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FΛB!O P.
Nei due anni da cui è uscito (2022), Planet Unknown ha collezionato una dozzina di premi o candidature: penultima quella al Kennerspiel des Jahres e ultima quella al Gioco dell’Anno (verrà proclamato il 31!). Con quasi 10K voti su BGG, gode di un solido voto medio del 7,8. L’imperscrutabile algoritmo lo situa alla posizione 24 della categoria Family (peso 2,23 su 5, consigliato dai 10 anni), alla 131 della Strategy e alla 194 complessiva. Tutte buone scuse per parlarvi del gioco di polimini che preferisco ^_^
È stato ideato da Ryan Lambert e Adam Rehberg, che avevamo già visto all’opera insieme ad esempio con Swordcrafters. Il secondo ne è pure editore, tramite la sua Adam’s Apple Games. Finanziato inizialmente su Kickstarter, quest’anno ha visto approdare sugli scaffali la localizzazione Pianeti Sconosciuti: Edizione Deluxe curata da Pendragon Game Studio (presenta testo in lingua). In essenza, è un gioco di piazzamento polimini, selezionati simultaneamente da un vassoio rotante, per terraformare la superficie di un pianeta e progredire sui tracciati tecnologici. Può accomodare 1-6 giocatori per partite di 60-80 minuti.
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La Terra ha esaurito le risorse. Per preservare il futuro dell’umanità da uno a sei planetisti sono stati selezionati per sviluppare un pianeta sconosciuto.
IL GIOCO IN UNA FRASE
Un giocatore a turno fissa la rotazione del vassoio, poi tutti contemporaneamente selezionano una delle due tessere nella loro sezione e la piazzano sul tabellone personale (le diverse icone sui polimini potenziano i relativi tracciati, che premiano con bonus, sblocco di abilità, punti, eccetera): vince chi ottiene più medaglie attraverso lo sviluppo efficiente del pianeta, l’avanzamento tecnologico, la raccolta delle capsule di salvataggio, la rimozione dei meteoriti e il superamento dei pianeti vicini.

COMPONENTI
La English Deluxe Edition di Planet Unknown in mio possesso (325×325×116mm) contiene il regolamento in inglese, 1 Stazione Spaziale (detta S.U.S.A.N.) che fa da vassoio rotante porta tessere, 1 Mostrina Comandante (primo giocatore), 144 tessere Polimino (12×12 forme), 12 tabelloni Pianeta (fronte simmetrico, retro asimmetrico), 8 tabelloni Corporazione (ancora fronte/retro simmetrico/asimmetrico), 12 indicatori Deposito (2×giocatore), 14 Rover, 36+ Capsule di Salvataggio, 60+ Meteoriti, 60+ Campi di Biomassa, 36 carte Civ (9×4 ranghi), 30 segnalini Risorsa (cubetti traslucidi nei colori nero, blu, verde, rosso e trasparente per ciascun giocatore), 28 carte Obiettivo (fronte Privato, retro Vicini), 60 carte Evento (20×3 livelli), 2 blocchetti Segnapunti e un segnalino Flusso da usare con una specifica Corporazione.
È decisamente un’edizione deluxe che si fa notare, tuttavia non priva di qualche fastidio. Partendo da ciò che brilla, sicuramente c’è la Stazione Spaziale: utile per conservare le tessere, per accorciare la preparazione e per abbassare i tempi morti. I polimini sono organizzati in un anello interno (quelli piccoli) e in uno esterno (quelli grandi). I due anelli possono cambiare posizione relativa, in modo da creare sei configurazioni variabili. Le sei sezioni (spicchi) che ospitano una tessera grande e una piccola vengono chiamate Depositi. Come mai il suo nome è S.U.S.A.N.? Perché in inglese il vassoio rotante si chiama lazy Susan…
Sotto la stazione troviamo due inserti GameTrayz, che tengono in ordine le carte (qualità nella norma, si mescolano una volta a partita), le miniature, i segnalini e i Campi di Biomassa (tessere 1×1). Rover, Capsule di Salvataggio e Meteoriti sono in plastica, ben realizzati e ricoperti da quella che credo sia una pittura wash maculata (bianca, celeste e arancione rispettivamente).
Sul fondo dello scatolone (3,5 Kg) giacciono i tabelloni. Le Corporazioni sono a tre strati, per mantenere fermi cubetti, Capsule e Meteoriti su entrambe le facce. All’opposto, i Pianeti sono in cartoncino, ma questo aspetto non ha alcun riflesso negativo sul gioco. Tutte le illustrazioni sono di Yoma: non esattamente indimenticabili, fanno la loro parte senza sfigurare rispetto all’ambientazione.
In questa ricca dotazione – la quale sembra addirittura includere quella che poteva essere una prima espansione – ci sono però oggettivamente due ombre e torniamo dunque sulla Stazione Spaziale da cui siamo partiti con la disamina dei materiali. La noia maggiore è che non ha il coperchio, per cui le tessere vanno a spasso se la scatola viene riposta o trasportata in verticale. L’altra seccatura è che è leggermente troppo grossa per la scatola (hanno usato quella dell’edizione retail?), pertanto i fianchi risultano un pochino bombati verso l’esterno e il coperchio si appoggia sulla Stazione invece che sul fondo.
Infine il regolamento di Planet Unknown è chiaro, preciso e adeguatamente esemplificato nella parte che riguarda il gioco base, i tabelloni simmetrici, i moduli opzionali e la modalità solitario, mentre 8 Corporazioni e 12 Pianeti asimmetrici avrebbero necessitato del doppio delle pagine. Infatti l’incrocio delle varie coppie ha messo in evidenza, nel tempo, tutta una serie di casi limite o zone grigie che hanno tormentato di dubbi i giocatori. Lo testimoniano oltre 200 thread nella sezione Rules del forum su BGG e, fortunatamente, un nutrito post di FAQ.
Tutto ciò lo potete vedere nel mio video di unboxing:

COME SI GIOCA
Lasciandovi come sempre al regolamento (EN, IT) per una lettura più integrale, cerco di darvene una buona cognizione.
Tutto ciò di cui avete bisogno è la Stazione Spaziale al centro, più un tabellone Pianeta e Corporazione per ciascun giocatore. Posizionate le Capsule di Salvataggio sugli spazi designati della mappa, collocate i cubetti colorati in fondo ai rispettivi tracciati e tenete pronti due Rover. Quindi, per ogni rango prendete un numero di carte Civ pari al numero di giocatori +1 e distribuite una carta Obiettivo Vicini tra ciascuna coppia di giocatori.

In ogni round, chi ha la Mostrina Comandante ruota la Stazione Spaziale a sua discrezione per sistemare i Depositi di fronte a sé e agli altri. Dopodiché ognuno svolge il suo turno simultaneamente, selezionando una delle due tessere. La prima tessera va piazzata sulla circonferenza del pianeta; successivamente ciascuna tessera deve essere ortogonalmente adiacente a un’altra già presente, a strato singolo, senza sovrapposizioni, allineata alla griglia. Ci sono un paio di eccezioni alle regole: le tessere acqua non fanno nulla se non vengono piazzate sul ghiaccio planetario e le tessere energia “copiano” la risorsa di un qualsiasi terreno che sia ortogonalmente adiacente all’area di terreno energia creata o ingrandita da questo piazzamento. Alcune tessere sono accompagnate da Meteoriti, che interferiscono con il punteggio finale se non vengono recuperati con il Rover.

Ogni tessera ha due icone, ognuna delle quali vi fa salire di un passo sul tracciato corrispondente del vostro tabellone Corporazione. I 5 tracciati risorsa sono sostanzialmente diversi e vi permettono di impostare una direzione strategica.
- Civilizzare (nero): prendete tutte le carte Civ rimanenti del rango raggiunto e sceglietene una da tenere (bonus immediati o a fine partita).
- Creare acqua (blu): presenta il doppio delle medaglie.
- Coltivare foreste (verde): fornisce caselle 1×1 di biomassa per riempire gli spazi sul tabellone.
- Dispiegare e muovere i Rover (rosso): il numero indica i passi a disposizione, divisibili tra più Rover per raccogliere le Capsule di Salvataggio ed eliminare i Meteoriti.
- Progredire nella tecnologia (trasparente): potete piegare le regole a vostro vantaggio, sviluppando fino a 5 livelli tecnologici cumulativi e crescenti.
Oltre alle loro differenze, questi 5 tracciati hanno un simbolo in comune: quando reclamate un potenziamento di sinergia, fate avanzare un qualsiasi singolo cubetto una volta.

Inoltre, siete in competizione per il raggiungimento di un obiettivo condiviso con il vostro avversario di destra e un altro con quello di sinistra: avete due carte Obiettivo Vicini diverse da tenere d’occhio.
La partita finisce quando un giocatore non riesce a piazzare nessuna delle due tessere nel suo Deposito attuale o quando entrambi i tipi di un Deposito sono esauriti. Sommate le vostre medaglie in base all’avanzamento sui tracciati, alle Capsule di Salvataggio e ai Meteoriti raccolti, agli obiettivi vinti o pareggiati, alle righe e alle colonne completate senza meteoriti sul tabellone Pianeta e ai bonus di fine partita delle carte Civ. Il maggior numero di medaglie sancisce il vincitore.

CONSIDERAZIONI
Il mio gioco preferito basato sui polimini, dicevo. Mi piace che vada oltre il mero piazzamento di tessere dalle forme tetrisiane, aggiungendo risorse e obiettivi da raggiungere. Parte da un concetto semplice, quello di selezionare tessere e ottenere medaglie, e lo arricchisce con alcune trovate e meccaniche aggiuntive che rendono il gameplay più interessante. Il risultato è un titolo riflessivo e ben calibrato, ma senza diventare troppo complesso.
Uno degli elementi più distintivi di Planet Unknown è appunto la soddisfazione di piazzare tessere e far avanzare i relativi cubetti. Ogni turno sembra un piccolo traguardo e i bonus ottenuti man mano aggiungono al gioco un livello ulteriore di divertimento. Con cinque tracciati distinti su cui progredire, c’è sempre qualcosa a cui puntare: ognuno di essi è ben strutturato e offre strategie diverse, con opportunità di potenziamento uniche. Apprezzo molto il fatto che la dimensione della tessera non influenzi la quantità di avanzamento.
L’altro emblema di questo titolo rispetto ad altri basati sul piazzamento tessere è la Stazione Spaziale. Non solo dona una presenza scenica notevole al tavolo, ma consente anche turni simultanei che rendono il flusso rapido. La selezione contemporanea riduce il tempo di attesa, sebbene non lo azzeri completamente. Un turno dura esattamente quanto il giocatore più lento, poiché è necessario aspettare che il primo fissi la rotazione e che l’ultimo piazzi la propria tessera. La maggior parte delle volte, devi semplicemente fare del tuo meglio con le opzioni a disposizione.

Nella fase di scelta delle tessere, i colori contano quanto la forma, perché determinano le possibilità di sviluppo. Anche le varie fonti di medaglie colorano di strategia le decisioni di piazzamento. Pur restando tutto molto semplice, ti trovi a dover considerare tracciati, meteoriti (non basta coprire più superficie possibile), capsule di salvataggio e obiettivi con ogni tessera posizionata. Potrebbe sembrare un rompicapo, però il gioco è ben congegnato e offre solamente due tessere tra cui scegliere ogni volta. Meglio la grande, con uno o nessun tipo di terreno utile, o quella piccola, che migliora due dei miei tracciati?
La meccanica dei movimenti dei Rover per la raccolta di oggetti sul tabellone è davvero ben riuscita. A prima vista non pareva così divertente, ma in realtà aggiunge una splendida dimensione a Planet Unknown. Le capsule di salvataggio offrono un numero limitato di medaglie, quindi mi chiedo sempre se valga la pena collezionarle, eppure non riesco a costruirci sopra soltanto per ottimizzare il pianeta e avanzare sui tracciati. Al massimo, lo faccio una volta per partita.
Spiegare il regolamento ai nuovi richiede una decina di minuti. Il gameplay è piacevole, scorrevole e veloce: facile da imparare e tattile al punto giusto. Pure la preparazione è molto semplice, mentre mettere via tutto richiede un po’ più di diligenza per dividere tutte le tessere piazzate. Viene apprezzato alla prima partita, perché offre una serie di decisioni stuzzicanti senza sovraccaricare con una marea di regole. È un ottimo gioco per famiglie, ideale per i gruppi che preferiscono evitare i conflitti diretti.

Per la precisione, anche se ognuno costruisce il proprio pianeta, c’è comunque dell’interazione tra i giocatori: alcuni vicini più accorti potrebbero ruotare la Stazione Spaziale in maniera da costringerti a prendere una risorsa che proprio non volevi o che non ti aiuterà a raggiungere l’obiettivo comune. Inoltre, devi tenere d’occhio sia i tabelloni adiacenti (di nuovo per gli obiettivi comuni) sia quelli distanti, perché qualcuno potrebbe riempire rapidamente il suo pianeta con pezzi grandi (o costruire in modo poco efficace), facendo finire la partita prima che tu abbia avuto la possibilità di completare le righe e le colonne più remunerative in termini di punti vittoria.
Fortuna in Planet Unknown: sento il suo peso soprattutto nelle carte. In quelle Civ: alcune sono parecchio potenti, altre molto meno (ecco l’importanza di arrivarci tra i primi). Mi piacciono gli eventi, che colpiscono tutti democraticamente, tuttavia detesto che il libretto suggerisca genericamente di “mescolare i tre tipi per creare un mazzo”. Non è compito mio di giocatore, ma tuo di ideatore indicarmi quali carte includere se voglio una partita più o meno difficile. Non dovrebbe essere in carico ai giocatori decidere. Infine, a volte si rischia di essere penalizzati dalle carte Obiettivo Vicini, se le richieste sono contrarie ai tratti identificativi della corporazione asimmetrica.
Con un ampio numero di polimini, le combinazioni sono molteplici. A me sembra logico concentrarsi prima sulle carte Civ e sulle tecnologie, poiché è fondamentale poter scegliere le migliori carte e acquisire tecnologie che modificano le regole a tuo favore, però bisogna fare i conti con il Deposito che si ha davanti. Se cerchi di alzare l’asticella, ci sono diverse opzioni per aumentare la difficoltà: pianeti asimmetrici che limitano il piazzamento delle tessere, corporazioni asimmetriche che offrono abilità speciali e carte evento che impongono restrizioni o offrono bonus per la durata di un turno. Queste aggiunte arricchiscono notevolmente la rigiocabilità, ma personalmente trovo che i pianeti e le corporazioni asimmetriche (quattro livelli di complessità) siano fantastici in primo luogo perché permettono a un giocatore esperto di divertirsi alla pari insieme a un neofita.

Planet Unknown è pertanto una scelta azzeccata per un gruppo numeroso di giocatori misti, grazie alla sua accessibilità e alla velocità del gameplay. Scala benissimo in diversi numeri di partecipanti, grazie al vassoio rotante. La modalità solitaria è quasi identica: basta pescare una carta evento a turno e applicarne il bonus o il malus. La Stazione Spaziale ruota di uno scatto a turno. La modalità per 2 giocatori propone la stessa rotazione, però non mi ha convinto e preferisco scegliere alternandomi con il mio avversario. Con un numero maggiore di giocatori, la partita può sembrare un po’ più caotica, siccome hai meno opportunità di posizionare il vassoio e risulta più impegnativo tenere d’occhio le azioni degli altri. Il numero ideale di giocatori potrebbe essere 3-4.
Lati negativi?
Il bilanciamento perfetto tra corporazioni e pianeti asimmetrici può rivelarsi problematico. Funziona abbastanza avere 5 come somma delle rispettive complessità.
Ci sono carte Obiettivo Vicini che sono oggettivamente perverse, tipo quella che ti chiede di raccogliere meno Meteoriti.
Dal momento che si svolge in modo simultaneo, gli errori in buona fede potrebbero non essere notati dagli altri giocatori, impegnati con i propri turni.
A seconda della vostra sensibilità, Planet Unknown può essere percepito comunque come un’esperienza prevalentemente solitaria.

È DIVERTENTE PERDERE A QUESTO GIOCO?
Il senso di questo paragrafo lo potete leggere meglio qui, ma in sintesi mi chiedo: la sconfitta mi lascia la voglia di tornare nuovamente su Planet Unknown?
- Sì, per la sensazione gratificante nel vedere i risultati dei piazzamenti più ragionati, soprattutto quando le posizioni raggiunte sui tracciati sbloccano nuove possibilità, creando una catena di combo che mi porta più vicino alla vittoria.
- Sì, per la soddisfazione di aver terraformato bene: sebbene insufficiente per vincere, ciascuna selezione ponderata è un passo del percorso che mi ha portato sul mio pianeta unico, che rappresenta le mie decisioni e il mio stile di gioco (GO ROVERS GO!).
- Sì, per il progresso che percepisco a ogni partita: un’occasione per affinare le mie abilità, capire gli errori e testare soluzioni diverse, mettendo in pratica approcci più efficaci in una crescita tangibile.

MIA MOGLIE DICE COSE
«Ho trovato Planet Unknown molto coinvolgente e anche molto appassionante.
Amo i giochi in cui è possibile fare punti in più modi, perché prima di tutto rende il titolo rigiocabile, inoltre permette al giocatore di poter cambiare strategia in corso di partita. E poi mi piace la varietà, come quando vado in un supermercato: preferisco avere tanta scelta, sebbene sia più difficile scegliere. Qui lo stesso: in che modo farò più punti? Si inizia provando in un modo, poi magari si cambia. O si perde miseramente e ci si riscatta con la rivincita.
Comunque ho amato la modalità di selezione delle tessere, ho amato l’idea di giocare sempre, tutti, senza tempi biblici tra una pescata di tessera e un’altra, ho amato il riutilizzo creativo del Tetris.
Non è un gioco da prima volta per un neofito, ma non è nemmeno impossibile. Come accennato prima, ha una buona rigiocabilità, anche perché è possibile scegliere altri pianeti da terraformare, il che alza la difficoltà dell’inserimento tessere.
Cosa volere di più? Onestamente non saprei trovare un difetto a questo gioco.
Bello, bello.»
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Online si può giocare su Board Game Arena, qui.
Se vi interessa Planet Unknown potete acquistarlo Se ti va di sostenerci, puoi fare i tuoi acquisti su DungeonDice.it
— Alcune immagini sono tratte da BGG e dal regolamento, i vari diritti appartengono ai rispettivi proprietari. Le immagini e le regole sono state riprodotte pensando possano essere una gradita forma di promozione. Verranno rimosse immediatamente su semplice richiesta. —
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