Fabio (Pinco11)
FARAWAY RECENSIONE
Eccoci tutti a vestire, in Faraway (del duo Goupy – Lebrat), edito da Catch Up Games e che verrà presto localizzato in Italia da GateOnGames (2-6 giocatori, 15-30′, 10*) i panni di ideali esploratori delle lande misteriose di Alula.
Di fatto si tratta di un gioco che propone un continuo draft di carte con otto di esse, una per turno, che sono giocate da ciascun giocatore e considerate a fine partita per totalizzare più punti possibili.
Il coefficiente di difficoltà percepita è di 1.90, ossia poco più di Cascadia ed il pubblico di riferimento è grosso modo quello familiare.

FARAWAY IN POCO
Ognuno riceve tre carte (grandi) ed al centro del tavolo se ne piazzano tante quanti i giocatori + 1 e si parte. Ad ogni turno, in estrema sintesi, ciascuno seleziona una carta che giocherà di fronte a se e tutti le rivelano insieme. In ordine di valore ognuno seleziona una carta dall’offerta e la prende in mano in sostituzione di quella giocata. Se la carta giocata di fronte a se ha un valore maggiore di quella giocata al turno precedente, il giocatore in questione potrà pescare una o più carte ‘tesoro’ e posizionarne una di fronte a se. Tutto questo si ripete per otto volte e la partita ha termine.
Ogni carta ha la possibilità di riconoscere (o meno) dei punti, in genere sulla base di simboli o colori ben precisi: attenzione, però, alla peculiarità del gioco, ossia quella ai fini del punteggio per ogni carta si considerano SOLO quelle (grandi) giocate dopo di essa e non quelle che la precedono (le piccole contano tutte).

COME SI PRESENTA FARAWAY
Siamo di fronte ad un gioco di carte senza fronzoli, quindi nella scatola oltre ai due mazzetti di carte non telate troviamo solo un blocchettino per i punti e stop. La grafica è particolare e distintiva: io stesso ammetto di non averla per nulla apprezzata a prima vista ma, una volta fattaci l’abitudine, di aver iniziato in qualche modo a gradirla. Le icone, comunque, sono ben identificabili e gli effetti resi in modo comprensibile, per cui direi che come materiali siamo nel classico ambito del ‘adatto allo scopo‘.
L’ambientazione è, invece, del tutto cosmetica e sostanzialmente priva di riferimenti nel gameplay.
COME GIRA
I due maggiori pregi di Faraway risiedono da una parte nella sua estrema rapidità (scalando bene anche in più giocatori) e dall’altra nell’ideuzza (di cui riparleremo a breve), applicata nel calcolo di fine partita, che lo rende un mix tra un puzzle game semplificato, un raccolta set ed un push your luck (in minor misura).
Avviso che la prima spiegazione delle regole risulta però assai meno agevole di quanto un family come questo potrebbe far pensare: in realtà di cose da dire ce ne sono giusto due o tre e pochi minuti bastano, però il concetto che le carte da considerare per il punteggio sono “solo la carta che si sta contando e quelle giocate dopo di essa” ho verificato (in multiple spiegazioni) non essere digerito in alcun modo se non dopo aver proposto alcuni esempi.
In ultima analisi, però, anche chi aveva meno capito come il tutto funzionasse, alla fine lo ha inteso una volta arrivati al calcolo del punteggio della prima partita e dalla seconda non ha avuto alcun dubbio, per cui il mio suggerimento è quello di spronare i presenti a provarlo ed impararlo, in qualche misura, giocando, cosa che confermerà la semplicità del tutto.

SENSAZIONI
Faraway al momento pare essere uno dei titoli che vanno per la maggiore in Francia, aiutato dal prezzo contenuto (fascia intorno ai 20 euro) e dall’ampio pubblico di riferimento quale target e la cosa è stretta conseguenza della capacità che il titolo ha di condensare una esperienza di gioco comunque di un qualche spessore in meno di venti minuti di partita.
Le meccaniche principali, alla fine, sono quelle tipiche dei classici ‘raccolta set’ che fanno si che si ottengano tot punti se tra le cose che hai collezionato trovi tot simboli giusti o che si ottengano tot punti per simbolo o categoria di carte, per cui sotto questo aspetto nulla di nuovo sotto il sole, ma l’ideuzza che dà sapore al tutto, ossia quella del contare solo le carte che giocherai è un pò come se mettessi una spezia particolare nel tuo sugo al basilico, rendendolo del tutto diverso da quelli che hai fatto finora.
La tua pasta non sarà mai una ‘carbonara’, ma per quella sera avrai la sensazione, solo grazie a quella spezia azzeccata, di aver mangiato qualcosa di diverso dai soliti fusilli.
PARAMETRI VARI
La scalabilità è buona, nel senso che il mazzo da 68 carte consente di giocare sino a 6 giocatori ed il tempo a partita è aumentato solo per via della maggiore scelta di carte nell’offerta. In due si gioca letteralmente in dieci minuti, cosa che aiuta a ‘finirlo’ in qualche modo sin troppo rapidamente, mentre in 5 o 6 si allunga forse un pelo troppo, perdendosi quella rapidità che è una delle sue doti principali. Alla fine direi che 3-4 giocatori è il suo ideale (a mio modesto parere).
La longevità è sufficiente, a patto di non giocarlo 3-4 serate di fila ‘a sfinimento’, perchè alla fine il rischio è quello di capire quelle che possono essere le carte più adatte e risolvere una volta per tutte i dilemmi (metto subito le carte alte per avere più punti da esse, però così sacrifico la pesca delle carte tesoro?) che rendono frizzanti le partite.
Mentre scrivo, comunque, Faraway gode su BGG di un lusinghiero 7.6 di voto medio, cosa che rende l’idea di quanto sia stato ben accolto da pubblico.

CONCLUSIONI
Faraway è un valido gioco di carte a base di draft, collezione set ed un pizzico di push your luck. Rapido nello sviluppo (giochi una carta, rimpingui la mano ; ripeti per otto volte e stop) è incentrato sulla regoletta diabolica del punteggio (per ogni carta valgono solo lei stessa e quelle che hai giocato dopo di lei) che gli dona frizzantezza. Non giurerei sulla immortalità di Faraway, ma sono piuttosto sicuro che qualche partitella ce la possono fare in tanti senza annoiarsi e non è poco già questo.
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