Fabio (Pinco11)
TROYES DICE – RECENSIONE
Intorno all’autunno del 2020, che ricordo essere ancora periodo di pieno allarme covid, esce Troyes Dice (ed io non me accordo affatto, scoprendo della sua esistenza giusto un mese fa), versione rolla e scrivi del famoso gestionale che, uscito giusto dieci anni prima, tuttora viaggia poco fuori della top 100 di sempre di BGG.
Stesso editore (Pearl Games), stesso team creativo (Dujardin, Orban, George), stesso illustratore (Roche), ma ben diverso il livello di difficoltà, che è percepito dagli utenti sempre di BGG in 2.31 (esagerando un filo, a mio modesto parere), contro il 3.46 del masterpiece del 2010. 1-10 giocatori, 20-30′ a partita, 12+ l’età per questo titolo che ci porta a costruire edifici in una cittadina della Francia medievale.

TROYES DICE IN POCO
Aperta la scatola troviamo dentro il classico blocco di fogli ed una plancia composta da due ruote concentriche. Sui bordi di quella esterna sono ricavati nove spazi (piazze), nei quali trovano posto altrettanti dischi colorati, sui quali nel corso della partita si vanno a collocare i dadi. Quella interna serve invece per determinare le piazzole attive e per tenere traccia del turno di gioco.
Si inizia tirando i 4 dadi e mettendoli in ordine sulle prime quattro piazzole. Il dado nero non è selezionabile, mentre i tre trasparenti acquisiscono idealmente il colore della piazza sottostante (bianca, rossa o gialla).
Ogni giocatore, in contemporanea con gli altri, seleziona uno dei dadi, paga il prezzo corrispondente (barrando le risorse necessarie) ed esegue l’azione connessa, che può consistere nell’ottenere risorse di quel colore o nel costruire uno dei due edifici corrispondenti a quel colore e numero (circolettandolo).
Si procede in questo modo per 16 turni, rappresentando idealmente ognuno di essi il passare di mezza giornata delle otto di gioco. A partire dal terzo turno il dado nero distrugge (facendole barrare con una X) le caselle degli edifici da costruire nella casella corrispondente sulle plance di tutti i giocatori.
A fine partita si sommano i punti per gli omini raccolti, per le risorse residue e per gli edifici costruiti.

COME SI PRESENTA
Siamo di fronte ad un rolla e scrivi, quindi i materiali sono contenuti, ma devo ammettere che risultano anche decisamente azzeccati. La ruota centrale, abbinata ai dadoni trasparenti, fa infatti la sua bella figura sul tavolo ed anche il foglio giocatore, pur spartano, risulta alla fine ben leggibile. Se ci aggiungiamo che è inclusa anche una piccola espansione, direi che la componentistica è di buon livello per la categoria di appartenenza.
Volendo lamentarsi per qualcosa i personaggi che identificano gli edifici risultano alla prima partita piccolini (come anche gli spazi risorsa), ma dalla seconda partita in poi onestamente non ci si fa affatto caso. Nel contempo i fogli sono stampati solo da un lato e quindi vanno via veloci, ma se li finirete vorrà dire che il gioco vi è piaciuto … Non sono, infine, presenti nella scatola le classiche matitine, ma ammetto di non averle mai utilizzate dove la hanno incluse, in quanto il loro tratto è troppo leggero, per cui scondo me non se ne sente affatto la mancanza.

COME GIRA TROYES DICE
Parto dicendo che Troyes Dice con il predecessore dal quale mutua la prima metà del nome ha veramente poco a che spartire, ossia giusto la grafica ed il riferimento alla città francese in questione, in quanto il gameplay non lo ricorda affatto.
Per il resto ammetto di essere rimasto un poco spiazzato dal gioco, che propone un approccio al genere per certi versi peculiare.
La prima spiegazione risulta, soprattutto se si sta tutti giocando per la prima volta, non facilissima e si può trarre effettivamente la sensazione di essere di fronte ad un titolo più difficile di quanto in realtà non sia (spiego così il fatto che su BGG il coefficiente sia superiore al 2.0 che a mio avviso non supera), mentre a partire dalla seconda partita tutto diventa davvero lineare e le domande dei presenti tendono ad azzerarsi.
Il flusso di gioco, poi, risulta diverso da quanto siamo abituati in questo genere, in quanto è stata compiuta la scelta di ridurre al minimo sindacale le combo (che avevano fatto la fortuna di titoli come Ganz Schon) e manca un qualsiasi tentativo di implementare una qualche interazione, che risulta quindi del tutto assente (tutti possono scegliere lo stesso dado, per cui nemmeno la abbiamo indiretta). La partita, poi, fluisce con una rapidità sorprendente, portando (se vi è piaciuto) al classico effetto ‘ciliegia’ (una partita tira l’altra).

SENSAZIONI
Come accennavo, pur essendo un appassionato del genere, non mi ero minimamente accorto dell’uscita di questo titolo e ciò dà l’idea di quanto sia rimasto, almeno dalle nostre latitudini (è uscito almeno in Francia e Spagna tramite Asmodee), poco conosciuto. Nel contempo su BGG gode di un voto medio di 7.1, ossia di una spanna sotto a titoli come Cartographers o Welcome to .., tra i migliori della categoria, per cui mi sono posto anche il dubbio se ‘saltarlo’ semplicemente a piè pari.
Poi sono rimasto attratto dal nome (e questo conferma come l’etichetta abbia sempre il suo peso) e poco dopo averlo ricevuto ho letto su BGG la recensione di un tizio che afferma di averci giocato più di mille partite, cosa che mi ha fatto pensare che ‘qualcosa lo deve avere questo gioco‘ per meritare una tale dedizione.

COSA HA?
“Ma che cosa ha, allora?“, vi starete chiedendo…
Troyes Dice in verità è un gioco che non ‘spacca’ in nessuna delle sue componenti o meccaniche. Ad ogni turno scegli un dado e costruisci uno dei sei edifici o raccogli risorse, per cui non è che le scelte siano millemila. Dei sei edifici solo tre hanno effetti peculiari (uno protegge la colonna dagli attacchi, uno restituisce bonus variabili ed il terzo concede moltiplicatori di punti a fine partita), per cui di cose da capire ce ne sono in realtà poche.
Mancano le combo (quando c’è ‘movimento’ hai da segnare un paio di bonus diversi nello stesso giro …), l’interazione è zero su zero e non ci sono effetti speciali. L’unica trepidazione è quando tiri i dadi e verifichi che casella colpisce il dado nero, scoprendo così se ti ha bloccato qualcosa o se sei stato fortunato (hai già costruito lì o ha messo su la fortezza proprio su quella colonna).
Alla fine della giornata, manca un qualsiasi ‘picco’ registrato dal gioco.

TROYES DICE ALLA FINE DELLA (ottava) GIORNATA
Nota: otto sono idealmente le giornate in cui si articola il gioco e così si spiega il titolo del paragrafo…
“Ma allora, è il tizio di BGG che è un ossessivo o un visionario?“
No, ammetto, dopo almeno una decina di partite, di aver intuito il fascino discreto del gioco, che è quello tipico dei solitari (in fin dei conti lo è, anche se giocate con altri) che giocate al computer, quelli che sanno richiedere quel tot di impegno necessario per fare dei punteggi dignitosi, ma che non ti assorbono troppo e che sono abbastanza veloci da poter giocare al volo un’altra partita e che riescono a darti quel tot di variabilità che ti può condurre in un flash dalla partita perfetta ad una delle mille uguale alle altre. Quelli che, per capirci, vi trovate a giocare cento volte senza accorgervene .. Ci aggiungiamo poi che l’omino di BGG la maggior parte delle sue partite le ha giocate al computer e capiamo 🙂
Pur non spiccando praticamente in nulla, a mio parere il gioco gode di una bella solidità nelle sue meccaniche di base, di una velocità di esecuzione pregevole e di componenti accattivanti. Alla fine, vi costa poco metterlo sul tavolo, è attraente ed ha un suo perchè. Abbastanza per tenerlo, abbastanza poco per decidere che potete fare a meno di provarlo: la scelta sta a voi sulla base di ciò che cercate.
Se amate i rolla e scrivi, può essere un must, sfruttando magari qualche offerta. Se non vi dicono nulla, questo sicuramente non aprirà il discorso …

PARAMETRI VARI
Sulla scalabilità, direi che è perfetta, nel senso che l’unica cosa che cambia tra giocare da soli o in 40 è che dovrete avere più posto al tavolo.
Sulla longevità penso che sia alla fine buona, come può esserla quella dei classici solitari di carte che si facevano una volta con i mazzi tradizionali da 40 carte. Di strade da seguire non ce ne sono mille, ma c’è quel tot di scelta che può scavare un fossato tra chi ci si impegna e chi no. Chi poi riesce a vedere ‘i colori’ delle piazze può anche sviluppare riflessioni statistiche.
Aggiungo poi che l’editore ha, almeno per un anno, continuato a supportare il gioco, proponendo delle ‘sfide’ da provare, ciascuna con regolette aggiuntive (una di esse è ideata dall’autore di Welcome to, per esempio), per cui anche sotto questo di tempo e partite da fare per provare a superare i punteggi dichiarati dagli autori che le hanno proposte ne avete davanti.
L’alea è presente, visto che si usano i valori dei dadi e che i dadi neri vi distruggeranno o meno la scheda a seconda di quanto sarete amati da signora fortuna (o di quanto investirete in ‘assicurazione’.
QUINDI?
Quindi Troyes Dice mi è piaciuto. Non so perchè esattamente, visto che non ha nulla che in particolare me lo fa amare. Però ci ho giocato molte più partite di altri titoli assai più reclamizzati. Diciamo che è uno yogurt alla vaniglia, non certo una torta di compleanno.
Aggiungo come ‘disclaimer’ che diversi dei miei commensali, però, lo hanno ‘schifato’ alla prima partita (che è, onestamente, quella da superare per poterlo apprezzare per quello che è).

CONCLUSIONI
Troyes Dice è un rolla e scrivi lineare, solido e senza fronzoli. E’ una sorta di “Average Joe” del rolla e scrivi, che fa di questa assoluta normalità la sua forza, riuscendo, pur privo di picchi (leggi le altrimenti classiche combo) od effetti speciali, a spingere chi lo apprezzi a reintavolarlo più volte. Non è sicuramente un titolo che ‘spicca’ o ‘spacca’, ma posso raccomandarlo agli amanti del genere come un piccolo must (solo per loro, però …).
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