[Prime impressioni] Man Muss Auch Gönnen Können

scritto da Fabio (Pinco11)
Se mi aveste chiesto, poco tempo fa, se c’era ancora posto sul mercato per i tira e scrivi, dopo che alla Essen 2019 ne erano già usciti millemila, vi avrei risposto un “no” convinto, ma alla fine mi sono lasciato conquistare prima da Trails of Tucana (semisconosciuto, ma poi localizzato in Germania dalla Pegasus) e poi da Cartographer, mantenendo così una buona attenzione sul genere.
Quando ho notato che la Schmidt Spiele (lo stesso editore dell’ottimo Ganz Schön Clever) aveva messo sul mercato un nuovo rollone, ho dato una sbirciata alle regole e, ingolosito dalla piccola trovata della scheda costruibile (ve ne parlerò più avanti…), me lo sono accaparrato al volo. 
Il gioco ha un nome curioso, ovvero Man Muss Auch Gönnen Können, è ideato dal duo Blum-Merkl ed è un classico 1-4 giocatori, indipendente dalla lingua (salvo il manuale), età consigliata 8+, tempo a partita una mezz’oretta o meno e, lo premetto subito, mi è piaciuto 😉


IL NOME IMPROBABILE

Parto con una nota di colore legata al significato del titolo. La frase che dà il nome al gioco è infatti una sorta di frase fatta tedesca, per cui già i primi recensori si sono scontrati con l’impegno di una sua traduzione. 
Se lo date in pasto a Google in italiano ve la traduce con “devi essere anche in grado di trattarti”, che non significa niente, ma anche quella inglese è poco meglio, perché utilizza il verbo treat, dando l’idea che il significato sia quello di “doversi concedere qualcosa“.
Spulciando qua e là scopro poi che l’invito nella frase è quello di “dover lasciare qualcosa anche agli altri” e, effettivamente, le meccaniche del gioco rispecchiano questa logica, nel senso che il giocatore di turno ha la scelta sul ritirare o meno i propri dadi, concedendo però, nel primo caso, agli altri la possibilità di fruire del risultato di uno dei dadi che si ritirano.
Un possibile nome italiano del gioco? Lascio a chi eventualmente lo localizzerà la scelta, proponendo un tanto improbabile, quanto a tema: “Ma che mi hai portato a fare a Berlino se non mi vuoi regalare dei dadi?“.
OK, FORSE VOLETE SAPERE COME FUNZIONA…
Sintetizzo le regole, come sempre, dicendo che i giocatori ricevono, a inizio partita, 4 carte quadrate (due obiettivi e due bonus) tra le quali scelgono le tre che terrano, piazzandole di fronte a sé.
Nel corso della partita sarà possibile acquistarne altre, sino a possederne un massimo di 9, che sono piazzate dai giocatori a formare una griglia 3×3 (una volta piazzata la carta, non si sposta più).
Ogni carta contiene nella parte in alto alcune caselle da riempire, secondo le logiche tipiche di Ganz Schön Clever, per cui a volte troverete dei numeri prestampati (es. 1, 1, 1, 1, 6, 6, 6, 6), mentre altre volte dovrete costruire sequenze di numeri crescenti (magari con il vincolo di usare dadi di un certo colore per certe caselle) et similia. Nella parte in basso invece è illustrato l’effetto (con disegni), che consiste a volte in bonus (±1 a un dado, cambia il colore del dado, …) che si possono usare, una volta completata la carta, per tre volte e altre volte in Punti a fine partita (le carte obiettivo, sempre legate a certi requisiti, es. tot punti per ogni carta completata adiacente …). Tra i componenti ci sono dei pennarelli ad acqua, per cui a fine partita usando uno straccetto o scottex potrete ripulire il tutto.
Quanto al gameplay l’idea è quella che il giocatore di turno tiri i cinque dadi colorati. Egli, se non è soddisfatto del tiro, può per due volte ritirare i dadi che desidera, ma se lo fa concede a tutti gli altri giocatori di utilizzare il risultato di un dado per riempire una propria casella vuota.
Quando è soddisfatto o quando ha esaurito di due reroll il giocatore di turno deve usare i dadi per riempire le proprie caselle, ma con l’avvertenza che li può utilizzare solo se grazie a essi riesce a completare le carte sulle quali scrive. Siccome ciò non è sempre possibile, c’è l’alternativa di accontentarsi di usare solo uno o due risultati oppure di usare i dadi per comprare carte (se ci sono 3-4 risultati uguali sui dadi si possono comprare carte scelte tra le otto scoperte oppure se ne prende una coperta in cima al mazzo).
Il gioco procede sino a quando qualcuno ha acquistato la propria nona carta: si finisce quel giro e se ne fa un altro, quindi di contano i punti.
COME SI PRESENTA
Siamo di fronte a un tira e scrivi, per cui non è che ci si possa mettere a fare un trattato sui componenti. Mi limito a dire che l’idea dei pennarelli lavabili funziona e consente di utilizzare appunto le carte per implementare l’idea della scheda componibile, che invece, nei classici tira e scrivi a fogli di carta, non sarebbe stata facile da applicare.
La grafica, ossia le icone e simboli utilizzati, è piuttosto chiara (alla seconda partita si memorizzano anche gli obiettivi punteggio) e richiama quella di Ganz Schön Clever.
Nel complesso, quindi, i materiali sono più che validi (in considerazione del tipo di gioco).
COME GIRA?
Risposta breve: “Bene. Se vi piacciono i tira e scrivi tipo Ganz Schön Clever, ma anche un pelino più easy, dovrebbe davvero fare per voi.”
Troppo succinto?
OK, eccovi la riposta lunga…
Man Muss si colloca all’interno del filone dei tira e scrivi classicissimi, quelli astratti e privi di ambientazione che hanno dato inizio al genere, rielaborando con intelligenza il vecchio Yahtzee. Provenendo dallo stesso editore di Ganz Schön Clever, poi, anche la grafica e le meccaniche di base del riempimento delle caselle sono quelle (sequenze, numeri uguali, numeri fissi da barrare, ecc.), anche se poi il tutto è stato rimescolato un attimo.
La vera novità e segno distintivo del gioco, come accennavo, sta invece nell’idea della scheda componibile, che dona una ventata di novità al tutto. Se, infatti, in giochi come il più volte citato Ganz ad ogni partita cerchi sempre e solo di fare più punti possibili, piazzando i risultati sempre nella stessa scheda, qui la trovata sta nella variabilità della scheda in questione, visto che vai a costruirtela tu (assemblando le carte quadrate) sulla base di ciò che è reso disponibile.
Il primo effetto è quindi quello di donare variabilità e rigiocabilità, visto che di partita in partita cambia sempre lo schema e questo è indubbiamente il pregio maggiore ed elemento di attrattiva vera del gioco.
È chiaro (ma qui parlo di effetto collaterale) però anche il fatto che questa modularità impedisce, in larga parte, di costruire quelle elaborate sinergie che sono alla base dei bonus riconosciuti in Ganz, i quali spingono i giocatori a “saltare” da una sezione della propria scheda a un’altra, grazie al gioco dei bonus incrociati. Qui, visto che non si sa in anticipo come ti costruisci il tutto, i bonus  ci sono (±1, un dado extra come giocatore passivo, acquista dadi con lo sconto, …) e vanno usati, ma è evidente che la profondità del loro utilizzo è minore.
Nelle prime partite, per quanto ho notato, i miei commensali sono usciti dal tavolo ogni volta decisamente contenti del gioco (l’ho proposto sempre a persone sensibili verso i tira e scrivi) e il suo twist (scheda modulare) è stato apprezzato a tutto tondo.
Giocando, a seconda della esperienza di titoli di questa categoria, si capiscono le meccaniche già alla seconda rollata o al più tardi a metà partita, ma il livello di difficoltà resta contenuto (al riguardo noto che Ganz ha su BGG 1,91 su 5 di difficoltà e questo 2,14, ma personalmente sarei del parere contrario, reputando Man Muss un filo più semplice, a livello di profondità del gioco), per cui parliamo di un gioco fruibile grosso modo da tutti. Facendo un paragone con l’enigmistica, direi che non è un parole crociate, ma non è più difficile di un classico sudoku.
Rigiocabilità? Buona, grazie alla modularità.
Interazione? Quella diretta è inesistente (non incidi sulla scheda altrui), ma c’è la simpatica idea che se vuoi ritirare i dadi devi concedere agli avversari di fruire di uno dei dadi che ritiri e questo, da solo, introduce un elemento che ti fa avvertire (soprattutto in 2) la presenza altrui.
Scalabilità? Be’, il gioco è quello, per cui gira uguale in 2 o 4, ma in due, chiaramente, il tempo complessivo resta più contenuto. In 4 è invece, paradossalmente, più facile riempire, perché ci sono più turni passivi, nei quali ti prepari le schede che poi cerchi di chiudere quando sei di turno.
Profondità?  Buona. Non al livello di Ganz, come accennavo, nel senso che qui c’è un filo meno di matematica e un poco di alea extra. Questa la trovi nel tirare i dadi, ma anche nell’offerta delle carte da comprare e nelle carte obiettivo che ti escono. Queste ultime, infatti, soprattutto quando sei a partita avanzata, possono riconoscerti un botto di punti (perché, per esempio, hai già costruito uno schema usando carte rosse e ti esce proprio la carta che ti riconosce un tot di punti per ogni rossa che possiedi …) o quasi nulla, incidendo ciò sull’esito. Nel contempo, se si gioca competitivi, dopo le prime partite, nelle quali tiri a completare carte per divertirti, si inizia anche a giocare sulla sudden death, ovvero cercando di chiudere rapidamente le nove carte per vincere con punteggi bassi, grazie magari a un paio di carte obiettivo facili, punendo così, in pochi minuti di gioco, l’avversario che stava costruendo un motore ben più potente, ma che richiedeva una partita più lunga.
In inglese è diventato qualcosa tipo “condividi i dadi” …
Diciamo che se eravate fan di Ganz per la sfida che offriva a migliorarsi, potreste apprezzare meno Mann Muss, mentre se cercavate qualcosa di un filo più vario, ma anche casual, ecco, dovrebbe fare al caso vostro.
CONCLUDENDO
Mass Muss Auch Gönnen Können è un simpatico tira e scrivi, che introduce, in un genere già inflazionato e nella sottocategoria dei titoli astratti alla Ganz Schön Clever, l’idea, simpatica e stuzzicante, della scheda personale modulare. Al suo fianco c’è anche l’idea che quando il giocatore di turno non è soddisfatto del suo lancio ha la possibilità di ritirare fino a due volte, concedendo, però, in tal caso, la possibilità agli avversari di utilizzare uno dei dadi ritirati. Da qui il nome del gioco (grosso modo: “devi lasciare qualcosa anche agli altri …“), ma anche una bella caratterizzazione del gameplay.
Nulla di spaventosamente innovativo, ma sicuramente una bella variazione sul tema che dovrebbe attirare gli appassionati del genere come il fuoco per le falene 🙂
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