Reforest: una piccola scatola, un intero ecosistema
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Ambientato nelle sconfinate foreste nordamericane, Reforest è un titolo contenuto solo nelle dimensioni.
Edito da Firestarter Games, ci mette alla guida di un piccolo ecosistema che dovremo far crescere e prosperare sfruttando un interessante sistema di carte multi-uso: ogni pianta può essere giocata nel nostro habitat oppure sacrificata per fornire i nutrienti necessari alla crescita di altre specie. La natura è meravigliosa, finché non scopri che anche qui qualcuno deve essere sacrificato per il bene superiore.
Dietro a regole apparentemente semplici si nasconde così una sfida tattica piuttosto stratificata, costruita attorno a un particolare tableau-building verticale nel quale ogni nuova pianta modifica poco alla volta l’ecosistema che abbiamo davanti.
A rendere il tutto ancora più piacevole ci pensano le splendide illustrazioni dal taglio naturalistico e scientifico di Janine van Fram, capaci di regalare un colpo d’occhio davvero notevole man mano che la nostra foresta prende forma sul tavolo.
Reforest – Materiali e componenti
Potreste pensare che questa sezione, per un semplice gioco di carte, sia quasi superflua. In realtà credo sia proprio uno degli aspetti che contribuisce a dare qualcosa in più a Reforest.
Firestarter Games ha cercato di limitare il più possibile materiali e sprechi, seguendo i principi della Green Games Guide. La cosa si nota ancora prima di aprire la scatola: al posto della classica pellicola di plastica troviamo un involucro protettivo interamente in carta riciclabile.
Tolto l’involucro, troviamo una piccola tuckbox, compatta e praticamente cucita attorno al suo contenuto. Una scelta che personalmente apprezzo molto: niente scatoloni pieni per tre quarti d’aria. Per uno sleevatore seriale come il sottoscritto, però, tanta ottimizzazione presenta un piccolo inconveniente: le carte imbustate semplicemente non ci stanno. D’altra parte, le sleeve di cartone riciclabile non le hanno ancora inventate, quindi forse è tutto perfettamente coerente con la filosofia del gioco.

Fortunatamente questa attenzione alla sostenibilità non va a discapito della qualità. Le carte hanno una piacevole finitura telata, risultano robuste, scorrono bene e si mescolano senza difficoltà, cosa importante in un titolo nel quale il mazzo viene maneggiato parecchio.
Anche la produzione segue la stessa filosofia, con inchiostri a base di soia e carta certificata FSC.
A completare il tutto ritroviamo le illustrazioni di Janine van Fram, che oltre a essere molto belle svolgono bene anche il loro lavoro al tavolo, permettendo di distinguere con facilità le diverse piante mentre il nostro ecosistema cresce.
Come si gioca a Reforest
Una partita a Reforest si sviluppa nell’arco di tre round, scanditi dall’esaurimento del mazzo delle piante. Davanti a noi costruiremo poco alla volta il nostro ecosistema, all’interno della Regione personale, organizzata su tre livelli di altitudine: tre spazi in basso, due al centro e uno in cima.
Al proprio turno la scelta è piuttosto semplice: possiamo raccogliere nuove carte oppure piantare.
Con Raccogliere prendiamo due carte scegliendo liberamente tra il mazzo coperto e il Vivaio, una riserva comune composta da tre carte scoperte. Alla fine del turno non potremo comunque avere più di sette carte in mano.

Con Piantare, invece, iniziamo davvero a costruire il nostro ecosistema. La prima pianta deve essere collocata nell’elevazione più bassa, mentre le successive dovranno rispettare i vincoli di adiacenza previsti dal gioco.
Ed è proprio qui che Reforest comincia a mostrare la sua parte più interessante.
Ogni pianta ha infatti un costo in nutrienti, che possiamo pagare scartando altre carte dalla mano oppure utilizzando l’Energia Immagazzinata presente nella nostra Regione. Le carte diventano quindi una risorsa continua: possono servirci come piante da giocare, ma anche come carburante per farne crescere altre.
Le piante possono inoltre essere sovrapposte, ma solo se quella nuova è più alta della precedente. Farlo ci permette di ottenere uno sconto sul costo della nuova carta, simulando in maniera piuttosto intuitiva la successione naturale della vegetazione. In sostanza, anche nel bosco chi arriva dopo può sfrattare chi c’era prima.
Non tutte le piante, però, reagiscono allo stesso modo. Se una specie non possiede tolleranza all’ombra e viene coperta da una pianta più alta, viene girata a faccia in giù e diventa Energia Immagazzinata. Le specie tolleranti all’ombra, invece, rimangono attive e continuano a mostrare la parte inferiore della carta, mantenendo disponibili tratti e simboli utili per le giocate successive.
A questo si aggiungono le abilità delle carte, che possono attivarsi quando vengono giocate, influenzare le piante vicine oppure fornire bonus durante il conteggio finale. Più il tableau cresce, più aumentano le possibilità di creare sinergie tra le piante.

Quando il mazzo si esaurisce termina il round e viene assegnato il Visitatore animale attivo. Ogni animale cerca un habitat specifico e verrà quindi attirato dal giocatore che meglio soddisfa i suoi requisiti, per esempio attraverso fiori, frutti o determinate tipologie di piante. Perché niente ridimensiona l’ego quanto scoprire che la fauna locale preferisce il bosco dell’avversario.
Alla fine del terzo round si passa al conteggio dei punti, sommando il valore delle piante ancora visibili, i bonus delle chiome, l’Energia Immagazzinata, gli animali ottenuti e gli altri bonus costruiti durante la partita.
Sulla carta le azioni disponibili sono pochissime, ma è proprio dalle regole di crescita, sovrapposizione e interazione tra le piante che nasce gran parte della profondità di Reforest.
Pro e contro di Reforest
Pro
- Tante decisioni con poche regole: ogni carta può diventare una pianta, una risorsa o essere sacrificata come nutriente, costringendo continuamente a scegliere cosa vale davvero la pena tenere.
- Produzione coerente con il tema: scatola compatta, niente plastica superflua e materiali scelti con particolare attenzione alla sostenibilità.
- Carte e illustrazioni molto curate: la finitura è piacevole da maneggiare e le tavole botaniche di Janine van Fram rendono il tableau particolarmente bello una volta sviluppato.
- Buona modalità in solitario: mantiene intatto il cuore del gioco e lo trasforma in un puzzle tattico piacevole e rigiocabile.
Contro
- Icone piuttosto piccole: alcuni simboli richiedono un po’ di attenzione, soprattutto quando il tableau comincia a riempirsi.
- Interazione soprattutto indiretta: ognuno costruisce principalmente il proprio ecosistema e il confronto passa soprattutto dalla competizione per i Visitatori animali.
- Tuckbox poco protettiva: è perfetta per mantenere il gioco compatto, ma potrebbe soffrire un po’ se trasportata spesso e, soprattutto, lascia poco margine per le carte imbustate.
A chi è consigliato Reforest
Reforest è consigliato a chi cerca un gioco di carte compatto ma con una buona profondità decisionale, soprattutto se apprezza tableau-building, gestione delle risorse e combo tra carte. Può funzionare bene anche in solitario, mentre potrebbe convincere meno chi cerca molta interazione diretta tra i giocatori.

Conclusioni
Reforest mi ha colpito perché riesce a racchiudere parecchie idee interessanti in una scatola davvero minuscola. Le regole si imparano in fretta, ma dietro questa semplicità si nascondono decisioni tutt’altro che banali, e vedere il proprio ecosistema prendere forma carta dopo carta restituisce una bella sensazione di crescita e soddisfazione.
A completare il quadro ci sono una produzione curata, una particolare attenzione alla sostenibilità e soprattutto un comparto grafico che ho apprezzato moltissimo. Ogni carta sembra quasi strappata da un antico trattato di botanica, con illustrazioni naturalistiche che danno al gioco un’identità molto particolare e rendono davvero bello vedere la propria foresta svilupparsi sul tavolo.
Un titolo piccolo solo nelle dimensioni: compatto, intelligente e decisamente più ricco di quanto la sua minuscola scatola possa far pensare.
Si ringrazia l’editore per aver messo a disposizione la copia del gioco utilizzata ai fini della presente recensione. Come sempre, le valutazioni espresse riflettono esclusivamente l’esperienza, le opinioni e il giudizio critico dell’autore.
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