scritto da Bernapapà
Lo so, lo so, non è un gioco nuovo, ma vi voglio parlare un po’ di Love Letter perché sono stato colpito da un fatto: l’ho portato al mare per giocarci con moglie e figli, e, sorpresa, il gioco ha interessato anche i bambini amici dei miei figli, per cui se lo sono accaparrato e ci hanno giocato loro. Il motivo? La semplicità del gioco e delle componenti, adatte sicuramente al luogo (praticamente solo carte) e alla frivolezza della situazione: un gioco da ombrellone, insomma! E mica potevo aspettare a parlarvene a Novembre! Obiettivo del gioco è accumulare punti vittoria, rimanendo, alla fine di ogni mano, con la carta di valore più alto in mano, o, per dirla con la voce narrante, riuscire a consegnare la propria lettera d’amore al personaggio più vicino possibile alla Principessa. Gioco di deduzione e bluff per 2-4 giocatori, edito dalla AEG, uscito nel 2012 ad opera di Seiji Kanai. Se ancora non lo conoscete, seguitemi.
I materiali
Come vi accennavo, il cuore del gioco è costituito da 16 carte. E voi mi direte: ma i cubetti segnapunti? Beh, diciamo che nella versione da ombrellone possono essere sostituiti benissimo da carta e penna (o basta anche la memoria) e lasciamo i cubetti per quando ci giochiamo comodamente a casa, senza il rischio di perderli nella sabbia…
Fanno seguito i cubetti d’amore (che servono solo per tenere il punteggio) e le quick-reference per il supporto al gioco (soprattutto per le primissime partite). I disegni delle carte sono molto belli e molto chiari ai fini del gioco, così come è adeguata la qualità dei materiali: si consiglia comunque l’uso delle bustine, soprattutto se, come me, ve lo volete portare sotto l’ombrellone 😉
Le regole
L’obiettivo del gioco è ottenere il maggior numero di cubetti d’amore (punti) su varie mani di gioco: l’obiettivo da raggiungere dipende dal numero di giocatori (da 7 cubetti per 2 giocatori, a 4 cubetti per 4 giocatori). Ogni mano avviene come segue: si mescolano le 16 carte e se ne elimina una che rimane coperta (nel gioco a due se ne eliminano altre 3 scoperte). Quindi ogni giocatore riceve una carta. Il turno di gioco consiste semplicemente nella pesca di una carta dal mazzo, e nella scelta di quale delle due carte “giocare”, effettuando l’eventuale azione descritta nella carta giocata. Tutte le carte scartate rimangono esposte in ordine davanti al giocatore. Quando il mazzo termina, si scoprono le carte che i giocatori ancora in gara hanno in mano e la mano viene vinta da chi detiene la carta di valore più alto: in caso di parità, vince chi ha “giocato” la carta più alta.
Ovviamente il cuore del gioco è proprio nelle azioni associate alle carte giocate. La Principessa Annette (che vale 8) non può essere giocata, pena l’esclusione dalla mano; la Contessa Wilhelmina (valore 7) deve essere scartata se l’altra carta posseduta è il Re o il Principe; giocare il Re (valore 6) permette di scambiare la carta con quella di un avversario; giocare il Principe (valore 5) obbliga te stesso o un avversario a scartare la carta posseduta sostituendola con una del mazzo (a mazzo finito è possibile recuperare la carta eliminata all’inizio della mano). Giocare l’Ancella (valore 4) preserva il giocatore, per un turno, da qualsiasi effetto delle carte giocate dagli avversari; il Barone (valore 3) obbliga ad effettuare segretamente un confronto con un avversario: chi ha la carta più basse esce dalla mano (a parità non succede nulla); il Prete (valore 2) consente di sbirciare la carta di un avversario, mentre la guardia Odette (valore 1) fornisce la possibilità (obbligo) di indovinare la carta di un avversario (ma non si può indovinare un’altra guardia): in caso di successo, l’avversario è eliminato dalla mano. Come dicevamo, alla fine del mazzo, i superstiti confrontano le proprie carte e chi ha la carta più alta si aggiudica un cubetto d’amore.
Le impressioni
La semplicità del gioco traspare in maniera abbastanza evidente dalla descrizione delle regole: siamo decisamente sullo spensierato: ovviamente riflettere su come utilizzare le possibilità offerte dalle carte fa la differenza, per cui una certa attitudine alla deduzione e alla logica è prevista, ma siamo veramente ad un livello basilare: e magari anche una certa dose di rischio e di capacità di bluffare è opportuna. La fortuna, comunque, la fa un po’ da padrona e l’interazione è sicuramente molto alta: cercare di eliminare gli avversari prima di arrivare alla fine della mano è uno dei modi di conquistare la vittoria: il nocciolo del gioco sta proprio nello saper sfruttare le azioni che ci verranno offerte, stando attenti a cosa hanno scartato gli altri. Le carte di più alto valore, infatti, sono quelle più preziose da tenere, ma espongono inevitabilmente a forti rischi: basti pensare che, dato che la principessa non la si può mai scartare, se qualche “Prete” è venuto a conoscenza della nostra identità, rimaniamo con la spada di Damocle sulla testa sperando che l’avversario curioso non peschi una guardia e ci faccia fuori dal gioco: questo, ovviamente, è solo un esempio delle varie combinazioni che si possono venire a creare.
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