White Winston
Voi credete nel potere taumaturgico della musica? Io sì.
La musica è sempre stata la mia grande compagna di vita. Pur suonando, non faccio il musicista di mestiere, ma in ogni singolo momento della mia esistenza, c’è sempre stata la musica sullo sfondo, come una sorta di scenografia, a scattare istantanee di attimi di gioia e dolore, di euforia e tristezza, per inserirle nell’album dei ricordi.
“Mai e poi mai, è una frase stupida. Ho detto e fatto cose che mai e poi mai avrei voluto dire o fare mai.”
Ogni volta mi accompagna e mi culla, mi prende per mano e mi guida, illuminando il cammino e imprimendo nella mia memoria immagini e suoni che, così come avviene per la memoria olfattiva, nel giro di un respiro la musica riporterà a galla, per sempre.
“Oh non siamo tutti chi un po’ più o chi un po’ di meno… siamo tutti tutti tutti completamente pazzi.”
Nel corso degli anni ho creato una collezione di oltre 650 dischi e nessuno di questi si trova lì per caso. Ogni pezzo ha il suo momento, ogni musica, ogni testo, ha il suo significato. E sembra incredibile, ma mi ritrovo spesso a tirare fuori un disco dalla libreria senza un apparente motivo, per poi rendermi conto che quelle note, quelle parole, sono uscite per comunicarmi qualcosa, per celebrare un traguardo, per curare una ferita, per infondere speranza nel futuro.
”Io non mi arrendo, mi avrete soltanto con un colpo alle spalle. Io non dimentico, e non mi arrendo!”
Se da una parte, un pezzo strumentale di un certo gruppo americano può donarmi serenità e malinconia allo stesso tempo, testi-poesie come quelle di un tale Pierpaolo Capovilla (Il Teatro degli Orrori, dai quali provengono le citazioni che trovate) sono in grado di raccontarmi il presente e allo stesso tempo di darmi una carica rabbiosa, proattiva e positiva, per affrontare il futuro.
“Rincorrere i sogni ci ha sempre portato fortuna.”
Lo so, invece di raccontarvi qualche bel ricordo del passato o qualche storia, ho cominciato questo 2024 con un velo di malinconia… e mi dispiace. Ma sono ottimista per natura, e non vedo l’ora di scoprire la prossima colonna sonora della mia vita…
“Sarebbe stato bello invecchiare insieme… ma la vita ci spinge verso direzioni diverse.”

DARWIN’S JOURNEY
Darwin’s Journey è un gioco euro competitivo di Simone Luciani e Nestore Mangone (Newton, Maestri del Rinascimento), per 1-4 giocatori, durata 60-120 minuti, edito nel 2023 da Thundergryph Games e localizzato nello stesso anno da Ghenos Games.
Stiamo parlando del secondo gioco, del promettente duo Luciani-Mangone, di una trilogia dedicata ai grandi nomi della scienza. E così dopo la fisica di Newton, arriviamo alla teoria dell’evoluzione di Charles Robert Darwin. Il gioco è un omaggio a lui e ai suoi studi e, attraverso meccaniche di piazzamento lavoratori e combo, vi guiderà attraverso un viaggio alle Galapagos, alla scoperta di nuove specie animali e vegetali frutto della biodiversità.
Il gioco è stato inizialmente finanziato attraverso una campagna Kickstarter in grado di raccogliere in poco tempo quasi 1,1 milioni di euro che, per un gioco euro dalla componentistica “classica”, non sono affatto pochi. Vediamo insieme se davvero questi backer ci hanno visto lungo…

GRAFICA E MATERIALI
La produzione di Darwin’s Journey, pur rientrando nei canoni più classici degli eurogame, risulta di grande effetto e cura.
Partendo dalla grafica, fortunatamente i disegnatori si sono tenuti alla larga dalla sempre più crescente vena fumettosa, cartoonistica e sdrammatizzante, che troviamo in tanti altri giochi, preferendo una strada più tradizionale, a base di chiari-scuri pastello e disegni molto dettagliati e gradevoli. La copertina della scatola è un quadro da incorniciare, dove campeggia un Darwin appassionato e anziano, dalla barba bianca voluminosa e rassicurante.
La plancia è grande, spaziosa, ma pulita ed essenziale, e mette al primo posto una chiarezza nella simbologia, che rende il gameplay sicuramente più fluido.
I materiali, come dicevo pocanzi, sono in linea con una produzione da gioco euro, con tanti pezzi in legno (dove servono), carte e token in cartone. Una plancia double layer forse non avrebbe guastato… anche solo per velocizzare un po’ il setup, già lungo e laborioso di suo.

REGOLAMENTO
Scrivere dopo Pinco è sempre un piacere… così posso risparmiarmi(vi) il pippone sulle regole (che non capisco mia quanto serva e/o sia apprezzato) e linkarvi direttamente il suo articolo.
Concludo il paragrafo dicendo solo che la meccanica che muove Darwin’s Journey altro non è che un piazzamento lavoratori, dove ogni lavoratore si “specializzerà” durante la partita, acquisendo competenze che lo porteranno a poter occupare alcuni spazi azione, piuttosto che altri.

IMPRESSIONI
Avevo altissime aspettative da Darwin’s Journey, dopo il gran lavoro che la coppia di autori Luciani-Mangone era riuscita a fare con Newton. Non avevo finanziato la campagna Kickstarter, rinunciando all’edizione deluxe del gioco per destinare risorse su altri progetti, ma avevo avuto modo di fare un paio di partite alla versione prototipale (ma molto vicina a quella finale), che era stata pubblicata su Tabletop Simulator, ed ero rimasto subito impressionato dalla fluidità e amalgama che il gioco riusciva a proporre.
Qui gli autori hanno praticamente rinunciato a proporre veri elementi di originalità, puntando tutto su un gameplay liscio, complesso e assolutamente stretto, che restituisce le tipiche e genuine sensazioni di un ottimo gioco euro. È proprio la strettezza a caratterizzare forse di più Darwin’s Journey, lasciando al giocatore la scelta di dove concentrarsi, e stringendo il cappio su tutto il resto.
Sia chiaro, di cose se ne fanno comunque tante in quanto il titolo, oltre al piazzamento lavoratori, fa delle combo il suo punto di forza, capaci di farvi inanellare azioni bonus una dopo l’altra. Però, come spesso accade, la strada per la vittoria è una e una sola, e dovrete scegliere quale imboccare e perseguire, lasciando un po’ da parte le altre.

Da sottolineare l’eleganza del gameplay, che a fronte di una buona complessità, riesce ad asciugare le regole e il pool delle scelte a disposizione, proponendo un risultato che non esalta mai un eccessivo downtime e garantisce un ritmo di gioco sempre dinamico.
Concludo mettendo l’accento sulla sostituzione dei classici tracciati (uno c’è in verità…), con la combo nave-esploratori che, oltre a riportare dritti all’ambientazione dell’esplorazione delle isole Galapagos, apre davvero a un sacco di scelte interessanti, ingolosendo i giocatori con tanti bonus succosi. Ma, come anticipato, puntare su questo significa sempre tralasciare qualcos’altro…

IL SOLITARIO
Questa volta il nostro avversario si chiama Alfred ed è un automa strutturato e veramente tosto da (ab)battere, specialmente a livello di difficoltà avanzato.
I turni dell’automa si gestiscono mediante il classico mazzetto di carte, coadiuvato però da un algoritmo che governa le scelte ottimali, non di facile assimilazione. Questo forse è il vero punto debole di questo automa, che pur essendo facile da apprendere, necessita sempre del regolamento a portata di mano.
Personalmente avrei preferito la soluzione alla Newton, con la simulazione dell’avversario, con un punteggio da battere, senza l’incombenza dell’automa da gestire.
“Ma White Winston, e allora perché diavolo lo hai inserito nella top 10 dei solitari del 2023?”
Miei cari amanti delle classifiche, ho inserito Darwin’s Journey nei migliori solitari perché di base è un gioco dannatamente soddisfacente e perché il solitario, una volta imparato a gestire, restituisce davvero molto bene l’interazione del gioco standard e propone una sfida di alto profilo.

CONCLUSIONI
Darwin’s Journey è certamente uno dei migliori giochi euro del 2023, se non il migliore (lo trovate non a caso in cima alla classifica delle migliori uscite secondo la redazione di GSNT).
Piazzamento lavoratori con piccolo twist, combo a profusione, significativa strettezza e un gameplay che più fluido ed elegante risulta davvero difficile da immaginare: questi sono i punti di forza del secondo titolo dedicato alla scienza della premiata ditta Luciani-Mangone.
Il solitario, pur essendo un pelo ostico nell’apprendimento e nella gestione, è in grado di restituire un’esperienza soddisfacente, completa, interattiva e molto sfidante.
Che altro dire, se non che queste sensazioni non fanno che gettare le basi per un hype elevatissimo sul terzo e ultimo titolo della trilogia, che volgerà lo sguardo, pare, allo spazio…
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