White Winston
Se oggi scrivo su un blog, lo devo in parte anche a Dado Critico.
Parecchi anni fa, ogni volta che aprivo il mio browser in cerca di articoli sul mondo dei giochi da tavolo, i risultati mi portavano sempre e solo a due fonti: Giochi Sul Nostro Tavolo e Dado Critico. Quest’ultimo in particolare, aveva qualcosa che mi attirava come l’aria aperta in tempo di covid, qualcosa che gli altri non avevano: oltre a parlare di giochi, parlava di vita vissuta e di vite parallele, di storie, di sogni e di situazioni al limite tra il grottesco, il drammatico, il comico e il noir. Aveva una marcia in più.
Questo contribuì senza dubbio a risvegliare la mia passione per la scrittura e fu proprio su questo schema “giochi-storie da blog” che costruii (ribaltandone le proporzioni e aggiungendo qualche pizzico personale) la rubrica Solo Sul Mio Tavolo, format che avrei poi proposto al mitico Pinco per essere inserita nel suo altrettanto mitico blog.
Quindi capirete bene che, per me, quell’omone barbuto che sta dietro alla tastiera di Dado Critico ha rappresentato davvero molto, e continua a rappresentarlo anche oggi. Non ci conosciamo nella vita reale… ma attraverso la lettura delle sue storie, è come se mi sentissi parte di quel mondo, o quantomeno conoscitore.
Questa premessa per dire che, quando ho letto che sarebbe uscito il libro di Dado Critico, beh… l’hype è salito subito alle stelle!
Avrà soddisfatto le aspettative (altissime) che avevo? Vediamo…

NEL DUBBIO PRENDO RISORSE
Se volessi scrivere una sinossi sintetica del libro, superficiale e priva di spoiler, potrei dire che narra la storia di tanti personaggi, che gravitano tutti in qualche modo intorno al mondo dei giochi da tavolo, uniti da due eventi principali: una fiera ludica e il ritrovamento del cadavere di una ragazza poco prima dell’evento.
Sulla storia c’è poco altro da dire, non perché non sia interessante o dotata di svolte e colpi di scena, ma perché va assolutamente letta, non raccontata. Inoltre, non è della storia che voglio parlare.
Dado ha sempre avuto un’abilità incredibile nel raccontare storie, partendo dal suo vissuto di vita reale, e donando però vita propria a luoghi e personaggi, grazie a caratterizzazioni particolari ma credibili, dettagliate e intriganti. La dualità è uno degli elementi centrali e immancabili della narrazione di Dado; non c’è mai il giusto e lo sbagliato, ma ci sono tanti punti di vista, sfaccettati, complessi e dannatamente affascinanti. La sfida con questo libro era certamente quella di portare le storie brevi del blog a un livello superiore, o per meglio dire diverso, quello della narrazione lunga, senza snaturarne l’essenza e la bellezza.
Ve lo dico subito: questa sfida Dado l’ha vinta al 110%.
La struttura in capitoli brevi, secondo me, è stata una delle scelte più vincenti che ha permesso di raggiungere questo risultato, unendo con lavoro sartoriale ogni contributo introspettivo e personale di ciascun personaggio, alla tela più ampia e articolata di una storia di fondo. Dado racconta contemporaneamente non una, ma tante storie, fatte di persone e delle loro vite, mantenendo quella vena cinica, reale, affascinante, che da sempre caratterizza la sua penna, passando con estrema naturalezza da situazioni ironiche e leggere, a momenti cupe e tese, e portando così il lettore in un vortice potente e diretto, capace di parlare alla testa quando serve, e alla pancia quando c’è bisogno di tirare pugni.
Se proprio devo trovare qualcosa che funzioni meno (sforzandomi eh…), posso dire che avrei fatto qualche lieve limatura in alcune divagazioni descrittive, soprattutto all’inizio del libro, che rischiano talvolta di distogliere leggermente l’attenzione. Ma è davvero voler trovare il pelo nell’uovo… soprattutto perché in realtà questo aspetto fa parte della partita giocata da Dado contro il rischio di trovarsi tra le mani descrizioni leziose e profonde, ma slegate tra loro. “Nel dubbio prendo risorse”, come vi dicevo, questa partita l’ha vinta a mani basse, relegando questa sensazione solo a singoli brevi momenti, che vengono cancellati non appena la narrazione comincia a spingere sull’acceleratore.
“Ma White Winston, questo libro è rivolto solo ai gamer o può essere adatto anche ai babbani del nostro amato hobby?”
Questo libro può certamente esser letto e apprezzato da chiunque. Devo ammettere però che per coglierne fino in fondo la genialità forse è richiesta un minimo di cultura ludica.
Tradotto: vostra madre lo leggerà certamente con piacere sotto l’ombrellone, vi chiederà chi è quel vostro amico che scrive così bene e vi ringrazierà del regalo, ma solo voi sarete in grado di gustarne davvero ogni singola parola, dall’inizio, alla fine.
Questo è forse l’unico limite di “Nel dubbio prendo risorse”, libro che già dal titolo annuncia in chiaro a chi vuole rivolgersi. Ma in fondo è anche una specie di porta aperta per il futuro… la prossima sfida per la barba più famosa di Torino potrebbe essere quella di scrivere un secondo libro, che mantenga tutte le caratteristiche del suo stile, puntando a un pubblico ancora più ampio.
Comunque vada, io sarò lì ad attendere con pazienza il prossimo passo… nel frattempo, continuerò a seguirlo nei suoi mirabolanti racconti da blog: https://dadocritico.blogspot.com/
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