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cogo71
Un altro gioco da tavolo ambientato nell’antico Egitto? Ebbene si! Oggi vi porto in anteprima la recensione di Pyramidice il primo gioco di Ergo Ludo Editions, che vede la luce dopo l’accordo stretto con MS Edizioni che ringrazio per la copia review concessa.
Il gioco nato dalla mente di Luigi Ferrini, è pensato per 1- 4 giocatori a partire dai 12 anni di età e la durata delle partite varia dai 30 ai 60 minuti. Graficamente è stato sviluppato da Marco Pantaleoni, ma le illustrazioni e la copertina sono opera di Quentin Regnes e Oscar Casel. In fondo al regolamento lo stesso Ferrini ringrazia Daniele Ursini con cui ha già collaborato in passato per il prezioso contributo.
In Pyramidice i giocatori interpretano degli architetti cui il Faraone ha dato l’incarico di costruire maestose piramidi (impilando i dadi un piano sopra l’altro) in grado di rendere il suo nome immortale e dovranno utilizzare i propri lavoratori nella progettazione, procurandosi la pietra per la costruzione, con l’aiuto dei gatti sacri e scegliendo con cura gli dei a cui affidare le proprie preghiere.

Siamo di fronte ad un cosiddetto family plus che mescola sapientemente il lancio e il piazzamento dadi insieme a meccaniche come la costruzione di un proprio motore di gioco e il set collection, il tutto condito da combo di carte, obiettivi segreti e poteri variabili, al fine di ottenere più Punti Fama possibile.
Il gioco è stato presentato in pompa magna durante un evento che si è svolto al Museo Egizio di Torino nella “Sala dei Faraoni” a cui ha partecipato il nostro Simarillon che ha scritto un report in fondo a questo articolo.
I MATERIALI
Nella scatola di Pyramidice troviamo: 3 plance Piramide, 1 plancia Sfinge, 1 plancia Divinità, 4 plance Giocatore / Grandi Architetti, 21 pedine Lavoratori, 9 pedine Gatti, 1 Gatto d’oro, 4 segnalini Fama, 20 dadi Pietra (beige), 4 dadi Preghiera (gialli), 38 carte Divinità, 12 carte Scarabeo, 6 carte Progetto, 12 tessere Riposo, 1 tessera Cava, 4 segnalini per il punteggio +50/+100, 1 tessera Faraone e ovviamente il regolamento.
Comincio parlando dei dadi perché ce ne sono tanti e si tirano spesso e quelli di Pyramidice restituiscono una bella sensazione al tatto e mi piace persino il suono che emettono quando li agitate prima di lanciarli. Promosse anche le carte Divinità, l’altro elemento centrale del gioco, che sono di buona fattura e illustrate alla grande. Belle ed evocative le pedine lavoratori e quelle gatto che sembrano uscite da un papiro dell’antico Egitto. Buona anche la qualità dei materiali in cartone anche se ho trovato poco ergonomica l’accoppiata Plancia Divinità – Plancia Sfinge dove vanno posizionate le tessere Riposo perché si spostano facilmente. Anche le pedine segnapunti a forma triangolare, i segnalini Fama, sono un po’ scomodi da gestire, ma si tratta comunque di peccati veniali.

Grafica e illustrazioni mi piacciono tantissimo, sono perfettamente centrate con il tema del gioco e l’iconografia è immediatamente chiara, tanto che dopo la prima partita non sarà più necessario consultare il manuale per capire gli effetti di una specifica carta.
Il regolamento è ben fatto e organizzato in modo tale che risulta molto semplice ricercare le informazioni; molto interessante anche la sezione dedicata alle carte divinità che oltre a spiegarne l’effetto nel gioco, fornisce una descrizione relativa al culto dello specifico dio.
COME SI GIOCA
Come detto nell’introduzione, in Pyramidice dovremo cercare di accumulare il maggior numero di Punti Fama per assicurarci le grazie del faraone. Questo avverrà durante un numero indefinito di turni, infatti la fine della partita viene innescata o quando terminano i dadi che rappresentano le pietre per costruire le piramidi, oppure quando si esaurisce il mazzo delle carte Divinità.
La preparazione è piuttosto veloce e una volta costituite tutte le riserve, si procedere con l’estrazione di un certo numero di tessere riposo (dipende dal numero di giocatori) che saranno a disposizione dei giocatori per la partita in corso. Si tolgono dal mazzo Divinità un certo numero di carte, anche in questo caso il numero è variabile a seconda del numero di partecipanti e si predispone una sorta di mercatino scoprendone tre. Quindi ogni giocatore riceverà una plancia del colore prescelto, una carta progetto segreta (che farà guadagnare punti Fama, se saranno rispettati i vincoli di posizionamento dei dadi indicati) e due carte Scarabeo casuali tra cui sceglierne una, che sarà posta scoperta di fianco alla propria plancia e che dona al giocatore un potere speciale per tutta la partita, rendendo le strategie più asimmetriche.

Ad ogni round i giocatori potranno scegliere se effettuare un turno di Riposo, oppure un turno di Lavoro. In entrambi i casi le azioni da intraprendere sono raffigurate nella plancia Giocatore. Se si sceglie di effettuare un turno di Riposo, bisognerà:
1. Attivare una Divinità (ce ne sono soltanto due che si attivano durante il Riposo: Bes e Hapy) ruotando la rispettiva carta e utilizzare le loro abilità;
2. Scegliere una tessera Riposo tra quelle presenti sotto la Plancia Sfinge, posizionarla sopra la propria plancia e applicarne gli effetti;
3. Finire il turno riportando in verticale le divinità usate. Quindi si verifica il numero di tessere Riposo presenti sopra la propria plancia: se ce ne sono tre, queste devono essere rimesse sotto la plancia Sfinge a disposizione di tutti i giocatori, mentre la divinità più a destra viene scartata e si ripristina la fila facendo scorrere verso destra le rimanenti e pescandone una nuova.

Se si sceglie di effettuare un turno di Lavoro invece, si devono effettuare in ordine le seguenti fasi:
- Spostare i dadi Pietra nella Cava; si spostano nella Cava tutti i dadi Pietra (quelli bianchi) presenti nella propria plancia formando un unico pool insieme ai dadi Preghiera (quelli gialli) e ad eventuali altri dadi pietra rimasti dai turni precedenti.
- Scegliere e tirare i dadi; si prende un numero di dati pari al numero di lavoratori presenti nella propria plancia scegliendo tra quelli presenti nella Cava e si lanciano.
- Utilizzare i dadi; si utilizzano i dadi per svolgere le azioni descritte di seguito in qualsiasi ordine. Le azioni possono anche essere ripetute più volte, ad eccezione del rilancio dei dadi, ma ogni dado può essere usato per una sola azione.
- Ritirare i dadi; quanti e quali è a discrezione del giocatore
- Pregare una Divinità; si sceglie una divinità tra quelle disponibili pagandone il costo (in dadi e/o risorse) e la si piazza a destra della propria plancia. La divinità scelta non viene rimpiazzata immediatamente.
- Costruire su una Piramide; si possono utilizzare esclusivamente i dadi Pietra per costruire su un qualsiasi posto libero di un qualsiasi livello (a patto che siano già presenti i dadi al livello inferiore). Per piazzare il dado è necessario utilizzare un certo numero di lavoratori che dipende dal valore del dado e dal livello in cui viene piazzato (più altro il valore o più in alto lo si vuole piazzare e più ne servono). Si segnano immediatamente i punti che dipendono ancora dal valore del dado, dal livello in cui si è costruito e che possono variare anche in base alle abilità di alcune divinità.
- Attivare il potere di una Divinità; si possono attivare le Abilità delle divinità anche quelle appena acquisite.
- Sostituire una Divinità; si può scartare un dado qualsiasi per eliminare una Divinità tra quelle presenti nella plancia corrispondente e sostituirla facendo scorrere tutte le altre verso destra con la prima del mazzo.
- Ottenere Fama; si possono scartare due dadi qualsiasi per ottenere un punto fama.
- Sostenere il culto delle divinità; si rimettono i dadi non utilizzati nella Cava quindi si contano le risorse presenti nella propria plancia e se il numero di Divinità è superiore, se ne deve obbligatoriamente scartare una (indipendentemente dalla differenza tra i due valori). A questo punto, se necessario, si ripristina a 3 il numero di divinità e il turno passa al giocatore successivo.
La fine della partita, come detto, si attiva non appena si esaurisce la riserva dei dadi Pietra o si pesca l’ultima carta dal mazzo Divinità. Il giocatore che innesca la fine della partita prende la tessera Faraone; il gioco prosegue fino a quando il turno torna al giocatore in possesso di tale tessera che completerà un ultimo round.
A questo punto si conteggiano i punti Fama derivanti dalle carte Scarabeo, dalle carte Divinità e dalle Carte Progetto e il giocatore con il maggior numero di punti sarà il vincitore.
La modalità solitario prevede di sfidare uno di quattro automi rappresentati da grandi architetti dell’antico Egitto che presentano quattro diversi livelli di difficoltà, ma vi rimando alla lettura del regolamento per capire meglio come funziona ognuno di loro.
IMPRESSIONI
Pyramidice sul tavolo si presenta molto compatto ma estremamente ordinato. Le piramidi hanno il loro fascino e man mano che si susseguono i livelli di costruzione catturano l’attenzione facendo bella mostra di sé. Personalmente ho apprezzato molto anche la grafica delle carte Divinità ed è evidente anche la cura e lo studio che ha accompagnato la loro scelta, ma su questo e altri approfondimenti e curiosità, vi rimando al raccondo della presentazione-evento scritto da Simarillon in calce alla recensione.
Le plance giocatore hanno un’iconografia che guida il turno dei concorrenti sia che scelgano di “riposare” sia che preferiscano “lavorare” e questo è un bel plus. Tra l’altro le icone sono chiarissime sin da subito e questo facilita il flusso di gioco.
Il regolamento è ben fatto e ci sono diversi esempi chiarificatori, tuttavia ad una prima lettura, le regole potrebbero sembrare più ostiche di quello che ho potuto riscontrare al tavolo anche con chi era alla prima partita. Pyramidice si è rivelato molto accessibile, ma tutt’altro che banale, infatti se giocato tra giocatori esperti può rivelarsi estremamente sfidante.

L’interazione è indiretta, ma ci sono alcune meccaniche che la rendono interessante: la possibilità di scartare una Divinità sacrificando un dado, ad esempio, è un’arma per impedire ad un avversario di avere vita troppo facile; allo stesso tempo la scelta di dove piazzare il dato sulla piramide può essere sia un modo per raccogliere punti Fama, ma anche per impedire ai nostri avversari di realizzare punti a fine partita grazie alle carte Obiettivo. Poi c’è la questione dei dadi, che se non vengono utilizzati rimangono a disposizione del giocatore successivo e anche il discorso legato alle tessere Riposo: una volta riempito il terzo slot sulla propria plancia queste tornano a disposizione di tutti i giocatori e potete scommettere sul fatto che non rimarranno sul tavolo a lungo.
Il gioco gira bene con qualsiasi numero di giocatori al tavolo, mantenendo la sua durata contenuta anche in quattro, infatti pur presentando un ventaglio di scelte abbastanza ampio, non si rende necessaria una pianificazione a lungo termine, piuttosto bisognerà cercare di combinare gli effetti delle carte divinità in modo da far scattare qualche combo o per sviluppare un piccolo motore che ci consenta di accumulare punti fama ad ogni turno anche quando non si piazzano dadi su una delle piramidi.
La variabilità è assicurata da diversi fattori: non tutte le tessere Riposo sono disponibili ad ogni partita e la casualità con cui si presentano le carte Divinità garantiscono duelli sempre diversi e la necessità di scovare volta per volta la strategia migliore.
Pur trattandosi di un gestionale di peso medio/leggero, credo che Pyramidice presenti meccaniche che si sposano molto bene con l’ambientazione e questo traspare dalla cura per alcuni dettagli che potrebbero sfuggire ad una prima analisi superficiale, ma ci si sofferma sulle abilità delle varie divinità si capisce quanto lavoro e quanta passione si nascondono nella realizzazione di questo titolo.

CONSIDERAZIONI FINALI
Pyramidice ha una scatola piuttosto compatta che nasconde un gioco bello solido. I materiali sono buoni e il giudizio avrebbe potuto essere anche più lusinghiero, se alcune scelte fatte non penalizzassero un po’ l’ergonomia di alcuni segnalini. La grafica è perfettamente centrata con il tema e l’iconografia è chiara e prende per mano i giocatori guidandoli nello svolgimento del turno.
Il regolamento è ben fatto, chiaro e organizzato al meglio con un plauso particolare per la sezione dedicata alle Divinità che non si limita ad indicare gli effetti delle carte, ma che spiega brevemente anche alcune cose legate al culto degli Egizi.
L’ambientazione non è delle più originali, ma il tema è ben sviluppato e non ricalca altri giochi che ho potuto provare in precedenza (Imhotep, Egizia, Ra) ritagliandosi un suo preciso spazio. Anche dal punto di vista delle meccaniche non siamo di fronte a un titolo rivoluzionario, ma in nessun caso mi è capitato di avere la sensazione di rivivere qualcosa di già visto.

Il gioco scala molto bene con qualsiasi numero di giocatori (ammetto di non aver provato però la modalità solitario) rimanendo fluido e senza downtime, anche se la configurazione con tre persone sedute al tavolo è quella che preferisco sia per il tipo di interazione che per il giusto compromesso tra controllo e variabilità.
Ho trovato Pyramidice più strategico che tattico grazie ad una alta variabilità e ad un’interazione che, pur non essendo diretta, costringe a fare i conti con quello che fanno gli avversari distaccandosi molto da altri titoli di questo tipo che risultano dei solitari di gruppo.
Insomma Pyramidice è un bel mix di diversi semplici ingredienti, che lo rendono adatto, se non proprio a tutti, sicuramente a chi si è avvicinato soltanto da poco a questo hobby, ma al tempo stesso può risultare molto soddisfacente anche a giocatori esperti in cerca di qualcosa di sfidante, ma non eccessivamente lungo.
Se questo è il primo frutto della collaborazione tra Ergo Ludo Editions e MS Edizioni, non vedo l’ora di provare i prossimi.

Una presentazione FARAONICA
Il gioco ha avuto la sua presentazione ufficiale sabato 2 dicembre presso il Museo Egizio di Torino. La presentazione si è divisa tra due momenti distinti un primo in cui si è parlato del gioco, della sua nascita e del suo sviluppo, sotto i diversi aspetti di cui andremo in seguito a parlare. Il secondo momento è stata una partita al gioco nella Sala dei Re, creata da Dante Ferretti e probabilmente la sala più iconica di tutto il museo.

La Presentazione
Con la moderazione di Daniele Ursini hanno parlato, in ordine di apparizione, Luigi Ferrini (autore), Prof. Marco Mengoli (consulente storico), Lorenzo Maria Conti (sviluppatore), Quentin Regnes e Oscar Casel (illustratori), Alessandro Lanzuisi (Ergo Ludo Editions), Paolo Veronica (MS Edizioni), Marco Pantaleoni (grafico), Roberto Di Meglio (Ares Games) defininedo i vari passi che si percorrono durante la produzione di un Gioco da Tavolo.
L’idea
Ha preso la parola per primo Luigi Ferrini, ricordando come nell’ormai remoto 2010 stesse giocando ad un gioco di dadi e si ritrovò ad impilare gli stessi, di fatto stava costruendo una piramide di dadi. Dopo pochi giorni si trovò davanti una serie di gif dall’allora usatissimo Publisher a tema Antico Egitto, mettendo insieme i due eventi ecco che iniziò ad abbozzare le meccaniche e l’ambientazione del gioco, che dopo il primo periodo di genesi faticò a ritrovare la luce e venne posto in un cassetto, per poi essere ripreso in tempi decisamente più recenti. Affinate le meccaniche il gioco venne presentatato a Ergo Ludo Edizioni che trovò degli spunti interessanti e decise che si poteva iniziare a lavorare sul gioco.
La Storia
Il gioco ha un back-ground storico interessante e particolarmente ricco come quello dell’Antico Egitto, ma per rendere ‘davvero credibile’ l’ambientazione ci si è rivolti ad un consulente storico, nel caso specifico il prof. Marco Mengoli. Con dovizia di particolari viene presentato il contesto del gioco, ma, soprattutto l’attenzione viene posta sullo studio storico che è stato fatto per rendere i dettagli in linea con l’ambientazione. Si parla delle Piramidi del contesto in cui sono nate e (con mia sorpresa) di come si sia arrivati alla costruzione di queste meraviglie, passando da tombe a gradoni e tentativi falliti per inclinazioni sbagliate date durante la costruzione. Ancora il prof. Mengoli ci ricorda come gli architetti fossero di stirpe reale e l’architettura fosse la forma di arte più nobile nell’Egitto dell’epoca e non a caso conosciamo, ancora oggi, i costruttori di diverse opere egizie.

Il Gioco
Lorenzo Maria Conti, sviluppatore del gioco fa notare come una volta arrivati a definire il regolamento e l’ambientazione sia stato necessario limare diversi aspetti del gioco, ne cita molti. Personalmente mi piace ricordare inanzitutto la necessità di dare un maggiore controllo sui numeri dei dadi e per secondo il fatto della necessità di aggiungere degli obiettivi sia per dare una maggiore profondità al gioco sia per dare anche una certa variabilità. Autore e sviluppatore si parlano molto per continue limature che portano ad avere ad una versione quasi definitiva, almeno nel comparto meccaniche.
Ora che il gioco c’è bisogno dedicarsi alle illustrazioni.
I Disegni
Gli illustratori del gioco sono Quentin Regnes e Oscar Casel. Quentin viene contattato perchè i suoi disegni in Eternal Palace hanno molto colpito e si ritiene possa essere la persona giusta per Pyramidice. Quentin non ha mai disegnato ambientazioni storiche, raccoglie volentieri la sfida ma chiede di poter avera affianco a se l’amico Oscar Casel. Si cerca un Egitto ‘diverso’ e la luce viene sostituita dal crepuscolo, per una rappresentazione non così consueta. Quentin rivela le sue fonti di ispirazioni per questo lavoro e cita, un po’ a sorpresa almeno per me, il lungumetraggio animato Il Principe d’Egitto e il videogioco Assassin’s Creed Origin.
Una palette di soli otto colori viene scelta per illustrate le trentotto carte divinità, quattro colori assegnati ad ognuna delle divinità con la caratterizzazione data da un colore primario e dai tre colori secondari. Si cerca di rappresentare ognuna delle divinità in maniera che vengano percepipte come persone reali, ma la vera difficoltà è nel trovare lo stile come ci fa notare Oscar, che è anche colui che si occupa di dare un minimo di accuratezza storica.
La Storia (parte seconda)
Ancora il prof. Mengoli ci rivela come con la sua consulenza e con l’aiuto di Lorenzo Maria Conti si sia tenatto di associare la divinità al potere che ha nel gioco con quello che la divinità rappresentava all’epoca e se per alcuni casi è più semplice (su tutti il collection set per i nove dei dell’Enneade, le divinità venerate ad Eliopoli, e tra le più conosciute ancora oggi, come ad esempio Osiris, Seth, Isis, Horus, …) in altri casi ci vuole un lavoro di ricerca e di approfondimento, anche per lasciare il gioco bilanciato in ogni suo aspetto.
Il Solitario
Il mercato, oggi, richiede il solitario ed è Alessandro Lanzuisi che ci parla della necessità di includere questa modalità di gioco, oltre che del ‘non accontentarsi’, così i bot da sfidare nel solitario diventano quattro, con difficoltà cresenti e peculiarità nello stile di gioco e sono quattro famosi architetti, ognuno sul retro della plancia giocatore. Ancora una volta ogni minimo dettaglio viene realizzato con un’attenzione e una dovizia al particolare che traspariranno poi nel gioco.
Siamo quasi pronti a giocare ecco allora che si può pensare a:
La Grafica
Marco Pantaleoni ci parla del suo lavoro di trovare un equilibrio tra bellezza e funzionalità. ll gioco deve essere elegante, funzionale e divertente ed è così che nasce l’idea della Sfinge per gestire sia la cava sia il segnapunti (a dire il vero una soluzione a mio parere non particolarmente ergonomica). Il giocatore deve essere giudato e non distratto da iconografia e quindi ci deve essere una particolare attenzione al simbolo e … alla ricerca storica con il simbolo coerente con il periodo e con il significato che ha. Ancora una volta Mengoli fa alcuni accenni storici che precedono e spiegano la simbologia usata e ai motivi che hanno portato a questa scelta.
Il Mercato
L’attenzione al dettaglio e la ricerca storica approfondita portano il gioco ad essere ‘appetibile’ e nascono così le collaborazioni con MS Edizioni (in Italia) ed Ares Gemes per il mercato anglofono. Roberto Di Meglio di Ares Games (qui trovate anche il loro articolo), conferma come la passione e l’attenzione di ogni dettaglio sia stata fondamentale per orientare la loro scelta.
La Partita
Finita la Conferenza abbiamo avuto la possibilità di giocare nella Sala dei Re, personalmente abbiamo avuto la fortuna di avere seduto al tavolo anche Luigi Ferrini, che ci ha ammaliato con la profondissima conoscenza del suo gioco. Al nostro tavolo Quentin ed Oscar fanno scretch sulle bellissime cartoline date come ricordo della giornata.

Cosa posso aggiungere, potrei dire le mie impressioni sul gioco, sicuramente ottimamente riuscito, ma mi limito a segnalare che è stata un’emozione incredibile giocare a questo gioco nell’ambiente in cui è stato proposto.
Mi permetto ancora di citare il Jolly Joker, storico locale di Torino che ha partecipato all’organizzazione dell’eveneto, dove abbiamo potuto continuare la serata con presenti tutte le persone citate e siamo riusciti a fare una seconda partita (nel caso specifico con l’amico Walter Obert) a questo gioco ed abbiamo avuto la possibilità di acquistare la copia del gioco, autografata dall’autore e dai due illustratori.
Una Degna Conclusione
Questo evento riconcilia con il mondo dei Giochi da Tavolo e ci dà evidenza di come ci sia tanto margine di azione per portare all’attenzione non solo di noi giocatori un mondo interessante ed affascinante come quello dei nostri amatissimi giochi.

E non posso che confermare quanto scritto sopra dall’amico cogo: se questo è il primo frutto della collaborazione tra Ergo Ludo Editions e MS Edizioni, non vedo l’ora di provare i prossimi.
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