scritto da
LucaCiglione
Dobro è un gioco di carte rapido e con interazione tra i giocatori edito da Grok Games e localizzato da Ms Edizioni. Creato da Fel Barros, Lucas Castanho, Pedro Vinicius ed illustrato da Bibadash, Chris Borges è pensato per 2-6 giocatori dagli 8 anni e ha una durata di circa 15-20 minuti.
“Raddoppia, raddoppia ancora e fai in modo che il valore della Scalata arrivi alla persona in vantaggio! Salta il Turno o Inverti il Giro per crearti nuove impedibile inimicizie!”

Componenti e Materiali
Dobro è un gioco di carte puro e nella scatola troviamo esclusivamente un mazzo da 60 carte. Di queste, 50 sono carte numerate con valori che vanno da 2 a 12 e una distribuzione non uniforme: i valori centrali sono decisamente più presenti, con le carte dal 3 al 6 che rappresentano quasi metà del mazzo, mentre i numeri più alti diventano progressivamente più rari.
Le altre 10 carte sono speciali e comprendono i Jolly, le carte che permettono di saltare il turno o invertire il senso di gioco, una carta che serve a indicare la direzione della partita, una carta Dimenticanza e la carta Dobro, che non viene utilizzata nel gioco vero e proprio ma è pensata come carta celebrativa da “flexare” sui social a fine partita. (Notare uso di linguaggio giovanile).
Dal punto di vista estetico Dobro ha una personalità molto marcata. Le carte sono illustrate con una delle facce dalle espressioni buffe e un po’ surreali, caratterizzati da colori accesi e numeri riconoscibili. È una grafica che cattura subito l’attenzione e che contribuisce a dare al gioco un’identità ben precisa. La qualità delle carte è buona e adeguata a un titolo destinato a essere continuamente mescolato, distribuito e maneggiato. Non ci sono componenti aggiuntivi o elementi scenografici: tutta l’esperienza è affidata al mazzo e alle sue illustrazioni.

Come si gioca
All’inizio della partita ogni giocatore riceve 4 carte. L’obiettivo è cercare di raccogliere meno carte possibili a fine partita. Quando un giocatore rimane senza carte in mano, si attiva la fine del round. Una partita completa si svolge nell’arco di tre round.
Nel proprio turno bisogna giocare una o più carte cercando sempre di aumentare il valore attualmente in gioco. Se sul tavolo è presente un 2, ad esempio, sarà possibile giocare un 3, ma anche una coppia di 3, che porterà il valore complessivo a 6.
La meccanica più caratteristica di Dobro è però quella del raddoppio. Quando viene giocata una carta dello stesso valore di quella presente sul tavolo, il valore in gioco raddoppia. Se c’è un 3 e viene giocato un altro 3, il nuovo valore diventa 6. Lo stesso principio si applica alle coppie: se a una coppia di 6 viene aggiunta un’altra coppia di 6, il valore sale direttamente a 24.
Quando un giocatore non è in grado di aumentare il valore in gioco, deve raccogliere tutte le carte presenti sul tavolo. A quel punto il giro si interrompe e riparte con una nuova scalata. Dopo aver giocato, ogni partecipante deve immediatamente pescare una carta se il mazzo di pesca è ancora disponibile, tornando ad avere quattro carte in mano. Se si dimentica di farlo e qualcuno se ne accorge, si riceve la carta Dimenticanza, che comporterà una penalità di due punti alla fine del round.
Le regole sono quindi molto immediate, ma le carte speciali aggiungono parecchia imprevedibilità. I Jolly, le carte che fanno saltare il turno e quelle che invertono il senso di gioco possono ribaltare rapidamente una situazione apparentemente sotto controllo, trasformando una mano favorevole in un problema o viceversa.
Diamo a TeoOh! quel che è di TeoOh!
Ho scoperto Dobro per la prima volta a Salsomaggiore Terme, un paio di anni fa, quando TeoOh! di Recensioni Minute venne da me dicendomi più o meno: “Luca, non ci crederai mai, ma abbiamo trovato su Board Game Arena un gioco completamente fuori di testa: Dobro.” Il punto era semplice: un regolamento quasi assurdo nella sua immediatezza, ma capace di generare risate continue e situazioni al limite del caos.
La sera stessa lo provai su Board Game Arena, ci giocai una partita, vinsi e mandai lo screenshot a TeoOh!. Da lì il gioco ha continuato a girare nel nostro gruppo, fino a quando MS Edizioni ha deciso di recuperare questo titolo brasiliano e portarlo in Italia.
Opinioni e Dinamiche
Dobro è esattamente quello che promette: un gioco semplicissimo da spiegare, rapidissimo da giocare e con un livello di cattiveria molto più alto di quanto ci si aspetti. Le carte che fanno saltare il turno, invertire il giro o ribaltare la situazione sono perfette per creare quei momenti in cui il tavolo passa in pochi secondi dalla risata alla rivalità scherzosa.
Ma ridurre Dobro a questo sarebbe limitante. Sotto la superficie c’è anche una gestione della mano più interessante di quanto sembri a prima vista. Siccome ogni volta che si gioca si torna sempre a quattro carte, ogni scelta non riguarda solo il presente, ma anche la composizione della mano futura. Giocare una carta significa anche decidere cosa ci rimarrà dopo.
In molte situazioni è più efficace liberarsi delle carte basse piuttosto che cercare di mettere in difficoltà il giocatore successivo. Tenere in mano carte come i 2 può diventare un problema nei turni successivi, mentre giocarle subito permette di non “intasarsi” e di restare flessibili. Allo stesso modo, raccogliere il mucchio dal tavolo non è sempre una punizione: in alcuni casi può essere una scelta tattica per ripartire con una mano più gestibile e prepararsi a giocate migliori.

Il peso della Fortuna
Naturalmente la fortuna ha un peso importante e non va ignorato. Pescare la carta giusta al momento giusto può cambiare completamente l’andamento di un round, così come trovarsi davanti una combinazione avversaria difficile da rispondere può mettere in difficoltà chiunque. Però, dopo diverse partite, emerge anche un altro dato interessante: alcuni giocatori tendono a performare meglio nel lungo periodo, segno che non tutto è casuale.
Accanto a questo c’è poi un altro livello, forse ancora più importante: quello delle dinamiche al tavolo. Dobro è anche un gioco che vive di interazione continua e di piccole tensioni sociali leggere. In questo senso la carta Dimenticanza è probabilmente uno degli elementi più riusciti. La regola di base è semplice: dopo aver giocato bisogna pescare subito una carta per tornare a quattro. Se ci si dimentica anche solo per un attimo, gli altri giocatori possono intervenire e assegnare la penalità.
Sulla carta sembra un dettaglio marginale, ma nella pratica cambia completamente il ritmo del gioco. Tutti osservano tutti, pronti a cogliere il minimo errore. Si crea una sorta di attenzione collettiva costante che non influisce quasi mai in modo decisivo sull’esito della partita, ma rende ogni turno più vivo, più teso e più partecipato.
È una meccanica che non aggiunge complessità strategica, ma aggiunge presenza al tavolo. E in un gioco che punta soprattutto a essere rapido, cattivo e divertente, questo tipo di interazione è probabilmente una delle sue qualità più centrali.

In quanti ci gioco
Dobro è un gioco che, essendo un party game molto rapido e interattivo, dà il meglio di sé con un numero di giocatori più alto. In generale, la configurazione ideale è tra 4 e 6 giocatori, dove il tavolo riesce a generare il giusto livello di caos, attesa e interazione. In due giocatori perde parte della sua brillantezza, mentre a 3 rimane comunque giocabile ma meno “vivo” rispetto alle partite con più partecipanti.
Un aspetto interessante è che la durata non varia praticamente mai, indipendentemente dal numero di giocatori. Il gioco si sviluppa infatti su round che terminano quando un giocatore finisce le carte, quindi il flusso rimane sempre molto stabile e prevedibile in termini di tempo.
Le età per giocarci
Per quanto riguarda l’età, Dobro viene indicato come adatto a partire dagli 8 anni, cosa che mi trova in accordo. Le dinamiche di raddoppio, le somme e la gestione rapida dei valori possono risultare impegnative per i più piccoli, soprattutto nelle prime esperienze con giochi di carte strutturati.
Dagli 8 anni in su, quando i bambini hanno già una maggiore familiarità con i numeri e con i calcoli rapidi le partite sono migliori anche la parte emotiva va considerata: Dobro può generare momenti di forte competizione e piccole frustrazioni, quindi è utile che i giocatori abbiano già un minimo di controllo delle emozioni durante il gioco.
Detto questo, Dobro rimane un titolo che si rivolge soprattutto a ragazzi e adulti, dove la sua interazione diretta, la cattiveria leggera e il ritmo veloce riescono a esprimersi al meglio.

Conclusioni
Dobro non è un gioco “incredibile” nel senso classico del termine e non credo sarebbe onesto dirlo, non è uno di quei titoli costruiti con anni di design sopraffino, con sistemi eleganti e incastri perfetti. E però non è neanche quella cosa un po’ sciocca che uno potrebbe pensare guardandolo da fuori, “ok, gioco una carta più alta e via”.
Perché in realtà da un’idea quasi banalissima, davvero quasi spoglia, viene fuori un gioco che al tavolo funziona. E funziona perché ti coinvolge, ti costringe a stare attento, a guardare gli altri, a pescare al momento giusto, a non distrarti nemmeno un secondo. E soprattutto perché succedono cose, ti fregano, tu freghi gli altri, si ribalta tutto in un attimo, e nel mezzo c’è sempre quella sensazione che gli altri stiano per farti un colpo basso in ogni istante.
La cosa interessante però è che sotto tutto questo caos, in realtà un minimo di gestione c’è. Non è solo fortuna pura. Ci sono partite in cui chi sa tenere un filo logico nella mano, chi capisce quando liberarsi delle carte basse o quando prendersi il rischio di raccogliere una mano in maniera volontaria, alla lunga qualcosa in più lo porta a casa. Non sempre, non in modo pulito, ma succede.
Poi sì, è anche vero che Dobro è veloce, cattivo, a volte un po’ assurdo. E sì, ci saranno partite in cui ti sembra che non dipenda da te nemmeno una scelta. Ma forse è proprio questo il suo punto di forza, non è un gioco solo di strategia, non è un gioco solo di fortuna, ma è un gioco che ti fa stare al tavolo, con gli altri, godendoti il momento.
Ed è un gran bdel party game, un gioco semplice, nato da un’idea quasi “stupida”, che però riesce a creare serate in cui si ride, si sbaglia, ci si accusa, e si riparte subito dopo senza però essere troppo banale.
Ringraziamo Ms Edizioni per la copia review

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