scritto da Fabio (Pinco11)
Titolo ambizioso, come era lecito che fosse, visto il nome del mago Luciani sulla scatola, che sembra, ultimamente, qual novello alchimista, tramutare in oro (quasi) tutto ciò che tocca, nonché per via dei propositi di dar vita a un prodotto di fascia alta. Per altro, si deve tenere conto del fatto che il gioco è frutto in larga parte del lavoro anche del secondo nome sulla scatola (Battista), al quale spetta il giusto riconoscimento.
Cinghialone, anche se la prova del tavolo ce lo presenta poi leggermente meno pesante del previsto (su BGG lo danno 3,90 su 5, un paio di spanne meno dei Lacerda, visto che Lisboa è intorno al 4,5), è comunque uno dei titoli di punta di questa annata ludica per gli amanti dei titoli di peso, per cui, without further ado, passiamo alle impressioni 🙂
IL GIOCO IN POCHE PAROLE
Come d’abitudine eccomi a descrivere il tutto (qui la pagina del gioco sul sito della casa) in estrema sintesi, per cui vi dico che l’impianto di base è quello tipico del piazzamento lavoratori, con una manata di essi a disposizione di ogni giocatore e un alternarsi dei presenti nel compiere un’azione a testa, spendendoli sull’apposita scheda azioni o per costruire edifici.
Il costo per le azioni, classicamente, va incrementando (in numero di omini) mano a mano che gli spazi appositi (limitati) sono occupati, per cui rapidamente la presenza altrui si tende a percepire in modo deciso. Ciò che i giocatori cercheranno di fare, in assoluto, è di costruire un tradizionale motore produttivo, che qui consiste nella creazione di un sistema composto da una diga, che fermi il flusso dell’acqua che idealmente scende dai ghiacciai, una turbina (pompa) che la spinga e una centrale che produca l’energia elettrica (è possibile fruire anche di una pompa altrui, pagando un prezzo …) e diverse azioni sono indirizzate verso tale obiettivo. Nel contempo si cerca di costruire più edifici possibile, al fine di massimizzarne le rendite e gli effetti.
Alla fine di ogni turno sono premiati certi obiettivi comuni, nonché la miglior produzione così come a fine partita c’è un premio per chi si sia più distinto in un certo contesto (tutti aspetti indicati da apposite schede, diverse in ogni partita per distribuzione).
COME SI PRESENTA
Parto dall’ambientazione, che è qui quella di un distopico 1930, con diverse compagnie che entrano in competizione tra loro per produrre energia idroelettrica Tesla style, sgomitando tra loro abbondantemente allo scopo. Lo sfondo è reso dall’illustratore Antonio De Luca (già impegnato in Nova Aetas, Sine Tempore, Dojo Kun) con illustrazioni convincenti e molto ben realizzate, sin dal manuale, nel quale sono inseriti anche alcuni passaggi di flavour text utile a far maggiormente calare i giocatori nei panni dei rispettivi capitani d’industria. La logica di fondo, poi, è quella dello sfruttamento della caduta dell’acqua dai ghiacciai, che è resa adeguatamente dalle meccaniche sfruttate (le dighe ne fermano il flusso e il ciclo produttivo è quello che ci si attende), per cui devo dire che l’ambientazione prescelta (eccezion fatta per l’ucronia e il richiamo a Tesla, che sono scelte estetiche) è abbastanza calzante.
Passo quindi ai materiali, sfiorando qui solo marginalmente le polemiche suscitate dal progetto Kickstarter (molti backer si erano lamentati per la qualità, in particolare, di due componenti, ovvero le ruote produttive dei giocatori e le gocce), in quanto personalmente ho giocato con una copia di quelle ora in vendita nei negozi (retail), nella quale i pezzi in questione sono stati sostituiti, presentandosi come pienamente funzionali (le ruote sono adeguatamente spesse e le gocce sono ora in legno).
Per il resto la componentistica si propone per certi aspetti come di buon livello, per esempio avendo riguardo agli edifici, che sono in legno, di dimensioni generose e personalizzati per forma per ogni giocatore e per altri meno impressionante (vedi i segnalini dei macchinari, che hanno delle bellissime forme, ma sono piccolini assai, probabilmente per poter entrare nelle ruote, o le monete, a loro volta piccirielle …). La grafica nel suo complesso è a sua volta ben realizzata, ma nel contempo i pervasivi toni scuri utilizzati tendono un pelo a deprimere il colpo d’occhio, anche se basta rigiocare due o tre volte per memorizzare ciò che serve e non pensarci più. Apprezzabile è, quanto al manuale, il tentativo di proporre i concetti cardine prima di passare alle regole vere e proprie, ma purtroppo una rilettura ripetuta resta indispensabile per fugare i dubbi che un gioco del genere sempre fa emergere (noi stessi alla prima partita abbiamo clamorosamente sbagliato un paio di regole …).
Nell’insieme, quindi, direi che sul tavolo il gioco fa indubbiamente la sua figura e che i materiali sono di livello adeguato allo scopo e tutto sommato alla fascia di prezzo prescelta (mio unico dubbio è se sia valsa la pena – nella logica retail – di avere gli edifici personalizzati, che poi fanno scena sino a un certo punto, con il probabile aumento di prezzo che ciò può aver comportato).
COME GIRA
Le premesse: “tu inizia a picchiare, che qualcuno che le prende c’è sempre …”.
Siamo di fronte a un titolo il quale si pone nella categoria dei giochi di peso che puntano molto sulla lotta gomito a gomito tra giocatori, quel tipo di compresenza sul tabellone che fa pensare a un ascensore sovraffollato pieno di gente sudata, che nel muoversi ti mette un gomito nello stomaco e la mano sulla faccia.
La categoria è quella di titoli come Specie Dominanti, AquaSphere, Lorenzo il Magnifico, titoli tutti nei quali si deve lottare per il centimetro e per le maggioranze e dove la sensazione di fondo è quella di trovarsi in un contesto nel quale gli altri vogliono respirare un po’ della tua aria e dove tutto è claustrofobico.
Definivo Terramara, poco tempo fa, un gioco stretto e Barrage lo è ancora di più, perché mentre nel primo la competizione è principalmente sull’occupazione degli spazi produttivi, qui è proprio lo sfruttamento della risorsa principe, ovvero l’acqua, che le gomitate sono all’ordine del giorno.
Partendo dalle premesse, dunque, sono quelle di essere di fronte a un titolo di peso (comunque vicino al 4 su scala da 1 a 5 di complessità), estremamente interattivo (non arriviamo mai a quella dichiaratamente diretta, del tipo che qualcuno fa saltare in aria la tua centrale, ma siamo a limiti del concetto di indiretta, quando ti succhiano via l’acqua dal bacino prima della tua diga e la mandano a valle passando da un altro canale, senza che passi da te …) e adattissimo per i giocatori incalliti.
Per la prima partita che faccio: consigli, oltre a mettere il paradenti?
Ho recepito, in corso di prime partite (ovviamente per riferito dei miei vari commensali, altrimenti la prima volta, per definizione, è solo una …) per certi versi similari un poco da tutti i miei compari di gioco, andando le sensazioni restituite nel senso di una sorta di corsa a gomitata libera.
La spiegazione iniziale deve essere, per mettere tutti nelle condizioni di capire il gioco, qui davvero esemplare, perché è indispensabile comprendere sin dall’inizio perlomeno la logica centrale della produzione elettrica, visto che le risorse che sono a disposizione consentono, in pratica, a tutti di andare a costruire le basi del proprio motore produttivo di elettricità già al primo turno e un piazzamento non corretto in quella fase di un pezzo può, in sostanza, irrimediabilmente bloccare lo sviluppo futuro. Non mi state a dire, partendo da qui, come spesso si fa, al di là delle amabili chiacchierate da bar che piace a tutti noi fare o nei piacevoli commenti di fine partita, che il gioco è fallato, perché sto parlando solo della necessità di comprendere bene il meccanismo già dal primo turno, poiché altrimenti si rischia, effettivamente, di rimanere tagliati fuori, dato che di regolette che consentono di recuperare a chi è rimasto indietro qui non ce ne sono. L’unica scappatoia, utile solo per il caso che uno dei presenti si dimostri più brillante degli altri, è quella, lasciando il fair play a dormire in terranno, di prendere subito a mazzularlo a turno (tu costruisci una diga a monte, io gli succhio le gocce e tu distrailo …), fino a quando la parità non sia ristabilita.
Il primo consiglio che vi dò, quindi, per la prima partita, è quello di spenderci anche tutti cinque minuti extra per capire a modo le cose base e non di buttarvi, come spesso si fa, nel classico dai giochiamo, che poi giocando capisco tutto, perchè qui la prima cosa che capirai bene sarà di essere stato tagliato fuori dai giochi per la vittoria già tra il primo e il secondo round. L’ideale sarebbe quindi di iniziare a giocare già sapendo cosa farai alla prima mossa …
Per certi versi siamo in terreno che ricorda la spietatezza degli Splotter, giochi nei quali con una punta di snobismo alla tua critica che dovresti prevederlo un modo per recuperare, ti rispondono che è colpa tua (che non hai studiato, che non hai capito, che non ti sei preso il tempo per imparare a evitare le gomitate altrui, …) che sei rimasto indietro e non pretendere che, per una sera, gli altri stiano lì ad aspettarti.
La prima partita che fai, quindi, se sei un solitario neofita al tavolo con gente più smaliziata, dovrai ragionare di cercare di ritagliarti un tuo angolino, magari non il più bello o ricco del tabellone, nel quale nessuno possa avere un grosso interesse a venirti a cercare, per sviluppare le tue prime costruzioni, tanto per rimanere in partita il giusto. Se invece, oltre a essere un novellino, sei anche di quelli che pretendono alla prima corsa di andare a lottare con gli squali proprio là nel mezzo, dove le prede sono più abbondanti, poi non lamentarti se torni a casa con il sangue che esce dal naso e senza aver mangiato nulla … 😉
Altri consigli? Studia bene il flusso dell’acqua, perché la cosa è vitale. A volte può essere intelligente anche solo mettersi all’ombra di un giocatore che sai essere forte, ossia andare a costruire leggermente più a valle di dove si è messo lui, perché l’acqua che lui utilizzerà per produrre non andrà a evaporare, ma scenderà poi semplicemente a valle, dove la attenderanno le tue centrale-pompa-diga, trovandoti quindi in braccio, senza troppa fatica, la preziosa acqua. Magari il tutto frutterà di meno, ma almeno lascerai a lui la fatica di procurarsela, l’acqua … 😉
Vabbe’, ma allora è solo adatto per chi si vuole picchiare?
No, ci sono modi per lavorare su questo aspetto, che consentono di superare un attimo il discorso sull’interazione, in modo tale da rendere fruibile il gioco anche a chi gradisca un contesto leggermente meno affollato.
La prima soluzione è quella, banalmente, di provare Barrage in meno di quattro giocatori, perché la mappa resta quella e, di conseguenza, lo spazio disponibile aumenta. Aggiungo che nella scatola c’è anche un manuale per l’automa (quelli che nei videogiochi chiamano bot), che permette di togliere abbastanza spazio per far sentire stretti anche quelli che giocano in 2 o 3, per cui chi ama continuare ad avvertire la piacevole sensazione di claustrofobia tipica delle partite a configurazione piena, il modo lo ha lo stesso ma, siccome qui sto pensando a chi ama diluire un attimo questa aggressività, la prima soluzione è quella di diminuire i concorrenti, acquistando così una quota secca di aria extra.
Il secondo modo per ottenere il medesimo risultato (quindi potete evitare di sbagliare la serata da indicare a uno dei vostri compagni di gioco tradizionali …) è quello di aggiungere al gioco base l’espansione Leeghwater, la quale, in sintesi, tra le altre cose, aggiunge una manciata di potenziali spazi azione addizionali, grazie alla presenza di teorici edifici ad accesso limitato, nei quali può piazzare solo chi li abbia preventivamente costruiti, e di tessere obiettivo aggiuntive, che si soddisfano anche senza produrre energia. Aumentando il numero di cose che si possono fare, ancora, si crea spazio e aria per chi ne avvertiva la mancanza.
Vabbe’, le premesse le hai fatte, ora che mi dici del flusso del gioco? Novità o giavvisto?
Volendo estrarre il succo del tutto, direi che Barrage nasce come un gestione lavoratori, molto classico, con i tipici spazi azione. Se cerchi qualcosa di completamente rivoluzionario, non è qui che lo troverai, perché le basi sono quelle note della letteratura del genere. Ci sono però diverse idee inserite nei punti giusti per rinnovare adeguatamente l’esperienza di gioco, per cui direi che nella scelta tra le due opzioni del titoletto, opterei più per il senso di nuovo.
Piazzi i tuoi lavoratori e ottieni risultati. Occupi per primo gli spazi azione più belli e progressivamente ne restano prima di più costosi per ottenere il medesimo risultato e poi di più costosi, per avere risultati depotenziati, per cui essenziale è capire come impostare le giuste sequenze.
Una delle cose che però poi vai a capire, appena entri nella logica delle azioni da compiere, è che dentro Barrage c’è anche una logica del passaggio del tempo che avevi apprezzato anni fa, pur declinata diversamente, in Tzolk’in. Quando costruisci un edificio, infatti (e qui sta una delle novità che la stessa descrizione del gioco su BGG mette in evidenza) non butti via le risorse utilizzate allo scopo, come accade nella maggior parte dei giochi di questo tipo, bensì le inserisci in una ruota, per recuperarle nel corso della partita, quando avrai svolto abbastanza azioni costruttive da far completare il giro a quello spicchio.
La seconda peculiarità del titolo, poi, è quella che ho già accennato in precedenza, ovvero del flusso dell’acqua verso valle, per cui anche questa risorsa, che resta sempre sul tabellone, si comporta in modo diverso rispetto alla norma, in quanto non evapora immediatamente dopo l’uso, tornando nella astratta riserva come nei classici, bensì tende a restare in gioco, per essere utilizzata dal giocatore che aspetta subito a valle della centrale, fino al raggiungimento del bordo inferiore del tabellone. Le gocce che tu inserisci in gioco, quindi, spendendo allo scopo azioni o bonus, potranno dunque essere utilizzate, almeno per parte del gioco (perlomeno sino a quando non sarà possibile fargli fare dei salti), da tutti (o quasi) quelli a valle.
Il concetto (frutto della combinazione tra le due cose che ho evidenziato) che le risorse, quindi, non vanno tendenzialmente perdute nel corso del gioco, ma (in parte) ti torneranno disponibili o (in parte) lo saranno per gli altri, è la nota più creativa e peculiare del gioco, quella che tende a distinguerlo, imho, dagli altri titoli della categoria.
COME È STATO ACCOLTO?
Allora, direi che non è proprio facilissimo capire come Barrage sia stato accolto, perché è necessario, per farlo, epurare i commenti dalla ricca polemica che si è sviluppata ad esito della campagna Kickstarter per via, in larga parte almeno, come accennavo di alcuni problemi in un paio di componenti. L’editore ha poi rimediato, nella versione retail (quella che ora potete comprare sul mercato), che sto recensendo, fornendo materiali a posto, per cui personalmente sono del tutto immune da ciò che ha preceduto l’arrivo della scatola a casa mia, anche perché chi ci legge ben sa come il crowdfunding non sia una canale di acquisto che utilizzo, ma nei giudizi espressi in giro per Internet ci sono anche quelli di chi ha giocato con la versione Kickstarter e quelli di chi ha perso le staffe per via della polemica montata.
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| Spessore della versione retail della rotella |
Ho svolto quindi un esercizietto matematico e ho preso in esame i voti su BGG di Barrage e quelli di Lisboa, partendo dal presupposto che il primo gode di un voto medio di 7,6 e il secondo di 8,2, occupando mentre scrivo la posizione 69 di sempre nella classifica di BGG.
Orbene, al momento il nostro Barrage gode di 1700 voti, a fronte dei 4900 di Lisboa, per cui il rapporto voti è di 2,88, che diventa 3,06 eliminando dal conteggio una quota di chi ha votato il gioco 1, per dichiarata protesta nei confronti delle pecche denunziate a loro avviso sul progetto Kickstarter. Se vado a fare le debite proporzioni, eliminando, come detto, i voti di protesta, quello che ottengo è una votazione media, potenziale pari a quella di Lisboa.
Al netto dei voti di protesta, quindi, Barrage è un potenziale top100 di BGG.
Anche leggendo le recensioni, solo ora che le stanno scrivendo appunto i fruitori delle copie in vendita nel mercato tradizionale, esse stanno parlando di Barrage con sempre maggiore frequenza con toni molto positivi, dando l’idea di come esso avrebbe potuto con una certa tranquillità ambire a entrarci in quel piccolo Olimpo.
Il passaparola di chi sta riuscendo a epurare le proprie valutazioni da quel contesto, comunque, ne sta parlando come di uno dei titoli dell’anno.
L’ESPANSIONE
The Leeghwater Project è il pacchetto di espansione già disponibile per il gioco, il quale contiene, al suo interno, una bella quantità di materiali, tanto da essere proposto in una scatola di dimensioni equivalenti a quelle di un gioco standard stand-alone.
Al suo interno sono, come spesse accade nel recente, contenuti diversi tipi di materiali, alcuni utili “semplicemente” ad aumentare le scelte di certi pezzi disponibili nel gioco base, altre a rivoluzionare proprio le strade per la vittoria e le sensazioni di gioco.
Abbiamo quindi, per prima cosa, una plancia compagnia aggiuntiva, con i materiali utili a giocare con l’Olanda (sempre in 4 …), poi una nuova plancia azioni aggiuntiva, nella quale trovano spazio le tessere edificio privato (10 nella scatola, 5 da usare in ogni partita) e le tessere lavoro esterno, che sono delle specie di contratti, che si adempiono però senza produzione di energia. Completano il tutto altri 4 ufficiali esecutivi, una manciata di tesserine varie, pezzi in legno necessari ed estensioni della plancia.
Parlando di come il gioco gira con l’espansione, direi che, come avrete intuito, essa contribuisce ad ampliare un attimo le possibili scelte, per cui dona un filo di respiro a un titolo che, in 4, è piuttosto affollato, nel gioco base. Non è che gli edifici (e le tessere lavoro esterno) siano né convenientissimi a prescindere, né indispensabili, ma il fatto stesso che ci siano altre cose da fare per smuovere situazioni impantanate, la sua utilità la svolge.
Discutendo con amici, scopro così che alcuni parlano dell’espansione come del completamento naturale del gioco, mentre altri sottolineano che il base è bello stretto così, per cui non ha senso smollarlo.
Personalmente non prendo posizione e chi mi legge di frequente non potrà che prenderlo come segno di apprezzamento per l’espansione, vista la mia tradizionale idiosincrasia verso i pacchetti aggiuntivi, ritenendo che, in sostanza, la fruizione della stessa (e l’apprezzamento) sia legato intimamente al tipo di gioco che volete (più affollato o un attimo più di respiro), con il sommesso suggerimento, comunque, di evitare di infilare l’espansione anche alla prima partita, se non volete trovarvi poi impastoiati in match infiniti o rendere indigeribile il primo assaggio del gioco a un novizio 😉
CONCLUSIONI
Barrage è un gioco di peso, indirizzato a un pubblico di giocatori appassionati, che coglie nel segno delle premesse con le quali è nato, ovvero quelle di proporre un titolo dotato di buona profondità, brutto, claustrofobico e cattivo (dove il brutto è legato all’atteggiamento, aggressivo, che deve connotare chi desideri vincere).
Parte da presupposti noti, ovvero dal classico piazzamento lavoratori, per inserire su di esso un paio di idee di quelle fortemente caratterizzanti, ovvero la ruota che restituisce le risorse spese per gli edifici e, soprattutto, la logica del possibile riutilizzo da parte di tutti dell’acqua appena sfruttata per la propria produzione energetica. Stretta la mappa, forte la competizione per l’aria, che si avverte prestissimo.
Nel complesso davvero molto valido, ha come controindicazione principale il non gradire i titoli nei quali si tenda a pestarsi i piedi e poco tendenti al perdono dei propri errori iniziali di impostazione. Consigliato per tutti gli altri 😉 Per chi desideri, infine, allentare un ideina il senso di mancanza di spazio, l’espansione può rivelarsi una buona soluzione …
Attendo, a questo punto, le opinioni dei numerosissimi che prima di me lo abbiano già provato … 🙂
Ricordo che il gioco è disponibile Se ti va di sostenerci, puoi fare i tuoi acquisti su DungeonDice.it e ringrazio l’editore per la copia recensore concessa.
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