scritto da
LucaCiglione
Stomp Stomp Chomp è un folle gioco di Push Your Luck edito da Asmodee. Creato da Ed Naujokas, Drew Richards, James A. Vaughan ed illustrato da Zoe Lee è pensato per 2-5 giocatori dai 6 anni e ha una durata di circa 5-10 minuti.
“Cose che succederanno in questo gioco Uno di voi si trasformerà in orso, l’orso correrà alla ricerca di un cucchiaio, mentre voi tirerete i dadi per raccogliere i vostri funghi.”

Componenti e Materiali
La scatola di Stomp Stomp Chomp è già di per sé un piccolo oggetto curioso: una piccola confezione rettangolare, compatta, con una copertina sagomata a forma di orso che si incastra sull’altra metà, creando un effetto visivo un po’ giocoso e immediatamente riconoscibile sullo scaffale.
Dentro troviamo 20 carte, un portacarte, 5 dadi e 3 cucchiai di cartoncino. I dadi sono piuttosto standard, di dimensione classica, con una faccia dedicata al fungo su uno dei lati. Funzionano bene a livello pratico, ma risultano abbastanza anonimi: forse si sarebbe potuto osare un po’ di più per renderli più caratteristici, visto il tono generale del gioco.
I cucchiai in cartoncino sono leggeri e coerenti con l’impostazione semplice del prodotto, più un elemento scenico che una componente “fisica” in senso stretto. Le carte e il portacarte invece fanno il loro lavoro senza problemi, mantenendo il ritmo rapido che il gioco richiede.
Nel complesso, una produzione essenziale ma con un’idea di packaging sicuramente più particolare della media, che aiuta a dare identità immediata al titolo. Plauso per le illustrazione psichideliche di Zoe Lee.

Come si gioca
Ad ogni turno tutti i giocatori gridano insieme “STOMP STOMP CHOMP!”. Quando si dice “CHOMP” ognuno mostra uno, due o zero pollici. Si contano tutti i pollici mostrati e si fa girare il portacarte di quel numero di posizioni: il giocatore a cui arriva il mazzo diventa quello che gira la carta.
Il giocatore attivo rivela la carta dalla Foresta. Le carte mostrano uno, due o tre funghi e possono anche contenere un orso, che può comparire insieme ai funghi.
Quando un giocatore rivela il terzo orso, si trasforma immediatamente nel plantigrado e deve correre a prendere uno dei cucchiaini di legno nascosti nell’area di gioco.
Nel frattempo gli altri giocatori tirano il proprio dado il più velocemente possibile: il dado ha una sola faccia fungo su sei e ogni volta che esce il fungo il giocatore può prendere una carta fungo dal centro del tavolo.
Quando l’orso torna con il cucchiaino, usa il cucchiaio per raccogliere le carte fungo rimaste sul tavolo.
Si continua così finché le carte fungo vengono esaurite o raccolte. Si procede fino a voltare tutte le nove carte orso gicoando quindi tre round e alla fine il giocatore con più funghi è il vincitore.

Opinioni e Dinamiche
Stomp Stomp Chomp è un gioco il cui target non è immediatamente chiaro. Da un lato sembra un party game per adulti, dall’altro il 6+ e alcune dinamiche lo avvicinano chiaramente a un gioco per bambini. Questa ambiguità comunicativa finisce per pesare sulla percezione: può sembrare un’idea geniale oppure un gioco completamente assurdo e fuori fuoco. E la distanza tra le due impressioni, qui, è davvero sottile.
Nel suo nucleo, il gioco è un push your luck molto semplice, con una fase di attivazione basata sul coro “Stomp Stomp Chomp” e sulla scelta dei pollici. Questa parte serve esclusivamente a determinare in modo variabile chi gira la carta. È una dinamica che crea movimento al tavolo, ma che di fatto aggiunge poco alla struttura: avrebbe potuto essere sostituita da un semplice turno a rotazione senza cambiare quasi nulla.
Quando emerge la terza carta Orso, il gioco introduce la sua vera interruzione di ritmo: il giocatore si trasforma e deve correre a prendere il cucchiaino, mentre gli altri tirano il dado per accumulare funghi. In questo spazio temporale asincrono si concentra la parte più attiva del gioco: da una parte la corsa e la gestione fisica dell’orso, dall’altra la rapidità e il colpo d’occhio degli altri giocatori nel raccogliere carte.
Agency (quanto il giocatore incide)
Il resto è essenzialmente reattività e fortuna. Non c’è una reale pianificazione, né una strategia significativa: si decide in un istante cosa prendere in base a ciò che è più vicino o più conveniente, mentre tutto il resto è determinato dal caso.
Da questo punto di vista, il gioco può risultare folle e anche divertente nelle prime partite, proprio per l’energia che crea attorno al tavolo. Ma la stessa semplicità che lo rende immediato finisce anche per limitarne la durata: una volta esaurito l’effetto sorpresa, resta poco su cui costruire un’esperienza che tenga nel tempo.
Non è tanto una questione di complessità mancante, quanto di agency quasi assente. Che giochi una persona o un’altra, la partita cambia poco: l’unico margine reale è nella velocità di reazione e nella fortuna del dado. Per alcuni tavoli questo può bastare, per la maggior parte dei giocatori no.
In definitiva, Stomp Stomp Chomp si colloca bene come gioco da festa molto leggero, da dieci minuti di caos condiviso, più vicino a un “intermezzo fisico” che a un vero e proprio gioco strutturato. Funziona finché si accetta questa natura, ma difficilmente va oltre.

Le età per giocarci e in quanti ci gioco
Il gioco è pensato per 2-5 giocatori e, nella pratica, il numero non incide in modo significativo sulla durata complessiva della partita. L’unico elemento che cambia davvero è la fase iniziale dello “Stomp Stomp Chomp” con i pollici: più giocatori ci sono, più questa parte tende ad allungarsi e a diventare leggermente più dispersiva.
Detto questo, la durata resta comunque molto contenuta, perché è abbastanza facile che escano rapidamente tre carte Orso, attivando la trasformazione e accelerando la chiusura della partita.
In teoria si potrebbe anche giocare in 6, nonostante non sia previsto: i dadi sono 5, ma si potrebbe ovviare condividendoli o gestendo una rotazione. Tuttavia non sembra esserci una configurazione “ottimale” in senso stretto. Più giocatori significano semplicemente più caos, e in questo caso il caos è parte integrante dell’esperienza.
Per quanto riguarda l’età, il 6+ è sostanzialmente corretto. Non ci sono reali complessità cognitive o strategiche, ma piuttosto una gestione della frenesia e della rapidità di reazione: saper decidere in un istante cosa prendere, gestire la pressione del tempo durante la fase dei dadi e non farsi guidare solo dall’ansia di afferrare la carta più vicina.
È quindi più un gioco di controllo dell’impulso e di reattività che di ragionamento, adatto a bambini ma anche a contesti familiari dove si accetta un livello alto di confusione e interazione fisica.

Conclusioni
Stomp Stomp Chomp è un gioco che si colloca in una zona particolare, quasi sperimentale, più interessato a costruire una situazione che a costruire un sistema di gioco vero e proprio. L’idea alla base è chiara: generare caos controllato, fisicità, reazioni rapide e un momento di divertimento puro al tavolo che si allontana però rispetto alla normalità dei giochi da tavolo tradizionali.
In questo senso funziona. In un contesto giusto, con il gruppo giusto e la disponibilità ad accettare una dimensione più giocosa in senso lato che strategica, può regalare momenti di divertimento genuino, soprattutto nelle prime partite, quando tutto è ancora nuovo e imprevedibile.
Allo stesso tempo, però, è altrettanto evidente che non nasce con l’ambizione di essere un titolo da lungo periodo o da libreria stabile. La sua struttura molto essenziale, la forte componente aleatoria e la ripetitività del loop di gioco fanno sì che l’effetto sorpresa giochi un ruolo centrale, e una volta esaurito quello il gioco si esaurisce altrettanto rapidamente, anche nell’arco di una singola serata.
Non è quindi un giudizio di valore assoluto, quanto di collocazione: Stomp Stomp Chomp sembra più un esperimento riuscito nel creare un momento che un gioco pensato per accompagnare a lungo il tavolo da gioco. E’ quidni un titolo che va preso per quello che è: una sana follia, un piccolo esercizio di caos condiviso. E in questa dimensione riesce sicuramente a dire la sua, senza però ambire a una longevità che va oltre la singola esperienza di gioco.
Ringraziamo Asmodee per la copia review

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