pulita, setup rapidissimo. Però la tematica rimane decorativa e le meccaniche potrebbero vestire qualsiasi altra ambientazione senza perdere nulla.

Arriverà presto lo spinoff dedicato ai wargame di Play 2026 per maggiori dettagli, non perdetevelo!

Play 2026 sul fronte delle novità non passerà alla storia come un’edizione esplosiva. Un nome però lo cito subito perché lo merita: Panopticon di Pick ‘N’ Roll Games Lab. Il progetto di Emanuele, Ilaria e degli autori Christian Costanzo e Carlo Alberto Iocco era ancora in demo, ma continuava ad attirare gente per tutta la fiera. Un cooperativo a comunicazione limitata ambientato in un carcere circolare dove i giocatori pianificano la fuga sfruttando le linee di vista tra le celle. Non vediamo l’ora di averlo in mano. Se non lo conosci ancora, inizia a farlo anche partendo da qui.

Tra le altre memorie che porto a casa c’è spazio per Hoxfall (Teburu) e l’intervista a Davide Garofalo, CEO di Xplored. Personalità forte e professionalità evidente, uno di quegli interlocutori che ascolti volentieri anche quando non stai cercando di comprare niente. La sua passione per i giochi da tavolo e per i GDR non l’ha dichiarata esplicitamente, ma si percepiva molto bene.
Il progetto Teburu mi affascina da quando l’ho scoperto, se dovessi immaginare il business ludico tra vent’anni, lo vedo fatto di sistemi phygital come questo. Quello che stiamo guardando adesso è un embrione (a mio parere). Non so ancora bene di cosa, ma vale la pena starci vicino.

A Gest of Robin Hood di GMT Games è diventato immediatamente un nuovo campo di battaglia tra me e mia moglie. Sapete quanto vale avere nel cassetto un gioco capace di fare questo.
Age of Bitcoin è stata la curiosità che mi sono tolto. Un titolo che prende uno dei temi finanziari più chiacchierati degli ultimi anni (criptovalute, speculazione, oro) e lo trasforma in un meccanismo da tavolo cercando di rimanere fedele alle dinamiche del mercato. Interazione spietata nel senso giusto. Chissà se in futuro penseranno anche a un’espansione con altre criptovalute o con sistemi alternativi non strictly blockchain, come Hedera (HBAR).

Il mio amico Diego mi ha fatto scoprire Entropy, eurogame di Board & Dice firmato da Luciani, Battista e Nestore Mangone, in cui i giocatori guidano civiltà avanzate nell’esplorazione del cosmo. Diego ha potuto provarlo proprio con Mangone e già questo vale come aneddoto. Il giudizio definitivo però è sospeso perché servono altre partite. Ma Diego ha buon gusto e quando dice che gli è piaciuto mi basta.


Siamo al secondo Play Bologna (post Modena).

Nei corridoi si sentivano ancora frasi malinconiche del tipo “eh però Modena era più intima”, “eh però Modena era tutta un’altra dimensione” in contrasto con “qui almeno riesco ad andare al bagno rapidamente” e soprattutto “qui riesco A GIOCARE”.

Non dimentichiamoci il motivo per cui in un week-end afoso di maggio ci si chiude nei padiglioni del polo fieristico di bologna: Giocare!

Per me Play 2026 ha avuto un sapore diverso dal solito. Per il primo anno l’ho vissuta quasi interamente da “gruppo” più che da singolo. Perché noi di GSNT, oltre a divertirci, ci impegniamo affinché la nostra mission sia portata avanti: divulgazione del gioco.

Quest’anno tra incontri con editori, giocate demo programmate e incontri con vecchi amici forse c’è stato meno tempo per scoprire le gemme nascoste (e sicuramente meno tempo per l’acquisto compulsivo…forse questa è una nota positiva).

Ma parliamo di sostanza, ovvero dei giochi che ho provato e di quello che penso.

Emozionarium (Space Otter): Iniziamo da subito salutando gli amici di Space Otter. Nella precedente Play ho avuto l’onore di parlare del loro titolo Dance of Muses ed ero curiosissimo del loro nuovo progetto. Il gioco è particolare con una notevole componente di “recitazione” che ci immerge nel tema principale: sentimenti ed emozioni.

Diciamolo, deve piacere il genere. Lo valuto soprattutto come leva per eventuali gruppi, scuole, team building tematici. Riesce a cancellare l’imbarazzo dalle persone timide (visto live al tavolo) nell’azione di dover esprimere un sentimento o un’emozione. Non banale se pensiamo al target a cui può essere indirizzato.

Luthier (Giochi Uniti): finalmente entro nel “mio”. Quando si parla di cinghiali esco allo scoperto saltellando felice. Il gioco è già in libreria e non avendo avuto modo di provarlo prima della fiera ne approfitto. Al tavolo lo abbiamo definito “una caciara enorme” (e la demo di pochi turni di certo non ha aiutato). La tematica è stupenda e il gioco apre a tantissime decisioni, oltre a piacermi la meccanica ad asta per la decisione delle priorità (non taglia le gambe a nessuno ma fa la differenza). Non vedo l’ora di riprovarlo nella sua interezza per confermare o meno la sensazione di caos.

Tatanka (Creardo): Finalmente siamo riusciti a provare il nuovo titolo di Danilo Sabia (assieme allo stesso Danilo al tavolo). Il gioco rispecchia esattamente il tema: senti quasi la polvere alzata dagli zoccoli dei bisonti. Abbiamo giocato ad un prototipo che dovrà sicuramente essere rivisto in termini di grafica e materiali, ma le meccaniche sono rodate e si confermano solide. Un EURO-light divertente e rilassante. Non vedo l’ora di riprovarlo nella sua versione definitiva.

Una speciale menzione va agli amici di Pick N Roll Games lab. Quest’anno si sono fatti carico di un nuovo progetto portando in fiera un intero “distretto di indipendenti”, il DistroPick. L’area ha avuto enorme successo: sempre piena di visitatori, tavoli sempre attivi e un’area creators organizzata alla perfezione dove gli incontri/partite venivano ripresi in diretta streaming.

Noi come redazione GSNT abbiamo avuto l’onore di essere invitati ad una di queste live provando il gioco Cat Sushi Masters di Norby. Partita spumeggiante assieme ad Alberto “il lupo” (della Taverna del Lupo) che ha condotto tutti e tre i giorni accompagnando creators e addetti del settore. Il gioco? Molto divertente: ci si battaglia per prendere carte sushi e wasabi e soprattutto per non prendere penalità (lische di pesce). Probabilmente niente di super innovativo ma ho apprezzato moltissimo il mix tra semplicità, scorrevolezza e soprattutto GRAFICA (hanno fatto un lavorone).

Una bellissima esperienza regalataci dagli amici di Pick n roll (Emanuele ed Ilaria) che ringrazio personalmente!

Abbiamo chiuso la fiera in grande con tante altre partite e demo (Dobro, Shizoku, Cthulu Dark Providence, Tainted Grail I re della rovina, Galileo Galilei, Feya’s Swamp) ma vi starete sicuramente chiedendo: cosa ti ha lasciato a bocca aperta?

Promuovo in assoluto il gioco Hoxfall ma soprattutto il meccanismo Teburu a cui si appoggia. Chi mi conosce sa che sono un Euro/German addicted, e difficilmente apprezzo per gusti personali giochi con alea molto alta. Il sistema Teburu dà una grossa mano in termini di semplicità e praticità: calcola, muove, racconta…un master a domicilio che legge anche i dadi lanciati.

Una chicca raccontataci al tavolo dal dimostratore: il sistema lo ha connesso a distanza con amici durante un periodo di lontananza, permettendogli di finire la campagna a Vampire in compagnia. Connessione e semplificazione del gioco, i vantaggi dell’era moderna nel panorama ludico. Chapeau.

Le giornate al Play sono volate e per fortuna sono tutte terminate allo stesso modo: tutti assieme tra creators, amici, editori e lettori del nostro blog attorno ad una tavola, a ridere, scherzare ma soprattutto…a giocare!


Se due anni fa fu l’anno del “basta, questa Play è diventata insostenibile!” per il caldo e l’eccessivo affollamento, e l’anno scorso fu l’anno del “cavolo, Bologna ha un potenziale enorme, anche se per il momento sembra del tutto inespresso”, quest’anno direi che il potenziale ha cominciato a dare i suoi frutti, lo spazio ad essere riempito (anche se di vuoti ce ne sono ancora tantissimi!), con il risultato che questa è stata una delle Play più godibili di sempre, con tante opportunità per giocare, tanti stand interessanti e spazi larghi (e ben climatizzati) per diluire numeri che, immagino, anche quest’anno avranno brillato. 

Altra nota positiva: i bagni. Talmente tanti e puliti da non far rimpiangere quello di casa.

Se l’obiettivo è diventare una fiera per fare “concorrenza” (si fa per dire…) a Essen, direi che la direzione imboccata è quella giusta. Quest’anno non sono mai stato fermo e ho sempre trovato tavoli interessanti da occupare (alcuni prenotati, ma altri anche liberi!). Il vero salto di qualità avverrà però quando cominceranno a fioccare anche gli editori esteri… 

Detto questo, passiamo al titolo che più di tutti mi ha colpito per freschezza, profondità e che mi ha lasciato proprio la voglia di rigiocarci. Sto parlando di… non uno, ma ben due titoli: Ada’s Dream e Tycoon: India 1981. Entrambi titoli provati alla Tana (il secondo ha pure vinto il Goblin Magnifico 2026!) e che non hanno ancora trovato un approdo editoriale in terra italica, sono state le due vere sorprese della fiera, in ambito eurogame (che poi è il mio ambito preferito…). 

Ada’s Dream direi che si è distinto per una selezione azioni con dadi molto carina, unita alla necessità di creare una griglia matematica, fatta di somme, moltiplicazioni e sottrazioni, che rimanda al tema dei primi calcolatori elettronici (e alla loro inventrice). Produzione ricca, peccato solo per la scarsa reperibilità al momento. 

Tycoon: India 1981 invece, al netto delle sue meccaniche di aste e di costruzione che comunque sembrano funzionare bene, mi ha colpito per la curiosità che mi ha lasciato per scoprire come funziona il suo sistema di calcolo del punteggio finale. Detto in tre parole, è come se in partita ci fossero due competizioni distinte e separate e il modo per vincere è prevalere in entrambe o vincerne una restando più in alto dell’altro vincitore in una serie corposa e ordinata di tie-breaker. Ho trovato questo sistema veramente originale e non vedo l’ora di stressarlo alla prova dei fatti, non appena la copia del gioco raggiungerà i tavoli del mio gruppo.

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