scritto da F/B!O P.
La meccanica del piazzamento lavoratori si riconferma molto amata e giocata qui sul blog: è arrivata infatti una settantina di voti validi più una decina di annullati. Non c’erano così tanti commenti da Natale, segno che il tema è piaciuto e di questo sono contento.
Per la seconda volta Caylus si guadagna la copertina di Raccolta e Assegna e quindi vi beccate una scatola storica! (Vi ricordate la prima volta, no vero?)
La seconda piazza del podio è condivisa da ben quattro giochi, ma se leggete attentamente qui sotto individuerete una possibile terna secca. Visto che sono tutti titoli presenti nella nostra top100 di sempre, vi ripropongo aggiornate le minirecensioni lì presenti (ma come? l’ultima versione è del 2017 e Barrage è del 2019… ALLARME SPOILER!).
3. [TeOoh!] Agricola, ideato da Uwe Rosenberg (2007). Edito da Lookout Games, in Italia con Stratelibri (1-5 giocatori, età 12+, durata 30-150 minuti, indipendente dalla lingua).
Il titolo a cui si pensa per primo quando si parla di “piazzamento lavoratori”. La propria famiglia di contadini ha pochissimi turni per poter: creare steccati, inserirci animali (di 3 tipologie), allargare la propria casa, rimodernarla, accrescere la famiglia, costruire miglioramenti, arare campi e coltivarli. Nel frattempo il gioco chiederà con diverse cadenze di sfamare tutti i membri attivi della famiglia. I giocatori dovranno piazzare a turno sulle azioni i propri membri della famiglia per raccogliere risorse o trasformarle in uno sviluppo per la propria fattoria. La sensazione è sempre quella di non avere sufficienti turni per fare tutto e, specie per le prime partite, si guarderà sconsolati il proprio appezzamento di terreno semi-deserto. Quando però si ingrana, lo sviluppo e l’intersezione delle diverse carte in mano permette di staccarsi da quel punteggio di poco positivo (a volte negativo!) per sforare la soglia dei 40 punti. Ne parliamo qui.
2. [Figlio di Griffin] Barrage, ideato da Tommaso Battista e Simone Luciani (2019). Edito da Cranio Creations (1-4 giocatori, età 14+, durata 60-120 minuti, indipendente dalla lingua). Questo è un gioco cattivo, difficile da padroneggiare, ma facile da imparare. Alla fine si tratta di un ben articolato piazzamento lavoratori in cui dovremo utilizzare i nostri 12 ingegneri per attivare azioni utili alla costruzione e alla gestione di efficienti circuiti rappresentati da Dighe, Condotte e Centrali. Le novità, che hanno portato Battista e Luciani in questo solidissimo german, sono state la gestione del flusso dell’acqua (che scende dai monti e una volta bloccata dalle dighe si rende utile ad attivare il proprio circuito idroelettrico) e l’investimento ciclico delle risorse (le proprie betoniere e i propri escavatori vengono messi in una ruota quale costo di attivazione di alcune azioni e vengono ripresi in carico dopo un tot di giri). Oltre alla claustrofobica, punitiva e impegnativa sfida in più giocatori, c’è anche una variante in solitario davvero sfidante e ben gestita. Tutto questo per dire che Barrage non potrà che diventare un classico. Ne parliamo qui.
2. [F/B!O] Raiders of the North Sea, ideato da Shem Phillips (2015). Edito da Garphill Games, in Italia con Ghenos Games (2-4 giocatori, età 12+, durata 60-80 minuti, dipendente dalla lingua). Si tratta di un piazzamento lavoratori con una trovata unica nel panorama, che forse potrebbe far ridefinire questa versione della meccanica come de/piazzamento lavoratorE. Nel proprio turno il giocatore può lavorare per preparare equipaggio e provviste (piazza un lavoratore, svolge l’azione prevista dall’edificio, preleva un differente lavoratore, svolge l’azione prevista) oppure guadagnare Punti Vittoria principalmente saccheggiando insediamenti, accumulando bottino e presentando offerte al capo villaggio: quando si verifica una delle tre condizioni di fine partita vince chi ha più PV. Componenti suontuosi, splendide illustrazioni, molte strade per la vittoria, si spiega velocemente, è facile da imparare, si distingue dagli altri titoli di piazzamento lavoratori e costringe i giocatori a pensare in modo differente. Ne parliamo qui.
2. [Pinco11] Stone Age, ideato da Bernd Brunnhofer (2008). Edito da Hans im Glück, in Italia con Giochi Uniti (2-5 giocatori, età 10+, durata 60-90 minuti, indipendente dalla lingua). È un classico titolo introduttivo per il genere dei gestionali, dotato di materiali attraenti, meccaniche semplici e con la presenza di numerosi dadi da tirare, ma nel contempo rigoroso e assolutamente premiante per chi lo gioca con piglio strategico. La presenza di dadi, alla fine, sembra pensata per far capire che il dado può non essere sinonimo di alea, quanto piuttosto essere imbrigliato alla stregua di randomizzatore. Qui le meccaniche di gioco sono quelle classiche e tipiche dei gestionali moderni, con la necessità di scegliere accuratamente quali azioni compiere, al fine di ottenere prima delle risorse e poi utilizzarle per acquisire edifici, ma anche per sfamare i propri lavoratori, evitando di subirne l’ira in caso di carestia. Insuperato nella sua linearità, ma anche per la cura con la quale sono stati realizzati i suoi componenti (rigorosamente in legno). Ne parliamo qui. Contando anche i voti annullati avrebbe la medaglia di bronzo.
2. [Pinco11] Tzolk’in: Il Calendario Maya (2012), di Simone Luciani e Daniele Tascini. Edito da CGE, in Italia con Cranio Creations (2-4 giocatori, età 13+, durata 90 minuti, indipendente dalla lingua). Alla sorpresa suscitata dal vedere le famose ruote dentate di plastica (le quali introducono un geniale sistema per tener conto del passaggio del tempo) che lo contraddistinguono (il gioco delle ruote dentate) ha poi fatto seguito la constatazione di essere un titolo davvero solido, ben pensato, di quelli che (complici qui nella metafora anche i componenti) si può dire che “girano come un orologio”. Bel gestionale, dove devi in teoria, al tuo turno, solo scegliere se “piazzare omini” o “recuperarli, svolgendo l’azione corrispondente”, ma alla fine si rivela uno di quei giochi che se non lo capisci, se non entri dentro al ritmo che richiede, ti ritrovi schiacciato, da quelle ruote, con i maledetti omini che vogliono pure mangiare e tu che fai fatica a procurarti il grano, perché qualcuno ha già fatto il raccolto prima di te. Ci infili dentro anche delle meccaniche di maggioranze, ci sono gli edifici, gli obiettivi, c’è pure un’espansione che ti fa giocare in 5 e che ti permette di partire “asimmetrico”: davvero uno dei meglio titoli di sempre e l’orgoglio del tricolore 🙂 Ne parliamo qui. Contando anche i voti annullati avrebbe la medaglia d’argento.
1. [Faustoxx] Caylus, di William Attia (2005). Edito da Ystari, in Italia con Uplay.it (2-5 giocatori, età 12+, durata 60-150 minuti, indipendente dalla lingua). È un gioco che ho imparato ad apprezzare poco alla volta. Le prime partite le ho sinceramente detestate, perché giocate con giocatori più esperti che si son sempre fatti grasse risate vedendo i miei goffi tentativi di provare a far qualcosa, figuriamoci una pianificazione strategica. Tuttavia con perseveranza e pazienza la lampadina si è accesa e sebbene compia 15 anni è sempre un titolo fresco, che si mette sempre sul nostro tavolo di cultori dei cinghiali. Molte strategie da seguire e una interazione che oso definire cattiva per uno dei migliori giochi in circolazione. Ne parliamo qui.
Dunque il piazzamento lavoratori è una meccanica che sopravvive al passare del tempo, evolvendosi con piccole iniezioni di novità. Una ruota, un vincolo, una diga basteranno a tenere il worker placement in auge? Vedremo sempre più lavoratori che non sono pedine, ma altro? Dall’altro lato i titoli storici tengono botta e mantengono un posto nel cuore dei giocatori. Poi c’è la posizione intermedia, in cui le vecchie glorie vengono “ammodernate”, suscitando i commenti negativi degli appassionati (vedere Caylus 1303, detto “il cane senza coda”).
Grazie per la partecipazione e per la lettura: come sempre potete suggerire qui sotto i temi per i prossimi sondaggi 😉
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