Iki Ghenos Games

[Recensione] Iki

Oggi vi porto la recensione di Iki, un gioco da tavolo del 2015 portato soltanto quest’anno in Italia da Ghenos Games (che ultimamente sta recuperando diversi titoli inediti nel belpaese, ma che hanno già qualche anno sulle spalle: Race for The Galaxy e Aeon’s End solo per citare i più clamorosi) e che a sua volta è una reimplementazione di Edo Craftsman Story uscito l’anno precedente esclusivamente per il mercato Giapponese. Una delle caratteristiche principali di questo titolo sta proprio nell’ambientazione nipponica che vedrà i giocatori impegnati a spostare tra le vie principali del quartiere Nihonbashi (noto per l’omonimo ponte) il proprio Oyakata (la cui traduzione dovrebbe essere caposquadra) per cercare di concludere affari con i negozianti che incontrerà lungo il percorso.

In effetti Nihonbashi, durante il periodo Edo, epoca in cui è ambientato Iki, era un importante centro mercantile dell’attuale Tokyo in cui gli artigiani, i venditori ambulanti, i negozianti si adoperavano per migliorare le condizioni di vita degli abitanti della città.

L’obiettivo di questo gioco è diventare l’edoitedell’anno, ovvero colui che meglio incarna la cosiddetta “IKI”, una vera e propria filosofia che si riteneva essere il modo di vivere ideale della gente di Edo. Conoscere le sottigliezze della natura umana, essere raffinato e attraente: questi sono tutti elementi di un vero maestro Iki.

Lo faremo cercando di sfruttare al meglio le meccaniche di draft, di costruzione pattern,di set collection insieme ad una sorta di rondella in stile Mac Gerdts che determina l’ordine di turno e contestualmente l’estensione del  movimento in maniera inversamente proporzionale (il personaggio che muoverà per primo si sposterà di una sola casella e così via).

I MATERIALI

La scatola di Iki è piuttosto importante e già dalla bella copertina lascia intendere che siamo di fronte ad un titolo destinato a giocatori esperti. I materiali sono ottimi sotto ogni punto di vista: segnalini di legno sagomati e di diverse dimensioni a sottolineare il diverso ruolo delle pedine, carte e plance sono dello spessore giusto e restituiscono una buona sensazione di robustezza, il tutto illustrato da illustrazioni e grafiche davvero azzeccate e perfettamente in tema con lo spirito e l’ambientazione del gioco.

All’interno troviamo:
1 Tabellone a due facce (cambia il lato da utilizzare in base al numero di giocatori seduti al tavolo);
4 plance Giocatore a due facce
60 carte Personaggio (59x91mm)
10 carte Edificio (59x91mm)
83 segnalini di legno (4 Oyakata, 4 Ikizana, 16 Kobun, 4 Segnapunti, 4 Antincendio, 20 Legno, 30 Riso e 1 Calendario)
147 segnalini in cartone (68 monete, 28 Sandali, 8 Pesce, 8 Pipa, 8 Sacchetto di Tabacco, 4 IKI, 4 Incendio, 1 Movimento +1, 2 Evitare un Incendio, 1 Jolly e 1 Ingaggio -1, 1 Sole e 1 Luna e 12 Blocco)
1 blocco segnapunti
1 regolamento

Come già detto i materiali sono di prim’ordine e anche la grafica aiuta a calarsi nell’ambientazione del gioco. L’iconografia ha bisogno di un paio di turbi per essere “digerita”, ma ben presto sia le carte, che le plance risulteranno facilmente interpretabili. Il regolamento mi pare tradotto bene, presenta diversi esempi esplicativi, ma nel complesso l’ho trovato un filo farraginoso.

COME SI GIOCA

Come anticipato nell’introduzione Iki è un gioco destinato ad un pubblico esperto, questo non solo per il tipo di meccaniche, ma anche perché il regolamento prevede diverse cose da tenere sott’occhio. Non si tratta di regole estremamente complicate, anzi una volta presa un po’ di confidenza con la successione dei turni, il flusso di gioco risulta lineare, ma nel complesso ci troviamo di fronte ad uno di quei titoli più semplici da giocare che da spiegare. Le spiegazioni che seguono perciò non saranno del tutto esaurienti e come al solito rimando alla lettura del regolamento per chi volesse sviscerare ogni aspetto regolistico.

Una partita ad Iki prevede 13 turni (tre per ognuna delle quattro stagioni più uno per il capodanno) durante i quali lo scopo dei giocatori è quello di totalizzare il maggior numero di punti attraverso il commercio con gli artigiani, il posizionamento dei lavoratori e l’acquisto delle carte ed essere nominato “Iki”, ovvero la persona che meglio ha contribuito allo sviluppo di Edo.

Per questo scopo, i giocatori hanno a disposizione diversi personaggi: l’Oyakata che viene utilizzato per spostarsi attraverso il mercato; l’Ikizama” che deve sempre essere utilizzata per primo e determina di quanti spazi ci si sposterà sul tabellone; I Kobun  i piccoli artigiani che sono utilizzati per contrassegnare le carte Personaggio e le carte Edificio acquistate.Le prime hanno un percorso esperienza su cui il Kobun può salire: una volta raggiunta la casella più alta, l’artigiano associato si ritira e da quel momento genera il massimo reddito possibile, senza consumare più cibo. Sulle seconde sono disegnati degli edifici che richiedono diverse risorse per essere costruiti. Una volta acquistato un edificio, questo viene inserito nel mercato e il Kobun rimane lì per tutta la partita, cioè non sarà più disponibile.

Le schede degli artigiani vengono sostituite ogni stagione, così come i segnalini bonus aggiuntivi (pesci, tabacco, pipe), che forniscono effetti istantanei o danno punti extra alla fine della partita.

Un turno è diviso in tre fasi e di solito procede in modo tale che i giocatori determinano con il loro Ikizama di quante caselle muoveranno il loro Oyakata sul mercato, ma chi sceglie di coprire un percorso maggiore muoverà dopo rispetto a chi si accontenterà di fare qualche passo in meno. Questo prevede una certa pianificazioneper scegliere in quale negozio fermarsi per comprare qualcosa, o con quale artigiano si vuole commerciare nel retro del rispettivo negozio. Non sarà possibile scegliere la stessa posizione al turno successivo, inoltre l’ordine di scelta, dipende anche dal tracciato antincendio di cui vi parlo più avanti.

Prima dell’inizio del turno vero e proprio, i giocatori possono decidere se ricevere quattro monete, o acquistare una delle carte Artigiano disponibili e utilizzarla immediatamente nel mercato.In seguito, si spostano gli Oyakata (è possibile aumentare il numero di passi utilizzando i Sandali in proprio possesso) e si svolgono le azioni dei negozi, come migliorare la capacità di combattere il fuoco, o comprare il riso (necessario per nutrire gli artigiani a fine stagione), o interagire con gli artigiani sul posto; se l’artigiano è il proprio, si utilizza semplicemente l’azione. Diversamente, se si tratta dell’artigiano di un altro giocatore, dopo aver svolto l’azione, il suo Kobun avanza di uno spazio sulla barra dell’esperienza.

Riassumendo le azioni possibili sono:

  • Acquistare Sandali
  • Acquistare Riso
  • Acquistare monete Koban.
  • Acquistare un segnalino Pesce (1 volta per stagione)
  • Acquistare un Segnalino Pipa, o un Segnalino Tabacco
  • Vendere Riso/Sandali per ricevere monete
  • Avanzare sul tracciato Incendio
  • Costruire un edificio

Quando tutti i giocatori hanno completato le proprie azioni, il mese in corso termina. Sulle carte Artigiano non acquistate viene piazzata una moneta e ne vengono aggiunte quattro nuove. Tutti i giocatori ricevono le ricompense in base agli artigiani ancora sul mercato ed eventualmente anche da quelli in pensione. Dopo 3 mesi, termina una stagione e si cambiano carte e segnalini bonus. Inoltre, tutti gli artigiani che si trovano ancora nel mercato devono essere sfamati.

Tra un mese e l’altro scoppia sempre un incendio (questo a simulare i numerosi episodi che si registravano nel marcato di Edo in quegli anni) durante il quale viene estratto a caso uno dei segnaliniIncendio, che determina in quale area del mercato si svilupperanno le fiamme. Se il giocatore proprietario degli artigiani che si trovano in tale area non ha abbastanza punti sul tracciato antincendio questi moriranno,ovvero viene rimossa dal gioco la carta corrispondente, mentre il meeple del Kobun viene restituita al giocatore. Da notare che il fuoco perde potenza (-1 per ogni spazio a partire dal punto d’innesco) man mano che avanza ed anche gli  edifici, possono bruciare.

Il gioco termina con il giorno di capodanno (il 13° turno), durante il quale i giocatori possono collocare il proprio Oyakata direttamente in un luogo a loro scelta e compiono un’ultima azione. Quindi si procede con l’assegnazione del punteggio finale e chi ha più punti viene incoronato cittadino venerabile dell’anno.

Per una partita a 2 giocatori ci sono alcune piccole modifiche, che prevedono di utilizzare un diverso lato del tabellone e delle plance giocatore e alcune caselle del tracciato riservato agli Ikizama non saranno disponibili e saranno presenti degli artigiani “neutrali”, ma il flusso di gioco rimarrà sostanzialmente invariato.

IMPRESSIONI

Come già detto in precedenza, Iki rientra in quella categoria di giochi più difficili da spiegare che da giocare al tavolo ed infatti la spiegazione risulta sempre piuttosto lunga ed in particolare, “l’insalata di punti” finale, richiede un’attenzione particolare. In questo senso credo che si poteva fare qualche sforzo in più nella realizzazione del regolamento per renderlo più fruibile e immediato, perché poi all’atto pratico, già dopo la prima stagione il tutto fila liscio.

Materiali e grafica di Iki sono di livello assoluto ed è un piacere per la vista vederlo apparecchiato sul tavolo. Tutti gli elementi sono stati studiati per garantire ergonomia e funzionalità e anche l’iconografia è ottima tanto che una volta familiarizzato con essa, tutte le informazioni utili, sia durante il gioco che per il calcolo dei punti finali, sono rappresentate in maniera pulita sulle varie plance e sulle carte.

Siamo di fronte ad un piazzamento lavoratori atipico che simula la rondella e in cui la scelta della location determina sia l’azione che andremo a svolgere che il numero di passi che faremo sul tabellone a acui l’autore ha aggiunto elementi di tableau building e un’importate componente di collezione set che però rivela il suo peso solo a fine partita. Niente di particolarmente innovativo, ma devo dire che in questo caso tutto è credibile e amalgamato nell’ambientazione. Dovremo sia pianificare a breve termine per garantirci i bonus di fine stagione, ma anche a lungo termine per il conteggio finale dei punti.

L’interazione tra i giocatori è soprattutto indiretta, infatti è possibile cercare di sottrarre i gettoni pesce e tabacco agli avversari per intralciare i loro piani, o andare a occupare gli slot che permetterebbero loro di massimizzare le azioni e più che seguire una propria tattica saranno favoriti coloro che saranno in grado di adattare la propria strategia alla situazione contingente. Il bello però è che Iki non è estremamente punitivo e si potrà sempre trovare qualcosa da fare seppur sub-ottimale. Tra l’altro, nelle partite giocate per questa recensione non sono stato in grado di trovare una strategia dominante rispetto ad altre rimanendo sempre molto variabile.

Quanto a scalabilità devo dire che in quattro il gioco risulta piuttosto “stretto” mentre in tre non si avverte questa sensazione di leggera claustrofobia e probabilmente è la configurazione migliore al tavolo. In due giocatori il tabellone differente e gli accorgimenti che precludono alcune posizioni sul tabellone non mi hanno entusiasmato, ma non ho fatto un numero sufficiente di partite per poter dare un giudizio obiettivo su questa modalità.

In generale il gioco gira abbastanza veloce soprattutto se al tavolo ci sono giocatori che hanno accumulato qualche partita. Come spesso succede con dei gestionali di questo genere chi ha già esperienza è decisamente avvantaggiato rispetto a chi gioca Iki per la prima volta. Le scelta da fare sono sempre molto interessanti perché ogni decisione influisce su diversi aspetti del gioco e senza inventare nulla di veramente innovativo risulta molto soddisfacente da giocare, non lo consiglierei solo a chi proprio non sopporta le insalate di punti finali.

Giocare a Iki si è rivelato più divertente di quel che pensassi e accumulando un certo numero di partite, ogni volta se ne apprezza un diverso aspetto, ognuno ugualmente utile per il raggiungimento della vittoria finale.

CONSIDERAZIONI FINALI

Meeple sagomati, e di diverse misure, carte di ottima fattura, unitamente ad una grafica perfettamente aderente all’ambientazione e oggettivamente bella, fanno di Iki un gioco che non passa inosservato al tavolo.

Il tabellone insieme alle plance giocatore richiedono un bel po’ di spazio, ma questo favorisce l’ergonomia generale favorita anche da un sistema di icone che risulta subito chiaro e di facile interpretazione.

Non altrettanto di semplice lettura il regolamento che ho trovato un po’ farraginoso anche se ben tradotto nella versione italiana di Ghenos Games; molto utile comunque l’appendice, suddivisa per stagione, che fornisce una panoramica dettagliata di ogni carta anche se forse sarebbe stata più comoda se fornita separatamente dal libretto come riassunto.

La scalabilità è piuttosto buona, anche se il numero di giocatori seduti al tavolo influisce molto sulle dinamiche rendendo le partite sempre più strette all’aumentare del numero di concorrenti: mi rimane qualche dubbio sulla configurazione con 2 giocatori, ma questo probabilmente è un mio limite. La rigiocabilità è molto buona visto che le partite saranno sempre diverse sia per la casualità data dall’uscita delle carte, ma soprattutto dall’interazione tra i giocatori che potrà essere più o meno invadente a seconda dello stile di gioco di ognuno.

L’originalità non è certo il punto di forza di Iki anche se le meccaniche già viste in altri titoli, qui sono declinate con una particolare amalgama e in maniera coerente e legata all’ambientazione che tutto sommato si percepisce nonostante la natura euro del gioco e il tutto conferisce una certa eleganza e fluidità che si palesano dopo qualche turno di comprensivo e necessario rodaggio.

Per concludere, Iki ha il pregio di catturare i giocatori con una presenza al tavolo che non lascia indifferenti, ma poi riesce a trattenerli con partite sempre diverse e un flusso di gioco che si rivela fluido e veloce più di quanto la spiegazione non lasci presagire. In più il divertimento si prolunga nel tempo grazie al tipo di interazione e grazie al fatto che alcuni aspetti strategici continuano ad emergere anche dopo diverse partite: un peso medio che potrebbe essere apprezzato da tutti quei giocatori esperti che apprezzano giochi abbastanza impegnativi ma dalla durata tutto sommato contenuta.

Segnalo cheSe ti va di sostenerci, puoi fare i tuoi acquisti su DungeonDice.it e ringrazio Ghenos Games per la copia di review concessa.

SOMIGLIANZE LUDICHE

Concordia

Capolavoro strategico e tattico del già citato Mac Gerdts molto ben congegnato: uno dei miei titoli preferiti e che incontra il gradimento dei gamers vista la sua posizione nella classifica generale di BGG. Tante meccaniche ben assemblate tra loro (deck building, movimento sul tabellone, gestione della mano, gestione risorse, ecc…) lo rendono davvero un titolo che ogni giocatore dovrebbe avere in collezione e anche qui come per Iki un’insalatona di punti finale che rende difficile capire chi tra i giocatori è in vantaggio.

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The Red Cathedral

Anche in The Red Cathedral ritroviamo il meccanismo della rondella anche se in questo titolo è declinata in maniera sufficientemente innovativa, e come in Iki si avverte una certa interazione, sia diretta che indiretta. Forse in The Red Cathedral è maggiormente avvertita la presenza dell’alea data dal lancio dei dadi, ma la soglia di ingresso è un pochino più facilitata, soprattutto per giocatori scafati.

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