Copertina

San Francisco: SimCity in salsa Zooloretto

Quando ho avuto notizia dell’uscita di San Francisco (per 2-4 giocatori, 12+, 45′-60′, edito da Rebel e per l’Italia da Asmodee) la prima cosa che mi ha attratto è stato il nome di Reiner Knizia sulla scatola. L’autore tedesco è dei più noti, con centinaia di titoli in curriculum, ma è uno di quelli che il suo mestiere lo conosce bene, per cui ho avuto la curiosità di vedere cosa ha tirato fuori stavolta dal suo cilindro.

San Francisco è un family, incentrato su poche meccaniche di base, ma ben realizzato, che gira giusto su di una logica di drafting di carte e di loro piazzamento sulle plance personali (con pizzichi di maggioranze e costruzione reti). Adatto ad un pubblico ampio, rappresenta una versione più strutturata di titoli come Zooloretto, al quale è ispirato il twist centrale del gioco.

Componenti

SAN FRANCISCO IN “POCHE” PAROLE

 

Eccomi a darvi, come sempre, una rapida spolverata delle regole, rinviando i più curiosi al manuale italiano del gioco, sul sito della casa editrice (qui il link).

Il setup richiede semplicemente di collocare al centro del tavolo due plance, una (punteggio) destinata ad ospitare i gettoni, segnalini e carte bonus ed una, più piccola (progetti), che serve poco più che a delimitare lo spazio per le tre colonne di carte che rappresenteranno l’offerta. Ognuno riceve poi una propria plancia personale, che altro non è se non una griglia 5×5 destinata ad ospitare le carte progetto che si acquisiranno in corso di partita.

LE REGOLE DI BASE

San Francisco prevede poi che al proprio turno il giocatore abbia da scegliere tra due opzioni, ossia:

1) peschi una carta e scegli in quale delle tre colonne piazzarla

2) prelevi tutte le carte di una colonna e le piazzi sulla tua scheda

Punto. Ci sono un paio di regolette extra tipo che le carte vanno piazzate nelle righe del loro colore, una dopo l’altra e che certe carte richiedono certi requisiti per essere attivate, ma tutto scorre piuttosto rapidamente. Le cose da tenere in conto sono il numero di ‘omini’ raffigurati sulle carte, perchè a fine partita si ottengono punti sulla base delle maggioranze di valori di ogni riga/colore, così come si deve cercare di costruire grattacieli, collocando intorno alle carte “fondamenta” carte che abbiano un certo valore complessivo (di solito 7). Ci aggiungo che certe carte recano un simbolo ‘compasso’, che regala un bonus quando se ne collocano due nella stessa riga e vi ho così raccontato grosso modo l’80% delle regole (ho lasciato da parte la ‘limitazione’ nel prelievo delle carte, di cui vi parlerò poi).

La partita termina quando qualcuno ha riempito la propria plancia o quando esce l’ultima carta “”fondamenta” dal mazzo e si attribuiscono i punti, sulla base di maggioranze nelle righe e di chi ha la “rete” più estesa di carte che sviluppano il percorso del tram.

Carte Se ne volete sapere di più, eccovi anche un video esplicativo 🙂

COME SI PRESENTA 

L’estetica non è il punto forte del gioco e direi che è stata privilegiata la leggibilità, con una grafica efficiente, ma per nulla memorabile. Nel contempo è evidente come i componenti siano pensati per rendere boardgame quello che poteva essere  un semplice gioco di carte. In questo senso leggiamo la presenza delle plance personali e centrale, non indispensabili, così come i grattacieli 3D o le pedine in legno, che rappresentano un valido tocco estetico.

Nel complesso i materiali, dunque, risultano più che adatti allo scopo ed alla fine, tra le pedine tram in legno ed i grattacieli il tutto sul tavolo la sua figura alla fine la fa.

Quanto alla ambientazione direi che è di quelle molto ‘leggere’, visto che San Francisco poteva essere sostituito da Roma o Berlino senza batter ciglio.

San Francisco - Grattacieli

COME GIRA SAN FRANCISCO

Il flusso del gioco è ben oliato e riflette la natura da family che lo contraddistingue, per cui il tutto fila rapido e senza troppi intoppi. La meccanica centrale è quella, alla Zooloretto (qui  ne trovate una recensione), dello scegliere ad ogni turno se prelevare carte o se arricchire l’offerta, ma la cosa è resa con una piccola idea di game design che da la misura dell’esperienza del buon Reiner. Mentre nel predecessore infatti, il tuo turno termina quando hai prelevato una fila di carte (di numero massimo prefissato), qui si va avanti senza limiti di carte per colonna e si può ‘prelevare’ anche per più turni di fila. Ciò avviene grazie all’idea dei segnalini ‘contratto’ (se ne prende uno ad ogni prelievo), che impongono solo un limite minimo di carte da prendere.

E’ complesso spiegare bene questo piccolo concetto, ma giocando si capisce in un minuto e nonostante questo chi lo possiede scava sempre il classico solco tra se e chi gioca più casual. Questo è un classico segno di qualità del design e lo segnalo, quindi, debitamente.

San Francisco - offerta di carte

IMPRESSIONI DI GIOCO

Come accennavo San Francisco gira bene e si spiega in pochi minuti. Le carte a loro, aldilà del valore (numero di omini raffigurati) contengono giusto 3-4 altri tipi di icone, per cui di grandi sforzi di memoria non ne sono richiesti. Di primo acchito quello che ci attende, di fronte ad un titolo che ci propone la sfida di costruire una città, è la necessità di porre particolare attenzione al piazzamento, magari proponendo intricati bonus da vicinanza di carte, ma qui, vi avviso, questo aspetto è del tutto assente.

Il piazzamento delle carte è infatti automatico (le metti nella riga colore corrispondente, in fila) e l’unica concessione agli amanti del puzzle è rappresentata dalla costruzione della rete tramviaria, che però alla fine del gioco premia esattamente come la maggioranza di una riga, per cui può non essere affatto determinante.

Le scelte operative stanno quindi solo nel cercare di ottenere la media il più elevata possibile di carte per prelievo, bilanciando la cosa con la raccolta di carte con il valore più alto (alla fine le maggioranze premiano) e poco altro. Le fonti di punteggio sono, alla fine, poche, per cui in genere ci si orienta su quello che di partita in partita sembra riuscire meglio, facendo “mucchio” del tutto. Questo, però non impedisce di impostare efficaci tattiche e lo spessore del gioco, pur non eccessivo, è tale da poter dare soddisfazione a chi si impegni.

San Francisco - plancia giocatore

BENE E NON COSI’ BENE

Un possibile difetto, segnalato anche da diversi commentatori sulla rete, sta nel fatto la fine della partita risulta piuttosto imprevedibile, essendo vincolata all’uscita dell’ultima carta ‘fondamenta’, cosa che può avvenire anche a metà mazzo. Premesso che herr Knizia ha già proposto questo tipo di logica in altri suoi titoli e che ciò pare dunque voluto, nulla vi impedisce, nel preparare il mazzo, di prendere 10 carte e mescolarci dentro una carta fondamenta, mettendo questo mazzetto in fondo, così da programmare l’endgame come più lungo. Questo dovrebbe con facilità farvi superare il problema.

Tra i ‘plus’ del gioco ci vedo la rapidità del turno, che porta a tempi di attesa contenutissimi, nonchè la linearità delle regole. Tra i ‘minus’ invece direi che può essere segnalato il basso coefficiente di innovazione, oltre al relativo ingombro del tutto. La rigiocabilità è garantita dalla uscita casuale delle carte progetto e dalla necessità di adeguare, di conseguenza, le proprie tattiche a ciò che esce. L’interazione, pur indiretta, si avverte, anche per via delle meccaniche di maggioranza. La scalabilità vede come privilegiata la versione multiplayer, per via della meccanica in questione.

San Francisco - grattacieli

SAN FRANCISCO: TIRIAMO LE SOMME

San Francisco è un buon family, basato su regole semplici e ben oliate. Incentrato su poche  meccaniche (drafting, maggioranze, reti, piazzamento), rese in modo lineare, risulta adattissimo per il suo pubblico di riferimento. Pur non risultando troppo innovativo (ricorda Zooloretto), un’occhiata interessata la merita.

Ringrazio l’editore per la copia di review concessa

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