scritto da
FΛB!O P.
Dopo Snack Rabbits, un altro titolo che sta caratterizzando la nostra estate è certamente Top Spot della Smart Games, uscito nel 2020. È un mazzo per un gioco a prese appoggiato su basi molto canoniche, ma a cui l’ideatore Raf Peeters ha aggiunto la trovata di bucare le carte. Sono sicuro che immaginate benissimo a cosa servano i fori, ad ogni modo qui sotto vi mostro i materiali, vi spiego le regole e vi dico cosa ne penso.
Lo potete intavolare se siete 3-5 giocatori di almeno 8 anni di età. La durata stampigliata sul retro è un po’ buttata là, però cercherò di estrapolare dei valori in base alle mie statistiche. Cerchi e carte da sovrapporre potrebbero farvi pensare a Swish, tuttavia le regole sono totalmente diverse. Non essendoci testo da leggere, l’indipendenza dalla lingua è totale.
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Ringrazio l’editore per la copia recensore.
Combina le carte usando la tua astuzia per ottenere il punteggio più alto e vincere!
IL GIOCO IN UNA FRASE
Il primo giocatore gioca una carta e gli altri rispondono con lo stesso colore, eventualmente sovrapponendo più carte per aumentarne il valore attraverso i pallini visibili nei fori: il valore più alto vince la presa, chi ha più prese dopo un certo numero di manche vince la partita.

COMPONENTI
La scatola di Top Spot (143×97×28mm) contiene il regolamento in 12 lingue (EN, FR, DE, NL, DK, SE, NO, FI, PT, ES, IT, GR) e una scatolina più piccola (90×60×21mm). Dentro a quest’ultima ci sono 65 carte: 12 × 5 colori (rosso, giallo, verde, blu, viola) + 5 Joker. A parte il colore, i 5 semi sono identici tra loro, sia per valori che per disposizioni di pallini e fori.
Trovare una confezione-matrioska con una scatolina dentro a una scatola mi ha decisamente sorpreso, ma immagino sia stato fatto per massimizzare la portabilità. Le carte (87×65mm) non sono telate e vanno mescolate con cura, perché facendo poca attenzione gli angoli potrebbero infilarsi dentro ad alcuni fori. Negli angoli è stampata una coppia di cifre: il primo è il numero di pallini, il secondo pallini + fori. Non ho provato, però non credo che imbustarle sia una soluzione ergonomica, poiché la visibilità attraverso i fori diminuirebbe (se provate, fatemi sapere nei commenti). Il regolamento è sufficientemente chiaro (ci sono una manciata di errorini, che non inficiano la comprensione) e diviso in due livelli di difficoltà. In sostanza i materiali sono semplici, adeguati allo scopo e capaci di incuriosire il passante o il vicino d’ombrellone.
Ho anche girato un video di unboxing:

COME SI GIOCA
Lasciandovi come sempre al regolamento (EN) per una lettura più esaustiva, vi espongo i punti essenziali.
Prendete tanti set di carte quanti sono i giocatori. Il mazziere le mescola e le distribuisce equamente. Chi sta alla sua sinistra gioca la prima carta oppure più di una, dello stesso colore e sovrapposte in modo da aumentarne i pallini visibili attraverso i fori. Gli altri non possono passare e, se in grado, devono rispondere con lo stesso colore. Quando tutti hanno fatto, vince la presa chi ha calato il valore maggiore (singolo o in composizione). In caso di parità, vince chi ha calato per primo.

Una manche termina quando un giocatore vince una presa restando senza carte, anche se gli altri ne hanno ancora. Contate le vostre prese e annotate il punteggio. Se rimanete a mani vuote, ma perdete la presa, gli altri giocatori continuano senza di voi. Al termine, il ruolo del mazziere passa in senso orario e si ripete. Una partita dovrebbe consistere di un numero di manche proporzionale a quello dei giocatori: alla fine, vince chi ha effettuato complessivamente più prese.

Il livello Esperto, rispetto allo Junior, utilizza pure le carte Joker (1 per giocatore, da mischiare con le altre). Hanno 6 fori e 0 pallini, però sotto potete impilarci colori diversi tra loro e in ogni caso il colore finale lo decidete voi, non necessariamente tra quelli presenti nella composizione. A questo livello, in caso di parità, il vincitore della presa viene determinato con dei turni di spareggio extra.

CONSIDERAZIONI
Quali devono essere le caratteristiche di un buon gioco da ombrellone? Essere facilmente trasportabile ☑ Occupare poco spazio sul piano ☑ Avere un numero contenuto di regole ☑ Essere spiegabile con semplicità ☑ Componenti che incuriosiscono ☑ Top Spot è stato messo alla prova sia sul tavolo che sul lettino in spiaggia e spunta tutti gli elementi di questa lista. In aggiunta ha un nome palindromo ^_^
I suoi principali punti di forza sono due. In primis i fori, che suscitano le immancabili domande: “Come mai le carte sono bucate?“, “A cosa serve guardare attraverso?” e “Posso provare a tenerle in mano?” Chiarito questo aspetto, avete già spiegato metà regolamento. Probabilmente il concetto più “complicato” (se così vogliamo dire) da assimilare è quando termina una manche: mal che vada, un giro di prova rincuora anche i più timorosi.
In secondo luogo, di base stiamo parlando di un gioco a prese che condivide moltissimo con i classici della tradizione. Il giocatore che inizia la mano può giocare una qualsiasi carta e gli altri devono rispondere con una carta dello stesso seme, se possibile. La mano è vinta da chi gioca la carta più alta del seme iniziale. Il giocatore che vince una mano prende le carte e gioca per primo nella mano successiva.

Insomma, con Top Spot non è stato per nulla difficile coinvolgere vecchi e nuovi giocatori, piccoli e grandi. Come a briscola e tresette, pure qui sono richieste abilità strategica e memoria per seguire le carte giocate e prevedere le mosse degli avversari, ma in quantità minore. Ciò ne diminuisce la profondità, tuttavia ne allarga la base dei possibili fruitori e alleggerisce il clima delle partite.
L’interazione è indiretta: si basa sull’osservazione attenta delle carte giocate e sulla lettura degli avversari. Contare le carte è meno utile, poiché tenere conto di quelle che restano e delle possibili intersezioni tra fori e pallini va oltre l’umano… o almeno il mio cervello non regge un tale albero di possibilità. Posso aver presente che agli altri rimangono due carte gialle, però da qui a sapere cosa producono una volta sovrapposte non è alla mia portata.
Una peculiarità di Top Spot, d’altro canto, è che non sempre la carta da scartare, quando non si può vincere la presa, è quella di valore più basso. Infatti il 2 che ho in mano potrebbe combinarsi precisamente con il 5, facendolo diventare un 7, mentre magari i pallini del 4 non sono posizionati a favore dei fori nel 5. E quando invece si può vincere, bisogna valutare se ottenere un 8 sovrapponendo tre carte è più vantaggioso di giocare tre turni tenendo le tre carte separate.

Poiché non ci sono pescate durante la manche, il ruolo della fortuna è limitato alla distribuzione delle carte nella mano di partenza. Avere tante carte dello stesso colore può essere sia una grazia che una disgrazia, a seconda che si riesca a diventare primi di mano oppure no. I giocatori bravi possono sovrastare la sfortuna iniziale con una gestione intelligente delle carte e la loro abilità emerge, riducendo al minimo l’influenza del caso… comunque mai azzerandola.
Ogni partita può essere diversa proprio a causa di questa casualità, che introduce variabilità. Tuttavia, per alcuni giocatori, la semplicità del gioco potrebbe renderlo ripetitivo nel lungo periodo. Il regolamento di Top Spot incrementa la rigiocabilità con il livello Esperto e i Joker, ma a me sembra che i livelli vadano esattamente al contrario dei loro nomi. Infatti lo Junior risulta più controllabile e meno aleatorio dell’Esperto, in cui potresti avere in mano 0-n Joker e uno spareggio potrebbe concludere la manche repentinamente.
La scalabilità è perfettamente lineare, dal momento che al numero dei giocatori corrisponde quello dei semi impiegati. La scatola sbandiera un tempo di 20 minuti secchi, eppure non pare essere realistico. A rigor di logica, giocare 36, 48 o 60 carte per 3/4/5 manche non può avere la medesima durata. App alla mano, posso testimoniare che siamo sui 9-12 minuti a giocatore, valori che a mio gusto lo rendono più adatto a essere apprezzato in pochi.
Lati negativi?
Il difetto più grave di Top Spot è una mancanza: la modalità a squadre, 2 contro 2, con i compagni seduti uno di fronte all’altro. Questa configurazione avrebbe introdotto un elemento di collaborazione e strategia di coppia. La comunicazione non verbale e l’intuizione sarebbero diventati fondamentali, rendendo il gioco ancora più coinvolgente.
Questo titolo centra un target family, pertanto è probabile che un giocatore esperto (a prescindere dal presunto livello a lui dedicato) lo viva semplicemente come un divertissement, prima di tornare al buon vecchio tresette e alla sua sfida mentale.
Ricombinarsi le carte in mano, capovolgendole e impilandole in ordine differente per spremere più pallini possibili da quei fori, da un lato è la particolarità del gioco, dall’altro nei grandi pensatori può portare a dei rallentamenti che spezzano leggermente il ritmo della partita.

È DIVERTENTE PERDERE A QUESTO GIOCO?
Il senso di questo paragrafo lo potete leggere meglio qui, ma in sintesi mi chiedo: la sconfitta mi lascia la voglia di tornare nuovamente su Top Spot?
Perdere può essere divertente a seconda della compagnia e dell’atteggiamento con cui si affronta il gioco. Tra amici e in un clima rilassato, pure una sconfitta può essere l’occasione per ridere, scherzare e godersi il tempo insieme. Come molti giochi di carte tradizionali, profondamente radicati nella cultura popolare e spesso praticati in contesti sociali come feste familiari, bar o spiagge, contano tantissimo anche la convivialità, il dialogo e l’umorismo che accompagnano la partita. È un pretesto per socializzare, rafforzare legami e condividere momenti di divertimento. Malgrado ciò, per chi è competitivo, perdere può essere meno piacevole, seppur a volte la bellezza di una presa esemplare possa valere più dell’intera partita.

MIA MOGLIE DICE COSE
«Mi hanno subito incuriosito le carte bucate e all’inizio ero entusiasta della possibilità di poterle sovrapporre, ottenendo così un valore più alto.
Nel corso delle partite mi sono accorta però che:
- non è facile avere le carte che si sovrappongano nel modo corretto (e questo ci sta);
- non è sempre conveniente giocarsi più carte per una presa;
- è semplice vincere con numeri bassi, quando hai capito che nessun altro ha più un dato colore.
Nel momento in cui ho preso coscienza di questi tre punti, è scemato di molto il mio piacere di sovrapporre le carte. Il che è un peccato, perché è LA caratteristica di Top Spot.
Tutto sommato è comunque divertente, ma mi ha un po’ deluso. Penso che avrei preferito vincesse chi si accaparra più carte, rispetto a chi fa più prese. Sarei stata più motivata a usare i fori.»
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— Alcune immagini sono tratte da BGG, i vari diritti appartengono ai rispettivi proprietari. Le immagini e le regole sono state riprodotte pensando possano essere una gradita forma di promozione. Verranno rimosse immediatamente su semplice richiesta. —
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