scritto da Fabio (Pinco11)
Dust in the Wings (ideato dal trio Kirps-Krutchen-Pellin) mette i giocatori nei panni di altrettanti fotografi, idealmente capitati in un prato ricco di fiori e, soprattutto, di farfalle di vari colori, impegnate in una sorta di lenta e ipnotica danza. Il compito dei partecipanti è quindi quello di cogliere l’attimo, per scattare teoriche fotografie, che ritraggano il numero e tipo desiderato di farfalle all’interno di specifiche porzioni del prato.
Le logiche di fondo proposte dal gioco (per 2-4 giocatori, età 10+ ma anche fruibile da 8+, indipendente dalla lingua, salvo il manuale, in inglese –
qui il link alla pagina dell’editore) sono quelle del riconoscimento di schemi/forme, abbinate al classico
mancala (prendi pedine da una casella e distribuiscile in caselle tra loro confinanti).
Il target del pubblico di riferimento è amplissimo, visto che il gioco è proponibile senza difficoltà anche ad assoluti neofiti.
LE REGOLE IN BREVE
Il setup prevede che si debbano collocare sul tabellone, raffigurante una griglia di caselle 5×5, le farfalle, di tre colori (giallo, rosso e blu) disponibili, una su ciascun fiore ritratto (i fiori sono rilevanti solo per il setup, poi in ogni casella non ci saranno limiti al numero di farfalle presenti).
Si pescano, quindi, dal mazzo, tre carte assembramento e tre carte composizione (gli obiettivi, con punti vittoria – sulle prime si colloca una pietrina punteggio pescata a caso da un sacchetto) e si parte.
Al proprio turno il giocatore altro non fa se non scegliere una casella, prendere le farfalle ivi presenti e distribuirle in una serie di caselle adiacenti (ortogonalmente, non diagonalmente, senza mai tornare nella casella precedente), ponendo particolare attenzione alla casella nella quale farà cadere l’ultima farfalla. Se in quella casella a esito dell’azione saranno presenti esattamente le farfalle indicate in una carta assembramento egli potrà prelevarla, ottenendo come premio le gemme punti (le nere valgono 1 punto, le bianche 2) presenti su di essa. In alternativa, se nella casella in questione e in altre a essa confinanti (secondo lo schema indicato) sono presenti farfalle in numero o proporzione indicata da una delle carte composizione, egli potrà scegliere di prelevarne una di esse. A fine turno si sostituisce la carta prelevata, si aggiunge una pietrina su quelle assembramento rimaste (quelle che hanno già 3 pietre si eliminano) e si passa la mano.
Stop. Il gioco si sviluppa così fino a quando non terminano le pietrine punteggio: a quel punto ciascuno somma il valore di pietre e carte prelevate e chi ha più punti vince …
La scatola propone una attraente illustrazione di copertina (grafica affidata al solido Odysseas Stamoglu, già impegnato in passato su titoli come Teotihuacan, Among the Stars, Exodus, Simurgh, In the Name of Odin, …) proposta su di un elegante fondo bianco. Per il resto le carte assembramento ritraggono farfalle in diverse forme e pose, per donare un pizzico di varietà, e la griglia centrale è abbellita da qualche fiore, tuttavia, trattandosi di un titolo nel quale essenziale è il colpo d’occhio, si sono dovuti giustamente contenere colori e abbellimenti, che sarebbero andati a scapito della visibilità immediata degli schemi.
La valutazione d’insieme dei materiali si attesta così sul classico più che adeguato allo scopo, con unica mia lamentela da gamer legata al fatto che la scatola (classica 30×30) è sovradimensionata (anche se al suo interno c’è l’utile preformato di plastica …).
L’ambientazione è carina, incentrata sulle farfalle e resa grazie alle belle pedine sagomate proposte, nonché alle illustrazioni, ma per il resto le logiche del gioco sono quelle tipiche di un puzzle game astratto.
Il gioco, come accennavo, verte giusto intorno alla meccanica di base tipica del mancala, per cui la mossa che si compie all’interno di ogni turno è esattamente la stessa che si svolge, per esempio, in Five Tribes (scegli una casella dalla quale partire e distribuisci poi le pedine che erano ivi presenti in una fila di caselle contigue, valorizzando poi l’ultima raggiunta), ma poi l’effetto prodotto, a differenza del citato predecessore, è qui immediato, dovendo i giocatori porre attenzione ai colori e numero delle farfalle presenti o, al limite, a un gruppo di caselle confinanti. Si tratta quindi in ciò che gli amici d’oltreoceano etichettano come pattern recognition, ovvero riconoscimento di schemi.
La discriminante tra il concetto base proposto e una modalità di gioco leggermente più profonda sta quindi proprio nei due tipi di carte obiettivo presenti.

Le carte assembramento, infatti, offrono una sfida realmente semplice e basica, tanto da poter essere spiegate in pochi secondi anche ad assoluti neo-giocatori da tavolo. In modo quasi immediato, infatti, si comprende come per soddisfare una carta di quel tipo sia sufficiente andare a cercare (nel 90% dei casi) una casella dove siano presenti tutte le farfalle indicate, tranne una e quindi programmare di portarcela. Se per esempio la carta obiettivo mi chiede una farfalla gialla e una blu, trovo una casella dove ve ne è una gialla e devo solo portarcene una blu, magari prendendola da una casella confinate dove è presente. In genere si cerca di soddisfare la carta che in quel momento dà più punti e si passa, in caso di impossibilità, a quelle successive. Il giocatore esordiente, in genere, si focalizza solo su queste carte e se tutti fanno lo stesso, la partita si può esaurire anche in 10 minuti d’orologio, con una buona componente fortuna (vince chi è più fortunato nel trovare al proprio turno combinazioni realizzabili che gli hanno dato più punti).
Ciò che richiede invece un livello di colpo d’occhio un attimo più approfondito sono le carte composizione, in quanto esse identificato un gruppo di caselle (es. una croce, una fila, …) illustrate tramite un polimino alla Tetris e richiedono che esse (una delle quali deve essere quella di arrivo dell’ultima farfalla) rispondano al requisito indicato. Ad esempio, a esito della mia distribuzione, potrò soddisfare la carta se avrò 4 caselle allineate che contengono lo stesso numero di farfalle o 4 a forma di croce che contengono in totale tot farfalle e così via). Siccome le carte composizione attribuiscono punti vittoria fissi, il giocatore più smaliziato tenterà spesso di soddisfare quelle più complesse di esse, ottenendo così un premio in punti a turno superiore rispetto a chi si soffermi solo su quelle assembramento.
In ogni caso il livello di sfida resta sembra contenuto, nella logica di un gioco che vuole proporsi come adatto davvero a tutti ed è forse questo il potenziale maggior limite che si intravede, ovvero quello di una certa mancanza di profondità, che stuzzichi il gamer a impegnarsi un poco di più.
L’editore sembra aver comunque recepito i primi
feedback e
ha di conseguenza proposto (qui il link) anche una variante per esperti del gioco, la quale prevede, in sostanza, che al proprio turno il giocatore possa prelevare, se riesce a soddisfare entrambi i requisiti,
sia una carta
assembramento che una carta composizione, premiando così chi giochi con un impegno maggiore e programmando anche le mosse successive.
Chiaramente, mentre nel gioco a 3-4 partecipanti la regola premia solo chi abbia maggior colpo d’occhio (ovvero chi si impegni a cercare di soddisfare due carte per turno), in quello a 2 compare, grazie a essa, pure una componente di pianificazione, visto che spesso lo schema della carta composizione non è facile da realizzare in un colpo solo e quindi si può cercare di giocare anche sulle mosse altrui.
Naturalmente l’effetto collaterale della nuova regola avanzata (che incide sulla complessità del gioco, ma senza mai raggiungere uno spessore paragonabile, per esempio, a titoli come Azul) diventa anche quello di aumentare un attimo il tempo di riflessione, a scapito della rapidità del gameplay della versione base, ma è sempre apprezzabile poter scegliere il tipo di profondità della partita.
Direi che il pubblico ideale del gioco è rappresentato da famiglie oppure da gruppi composti da giocatori che cercano di introdurre al boardgaming anche amici del tutto alieni a questo mondo, che potrebbero essere attratti dal colpo d’occhio gradevole offerto dai materiali e dalla semplicità delle regole. Validissimo, infine, è come fillerino della staffa di fine serata o riempitivo (tipo sorbetto) tra due piatti pesanti.
Nel contempo il livello di difficoltà non elevato può disincentivare i giocatori alla ricerca di sfide più impegnative, che potrebbero non riconoscergli (anche con le regole avanzate) un sufficiente livello di spessore (del resto nelle intenzioni dell’editore c’era evidentemente la volontà di proporsi a un pubblico il più possibile ampio).
Nota: chi fatica a riconoscere le forme nello spazio probabilmente giocherà solo su metà delle carte obiettivo … 😉
Dust in the Wings rielabora, in forma semplificata e ripulita, l’idea base del mancala vista in titoli come Five Tribes, proponendo un prodotto incentrato sulle meccaniche del riconoscimento di schemi familiare e adatto anche a neofiti.
Buoni i componenti; sostanzialmente siamo di fronte a un puzzle game astratto, che scorre via veloce e che è fruibile anche dai più piccoli, per i quali sarà sollecitata pure la capacità di collocare forme nello spazio. È stata proposta una variante ufficiale avanzata utile a donare un pizzico di profondità in più al tutto, che comunque non stravolge la sua natura di titolo per tutti o quasi.
Si ringrazia l’editore per la copie di review concessa.