Fabio (Pinco11)
DISCORDIA – RECENSIONE
La Irongames è una delle classiche case editrici “one man show” che erano piuttosto tipiche delle Essen di una decina d’anni fa, animata da Bernd Eisenstein, e tra i vari titoli prodotti ricordo in particolare i validi Peloponnes e Pandoria. Lo scorso anno sui suoi tavoli era proposto Discordia (per il quale recentemente un progetto Giochistarter ne ha proposto la versione italiana di Giochix), un gestione azioni dotato di un particolare twist, che ho acquistato in terra di Germania, provato a suo tempo e dimenticato a lungo, prima di rimetterlo sul tavolo questa estate. Di peso specifico poco superiore al medio, è percepito dagli utenti di BGG con un 2.92 di difficoltà, che lo rende addirittura più accessibile di un Marco Polo (3.22), ma resta un titolo in buona parte dedicato ad utenti esperti.

DISCORDIA IN POCO
Ogni giocatore riceve una propria plancia personale, la quale riproduce idealmente la cittadina romana (vicino al Reno) che ciascun giocatore è chiamato in Discordia a sviluppare, con vari spazi destinati ad accogliere tessere e ‘stelle’ progresso ed altri gli ideali edifici produttivi, ai quali si devono far accorrere idonei lavoratori. Tra le varie cose che si ricevono compare anche una manciata di lavoratori che i giocatori, diversamente da quanto accade di solito, devono cercare di utilizzare il più possibile, in quanto lo scopo del gioco è quello di liberarsi di essi, vincendo appunto chi per primo riuscirà a rimanere senza (avendoli utilizzati tutti) o ad averne in mano il meno possibile al termine delle quattro ideali annate di gioco.
Ad ogni turno sono quindi rollati i tre dadi e, un poco come accade nei rolla e scrivi, il giocatore di turno ne sceglie uno, eseguendo una delle azioni consentite dalla colonna in cui si trova, lasciando agli altri la scelta tra i due residui. Tra le cose da fare abbiamo il predisporre spazi per costruire edifici, costruire edifici, prelevare stelle ‘potenziatrici‘, piazzare lavoratori e via dicendo. Ogni cinque turni si compie un anno ed ha luogo una invasione barbarica, sconfiggendo (o no) la quale (con omini rossi) attribuisce bonus (o malus) e tra le operazioni di fine turno focale è il pescare un tot di lavoratori, in numero tanto più contenuto quanto più si è sviluppata la propria cittadina.

COME SI PRESENTA
I materiali rientrano nel classico ‘adatto allo scopo‘, con una plancia personale da assemblare intelligentemente con nastro biadesivo (fornito tra i componenti) e con una grafica complessiva (eccettuata l’illustrazione di copertina, molto evocativa) ben leggibile, ma assai spartana. Nel complesso si percepisce il carattere “artigianale” della produzione e la sensazione complessiva, manuale compreso, è quella che l’orologio del tempo di sia fermato intorno al 2010: nel contempo, però, i componenti fanno il loro lavoro e non ho nemmeno grosse critiche da muovere (salvo forse che su alcune tessere gli omini tendono a non essere così comodi ..).
L’ambientazione è di quelle ‘tenui’, con un invito a sviluppare una ideale città romanica di confine, che avrebbe potuto essere anche un villaggio berbero o indiano ..

COME GIRA DISCORDIA
Nel complesso siamo di fronte ad un titolo solido, che è riuscito in qualche modo a farsi notare nel mare magnum delle uscite, anche e soprattutto grazie al passaparola degli appassionati, non godendo di un battage pubblicitario. La struttura di base che propone è indubbiamente classica, con la selezione di uno degli spazi azione ed una interessante sottoscelta di quale tra le opzioni qui presenti si possa scegliere.
Qui si innesta la prima bella ideuzza, che è quella di proporre, in luogo del solito ‘draft‘ con spazi azione che si riempiono, una scelta mutuata un poco dai rolla e scrivi come Ganz Schon, visto che il primo giocatore sceglie il dado (tra i tre) che desidera, lasciando gli altri due ai residui commensali per la propria azione. Si sente così un minimo di interazione, pur indiretta, e nel contempo si tende ad azzerare il tempo di attesa, in quanto le azioni di tutti risultano così quasi sincronizzate.
La seconda idea, poi, è quella che il gioco non è a punti, ma è una ‘corsa’ a liberarsi di tutti i lavoratori, facendo diventare Discordia il gioco ‘dove devi sbarazzarti dei tuoi lavoratori‘ invece di farli moltiplicare, come accade di solito.
Per il resto tutto resta nel classico, ma la brezza di novità introdotta dalle due idee in questione è più sufficiente per far emergere il gioco dalla massa.

TATTICHE
I primi turni di gioco vedono un poco tutti indirizzarsi verso la costruzione di edifici, essendo chiaro come la loro attivazione (con utilizzo di omini) sia focale per la vittoria. Mano a mano, procedendo nella partita, si realizza come sia però anche necessario investire tempi di gioco per il proprio potenziamento e la presenza delle varie tessere obiettivo, con i premi che da esse conseguono, può indirizzare le tattiche di ognuno conseguentemente.
Nel contempo un occhio si deve dare anche ai valori numerici sui quali si sceglie di puntare ed anche l’invasore di fine turno (tanto alla Feld) può essere un fattore determinante. Ci aggiungi poi le tessere ‘torre’, il percorso ‘fiume’ (che riduce il numero di lavoratori da pescare) ed ottieni una miscela di abbastanza cose da tenere in considerazione, che rendono Discordia, a livello logico, una sorta di super rolla e scrivi gestionale, che può affascinare facilmente i core gamers, stuzzicati dalla quantità di cose da tenere in considerazione, dal tempo contenuto della partita (che può essere anche di poco superiore all’oretta, una volta presa esperienza) e dalla potenziale natura di puzzle di alcuni aspetti proposti. Essenziale è saper usare al momento giusto i preziosi modificatori di valore dado!
Buona la scalabilità e bassa la interazione (indiretta).

CONCLUSIONI
Discordia è un gestionale spigliato, che introduce su di un impianto ‘classico’ alcune idee utili a farlo notare. In particolare il fatto che per una volta non si lotti per fare più punti, bensì per ‘liberarsi’ dei propri lavoratori e per ‘spegnere’ il motore che li produce, lo pone idealmente controcorrente rispetto al solito. Sicuramente un “Indie“, non spicca per materiali o effetti speciali, ma merita di essere provato molto più di molti suoi iperpompati cugini nati dal crowdfunding.
Se ti va di sostenerci, puoi fare i tuoi acquisti su DungeonDice.it
Se ti va di sostenerci, puoi fare i tuoi acquisti su DungeonDice.it