Nel contempo l’articolo mi serve per preparare la strada per la nostra iniziativa del ‘Miglior gioco sul nostro tavolo 2014’, cominciando a delineare la divisione in categorie ed i nomi dei candidati, per cui invito i nostri lettori a segnalare i titoli che sono rimasti fuori dall’elencone (e che invece meriterebbero) e/o ad indicare quali titoli meritino di essere spostati dalla fascia che attualmente occupano 😉
Non trovate, quindi, una classifica preordinata, anche perché l’articolo ha lo scopo di essere utile per orientarsi tra le millemila uscite dell’anno e non per mettere un titolo o l’altro su ipotetici podi (a quello ci penserete voi con le vostre votazioni per il miglior gioco sul nostro tavolo …).
p.s. il nome a fianco al titolo, ovviamente, è quello del nostro autore che ha scritto la sua breve presentazione 😉 Di alcuni titoli, inoltre, non sappiamo ancora dirvi molto, perché sono in attesa di essere ancora provati: la scheda la abbiamo per ora inserita comunque, con il proposito di provvedere a breve a riempirla!!
[Fabio] Alchemisti, di Matus Kotry, edito da CGE (in Italia Cranio).
Parto con lui perché la sua recensione è stato l’articolo più letto di questo periodo. Si tratta di un titolo che si propone sicuramente come innovativo, in quanto propone come obiettivo dei giocatori il ricostruire una formula combinando le varie carte ‘elemento’ che si acquisiscono nel corso della partita. La struttura base di un gestione azioni è quindi asservita ad una sorta di maxi Master Mind dai colori rutilanti e fruibile anche in modalità bastard inside, viste le piccole cattiverie gratuite che si possono regalare ai compagni di gioco. Sicuramente non per tutti, perché il ‘può piacere come no’ è in agguato, data la particolarità, ma se siete nel primo gruppo dovreste uscirne entusiasti.
[Fabio] Aquasphere, di Stefan Feld, edito da Hall Games (in Italia Asterion).
Il buon vecchio Stefan non delude con un titolo che rappresenta una piccola novità nella pur ampia ludografia dell’autore tedesco. Il gioco infatti è ambientato (più o meno..) all’interno di una teorica stazione sottomarina, all’interno della quale i giocatori si affannano nel correre con il proprio scienziato da un modulo all’altro cercando, nel farlo, di collezionare robe e/o scacciare polipetti infestanti. Forte l’interazione, data la presenza di meccaniche di maggioranze, compaiono anche diverse restrizioni nella scelta delle azioni da compiere ed il gioco, nel complesso, rappresenta una ventata di novità nella produzione dell’autore. Per maggiori info eccovi il link alla nostra recensione.
[Fabio] Hyperborea, di Zizzi – Chiarvesio, edito da Asterion – Yemaja.
Eccoci al primo dei titoli della trilogia del bag building, ovvero al cinghiale selvatico di casa nostra, in quanto ideato e prodotto nel Belpaese. Si tratta di un gioco che rimescola le carte della gestionalità tradizionale, proponendo un riuscito mix tra un gestionale ed un gioco di controllo territorio: la mappa esagonale, con gli omini che battagliano per conquistare i territori ricorda un poco i classici american, ma questa è solo una facciata, perché sotto c’è un motore da gestionale eurogame, con la novità rappresentata dal fatto che qui le risorse cubetto utili a svolgere le azioni non si collezionano mettendole davanti a se, ma si infilano nella propria sacchetta, avendole disponibili solo in numero di tre per turno, pescandole. Da questa base si parte poi per i classici turbinii di combo, azioni bonus e via dicendo, cosicchè il titolo diventa molto vario e coinvolgente. Sicuramente uno dei più attesi dell’anno (almeno in casa nostra): vi rinvio alla nostra recensione per maggiori info.
[Fabio] Historia, di Marco Pranzo, edito da Giochix.
Quest’anno l’editore romano pare aver pescato dal cilindro davvero un bel coniglio, perché questo Historia si propone come un gioco di civilizzazione insieme facile, con la sua meccanica di base che prevede di giocare una (nel corso del gioco diventano 2 o 3) carta azione tra le poche disponibili in mano in ogni turno, ma con tante ramificazioni strategiche, legate alla possibilità di salire in una innovativa matrice del progresso. A margine c’è poi l’immancabile cartina del mondo per piccole conquiste e pletora di grandi meraviglie, per cui lo spessore c’è tutto, ma il fatto di proporre un regolamento di base snello facilita ad entrare dentro ad un gioco di civilizzazione moderno ed intrigante. Graficamente l’apprezzamento può essere molto soggettivo, ma è un titolo che ad Essen ha colpito davvero nel segno, per cui vi rinvio alla anteprima del nostro Agzaroth per approfondire.
[Fabio] Zhanguo, di Canetta – Niccolini, edito da What’s Your Game.
In estrema sintesi è tutto quello che ti aspetteresti da un Feld classico, di quelli con l’insalata di punti, ma proposto da una coppia di autori italiani e da un editore nostrano (sia pure ora con sede in Germania). Qui ognuno parte con un set di carte in mano, che deve giocare (in diversi possibili modi) formandosi gradualmente una base per futuri bonus a cascata. Un sacco le locazioni ‘da punti’ sulla mappa, per un titolo complesso, ma anche sufficientemente lineare. Qui la recensione di Nero.
[Fabio] Progress: Evolution of Tecnology di Novac – Kopera, edito da NSKN (in Italia da Giochix)
Gioco di civilizzazione a base di carte, che guida i giocatori tra le varie scoperte tecnologiche che hanno fatto la storia dell’umanità. Ha riscosso un grande successo ad Essen, dove era al centro dell’attenzione ed ha fatto il sold out, per spegnersi poi gradualmente dopo la fiera. Lo abbiamo proprio in questo periodo in valutazione, per cui a breve dovremmo mettere online la sua recensione.
[Fabio] Orleans, di Reiner Stockhausen, edito da dlp Games.
Era uno dei titoli più attesi della fiera di Essen, in quanto appartenente alla terna dei giochi basati sul bag building: si tratta di un gestionale puro, nel quale la dozzina di azioni base è eseguibile fruendo di varie combinazioni di lavoratori che si pescano dalla propria sacchetta. Anche qui le regole di base sono abbastanza lineari, ma poi è stata costruita una infrastruttura con bonus crescenti mano a mano che si acquistano nuovi omini, con una mappa da andare a controllare, costruendo delle sorte di reti, così come diverse fonti di punti, per cui abbiamo nel complesso un bel cinghialozzo vispo vispo. Le uniche perplessità stanno nella potenziale ripetitività del motore di gioco (18 turni) e nella componentistica, che risulta più ‘nella media’. Qui le mie impressioni sul gioco.
[Agzaroth] The Lord of Ice Garden di Krzysztof Wolocki, edito da Red Imp.
Per 2-4 giocatori, forte ambientazione implementata da meccaniche german, sfrutta punti azione e maggioranze. C’è una notevole interazione diretta e il mix che ne risulta è un incrocio tra El Grande e Caos nel Vecchio Mondo. Si è rivelato uno degli underdog di Essen. Non facile da capire e padroneggiare, sicuramente poco elegante e macchinoso in certi passaggi, sarà apprezzato maggiormente da chi ama gli ibridi german-american con alta interazione e scontri deterministici. Una delle particolarità è quella di proporre ben 4 modi diversi per terminare la partita: turni, punti, reputazione e una condizione diversa per ciascuna delle 4 fazioni in lotta. Qui trovate l’articolo ad esso dedicato.
[Agzaroth] The Golden Ages di Luigi Ferrini, edito da Ergo Ludo e Quined Games.
Una delle sorprese positive dell’anno. Dell’italiano Luigi Ferrini, edito da Ergo Ludo, propone una civilizzazione light per 2-4 giocatori in 90 minuti di tempo. Completo nella sua essenzialità, presenta un mix di punti azione e piazzamento, con alcune idee eleganti e innovative per risolvere i problemi di lunghezza e downtime che affliggono da sempre i titoli con questa tematica. Le regole immediatamente assimilabili sottendono un gioco affatto banale, completo di esplorazione (mappa componibile sempre differente), cultura (diverse civiltà, ciascuna con una abilità speciale), guerra (mai troppo invasiva o frustrante), gestione risorse (velocizzata con una regole geniale), albero tecnologico variegato. Già annunciata una espansione con 5° giocatore e una nuova meccanica che aggiungerà religione/politica. Qui la rece.
[Agzaroth] Wir Sind Das Volk! edito da Histogame.
Un successo annunciato dalla coppia Siver (Maria) – Sylvester (King of Siam) e un capolavoro confermato. Scatola ridotta, prezzo pure, questo gioco per 2 ci porta a rivivere i 40 anni di separazione delle due Germanie, dal dopo guerra alla caduta del Muro. Card driven, l’unico elemento aleatorio è appunto la pesca delle carte, la maggior parte delle quali sono però poste in un diplay comune da cui possono attingere entrambi i giocatori, in uno scontro di nervi e strategia. La Germania Ovest deve attaccare la fragile economia dell’Est per farla crollare o per scatenare una rivolta di massa. L’Est deve resistere fino a fine partita parando i colpi e calmando il popolo con la propaganda socialista. Strategico e tattico al tempo stesso, WSDV! è per ora uno dei migliori titoli dell’anno (link all’articolo su di esso).
[Agzaroth] Arkwright di Stefan Risthaus, edito da Spielworxx.
Mostro economico che arriva con 3 regolamenti e una scatola da 2 kili. Arkwright della Spielworxx non è un cinghiale, è un dinosauro. Pieno, rifinito, curato, spaesante alla prima partita, propone la gestione dello sviluppo industriale di inizio ottocento con annesso mercato del lavoro e vendita sul mercato interno ed esterno, basandosi sul concetto di appetibilità della propria merce, data da qualità+pubblicità-costo. Solo per impavidi, con la sua durata di circa 4 ore è per i pochi che hanno il coraggio di affrontarlo e che sicuramente ne apprezzeranno la perfezione.
[Agzaroth] Panamax, di Sentieiro – Soledade . d’Orey.
Per 2-4 giocatori, in italiano grazie ad HC-Distribuzione, Panamax è degli stessi autori di Madeira e si sente. E’ un gestionale che sfrutta in minima parte la gestione dadi e si avvale della logistica per spostare le navi all’interno del canale di Panama, mobilitando carichi di merce che faranno arricchire i giocatori. Il problema è in una certa pastosità del regolamento, in passaggi ineleganti e controintuitivi oltre che nella difficoltà che sfocia in impossibilità di controllo. Non solo è possibile muovere le navi altrui, ma anche caricarle con le proprie merci e infine comprare azioni delle compagnie rivali. Il tutto con contorno di bonus, malus, regolette, eccezioni varie. L’impressione è che si sia voluto infilare nel gioco forse un po’ troppe cose. Resta un gestionale molto curato e pieno di possibilità, forse troppe.
[Fabio] Patchistory di Jung – Kim, edito da Deinko ed in Italia da dVGiochi.
E’ del 2013, ma le cinquanta copie che ne erano disponibili ad Essen lo scorso anno non sono abbastanza per me per escluderlo dalle uscite del 2014 😉
Un gioco a tema civilizzazione che incrocia meccaniche classiche con piazzamento tessere (quadrettate, che vanno a comporre il proprio impero) e gestione risorse (sui vari spazi ci sono i vari tipi di risorsa), con effetti speciali (diverse carte li propongono, sotto forma di ‘leader’ o ‘grandi meraviglie’) e con la simpatica idea di costringere i giocatori, nel piazzamento a sovrapporre (o mettere sotto) alle tessere esistenti almeno una parte di quella nuova che si piazza.
L’effetto visivo finale è quello, appunto, del patchwork e la somma della varie ideuzze inzeppate in questo titolo fa si che il gioco (sul quale trovate qui un articolo più approfondito) rientri a pieno titolo nei cinghialozzi, stavolta dal gusto esotico di estremo oriente … 🙂
[Fabio] Deus di Sebastien Dujarden, edito da Pearl Games
Tabellone modulare, teorico gioco di civilizzazione, edifici da costruire. Se ne parla in giro piuttosto bene e per questo l’ho anche acquistato, in modo poco lungimirante in versione tedesca (le carte hanno testo in lingua) e per questo è nel novero dei 4-5 titoli di Essen che ancora non hanno visto il tavolo. A breve conto di colmare la lacuna e riempire questo spazio 😉 Per ora vi dico che su BGG gode di un buon 7.50 di media voto e che ne ho sentito parlare come di un potenziale (?!) concorrente con Terra Mystica, ma con non troppa convinzione … 😉
[Agzaroth] Dead of Winter, di Johnathan Gilmour e Isaac Vega, edito da Plaid Hat Games e (si spera) in italiano con Raven.
DoW ci porta in un gelido inverno in cui l’umanità è assediata dagli zombi ma soprattutto dalle proprie paure ed ossessioni. I giocatori si trovano a gestire un gruppo di rifugiati (ciascuno controlla più di un personaggio) che devono raccogliere cibo, scaldarsi, combattere i nonmorti. C’è sempre una missione da compiere, un bisogno primario da soddisfare per il bene comune, ma per vincere la partita occorrerà anche soddisfare il proprio obiettivo personale…spesso a danno della comunità intera. Il gioco corre sul filo di questo rasoio, tra il delicato equilibrio dei propri meschini interessi e il bene collettivo. E uno di noi potrebbe essere anche il traditore, il cui unico scopo è distruggere il gruppo…
Uno dei giochi più attesi dell’anno, falso collaborativo a scenari, per il quale è annunciata una localizzazione in italiano ma non si hanno date certe.
[Fabio] Arler Erde, di Uwe Rosenberg edito da Feuerland
[Fabio] Castles of Mad King Ludwig di Ted Alspach, edito da Bezier Games
Attualmente uno dei titoli più votati su BGG, è il successore di Suburbia, con un tema medievale. Il gioco recupera le dinamiche di base del predecessore (acquisto e piazzamento tessere, con guadagno di punti legato in parte alla vicinanza di determinati tipi di tessere), ma arricchisce il tutto con alcune idee molto carine ed interattive. Tra di esse simpatica è la rotazione nel ruolo di ‘banditore’, ovvero di chi decide il prezzo di ogni tessera disponibile, incassandone poi il prezzo, ma è bella anche l’idea delle tessere di diversa dimensione e la grafica (pur rimanendo di base ‘squadrata’) comincia ad essere più curata (vedi anche l’immagine di copertina). Un passo avanti per l’autore ed un titolo nel complesso decisamente godibile 😉
[Fabio] La Granja, di Keller – Odendhal, edito da Spielworxx
L’editore in questione si sta creando progressivamente un folto seguito di appassionati, i quali lo identificano come produttore controcorrente, visto che propone, in un periodo nel quale tutti cercano la semplificazione e la riduzione nei tempi di gioco, giochi sempre più strutturati e pesanti. La Granja, inoltre, è uscito in una tiratura limitata, tanto da andare esaurito prima di Essen, creando ulteriore hype su di esso (ma a breve uscirà la ristampa, di Stronghold Games). Quanto alle meccaniche si tratta di un mix di cose già viste, ma assemblato in modo, per quanto si legge su internet, assai apprezzabile: le idee di base sono quelle delle carte ‘multiuso’ alla Glory to Rome, ma poi ci sono anche le lotte di ‘posizione’ di feldiana memoria e non solo. Manuale che inizia ad andare sul pesante (saperli scrivere poi non è mai stato uno dei loro plus), ma potenziale soddisfazione da degustazione cinghialosa. Per intenditori 😉
[Fabio] Star Wars Imperial Assault, di Konieczka, Ying, Kemmpainen, edito da FFG Games
Prendi un titolo che ha già avuto un enorme successo, come Descent (esplorazione labirinti arricchita da numerose miniature) e trasportane integralmente le meccaniche nel mondo di Guerre Stellari. Ottieni così questo Star Wars Imperial Assault, vendi un gazillione di copie e rendi felici tutti i fan della fantascienza. Missioni, modalità campagna, miniature personalizzate degli eroi della saga rendono il titolo un vero must sia per chi vuole rivivere le esperienze del dungeon crawling in salsa sci fi, ma anche per chi vuole semplicemente avere in mano le miniature dei propri eroi di una volta.
[Fabio] Kanban, di Vital Lacerda, edito da Stronghold e Giochix
Titolo solidoso e pesantoso, che gli appassionati del mangiare selvatico (parlo di chi ama i cinghiali, ovvero i giochi gestionali complessi) mi hanno prontamente ricordato di inserire nell’elenco. L’ambientazione non è di quelle allettanti, perché siamo in una catena di montaggio e lo scopo del gioco è quello di massimizzare i processi produttivi, il tutto con tante belle tabelle e griglie che fanno tanto excel. Poi però ti metti a testa china sul tavolo e ti rialzi solo in tarda serata, apprezzando il tutto (se è il tuo genere), per cui mi limito ad aggiungere che il 7.98 di voto medio che ha ora su BGG ne attesta le potenzialità.
[Fabio] King’s Pouch di Keewoong Kim, edito da Divedice.
Altra incursione dei coreani nel mondo dei german ed altro titolo che propone, quale fratello ‘più povero’ (per via dei componenti, più minimalisti), la meccanica del bag building. Andato velocemente esaurito ad Essen si è dimostrato essere titolino più che valido nelle sue idee di base, mettendo davanti ai giocatori poche scelte essenziali in ogni turno, con una crescita guidata dalla scelta degli edifici, che con il procedere della partita indirizza in modo decisivo le rispettive strategie. C’è anche una mappa dove ‘guerreggiare’, anche se in modo contenuto (conservando la natura di german), donando al tutto la giusta dose di interazione. Gli manca forse qualcosina (a partire dalla presentazione grafica) per fare il salto di qualità, ma sicuramente rappresenta una bella sorpresa.
[Fabio] Die Staufer di Andreas Steding, edito da Hans im Gluck e Zman.
Complice la disponibilità del solo manuale tedesco, sta conoscendo una diffusione ridotta al di fuori della terra di Germania, ma si presenta come classico titolo di buon valore della casa con il maialino. Incentrato su meccaniche da gioco di maggioranze puro, aggiunge poi un tabellone modulare, diversi aspetti di collezione set e tante tessere bonus che contribuiscono a rendere il tutto abbastanza variegato. Nonostante conti quale illustratore sulla presenza di Vohwinkel, non brilla troppo alla fine per la sua presenza sul tavolo. Titolo interessante, ma che per ora non è decollato nelle preferenze degli appassionati.
[Fabio] World of Tanks Rush.
Produzione russa, della Hobbyworld (in Italia da La Mongolfiera), sfrutta il franchise del popolare gioco online di carri armati per proporre un interessante gioco di deck building puro (ogni turno giochi tre carte, con le quali ne puoi acquisire altre, attaccare le altrui basi, od utilizzarle per ottenere uno degli effetti indicati su di esse) che sinora è piaciuto quasi a tutti quelli ai quali l’ho proposto. Sarà che i carretti si presentano bene e fanno tanto infanzia, sarà che si combatte, ma non si deve pensare troppo, sarà che le regole sono evolute (ora c’è un regolamento 2.0) sanando le piccole lacune iniziali, fatto sta che ultimamente finisce spesso sul tavolo. Qui la recensione.
[Sergio] Mythotopia di Martin Wallace, edito da Treefrog.
E’ un bel gioco di carte della serie costruzione mazzi (deckbuilding) ambientato in un mondo medieval fantasy. Ispirato al noto e bellissimo “pochi acri di neve” ne ricalca la struttura adottandola però a 4 giocatori (contro i 2 del predecessore). Obiettivo del gioco è costruire un mazzo di carte piu fluido e potente possibile in modo da poter espandere e gestire al meglio il proprio regno. Tramite le carte potremo infatti interagire su una mappa di questo mondo fantasy conquistando province, combattendo, costruendo strade, castelli ecc e raggiungendo obiettivi predeterminati che ci daranno punti vittoria a fine partita. Il gioco è bello, la scalabilità sino a 2 giocatori è ottima, la grafica (ma si sa è questione di gusti) è un po’ cosi…. (qui la recensione).
[Simone M.] Kingsport Festival, di A. Chiarvesio e G. Santopietro, edito da SirChesterCobblepot – GiochiUniti
Nato sullo scheletro di Kingsbourg, con cui ne condivide le meccaniche di gioco, Kingsport Festival (per 3-5 giocatori) è un piacevole ibrido a metà strada fra il Piazzamento Lavoratori e Gestione Risorse. Pur aggiungendosi alla, già lunga, lista di titoli basati sui racconti di H.P. Lovecraft, sui miti di Chtulu e dei Grandi Antichi, Kingspotrt Festival cambia la prospettiva dell’azione portando i giocatori ad interpretare, questa volta, i cultisti. Utilizzando il risultato di tre d6 i giocatori dovranno Invocare le Divinità oscure e reclamarne i loro doni (generalmente una combinazione di risorse, punti vittoria, punti magia, punti sanità mentale, incantesimi e abilità) per controllare le varie locazioni di Kingsport che andranno ad alimentare il bacino finale dei propri Punti Culto (ovvero Punti Vottoria). Chi ne avrà totalizzato il numero maggiore,entro i 12 turni previsti, sarà il vincitore. Tacciato come clone sterile di un titolo (Kingsburg) che gode di un buon pubblico appassionati, il gioco, in realtà, si è rivelato un’alternativa solida e con una sua “identità” personale. Il “motore” già ben rodato con Kingsburg (che annovera fra gli autori sempre Chiarvesio) non deluderà i suoi estimatori e lascerà, piacevolmente, colpiti gli appassionati del “Tentacolo” in cerca di alternative ad Arkham Horror, Le Case della Follia ed Eldricht Horror. Da evitare se siete allergici ai dadi: l’alea c’è e si sente. (Qui la recensione e qui la guida strategica)
[Fabio] La Isla di Stefan Feld, edito da Alea (Ravensburger).
Si, avete letto bene: abbiamo un Feld tra i giochi per tutti! Il gioco in effetti è basato su meccaniche di controllo territorio piuttosto basiche e propone una rielaborazione, in veste semplificata, di uno dei temi cari all’autore tedesco, ossia quello dell’uso di carte con effetti, con i giocatori che ne ricevono tre a turno e devono ottenere il meglio da ciò che la sorte gli ha passato in quel frangente. Gli effetti descritti dalle carte in effetti a prima vista appaiono abbastanza numerosi, cosa che potrebbe scoraggiare i neofiti, ma poi il gioco fluisce veloce e facile, per cui direi che basta un minimo di esperienza di base per farlo passare quasi nel gruppo dei filler. Se non vi fate scoraggiare dalla componentistica inusualmente risparmiosa e di basso livello (però anche il prezzo è conveniente …), può essere interessante da provare, come il nostro Sergio ci ha spiegato nel suo pezzo.
[Fabio] Onward to Venus di Martin Wallace, edito da Treefrog Games
Curioso nella sua veste editoriale, propone un’area di gioco composta da plance tonde, a riprodurre lo spazio (ricorda un poco Ad Astra) e prevede meccaniche di seleziona azioni in contemporanea (tra diverse carte azione). Curiosamente (per Wallace) improntato su meccaniche anche da ameritrash, è un titolo alternativo, nella produzione del suo game designer. Per chi volesse saperne di più, ecco il link alla recensione fattane da Faustoxx.
[Sergio] Versailles di Andrei Novac, edito da NSKN e Giochix.
Un gioco di piazzamento lavoratori dalla colorata grafica che ha come obiettivo quello di diventare Primo Architetto del Re. Per vincere dovremo dare il contributo migliore possibile alla costruzione della famosa reggia del Re Sole. Il tabellone ha una grafica bella e accattivante. Vi sono rappresentate sette locazioni tutte collegate da strade a senso unico (particolarità del gioco che va ben gestita durante le partite) dove i lavoratori potranno reperire materiali o svolgere azioni . Il tutto è comunque finalizzato a costruire in apposito cantiere posto nella parte centrale del tabellone stesso, il palazzo reale. Per farlo utilizzeremo tessere che nel corso del gioco con fatica e sudore i nostri lavoratori gironzolanti riusciranno ad acquistare. Il gioco è tutto sommato semplice ed ha una buona giocabilità, è indipendente dalla lingua e l’alea è quasi assente…. Certo tutto questo girare girare girare e girare può stancare alla lunga .. (qui la recensione del Berna)
[Fabio] Murano di Inka e Markus Brand, edito da Lookout e Mayfair
Metti insieme la coppia di Village e dagli il compito di metterti su un titolo classico, adatto per un pubblico ampio, ma nello stesso tempo con un po’ di spessore e magari un twist che lo distingua dagli altri giochi. Il twist consiste nella presenza di un limite nella scelta delle azioni disponibili, proponendo un percorso circolare sul quale si muove un certo numero di gondole, le quali, nel corso della partita, possono incolonnarsi, creando forti limitazioni di scelta e per il resto il gioco scorre proponendo la sfida di andare a costruire nella giusta varietà nelle isolette della laguna veneziana (se siete di quelli che credono alle ambientazioni appiccicate). Alla fine il tutto può essere gradevole, anche se il gusto di ‘classico’ resta nell’aria … (qui la sua anteprima)
[Fabio] Mangrovia di Eilif Svensson, edito da Zoch Verlag
Questo editore è noto normalmente per titoli molto per famiglie e/o di abilità manuale, ma ogni anno infila tra le proprie uscite un gestionale: quest’anno ci ha sorpresi con un titolo piuttosto semplice, in quanto al proprio turno ogni giocatore deve solo scegliere quale delle sei coppie di azioni svolgere nel turno, ma sufficientemente profondo da premiare, come sempre, chi riflette bene su ciò che fa.
Ci mettiamo dentro un poco di controllo territorio, un poco di gestione, un poco di fortuna (nella pesca dalla sacca di tessere bonus), un poco di gioco di maggioranze ed otteniamo un giochillo che gira via veloce e che è di difficoltà giusto un pelo sopra al necessario per essere proprio del tutto un family. Belli i componenti e coinvolgente, fila via veloce e “ci è piaciuto” … 😉 (qui l’articolo ad esso dedicato)
[Fabio] Super Fantasy, la notte dei morti male di Marco Valtriani, edito da Red Glove.
Reload del primo Super Fantasy, ne rimastica le regole e ripropone la solita grafica ironica e goliardica, tipica della recente linea editoriale della casa marmifera. In se si tratta di un titolo di esplorazione labirinti che sfida i giocatori a raggiungere, in ciascuna delle mappe proposte, l’obiettivo indicato, attraversando la mappa, popolata da numerosi mostri di varia forza e bruttezza. Per quanto l’idea non sia nuovissima, propone un sistema di dadi interessante ed il livello di impegno richiesto (soprattutto per le modalità avanzate) è adeguato a stimolare i fan del genere.
[Fabio] Imperial Settlers di Ignaci Trzewiczek, edito da Portal (In Italia annunciato dalla Pendragon)
Prendi un gioco ambientato in un mondo postnucleare apocalittico (51st. State), cambiagli il nome e l’ambientazione, attribuendo ad ogni fazione una ipotetica appartenenza ad una civiltà del passato e mettici in copertina un ometto pacioccone e simpatico. Otterrai Imperial Settler, uno dei successi della fiera di Essen 2014, gestionale a base di carte, con buoni componenti (grafica curata e materiali in legno con le loro formine …) ed una certa potenziale interazione (draft di due carte in ogni turno, qualche razzia e diverse carte ‘interattive’), che si propone come ‘peso medio’ con ambizioni di restare sul mercato anche grazie alle varie espansioni (pacchetti di carte) già in arrivo, le quali dovrebbero renderlo una sorta di LGC (gioco di carte non collezionabili) gestionale.
[Fabio] Dungeon Bazar di Cecchetto – Luciani e Tascini, edito da Cranio.
La classica ambientazione scanzonata tipica dell’editore con il cranio mette i giocatori nei panni di mercanti intenti a rifornire di armi gli eroi che stanno per entrare nei dungeon, il tutto con l’idea di andare poi a recuperarne i resti alla fine della loro probabilmente infausta avventura. Ci metti poi una mappa modulare, una grafica carina, una scelta simultanea di azioni ed ottieni un titolo stranamente facile (se si pensa che due degli autori sono quelli di Tzolkin), ma anche coinvolgente e simpatico. Qualche pecca nei componenti lo ha forse un poco ritardato nella corsa al gradimento del pubblico, ma può recuperare … (per chi volesse approfondire basta cliccare qui ..).
[Chris] Richard I di Andrea Chiarvesio, edito dalla District Games.
Arrivato un po’ in sordina, è senza dubbio stato una delle sorprese più gradite di questi ultimi mesi: si tratta infatti di un gioco che può accomodare fino ad 8 persone attorno ad un tavolo in un tempo contenuto (pur rientrando a grandi linee nei giochi gestionali con alcune contaminazioni derivate da giochi di fazione tipo Battlestar Galactica) cosa decisamente non da poco. Nella mia classifica personale è a livello di 7 Wonders se ci si trova in tanti. Vi rimando alla nostra recensione per eventuali dettagli aggiuntivi, ma vi dico già che nonostante la scatola lo presenti come un 3-8 giocatori vi suggerisco di essere almeno in quattro, meglio ancora se giocato in 6-8.
[Fabio] Five Tribes di Bruno Cathala, edito da Days of Wonder.
Titolo ambizioso, dotato di componenti di ottimo livello, pensato per sfondare e molto supportato dalla casa madre di Ticket to Ride. Il meccanismo di base che propone è di quelli semplici (il mancala, in una declinazione che ricorda da lontano Finca, ma anche Longhorn), ma poi il tutto è reso più spesso e profondo, allontandosi quindi con decisione dai lidi del family game. La natura del tutto resta quello di un gioco astratto, ma molto attraente, con la sfida per ognuno di saper cogliere quale sia la mossa migliore in ogni momento di gioco. Qui la nostra recensione.
[Fabio] Istanbul di Rudiger Dorn, edito da Pegasus (per l’Italia da Asterion).
Si presenta anche lui qualche mese dopo Essen e sfonda al punto da guadagnare in poco tempo tanta popolarità da riuscire a prevalere nello spiel des jahres categoria ‘esperti’ (lì l’asticella della difficoltà la mettono sul basso …). In se si propone come un qualcosa di poco più difficile di un family puro, con un tabellone modulare che si va a percorrere per svolgere in ciascuna casella l’azione corrispondente. Niente di troppo difficile, né da capire, né da spiegare, con una spruzzata di sana alea (ci sono caselle dove si scommette sul tiro dei dadi …), è vissuto da molti gamer come una sorta di riempitivo. Tra i suoi fan vi è il buon Dado (critico) e questo è un buon biglietto da visita. Qui la nostra recensione.
[Agzaroth] Quantum di Eric Zimmerman, edito da Fun Forge (in italiano con Asterion).
Gioco
a tema spaziale per 2-4 giocatori, si basa principalmente su gestione e
tiro dadi. Le astronavi sono dadi il cui numero corrisponde sia al
movimento che alla potenza di fuoco. più alto è, più la navicella andrà
veloce, più basso è, più colpirà efficacemente. Si passa quindi dal
velocissimo e fragile caccia (6) fino alla lenta ma potentissima
ammiraglia (1). Inoltre ogni nave ha anche una abilità speciale. Si
vince costruendo cubi Quantum sui vari pianeti della galassia e anche in
questo caso lo si fa facendo combaciare ila somma dei propri dadi
attorno al pianeta con quella richiesta (es: 8-9-10). Un altro modo per
conquistare Quantum è vincere battaglie distruggendo i dadi nemici (che
possono comunque poi rientrare in gioco). Al tutto si aggiungono carte
conquistate con l’azione sviluppo tecnologico, che alterano le regole
del gioco conferendo abilità speciali permanenti o istantanee alla
propria flotta. Un gioco veloce, divertente, con il giusto mix di
profondità e fortuna, a metà tra un filler e un main game (qui la recensione).
[Simone M.] Viceroy, di Yuri Zhuraviev edito dalla Hobby World (ancora inedito in Italia)
Uno delle anteprime di Essen 2014 che generato il maggiore hype.
Gioco di carte, a tema fantasy, da 2 a 4 giocatori combina alcune meccaniche molto diffuse come l’Asta, il bluff, la Collezione di Set. Quest’ultima arricchita da una componente visiva assimilabile ai puzzle-game.
I giocatori dovranno accaparrarsi le carte più potenti cercando di assemblarle in una piramide, a più livelli, davanti a loro. In base alla collocazione della carta occorrerà pagare un costo ma, fatto ciò, il proprietario della carta beneficerà di una certa abilità o di un certo potere utile a racimolare i punti vittoria. Viceroy si propone come un titolo fortemente strategico, vista la moltitudine di vie per ottenere la vittoria finale, dalla durata contenuta e con una cura impressionante per materiali e dettagli grafici. Su Kickstarter ha praticamente spopolato ottenendo con facilità i fondi necessari per pubblicazione. Titolo forse che non spicca per originalità ma che sicuramente ha colpito nel segno a livello progettuale. Grazie alle pagine di Giochi sul Nostro Tavolo abbiamo appreso in anteprima che, a febbraio 2015, il titolo sarà disponibile sulla piattaforma giochistarter.it per la realizzazione della versione italiana a cura della Giochix.it (qui una anteprima ad esso dedicata).
[Fabio] Abyss, di Cathala – Chevalier, edito da Bombyx (Per l’Italia Asterion)
Titolo dalla grafica e materiali ultraricercati, con carte e tabellone riccamente illustrati ed addirittura delle perle (finte) al posto dei segnalini ‘moneta’. Alla base le regole sono molto semplici, perché ad ogni turno ci sono scelte limitate, ma poi gradualmente lo spessore potenziale (rimanendo nel campo dei titoli più o meno per tutti, per cui tenete conto che nella fascia dei family sta strettino) aumenta, perché ognuna delle carte personaggio che si acquistano ha un proprio effetto particolare. Giocato scivola via poi gradevole ed assai simpatico, anche se non ha sfondato tanto quanto a priori ci si attendeva. Qui la nostra recensione.
[Nero79] Linko! / Abluxxen! di Kiesling – Kramer, edito da Ravensburger
Agli estimatori dei giochi di carte, quest’anno la Ravensburger ha regalato un piccolo capolavoro a opera del duo Michael Kiesling e Wolfgang Kramer.
Di solito è molto difficile che un gioco di carte ci lasci a bocca aperta, ma proprio quando si pensava che tutti i giochi di carte alla fin fine fossero solo una variante di giochi tradizionali già esistenti e di chissà quale paese sperduto, ecco che arriva Abluxxen. Un gioco davvero originale nel flusso di gioco, molto semplice ma che permette a giocatori smaliziati piccole cattiverie ai danni degli avversari. Meglio cercare di assicurarsi i punti subito o sgraffignare le carte di qualcun altro per ottenere set di carte dello stesso tipo più importanti da giocare più tardi? Meglio una partita tranquilla non infastidendo nessuno per chiudere la mano in sordina o un continuo botta e risposta contro gli avversari più fastidiosi quando le carte sul tavolo non sono favorevoli?
Insomma un gioco di carte davvero unico, in cui nelle primissime partite non capirete davvero cosa fare o cosa sta succedendo, ma che vi coinvolgerà sempre di più man mano che lo giocherete. Linko! ha tutte le carte in regola per diventare un grande classico come 6 nimmt!.
L’idea del gioco è quella di svuotare la propria mano giocando set di carte aventi lo stesso numero, tenendo presente che se giocherete un set con lo stesso numero di carte dell’ultimo set scartato da uno o più giocatori, potrete sgraffignare tra questi i set di valore minore del vostro o, se non lo volete nella vostra mano, farlo tornare in mano a chi l’ha giocato. Un fillerino che non può mancare nella vostra collezione se cercate un’alternativa alla solita briscola o volete convertire un campione di Scala 40 in un patito di giochi da tavola.
[Nero79] Hamsterbacke di Francesco Berardi, edito da Amigo
E’ un giochino di carte che sembra il cugino italiano e cattivo di Abluxxen (il suo autore infatti è Francesco Berardi in arte Fantavir, un amico e un accanito lettore del nostro blog).
In realtà nonostante le similitudini con il titolo precedente (hanno usato persino lo stesso illustratore ma bisogna ammettere che i criceti sono più carini delle linci), il gioco è stato sviluppato parecchi anni fa ed è stato in gestazione presso l’editore a lungo prima di essere proposto sul mercato. Set di carte numerati da 1 a 4 in diversi colori. Si forma un cerchio di otto carte sul tavolo e nel proprio turno bisogna svolgere due azioni tra le tre disponibili (anche ripetendo per due volte la stessa azione). Le tre azioni a disposizione sono molto semplici: prendere una pila di carte in uno degli otto spazi disponibili e aggiungere dallo spazio vuoto in senso orario tre nuove carte sul tavolo, giocare davanti a se un set di carte dello stesso tipo (uno o più 1, una o più coppie di 2, uno o più tris di 3 ecc…) in un colore che non sia già presente davanti ad un avversario oppure girare set davanti a se per fare punti e ottenere punti extra dall’avversario con più carte in mano che dovrà aggiungere carte dalla sua mano alla nostra pila di punti. Anche qui come in Abluxxen si cerca di ottimizzare la propria mano in modo da avere il maggior numero di set da giocare ma sempre con l’ansia da timing, visto che qualcuno ci potrebbe bloccare il colore che abbiamo in mano o costringerci a regalargli punti se abbiamo troppe carte. L’interazione, anche se meno raffinata di quella del duo Kiesling/Kramer, si fa apprezzare per la diabolica cattiveria di fondo che da uno come Francesco non mi aspettavo! Il titolo merita una recensione più approfondita che arriverà presto…
[Federico Latini] Star Realms, di Robert Dougherty e Darwin Kastle, edito da White Wizard Games
Il deck building game di conflitto tra imperi spaziali, il miglior deck building da tempo per quanto mi riguarda. La scelta geniale è stata quella di farlo solo per due giocatori (non addentratevi nell’adattamento per 4 che non funziona). Scelte difficili che si ripercuotono nel proprio mazzo ma anche nelle possibilità dell’altro. Il gioco ti fa vivere un escalation che termina dopo circa 30 minuti in un conflitto epico finale.
Ideale per aspettare che arrivino tutti prima di una serata di gioco.
[Fabio] Splendor di Marc André, edito da Space Cowboys (per l’Italia Asterion)
Sorpresa dell’anno nella categoria dei leggeri, è un titolino semplice basato sull’uso di carte (senza testo) e di simpatiche e pesanti fiches di plasticona pesante, che è riuscito a sfondare nel grande pubblico grazie al mix tra semplicità (al tuo turno prendi fiches o le spendi per comprare carte – comprando le carte abbassi il costo per le nuove carte che compri) e bellezza dei componenti. Astratto quanto i giochi di carte tradizionale, ma gradevolissimo (qui trovate la sua recensione e qui un articolo corale su di esso).
[Agzaroth] Il Sesto Senso, di Nevskiy-Sidorenko, in italiano grazie a Uplay.
Gioco
di deduzione per 2-7 giocatori. Un gruppo di sensitivi è stato
convocato in una villa infestata da un fantasma per capire chi l’ha
ucciso e mettere così fine alla sua pena. Sul tavolo ci sono tre serie
di carte (in numero dipendente dai giocatori e dalla difficoltà scelta)
che indicano luoghi, persone e oggetti della villa. Il fantasma
(l’ultimo giocatore) abbina segretamente a ciascun giocatore una
tripletta e deve fargliela capire mediante carte sogno, che hanno
immagini oniriche che richiamano le figure in tavola. I giocatori
collaborano alla soluzione del puzzle analizzando gli indizi forniti
loro dal fantasma, fino a scoprire l’assassino.
Molto divertente, mescola fantasia, deduzione e intuito in un collaborativo per nulla facile.
[Fabio] Camel Up di Steffen Bogen, edito da Eggertspiele (in Italia da Uplay.it)
Esce a sua volta a sorpresa agli inizi dell’anno e propone un gameplay semplice e componenti da numero uno (vedi in particolare la piramide tiradadi in cartone con l’elastichino, ma anche i cammellozzi di legno), il tutto ad un prezzo contenuto. Le regole sono a loro volta facili, perché si tratta di un gioco di scommesse sulla corsa di alcuni cammelli ed il 2-8 nel numero dei giocatori lo rendono titolo effettivamente tanto valido per le famiglie da aver conquistato il prestigioso Spiel des Jahres 2014 (qui la recensione).
[Agzaroth] Concept, di Beaujannot – Rivollet, da Repos, in italiano grazie ad Asterion
Party
game per 4-12 giocatori (ma in realtà il numero è molto flessibile sia
in alto che in basso) che riprende il filone
Taboo-Pictionary-Indomimando. Una coppia di giocatori deve fare
indovinare agli altri una delle parole scelta pescando una carta. Lo fa
utilizzando un tabellone su cui sono disegnate icone che richiamano
concetti universali (uomo, donna, animali, colori, alto, basso, ecc).
Molto divertente e stimolante, propone una sfida coinvolgente sia per
chi deve indovinare che per chi deve suggerire la risposta. Il
regolamento, nel sistema di assegnazione punti, è stato un po’ tirato
via, ma le varianti sono facilmente applicabili e in ogni caso il
divertimento di questo gioca sta altrove (qui la recensione)
[Fabio] Colt Express di Christophe Raimbault, edito da Ludonaute (in Italia previsto per Asterion).
[Sergio] El Gaucho di Arve Fuhler, edito da Argentum.
In questo gioco, semplice, divertente e dalla bella grafica colorata rappresentiamo appunto dei gauchos con l’incarico di comprare mucche crescerle allevarle, se serve anche rubarle agli altri, per farne delle mandrie da vendere poi al mercato . Il tutto finalizzato a diventare il piu’ ricco gaucho della pampa. Attenzione però: questo giochino dall’aspetto allegro, giocoso e tenerone (guardate le immagini delle mucche sulle relative tessere) ha una spina dorsale di ”bastarderia” che suggerisco di tener presente al momento dell’acquisto. Premettendo che alcuni possano giustamente gradire molto questo aspetto del gioco va detto infatti che l’interazione fra giocatori , che diventa necessaria quando ti accorgi che la mandria dell’avversario crescere prospera, tende a danneggiare (e anche irreparabilmente se certe azioni vengono giocate al momento opportuno) o comunque a infastidire l’avversario in modo molto diretto. Come si suol dire: sapevatelo!!!!!!! (qui la recensione completa).
[Federico Latini] Vudù, di Giovo – Valtriani, edito da Red Glove
Devo ancora trovare un giocatore al quale questo titolo non abbia strappato un sorriso o una risata. Un mix tra gioco di dadi e party game in questo gioco vi troverete a costringere gli altri a fare gli scemi, nel farlo vi troverete a fare voi stessi gli scemi. Il livello di scemenza cresce in maniera costante mentre pian pianino si perde un pochino lo scopo del gioco (arrivare a 11 punti), il che va visto come un fatto positivo. Ideale per i babbani e per le situazioni in cui si è troppi per il classico gioco per 4 giocatori.
[Bernapapà] Soqquadro, party game edito dalla Cranio, opera del funambolico trio Luciano, Tucci Sorrentino, Tascini
Ha il preciso intento di mettere a soqquadro, appunto, la casa del povero ospitante, in quanto i giocatorim, saranno chiamati, in contemporanea, a pescare le proprie carte e reperire nella casa oggetti che rispondano alle caratteristiche desiderate, espresse sotto forma di lettere iniziali, colore ed altri attributi, in un crescendo di difficoltà mano a mano che si procede nel tracciato segnapunti. Interessante il momento di competizione diretta dive si concorrerà a cercare l’oggetto rispondente alle stesse caratteristiche per tutti i partecipanti. Alla fine della gara, se il proprietario della casa non ci avrà già sbattuto fuori, si dovrà mostrare, carta per carta, di aver correttamente corrispodto alle caratteristiche richieste, pena la retrocessione sul tracciato segnapunti: caoticamente elettrizzante! (Qui l’articolo)
[Bernapapà] Robin, filler game ideato da Frederic Moyersoen, edito dalla Flatlined games.
Gioco di carte e movimento su plancia, ci proietta nel mondo di Robin Hood, e, come suoi compagni, siamo chiamati a compiere delle missioni, che consistono essenzialmente nella raccolta di almeno 7 elementi di uno stesso tipo di carte. Quante carte possiamo prendere e quante ne dobbiamo scartare dipende dalla posizione nel tracciato sulla plancia e le carte stesse giocate permettono di muoversi e spostare gli avversari all’interno di questo percorso. Il gioco si impara facilmente e dure il giusto. L’elemento che spicca sono i materiali decisamente di prim’ordine, con carte plasticate così belle e resistenti, che sguisciano dalle mani. La meccanica del gioco però non risulta così divertente quanto ci si sarebbe aspettati: occasione mancata! (Qui la sua recensione)
[Fabio] Patchwork di Uwe Rosenberg, edito da Lookout (in Italia da Uplay.it)
Pensa al Tetris e proponilo con una meccanica adatta a tutti (mio figlio a sei anni ne ha afferrato al volo le regole base), ma dotandolo nel contempo di una profondità sufficiente a renderlo più che interessante (i punti vittoria sono risorsa di acquisto delle tessere, ogni tessera costa punti vittoria e ‘tempi di gioco’ e restituisce punti vittoria al superamento di determinati momenti di gioco). Una piccola perla che fa capire quanto sia importante il nome dell’autore sulla scatola, soprattutto quando è uno poliedrico come il buon Uwe. Qui la recensione di uno dei migliori filler del 2014.
[Chris] Co-mix di Lorenzo Silva, edito da Horrible Games.
Si tratta di un interessante party game di narazione che farà la gioia di ogni amante dei fumetti. Ognuno deve creare una storia su un tema comune scegliendo tra le vignette a sua disposizione e piazzandole su una griglia che simula la pagina di un fumetto. Interessantissima poi la meccanica dei punti che premi molto la capacità di valutare le storie altrui, facendo sì che anche il giocatore meno portato all’inventare storie possa serenamente vincere con intuito e capacità di valutazione delle storie altrui. Giocabile fino in 3-5 o addirittura in 6-10 giocatori se fatto a squadre. Per maggiori informazione vi rimando alla recensione.
[Bernapapà] MasterChef ITALIA, opera del nostro prolifico Francesco Berardi, edito da Clementoni.
Da 3 a 6 giocatori, ci proietta direttamente all’interno del gioco gastro-televisivo Mastyerchef Italia, dove saremo chiamati ad interpretare i ruoli sia dei novelli chef, che degli implacabili giudici Barbieri, Bastianich, Cracco. Saremo sottoposti a tre prove, in due delle quali, attraverso meccanismi di pesca e scambio ingredienti, o di preparazione di un piatto a partire a un ingrediente comune, dovremo presentare le nostre ricette e valutare quelle presentate dagli avversari. Nel Pressure test, invece, dovremo indovinare gli ingredienti che si nascondono dietro i piatti presentati sulle carte, e che sono stati realmente creati durante le passate edizioni della trasmissione. Per gli amanti della cucina, ma soprattutto della trasmissione televisiva, un vero Must! Qui la sua recensione.
[Davide] Gloobz, di Alexandre Droit, edito da Gigamic distribuito in Italia da Oliphante. A partire dai 6 anni.
C’era bisogno di un ennesimo gioco di ‘fast catching’? La risposta è, ovviamente no, visto gli ottimi giochi presenti sul mercato. Gloobz però ha dalla sua immediatezza e regolamento molto semplice (proprio per la tipologia di gioco che è), ma soprattutto materiali di eccellenza assoluta. Il gioco in brevissimo: si gira una carta si dichiara se si gioca per il ‘più’ o per il ‘meno’ e a seconda dei mostriciattoli illustrati sulla carta girata, bisogna afferrare velocemente quelli riportati in maggior o minor quantità. Se vi siete annoiati di Dobble, Fantascatti, guardate la video-recensione di TheOh! e forse avete trovato la vostra alternativa.
[Davide] Polpastrelli, di Erik Burigo, edito da Red Glove. A partire dai 4 anni.
Ancora ‘fast catching’ abilmente mescolato a meccaniche di collezione set. Il gioco in brevissimo: si posizionano tutte le tessere, rotonde e di piccole dimensioni, sul tavolo di gioco usando i polpastrelli delle dita di una mano (che rappresentano il polipo) e si inizia le pesca, quando si è soddisfatti si urla polpo e si tira il dado, si rimuovono dal tavolo i pesci di quel colore o se escono il nero o un colore non più presente i pesci di quel colore ed i polpi a pesca non possono più rintanarsi e perdono i pesci pescati. Quando tutti i polpi sono ritornati a casa si assegnano i punti con un meccanismo particolare. Polpastrelli ha rappresentato per me una bella novità, dal momento che ha introdotto un qualcosa di diverso nei giochi per i più piccoli (strizzando l’occhio anche ai grandi) a un prezzo davvero molto contenuto come di consuetudine per la nuova linea editoriale della case del guanto rosso. Presto la mia recensione sul blog.
[Davide] Krosmasters Junior, edito da Ankama versione italiana di Ghenos Games. A partire dai 7 anni.
Un simpatico gioco di battaglia in cui un libro guida tutte le avventure (che rappresentano sette diverse tipologie di gioco) e in cui ci si avvicina a piccoli passi verso il fratello maggiore il pluri-premiato Kromsasters Arena. Statuette eccezionali e divertimento assicurato, inoltre, i “pupazzetti puccettosi” possono fare bella figura anche nel fratello maggiore. Gioco non economico, ma divertente e se vi appassionate potrebbe aprirsi in futuro un mondo con le 113 (ad ora) statuette collezionabili.
Concludiamo?
Bene, siamo giunto in fondo alla nostra maxi carrellata: non potete lamentarvi, o voi lettori che amate sentir parlare in un solo articolo di più titoli 😉
L’idea è di rendere questo articolo una sorta di piccolo atlante da utilizzare come guida sintetica per andare poi a scoprire più in profondità i titoli citati, andandosi a leggere le varie recensioni: fateci sapere con i vostri commenti chi meriterebbe di essere ricordato, aiutandoci a far diventare il tutto una top 75 o top 100 😉
Prima di passare, con calma, ai sondaggi per la nostra iniziativa del Miglior gioco sul nostro tavolo 2014, con i relativi sondaggi che vi proporrò ripeto l’invito a ricordarmi chi possa aver clamorosamente ed ingiustamente lasciato fuori dall’elenco ed a correggere l’inserimento di un titolo o l’altro in una fascia … 😉
Ciao a tutti e buon 2015!!!
Ah. ricordo come sempre che chi cercasse dove acquistare qualcuno dei titoli indicati, può sempre andare a vedere nel Se ti va di sostenerci, puoi fare i tuoi acquisti su DungeonDice.it 😉
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